«Caso Cimento», il cugino medico risponde a Chiesa e contesta le procedure in ospedale
ll mattino di Padova - 12 gennaio 2009 pagina 11 sezione: CRONACAAd un anno di distanza dalla tragedia di Marta Cimento, la trentunenne psicologa e vicepresidente dell'Opera nomadi di Padova morta al pronto soccorso dell'ospedale di Padova il 5 gennaio 2008 per setticemia provocata da una fascite necrotizzante non diagnosticata per tempo, ha fatto discutere la lettera d'opinione del dottor Maurizio Chiesa (presidente della sezione Simeu del Veneto e Trentino Alto Adige) pubblicata sul nostro giornale nell'edizione del 10 gennaio scorso. In questo suo optical point Chiesa citava il caso Cimento per ribadire che non c'è malasanità. Pronta la replica del dottor Roberto Carbone, medico chirurgo e specialista di Malattie Infettive dell'azienda ospedaliera di Alessandria, cugino di Marta. Fu lui che fece, a distanza, la diagnosi di setticemia desunta dalla sintomatologia riferita dal padre della psicologa, durante una drammatica telefonata. Parlò pure con un collega del pronto soccorso. Inutilmente. Forte è pertanto il suo rammarico. «Il dottor Chiesa ha espresso precise considerazioni in merito a tale vicenda, probabilmente senza conoscere il reale svolgimento dei fatti e senza che nessuno avesse richiesto il suo parere, in un momento così delicato dell'inchiesta penale tutt'ora in corso». Il cugino di Marta non discute la validità della dissertazione di Chiesa «nell'illustrare giustamente le difficoltà che incontra quotidianamente il personale sanitario che presta servizio in un pronto soccorso». Sotto questo aspetto, Carbone si dichiara «completamente concorde». Contesta i passaggi successivi, quando l'opinionista «entra in modo indelicato e superficiale nel merito di una vicenda sanitaria di estrema gravità e da discutere nelle sedi competenti». In un caso che conosce molto bene, il cugino di Marta si vede costretto «ad interrompere il riservato e corretto comportamento finora mantenuto per precisare e ricordare quattro punti di basilare importanza. «Anzitutto la paziente Marta Cimento non si è presentata al pronto soccorso di Padova a causa di una febbre che nel volgere di poche ore l'avrebbe portata inaspettatamente al decesso (come erroneamente e superficialmente riportato nella missiva del dottor Chiesa) ma con febbre importante che durava da ben 6 giorni e con altrettanto importanti segni di coinvolgimento sistemico». Inoltre la causa del decesso è stata identificata «in un grave ed evidente processo setticemico non riconosciuto, secondario ad una estesa infezione dei tessuti molli, macroscopicamente visibile». La setticemia è una grave e frequente emergeza clinica che «impone immediati provvedimenti con accertamenti e trattamenti diagnostico-terapeutici di rapida e facile esecuzione, da porre tempestivamente in essere per evitare che il processo setticemico evolva fino alla fase di scompenso». Purtroppo questi provvedimenti «non sono stati assolutamente intrapresi». Dalle 8 alle 14,38 del 5 gennaio, a Marta non venne fatta alcuna infusione di liquidi in vena, né una terapia antibiotica e nemmeno un intervento chirurgico di bonifica del focolaio dei tessuti molli. Interventi fondamentali per garantire alla paziente concrete possibilità di sopravvivenza. Non è stata neppure sottoposta ad emogasanalisi per rilevare l'acidosi lattica, basilare nell'inquadrare correttamente la gravità della setticemia, E non le furono rilevati i parametri vitali. - Enzo Bordin |


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