27.04.06

Condanna: L’Italia nega sistematimente il diritto ai Rom e Sinti ad un alloggio

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European Roma Rights Centre 1386 Budapest 62, P.O. Box 906/93, Hungary Phone: (36-1) 413-2200; Fax: (36-1) 413-2201 E-mail: office@errc.org www.errc.org 24 Aprile 2006 COMUNICATO STAMPA L’Italia nega sistematicamente il diritto di rom e sinti ad un alloggio adeguato Il Comitato Europeo per i Diritti Sociali identifica tre distinte violazioni della Carta Sociale Europea Revisionata La politica dei «campi nomadi» condannata dal principale soggetto europeo a tutela dei diritti sociali 24 Aprile 2006, Roma, Strasburgo, Budapest: In una decisione resa pubblica oggi, il Comitato Europeo per i Diritti Sociali (CEDS) ha deciso che l’Italia sistematicamente viola, con politiche e prassi, il diritto di rom e sinti ad un alloggio adeguato. La decisione è basata su un Reclamo Collettivo presentato contro l’Italia dallo European Roma Rights Centre (ERRC), in collaborazione con alcune organizzazioni italiane, secondo la modalità prevista dalla Carta Sociale Europea Revisionata. Le politiche abitative per rom e sinti puntano a separare questi gruppi dal resto della società italiana e a tenerli artificialmente esclusi. Bloccano qualsiasi possibilità di integrazione e condannano i rom a subire il peso della segregazione su base razziale. In numerosi insediamenti di rom e sinti si riscontrano condizioni abitative estremamente inadeguate, che sono una minaccia per la salute e per la stessa vita dei residenti nei campi. Inoltre, le autorità italiane sistematicamente e con regolarità sottopongono rom e sinti a sgomberi forzati dalle loro dimore. Durante gli sgomberi, le autorità spesso distruggono arbitrariamente i beni di rom e sinti, adoperano un linguaggio denigratorio e offensivo e umiliano gli sfrattati in vari modi. In molti casi, le persone cacciate dalle loro residenze come risultato delle azioni della polizia e delle autorità locali sono rese senza casa. In alcune circostanze, nel corso di tali sgomberi, i rom stranieri sono stati espulsi collettivamente dall’Italia. Molti rom e sinti in Italia vivono sotto la continua minaccia di sgomberi forzati. Il Reclamo Collettivo dell’ERRC paventava presunte violazioni dell’articolo 31 della Carta Sociale Europea, indipendentemente o letto congiuntamente al principio di non discriminazione previsto dall’articolo E. L’articolo 31 della Carta stabilisce che: «Per garantire l’effettivo esercizio del diritto all’abitazione, le Parti s’impegnano a prendere misure destinate: 1. a favorire l’accesso ad un’abitazione di livello sufficiente; 2. a prevenire e ridurre lo status di"senza tetto"in vista di eliminarlo gradualmente; 3. a rendere il costo dell’abitazione accessibile alle persone che non dispongono di risorse sufficienti Chiamata a rispondere sul Reclamo Collettivo presentato dall’ERRC, il CEDS ha deciso: • unanimemente che l’inadeguatezza dei campi sosta per rom e sinti nomadi costituisce una violazione dell’articolo 31(1) della Carta, letto congiuntamente all’articolo e • unanimamente che gli sgomberi forzati e le altre sanzioni ad essi associati costituiscono una violazione dell’articolo 31(2) letto congiuntamente all’articolo E • unanimamente che la mancanza di soluzioni abitative stabili per rom e sinti costituisce una violazione dell’articolo 31(1) e dell’articolo 31(3) della Carta, letti congiuntamente all’articolo E. Per Claude Cahn, Programmes Director dell’ERRC, “Ora tocca al governo italiano rendere pubblico quali misure intende intraprendere per porre fine ai danni causati da anni di politiche razziste”. Il Reclamo collettivo, presentato nel giugno 2004 dall’ERRC insieme ad alcuni partner italiani, è il risultato di sei anni di documentazione raccolta dall’ERRC sul rispetto dei diritti umani di rom e sinti in Italia. Il 9 maggio a Roma (MACRO, museo di arte contemporanea, via Reggio Emilia 54, 9.30-13.00 – conferenza stampa 13.00-13.30) nella tavola rotonda “Contrastare la segregazione abitativa e l’esclusione sociale di rom e sinti”, ERRC e OsservAzione discuteranno con CEDS, Ufficio Nazionale contro la Discriminazione Razziale (UNAR) e un rappresentante del governo italiano le strategie per superare l’attuale emarginazione e discriminazione di rom e sinti in Italia. La decisione del Comitato è disponibile contattando gli uffici dell’ERRC. Il Reclamo Collettivo dell’ERRC e altri materiali collegati sono disponibili all’indirizzo:http://www.errc.org/cikk.php?cikk=2117 Ulteriori informazioni sul Reclamo Collettivo contro l’Italia sono disponibili dal Programmes Director dell’ERRC, Claude Cahn: (36 20) 98 36 445, claudecahn@compuserve.com Ulteriori informazioni sulla situazione di rom e sinti in Italia, con particolare riferimento alla questione abitativa sono disponibili contattando: European Roma Rights Center (ERRC) è un organizzazione internazionale di pubblico interesse impegnata in numerose attività dirette a contrastare le violazioni dei diritti umani dei rom e il razzismo, in particolare attraverso azioni legali strategiche, campagne di sensibilizzazione internazionali, ricerche e raccomandazioni alle autorità, formazione di attivisti rom. Per ulteriori informazioni sull’ERRC,visitare il sito www.errc.org. Osservazione – centro di ricerca azione contro la discriminazione di rom e sinti, è un’associazione di promozione sociale impegnata in attività dirette alla lotta all’anti-ziganismo e alla promozione dei diritti umani di rom e sinti in Italia.

