Dal Mattino di Padova una superficiale quanto inopportuna opinione del Presidente della SIMEU
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Il caso Cimento non è malasanità il mattino di Padova - 10 gennaio 2009 pagina 01 sezione: PRIMA Nei Pronto Soccorso ci sono 30 milioni di accessi all'anno. Vanno distinti eventuali casi di malasanità da stati clinici complessi con evoluzioni inaspettate, come per Marta Cimento, un anno fa a Padova La malasanità e il caso di Marta Cimentoil mattino di Padova - 10 gennaio 2009 pagina 16 sezione: ALTRE
Come presidente della sezione Veneto e Trentino Alto Adige della Società italiana medicina d'emergenza e urgenza mi corre l'obbligo di fare alcune considerazioni in merito alle notizie che frequentemente vengono pubblicate sui quotidiani e riguardanti casi di malasanità nelle strutture di emergenza. Innanzitutto desidero sottolineare come nelle nostre strutture vi sia un progressivo incremento degli accessi, in parte determinato da una crescente richiesta di salute in parte dal fatto che il Pronto soccorso, aperto 24 ore al giorno, viene spesso chiamato a dare risposte a tutti coloro che accusano problematiche sanitarie ma anche di altro tipo: così si spiegano i circa 30 milioni di accessi all'anno nelle strutture di Pronto soccorso in Italia. Accanto a ciò vi è stata in questi ultimi anni una sostanziale modifica dell'attività espletata nelle nostre strutture nelle quali ora si procede alla stabilizzazione dei malati critici e alla esecuzione di numerosi accertamenti volti ad individuare, od escludere, quadri clinici gravi per poter ricoverare nei reparti più idonei o rinviare a domicilio in condizioni di sicurezza. Per espletare al meglio tale attività che impegna a fondo tutto il personale dell'emergenza, tutti gli operatori si sottopongono ad un programma formativo intenso e un addestramento lungo e faticoso. Ma le gratificazioni per l'attività espletata vengono dalla popolazione che gradisce l'efficienza delle nostre strutture e la professionalità degli operatori. A volte i tempi di gestione non sono quelli che gli utenti desidererebbero ma l'afflusso è tale che si è anche reso necessario introdurre le priorità di gestione al fine di non differire la valutazione e il trattamento dei pazienti più gravi e per coloro che presentano una condizione a rischio. Ci piacerebbe che su tali aspetti si aprisse un pubblico dibattito volto a capire come mai le strutture d'emergenza vengano sempre più impropriamente utilizzate e come fare per ritornare all'utilizzo più corretto del Pronto soccorso, che è quello di gestire le vere situazioni d'emergenza, ed invece le notizie giornalistiche si limitano a riportare, con grande enfasi mediatica, situazioni che hanno visto coinvolto il personale dell'emergenza. Vorrei a questo proposito che si facessero le opportune distinzioni tra casi di cosiddetta malasanità e situazioni cliniche oggettivamente complesse, difficili da affrontare e che in alcuni casi presentano evoluzioni francamente inaspettate sia per il personale dell'emergenza ma anche per i consulenti che vengono di volta in volta coinvolti. E' questo il caso, a mio modo di vedere, della paziente (la psicologa Marta Cimento) che nel gennaio dell'anno scorso si è recata dell'Azienda ospedaliera di Padova a causa di una febbre che nel breve volgere di alcune ore, inaspettatamente, l'ha condotta al decesso. E' chiaro ed umano che da parte dei famigliari vi sia la richiesta di conoscere come sono andati i fatti e saper se è stato fatto tutto il possibile per curarla. A noi peraltro spetta il compito di dire che nel 2008, in un Paese avanzato e nonostante i notevoli progressi della medicina a volte vi sono quadri clinici francamente complessi, specie nelle fasi iniziali, seguiti talora da evoluzioni drammatiche che non lasciano il tempo di instaurare trattamenti efficaci. Vorrei anche accennare al fatto che le valutazioni successive ad un evento, effettuate spesso senza il concorso di medici d'emergenza che conoscono esattamente le finalità e le modalità di gestione delle strutture di Pronto soccorso, avvengono alla luce degli accertamenti effettuati successivamente oppure in base alle risultanze di un riscontro autoptico: è persino superfluo precisare che trattasi di una procedura deduttiva ben diversa dalla valutazione clinica basata su sintomi riferiti, visita ed accertamenti non sempre di univoca interpretazione come sanno i vari esperti medico-legali ed anche i magistrati. Maurizio Chiesa presidente della sezione Veneto Trentino Alto Adige della Simeu
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