12.04.06

Ciao Donatella

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L’operatrice scolastica Donatella Torresini, architetto e prof.ssa di matematica in pensione è mancata il giorno 23 marzo alle ore 06.15 all’ospedale di Padova dopo un intervento al cuore. Valida collaboratrice, ha sempre lavorato per l’Opera Nomadi, seguendo con molta professionalità i Rom e i Sinti che frequentano le scuole medie. Da sempre impegnata su tutti i fronti contro le ipocrisie e le mistificazioni, lottava perchè trionfasse la giustizia nel sociale e perchè i diritti venissero sempre tutelati. In particolare ricordiamo questa sua frase: "Dite sempre la verità perchè la verità è rivoluzione". Era una persona rara e ci ha lasciato un grande vuoto. Il nostro pensiero va anche ai figli, rimasti ora completamente soli ad affrontare la vita, senza più una guida, così valida, come la loro mamma. Grazie Donatella

Rom, Sinti e Camminanti – VIII° Seminario Nazionale del 6 e 7 dicembre 2005

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“I Rom/Sinti e le Metropoli”

GRUPPO HABITAT Massimo Converso: a Berlino ben prima delle deportazioni vere e proprie del 1938 i Sinti erano già rinchiusi in campo di concentramento speciale.
Nel quartiere San Lorenzo di Roma (quartiere notoriamente ?accogliente? da sempre) c?è stato un episodio che ancora stento a credere: sono stati rifiutati dei Bambini Rom a scuola; l?assurdità di tale episodio è che sono stati gli insegnati a rifiutarsi e non i genitori degli altri bambini iscritti. La preside aveva gia incontrato i 18 bambini, stabilito le classi nelle quali dovevano inserirsi, finche un gruppo d?insegnanti si è rifiutato.

Quest?anno è stato accorpato il gruppo sanità con habitat, perché ritenevamo che le iscrizioni al gruppo sanità sarebbero state insufficienti a formare un gruppo a sé, al contrario si sono presentati diversi medici.
Per quanto riguarda la sanità, l?Opera Nomadi si affida molto al Cordinamento Nazionale della Caritas: quanto di meglio esiste in Italia sulla questione sanità, diretto dal dott. Salvatore Geraci che è intervenuto nello specifico sui Rom Korakhanè e Dazikanè (controlla come si scrive). La Caritas lavora solo sui Rom stranieri o per meglio dire balcanici in quanto la parola “stranieri” non si addice ai Rom e Sinti poiché, specie i bambini nel paese dove vanno prendono la lingua, le usanze e i costumi.
In Italia migliaia e migliaia di Rom balcanici che si sono rivolti alla Carita e all?Opera Nomadi hanno iniziato a prendere contatti con le strutture e le sanitarie pubbliche. Si svolge quindi un lavoro di mediazione per la conoscenza dell?utilizzo delle strutture sanitarie nazionali.
Il progetto dell?opera nomadi in tal campo è quello di arrivare con un mediatore Rom o Sinto per regione ad avere un monitoraggio qualitativo e quantitativo, ma soprattutto quantitativo.
Il dott. Salvatore Geraci affermava che per quanto riguarda i Rom Rumeni siamo ritornati alla situazione di trent?anni fa, a cavallo tra gli anni ?70 e ?90, quando i Rom Jugolavi vivevano in ?baraccopoli? e non conoscevano il sistema sanitario pubblico; addirittura temevano di andare all?ospedale per paura di essere riconosciuti. Si è dovuti quindi ripartire da capo riproponendo un intervento elementare di conoscenza della realtà e avviamento progressivo alle strutture pubbliche e camper sanitari.
Non sappiamo se il sistema sanitario nazionale sia in grado di comprendere e di prepararsi a pieno alla situazione dei Rom. E? evidente che il Ministero della Sanità dovrebbe formare, grazie all?aiuto e all?intervento dell?Opera Nomadi, centinaia di mediatori sanitari; non si può pretendere che tutti i medici italiani conoscano le organizzazioni di vita dei Rom della Romania tanto più che al loro interno si differenziano.

Non si parla quasi mai dei Sinti, forse perché hanno cognomi italiani, o se se ne parla se ne parla in termini negativi riferendosi alla banda dei giostrai. In realtà i Sinti, all?incirca 30.000, nel momento in cui è entrato in crisi lo spettacolo viaggiante (mestiere tradizionale storico dei Rom e Sinti), hanno perso l?organizzazione socio-economica in quanto erano nomadi non per scelta ma per motivi economici.

Nel gruppo habitat si è principalmente parlato della questione delle microaree attrezzate proponendo due problemi: l?intervento a due voci di Carlo Berini e Yuri del Bar (primo Consigliere Comunale Sinto effettivo e non aggiunto) che ha descritto la situazione dell?area a confine tra tre regioni (Emilia Romagna, Lombardia e Veneto).
Ci sono centinaia e centinaia se non migliaia di aree agricole aquistate con grandissimi sacrifici che raramente vengono riconosciute perché in contrasto con le leggi urbanistiche nazionali; in queste aree i Sinti cercano di riprodurre l?organizzazione sociale (almeno) se non addirittura quella econonmica.
Da parte dei Comuni d?Italia di contro si sta sviluppando una nuova sensibilità.
A modena c?è uno dei campi nelle peggiori situazioni (via Barcelliere?) in cui vivono Sinti dall 1982; il Comune di Modena in accordo con i Sinti ha previsto che entro il 2007 si verranno a formare sette microaree di cui una anche in un casale.
Nell?Alto Adige alcuni comuni si stanno muovendo: anche li però ci sono situazioni orribili come il campo che si trova nel centro di Bolzano.
Il Comune di Appiano e Bressanone, su richiesta stessa dei Sinti, ha costruito delle microaree a misura della famiglia Sinta (di origine austriaca).
A Brescia si sta concordando con la comunità dei Sinti, dopo anni di intensa discussione, un?area più vicina alle esigenze dei sinti per 14 famiglie; è stato gia ottenuto il finanziamento dalla Regione Lombardia.
Si può quindi affermare che la battaglia che i Sinti stanno portando avanti da più di 15 anni sta portando i primi risultati, resta comunque la piaga delle migliaia si aree autocostruite e autoaquistate dai Sinti ma non regolarizzate dagli enti locali.
Per quanto riguarda i Rom jugoslavi, si stava avviando in tutto il territoio nazionale una prima soluzione: molte città come Brescia, Pisa, Torino, Firenze, Bologna, Bolzano e altre avevano iniziato l?assegnazione di case condominali/popolari.
Molto meno conosciuto è il dato che molti Rom Macedoni, Serbi e Bosniaci avevano affitato dalla Sicilia al Trentino case, poiché numerose sono le famiglie che hanno preferito scappare dai campi e ritornare al modello di vita in casa. In alcuni casi, come ad esempio a Taranto e a Palermo, ci sono esempi di affitti agevolati da parte delle Amministrazioni Comunali.
Concludendo per quanto riguarda i rumeni si ripropone il problema dei Rom dell?ex Jugoslavia: il problema abitativo è stato mal affrontato, se non addirittura non affrontato, dal governo procedendo spesso a sgomberi ed espulsioni di massa contrari a qualsiasi diritto internazionale. Il governo italiano deve quindi prendere atto che ci sono 50.000 Rom che vanno via dalla Romania per il semplice motivo che ci sono stati assalti di ?squadroni della morte? nei quartieri in cui hanno le case i Rom e inoltre il livello di reddito medio, con la scomparsa degli ammortizzatori sociali, è sceso troppo in basso. Ci si aspetta che il numero raddoppi con l?entra della Romanaia della Comunità Europea; per affrontare veramente questo problema il governo italiano deve quindi procedere non ad espulsioni di massa ma ad accordi con i tutti i Comuni e non il singolo caso sporadico.
Marzia Ravazzini, volontaria Caritas, ci ha mostrato la ricostruzione dello stato sociale in Serbia dopo il periodo nero, il nuovo governo ha recuperato quasi tutti gli ammortizzatori sociali frenando in questo modo il flusso migratorio da quei paesi.

GRUPPO LAVORO Virgili Aleramo: nel gruppo lavoro, parecchio numeroso, erano presenti diverse comunità Rom di Roma: via Dameta, Tor Pagnotta, Pontina, via della Martora e Casilino 900. Erano inoltre presenti rappresentanti dello sportello di avviamento al lavoro gestito dall?Opera Nomadi in convenzione con l?Assessorato al Lavoro del Comune di Roma, rappesentanti delle istituzioni che hanno collaborato con l?Opera Nomadi e la Coperativa Phralipè nel corso dell?ultimo anno per l?avviamento di diversi progetti di integrazione sociale e di inserimento lavorativo dei Rom.
I lavori si sono aperti partendo dai problemi incontrati dalle istituzioni nel sostenere alcuni progetti: ad esempio l?Assesorato al Lavoro alle Periferie e allo Sviluppo Locale che sostiene lo Sportello di Segretariato Sociale per l?avviamento al lavoro delle Comunità Rom e Sinte, dovrà far fronte ai tagli dei fondi e alla Campagna Elettorale che si preannuncia abbastanza caratterizzata da parte di alcuni su temi quali l?immigrazione e i diritti di cittadinanza. Nonostante ciò è stata registrata la forte volontà di continuare in questa esperienza che ha permesso a Roma di costruire un modello replicabile anche in altre realtà. Questo però ci porta però a fare considerazione su un determinato problema: al gruppo lavoro erano presenti sezioni dell?Opera Nomadi di Trento, Pistoia, Lazio (bassissima percentuale se si considera i territori nel quale opera il suddetto Ente) dato allarmante poiché sembra indicare che il lavoro sia una problematica poco interessante, o che si è impreparati ad affrontarlo.
Al giorno d?oggi ci troviamo in una situazione drammatica che ci pone difronte ad una legge sull?immigrazione secondo cui o lavori, mi certifichi un reddito, un lavoro oppure sei un clandestino: una persona da incarcerare e da espellere.
A Roma ci sono in grandissima parte Rom e Sinti clandestini, non regolarizzati, persone che risiedono qui da più di 10 anni che avrebbero pieno diritto ad avere la cittadinanza italiana, a cui non sarà mai riconosciuta perché o manca l?abitazione o manca il reddito; abbiamo persone che sono qui da più di sei anni che non avranno mai la carta di soggiorno; persone nate in Italia che non diventeranno mai al compimento del 18esimo anni di età cittadini italiani perché o mancava la residenza al momento della nascita o il permesso regolare dei genitori.
Nel gruppo lavoro è emerso anche il problema dell? habitat, poiché ci sono alcune comunità sotto minaccia di sgombero.
Lo sportello lavoro a Roma ha cercato di monitorare le competenze che i Rom e Sinti hanno, proposta che inizialmente è stata accolta con ilarità e scettiscismo: due faccie della stessa medaglia. Ilarità poiche non si vede la connessione tra Rom e il lavoro; scettiscismo perché tanto si pensa che i Rom non hanno voglia di lavorare. Di contro una delle prime cose che abbiamo scoperto che molti Rom lavorano, lavori normalissimi, nascondendo però la loro identità; si dichiara rumeno, slavo, italiano ma non Rom o Sinto.
La nostra attività l?abbiamo divisa i due settori: chi è in regola (C.O.L. centri orientamento al lavoro, Centri per l?Impiego) trova la difficoltà di compilare un curriculum poichè non si rende conto di quali siano le proprie reali competenze; attività tradizionali tipiche, settore che abbiamo cercato di sviluppare puntando sull?autoimprenditorialità attraverso il sostegno delle coperative (Phralipè:raccolta rifiuti ingombranti in diversi municipi; Romanopiazze:mercati).

GRUPPO DIRITTI Giorgio Bezzecchi: dal gruppo diritti è emerso che c?è una completa disattenzione da parte delle istituzioni a livello nazionale. Ciò porta alla conseguenza che i singoli comuni agiscono politicamente al fine di ottenere il consenso, arrivando anche al maltrattamento del popolo dei Sinti e Rom.
In ambito accademico si inizia a parlare di atteggiamento differenziale nei confronti dei Rom e dei Sinti: da parte delle amministrazioni locali sembra che si possa intervenire in modo diiferenziale, costruendo ad esempio dei campi spesso non dotati dei servizi esseziali come l?acqua, le fognature.
La Comunità Europea continua a condannare la situazione dei campi in Italia, negli altri paesi il problema viene maggioormente preso in considerazione.

GRUPPO DIRITTI Maurizio Pagani: Quella ?Rom? è una delle grandi questioni morali dell?Europa di oggi, un?opportunità per cambiare il flusso della storia e imbrigliare la debole e incerta volontà politica degli Stati dell?Unione verso il riconoscimento delle comunità presenti storicamente nelle società europee.
Un insieme composito di comunità o di frammenti etnici che costituiscono la più consistente minoranza trasnazionale e transtautuaria dell?Unione europea, lacerata da una diaspora delle povertà resa ancor più acuta dai processi di modernizzazione, dalla perdita di protezioni sociali, dalla deterritorializzazione di ampie fasce di migranti, da una radicale modificazione dei rapporti sociali nelle comunità locali.
Sul numero dei rom e sulle concentrazioni demografiche dal carattere asimmetrico dei diversi gruppi non esistono numeri precisi ma stime percentuali che disegnano una cartina sociale e politica densa di elementi di disuguaglianza ed esclusione.
Nonostante il fervore che ha accompagnato l?espansione dell?Ue verso l?Europa orientale, i Rom di questa regione, circa i due terzi dei rom europei, vivono in gran parte al di sotto della soglia di povertà.
Abitano in quartieri di baracche senza strade, né elettricità, né acqua corrente, vittime di una massiccia disoccupazione e discriminati quanto all’assistenza sociale e sanitaria. Gravi casi di segregazione si sono ripetuti nei reparti di maternità dove viene praticata la sterilizzazione di donne Rom senza il loro consenso informato, o nei quali i bambini ricevono spesso un insegnamento mediocre in classi separate o vengono inseriti in classi destinate ai disabili mentali.
L?uso di parole come Zingaro, densa di connotazioni negative e spesso spregiative, benchè comunemente utilizzata anche in ambito letterario, rimanda a immagini stereotipate o metaforiche che portano con sé l?utilizzo di eufemismi del tipo ?nomadi?, ?slavi? o ancora a falsificazioni di genere romantico.
Rom sono coloro che parlano il Romanès, una lingua indiana sulla cui esatta origine si è a lungo discusso senza trovare mai un pieno accordo, ma che viene parlata in tutto il mondo con accenti e imprestiti diversi.
In Europa l?Italia è nota come il paese dei campi.
L?influenza del luogo in cui si vive è un fattore determinante per creare il senso di appartenenza sociale o, viceversa, per rimarcarne le condizioni di emarginazione, discriminazione e disperazione tra le persone.
Le barriere mentali prendono forma e consistenza nelle frontiere urbanizzate, in spazi di negazione come i ?campi nomadi?, nelle baraccopoli delle tante banlieus metropolitane.
Inseguendo con lo sguardo i recinti, le reti e talvolta le mura che li circondano, la memoria storica corre ai fantasmi del passato, ai ricordi di quei campi vicini alla ferrovia, da dove i rom venivano condotti via durante la guerra verso i campi italiani del Duce o i domini del Reich, spesso senza farvi ritorno.
Campi che nell?immaginario collettivo e nella vita quotidiana si trasformano ancora oggi in lager moderni, quando concepiti solo per rinchiudere e oscurare le persone indesiderate, come i Rom o come i migranti nei CPT.
Uomini, donne e bambini rom vivono nelle più ricche città occidentali le stesse condizioni di miseria materiale della diaspora ebraica di cinquant?anni fa, nel ricordo del genocidio e della pulizia etnica delle guerre jugoslave degli anni ?90, negli esiti contrastanti seguiti alla dissoluzione dei regimi autoritari oltre cortina.
Ma esistono molte forme più sottili di violenza morale, come l?ostracismo culturale che si respira nel monopolio della cultura d?èlite e dell?informazione, il negazionismo storico della tragedia del ?Porrajmos?, i linguaggi violenti della bassa mercanteria politica.
E che dire dell?ostinato e ottuso rifiuto dello Stato italiano che non ha riconosciuto la lingua romanì, il luogo più antico della memoria del popolo rom, annoverandola tra le minoranze linguistiche nazionali, cedendo ai veti incrociati della politica e alla presunzione territorialista del ?luogo certo uguale a cultura certa?, relegando così un intero popolo ai margini della società?
La varietà e la ricchezza sociale e culturale della dimensione Romanì si misurano dunque con le crescenti condizioni di discriminazione politica e sociale che riguardano sempre più anche l?Italia, ponendo la domanda di ?quali politiche pubbliche? ci attendano nel prossimo decennio.
Su scala nazionale l?azione pubblica continua infatti a non seguire alcun indirizzo generale coerente, rinnovando un meccanismo di delega e ?disimpegno? verso il livello regionale e quello locale.
In assenza di un quadro di riferimento statale che favorisca una affermazione esplicita dei diritti e delle modalità di coinvolgimento delle comunità rom nei processi di costruzione e partecipazione sociale, le contraddizioni e i conflitti si riversano esclusivamente sul piano delle politiche comunali, senza alcuna forma di intervento orizzontale tra gli enti del territorio o di coordinamento tra le istituzioni ordinate verticalmente.
Le conseguenze che si registrano sono gravi e riguardano i nodi politici e culturali, poiché la gestione delle problematiche avviene solo sui temi legati all?emergenza o all?ordine pubblico, con l?esigenza di coniugare concetti quali ?legalità e solidarietà?, eludendo la ricerca di una strategia più complessiva.
E sono estremamente gravi per le comunità dei ?Rom, Sinti e Camminanti? che subiscono gli effetti devastanti di una forte disuguaglianza di accesso alle risorse pubbliche, sanitarie, scolastiche, occupazionali, abitative o di amministrazione della giustizia.
L?estensione dei diritti di cittadinanza sembra dunque mancare di una pre – condizione essenziale: il riconoscimento pubblico delle genti rom come entità culturale della storia del nostro Paese. L?assenza dello status di minoranza linguistica nazionale (e di un?estensione più generale a livello europeo del carattere transtatuario della popolazione romanì) e l?assenza di un insieme di norme e meccanismi di controllo che contrastino gli episodi crescenti di razzismo e discriminazione, si accompagnano alla costruzione di uno stigma sociale il cui effetto più concreto è quello di disconoscere i rom come nostri concittadini, sottoponendoli a un trattamento differenziale sul piano giuridico amministrativo e sociale.
In termini più generali, quel che emerge è la necessità di lasciarsi alle spalle una politica sociale ormai logora e rigettata dagli stessi rom, proponendo una svolta culturale che eviti il rischio di un ?differenzialismo culturalista?.
Saranno quindi centrali le politiche che nel prossimo decennio verrano attuate nei settori prioritari dell?l?istruzione, salute, lavoro, facendo leva sulle esperienze della mediazione culturale e sulle forme di promozione e sostegno all?autonomia attraverso la redistribuzione di risorse pubbliche e la partecipazione delle comunità rom ai progetti di integrazione e sviluppo.
Il metodo che occorre seguire è quello della mediazione culturale, ovvero di una più ampia partecipazione dei rom e sinti agli obiettivi e strategie di intervento pubblico e privato, per costruire un confronto aperto e costruttivo tra sistemi culturali anche profondamente diversi, ma che cercano di costruire percorsi di convivenza e cittadinanza comuni.
Le esperienze di formazione e di inserimento dei Mediatori non sono un fatto recente o occasionale, ma un processo decennale che è andato progressivamente a estendersi divenendo un patrimonio culturale e sociale irrinunciabile.
E? necessario quindi promuovere per il futuro un più ampio ricorso alla figura del Mediatore anche in tutte quelle Istituzioni che oggi solo parzialmente né prevedano l?utilizzo.
Un forte elemento di preoccupazione che a breve riguarderà il tema della giustizia nei confronti dei detenuti rom è quello legato al varo delle norme della Legge ex Cirielli.
Un cambiamento generale di impostazione destinato ad inasprire nei confronti di chi commette piccoli reati e dei recidivi l?applicazione della pena detentiva, prevedendo per il futuro un aggravamento delle condizioni complessive di tutti i detenuti e dei detenuti rom in particolare che difficilmente o quasi per niente potranno ricorrere ai benefici oggi previsti, ma anche anche largamente disattesi dalla Legge Gozzini.
Ricordiamo a questo proposito la permanenza nelle carceri italiane di numerosi soggetti rom, in particolare le giovani donne madri, che in moltissimi casi non possono nemmeno ottenere la sospensione della pena prevista in presenza di minori al di sotto di un anno di età.
O ancora, le iniziative più recenti di alcune Prefetture, tra cui quella di Roma, che fotografando l?attuale situazione di degrado dei moltissimi campi nomadi in cui si raccoglie la maggior parte dei rom, ha decretato l?inadeguatezza di tali strutture, anche quelle pubbliche, a ospitare detenuti che debbano scontare una pena alternativa, l?affidamento sociale o il reinserimento lavorativo.
Un quadro sicuramente incompleto ma di grande preoccupazione.

Riferimenti: Relazione Scuola Nazionale

11.04.06

Vicenza malgoverno – il Comune contro i Sinti

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GDV – venerdì 17 febbraio 2006 cronaca pag. 13
Consiglio comunale. Lunghe ore di dibattito sugli spazi di sosta dei nomadi, poi salta il numero legale
Zingari, no campo unico
E scoppia il caso Cricoli
La maggioranza ha votato per sgomberare e chiudere l?area

di Antonio Trentin
Come andrà a finire già si sa, ma a notte fonda è mancato il numero legale per arrivare al voto finale. Il Comune mette anche per il futuro a disposizione degli ?zingari stanziali? vicentini (33 famiglie e circa 140 persone) i due campi-nomadi ormai storici, quelli in viale Diaz e in viale Cricoli, che rimangono manifestamente e dichiaratamente irregolari per questioni di urbanistica e di logistica. Ma non prevede di procedere a una soluzione del problema legale entro breve termine. Le aree quelle sono e quelle resteranno per un bel po?, senza nessuna previsione neanche teorica di un nuovo campo unico. E intanto si procederà, finalmente, alla loro regolamentazione aggiornata, con un giro di vite nel rapporto amministrativo (presenze, utenze, cauzioni, risarcimenti, multe e obblighi vari) con le famiglie sinti e rom che ci vivono.
A meno che nel frattempo non diventi realtà quello che – ieri sera in sala Bernarda – è apparso un caso di corto circuito politico-amministrativo. Il centrodestra, Udc esclusa, ha appoggiato in pieno una richiesta della Lega Nord, partito che punta alla cancellazione delle leggi riguardanti i nomadi, e pur accingendosi ad approvare il regolamento ha anche votato una ?soluzione finale? proprio per il campo più malmesso. Per quello di Cricoli, infatti, sono stati indicati ?sgombero e chiusura definitiva?, senza indicare un sito dove far eventualmente trasferire le carovane. Con il che lasciando ipotizzare un ritorno della ?trea a mulinello? da una periferia a un?altra, da Vicenza ai Comuni vicini, per una quindicina di carovane. È questo il riassunto di una serata consiliare diventata nottata tra un centinaio di interventi e una raffica di votazioni su un regolamento che un anno e mezzo fa aveva avuto il ?timbro? della maggioranza, ma che poi non è più risultato gradito.
Il testo – portato in discussione già la settimana scorsa dal leghista Davide Piazza – era nel mirino per una serie di aggiustamenti tecnici e per un ritocco sostanziale: quello sul “no” al nuovo impianto unico che piacerebbe all’assessore, che in passato è stato ipotizzato a ovest e poi a est in strada Carpaneda e in via Zamenhof, che il centrodestra ha stabilito di rimandare ad altre stagioni amministrative. E l’impallinamento è riuscito, come annunciato e previsto: ogni idea di provvisorietà in viale Diaz e viale Cricoli è stata cancellata (salvo lo “sgombero” auspicato nell’ordine del giorno prima raccontato…) e ogni idea di nuovi impianti è stata esclusa da un emendamento presentato dal forzista Gianfranco Dori per conto di FI-An-Ln-Udc. La battaglia ideologica era già stata fatta, precedentemente, su un pacchetto di documenti per i quali è stata a lungo mattatrice Franca Equizi. La leghista espulsa dal suo partito e dal gruppo comunale ha mandato avanti una sequenza di polemiche impostate proprio sul suo pessimo rapporto con la dirigenza nordista, e con Piazza in particolare, rivendicando una propria purezza di linea (dura naturalmente) a colpi di proposte collaterali al regolamento.
Un gran punto l’ha messo a segno proprio all’inizio della lunga disputa: il centrodestra quasi compatto le ha approvato un ordine del giorno che impegna il sindaco a premere per l’abrogazione della legge che finanzia le iniziative per l’integrazione degli zingari. Un’iniziativa che a Venezia è stata avviata dal gruppo Lega Nord in consiglio regionale. Le hanno detto “sì” in quindici, ma qualcuno si è accorto di non essere propriamente d’accordo e ha dichiarato di essersi “un po’ confuso”. Ma poi all’Equizi è stata data meno soddisfazione: approvata la richiesta che il Comune non paghi bollette delle famiglie dei campi, ma bocciate asprezze come la proposta di espulsione dai campi di tutti i congiunti di chi finisce coinvolto in casi giudiziari o il divieto di spendere per l’inserimento scolastico dei bambini zingari e per l’inserimento lavorativo degli adulti.
In parallelo il centrodestra ha bocciato anche le proposte dell’opposizione più caratterizzate da finalità di integrazione sociale o di approfondimento culturale. Poi, come detto, è mancato il numero legale: tutto ora slitta a martedì.

10.04.06

Volontariato a Treviso

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Domenica, 9 Aprile 2006

VOLONTARIATO
Bilancio sociale anche per farsi conoscere

L’Opera Nomadi con i suoi volontari movimenta poco più di mille euro all’anno, ma produce ricchezza e benefici sociali per 11 mila euro. È questo uno dei dati salienti emerso ieri mattina durante il convegno promosso dal Centro di servizio per il volontariato e da Altraimpresa, associazione di manager di Unindustria, a Palazzo Giacomelli di Treviso . “Bilancio sociale: moda, opportunità o necessità?” è il titolo dell’incontro, ma anche il cardine del lavoro che si sta svolgendo nel nostro territorio. Vi operano migliaia di volontari che gratuitamente mettono a disposizione le proprie competenze. Quel che non si conosce sufficientemente, però, è la ricchezza esprimibile in denari sonanti, che viene prodotta senza clamore. Nel caso dell’Opera Nomadi si parla di doposcuola rivolto ai ragazzi, inserimento nel mondo del lavoro, assistenza sul fronte della salute e della ricerca di casa. Tutto ciò contribuisce al benessere delle famiglie di rom e sinti distribuiti nel territorio provinciale (430 persone sulle mille censite) ma anche al tessuto sociale nel suo complesso, che beneficia dell’opera di prevenzione. «Tutto ciò ha un risvolto etico, sociale, ma anche economico», precisa Lino Sartori docente all’Università Cattolica di Milano. Era presente ieri al convegno con Emiliano Di Filippo del ministero per la Funzione pubblica e Alfio Corrocher autore del libro “Il bilancio sociale”.
Tra le esperienze illustrare a Palazzo Giacomelli, va citato il caso della cooperativa “Il solco”. L’organismo opera nel delicato settore della malattia mentale, seguendo una quarantina di persone: età media 35 anni. Dodici di queste sono assunte con contratto a tempo indeterminato, le altre stanno svolgendo il percorso di formazione-lavoro, in collaborazione con l’Usl che copre il 25 per cento dei costi. «Il resto è a carico della nostra cooperativa con modalità di autofinanziamento», precisa Vanessa Vendramin che lamenta scarsa attenzione da parte delle istituzioni, fatta eccezione per il Dipartimento di salute mentale di Treviso. “Il Solco” è tra le prime cooperative ad aver reso noto il bilancio sociale nella Marca e l’unica che ora lo ha fatto per la seconda volta. Nel fascicolo che documenta entrate, uscite, convenzioni, inserimenti lavoro si trovano anche le finalità e gli obiettivi dell’organismo onlus. Tutto è all’insegna dell’ottica che vuole il bilancio sociale come strumento utile a farsi conoscere e ottenere legittimazione, rendendo noto alla comunità le attività svolte, le risorse utilizzate e le ricchezze prodotte. La provincia di Treviso è una tra le più attive in Italia su questo fronte, anche se molte imprese del privato sociale non hanno ancora aderito al progetto. Per informazioni si può contattare il Centro di servizio per il volontariato 0422/320191 oppure Altraimpresa 0422/294252.

I Rom rapiscono i bambini = La Psicosi da rapimento

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Mercoledì, 29 Marzo 2006

BASSANO – Il rapimento del piccolo Tommaso, a Parma, sta innescando una psicosi a livello nazionale.
Pochi giorni fa nella nostra regione si è scatenata una caccia all’uomo perchè nel bar di un grill della “Serenissima”, nel Trevigiano, erano stati notati un uomo e una donna con un bimbo che era parso essere Tommaso. Dopo una serie di ricerche frenetiche le forze dell’ordine avevano fermato l’auto della coppia, scoprendo che aveva con sè, sì, un piccino che assomigliava al coetaneo scomparso, ma che non c’entrava nulla con la drammatica vicenda. Due settimana fa, proprio da noi, è scoppiato il caso del bambino di 7 anni “assalito” da una sconosciuta, a Sant’Anna di Rosà, il 20 gennaio; caso di cui non si era parlato per 2 mesi e che forse contiene qualcosa di vero poichè i Carabinieri (a suo tempo intervenuti senza riscontrare nulla di anomalo) dopo le recenti dichiarazioni dei nonni hanno deciso di effettuare nuove indagini.

Non basta. Per tutto lo scorso week-end nel nostro comprensorio è girata la voce che in un noto grande magazzino della cintura urbana un piccino dalla chioma fluente era stato prelevato da dei nomadi e ritrovato poco dopo in uno sgabuzzino con i capelli tagliati, presumibilmente per renderlo irriconoscibile e portarlo via. Un fatto gravissimo, se fosse accaduto veramente. Ma sia le forze dell’ordine, che la direzione della ditta interessata – da noi interpellate – hanno smentito seccamente. “Da noi non è successo assolutamente niente – hanno rimarcato, assai risentiti, i vertici dell’azienda – nemmeno un borseggio da parte di zingari . Qualcuno fa circolare fandonie per danneggiarci”.

E qualcun’altro dovrebbe studiare perchè nascono e come si diffondono le leggende metropolitane.

Art. del Gazzettino di Padova

Riferimenti: Gli zingari non rubano i bambini

09.04.06

Rom e sinti a Padova – Gestione delle aree verso lo smantellamento

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Dal Convegno di Padova del giorno 11 febbraio 2006 – Verso lo smantellamento delle aree nomadi di Padova
Dopo l?introduzione il convegno inizia con la sezione: ?Verso lo smantellamento dei campi nomadi comunali: presentazione del progetto ?il Villaggio della Speranza? e del progetto di inserimento in alloggio popolare e di reperimento microaree attrezzate?.
La ns. Associazione nel 2005 ha sottoscritto, dopo un lungo braccio di ferro con Il Comune di Padova, una nuova Convenzione per la gestione delle aree Comunali, riportante il preciso impegno dell’Amministrazione per lo smantellamento delle stesse aree e l’inserimento degli ospiti in nuove unità abitative.
Viene proiettato il documentario sulle aree nomadi della città, realizzato dagli operatori dell?Opera Nomadi, che descrive i due ?campi? ma dà spazio anche ad interviste a rappresentanti istituzionali. ?Abbiamo rinnovato la convenzione col comune per la gestione dei campi purché ne fosse progettato lo smantellamento? spiega subito dopo Renata Paolucci, presidente dell?Opera Nomadi di Padova passando la parola al vice-sindaco ed assessore ai servizi sociali Claudio Sinigaglia.

IL VICE-SINDACO
Claudio Sinigaglia traccia la storia dei campi nomadi della città, dal 1993 per i profughi dall?ex-Jugoslavia e da prima per quanto riguarda i Sinti Veneti, rilevando che in questi 13 anni c?è stato un cambiamento di richieste: prima chiedevano roulottes, adesso case. Poi spiega i progetti di smantellamento dei campi. Per quello di via Tassinari c?è il progetto del ?Villaggio Speranza, già finanziato per 300.000 euro che sarà costruito su territorio comunale a partire da maggio-giugno. Si tratta di undici casette, con due stanze da letto, servizi, cucina e soggiorno. Per quello di Lungargine S. Lazzaro la situazione è più complessa. Gli sfollati dall?ex-Jugoslavia troveranno alloggio in appartamenti mentre per le tre famiglie allargate, di Rom Harvati e di Sinti Taich (tutte italiane da generazioni), si stanno cercando microaree rurali spe-cifiche per ogni famiglia, da acquistare col contributo del comune. Un percorso costruito assieme all?Opera Nomadi ed ai residenti parte attiva. ?Non vogliamo né assimilazione, né integrazione ? conclude il vice-sindaco. ? Vogliamo dare piena cittadinanza a queste famiglie nell?ottica dell?integrazione interculturale?.
VIRGILIO PAVAN
Virgilio, portavoce dei Sinti di via Tassinari, spiega la storia dei giostrai che con la crisi del settore sono diventati stanziali perdendo il lavoro e cercando quindi nuove occupazioni. Racconta dei sogni e delle aspettative legate alla costruzione del Villaggio Speranza e conclude con l?invito di non mescolare nuclei familiari diversi nei campi perché così si crea discordia.
RENATA PAOLUCCI
Non solo case. Renata spiega che le esigenze sono diverse per cultura e per provenienza. Alcuni vogliono abitare in microaree, anche acquistandole coi propri risparmi, dove poter vivere per cultura e per famiglia allargata. I Rom dell?Est, invece, vogliono abitare in appartamento perché erano abituati così nei loro paesi di provenienza.
ASSESSORA RUFFINI
Daniela Ruffini, assessore alle politiche abitative/accoglienza del Comune, parla del campo S. Lazzaro dove vivono diverse famiglie in grave situazione di promiscuità: alcune, di sfollati dall?ex Jugoslavia, in container, altre, di Rom e Sinti italiani, in roulottes. Culture differenti in un?area ristretta e disagiata. Per queste famiglie ci sono richieste di inserimento diversificate: in casa o in microaree rurali attrezzate. ?Progetti che abbiamo avviato l?Opera Nomadi e in collaborazione coi residenti perché non vogliamo più ghetti nella nostra città?, conclude l?assessore.
La relazione più dettagliata sullo smantellamento dei campi nomadi si trova in Archivio Romano Lil: vedi Riferimenti.

PROGETTO : SEGUENDO FIERE E SAGRE ? per alunni/e itineranti – Rom e Sinti

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DESTINATARI
* Istituti Comprensivi Statali, Scuole Elementari, Scuole Medie Statali frequentate da alunni/e attrazionisti ? giostrai.

CAMPO DI APPLICAZIONE

· ICS ?Torri di Quartesolo 1? ? via A. Moro,7 Torri di Q. (VI)
· SMS ?Natale Dalle Laste? ? Marostica (VI)
· ICS ?L. Belludi? ? Piazzola s/B (PD)
· SMS ?Bellavitis? ? Bassano del Grappa
· ICS ?G. Marconi? ? San Giuseppe di Cassola (VI)
· ICS di Grantorto ? via Vitt. Em. III, 32 Grantorto (PD)
· SMS ?Bertazzoli? ? Piazzale Dante, 32 Carpenedolo (BS)
· ICS ?Roncalli? ? via G. Rossi, 38 Dueville (VI)
· ICS ?G. Galilei? ? Isola Vicentina (VI)
· ICS ?Vicenza 2? ? via Piovena, 31 Vicenza
· ICS ?Marco Polo? ? San Giorgio delle Pertiche (PD)
· ICS ?Zanella? ? Sandrigo (VI)
· SMS ?Riese Pio X°? ? Riese Pio X° (TV)

SOGGETTI COINVOLTI

· Operatori Scolastici (Dirigenti S., Docenti, ecc.)
· Alunni/e Attrazionisti ? Giostrai e loro Famiglie

PROGETTO

FINALITA? GENERALI

· Prevenire il disagio giovanile e contrastare il fenomeno dell?emarginazione attraverso lo sviluppo della individualità del bambino e dell?adolescente.
· Promuovere l?inserimento nella realtà sociale che di volta in volta è in relazione con la vita di alunni/e attrazionisti.
· Migliorare il rapporto Scuola ? Famiglia.
· Far acquisire un bagaglio culturale adeguato.

OBIETTIVI SPECIFICI

· Favorire la partecipazione alle attività scolastiche didattiche curriculari.
· Favorire l?acquisizione di strumenti adeguati per affrontare gli impegni scolastici in modo autonomo.
· Sostenere un equilibrato passaggio fra i diversi gradi di scuola.
· Promuovere il proseguimento scolastico e/o un adeguato inserimento nel mondo del lavoro o in contesti formativo-professionali.
· Garantire la qualificazione dell?esperienza nella scuola dell?obbligo, in modo che la frequenza diventi un?esperienza significativa.
· Stimolare la partecipazione alle iniziative di socializzazione, di gestione del tempo libero e di promozione di attività sportive, ludiche e culturali offerte dalle varie realtà locali.

SCUOLA PRIMARIA

Premessa : per la scuola primaria e secondaria di 1°, gli obiettivi didattici indicati sono da intendere quali tracce di riferimento da verificare (e modificare) in itinere rispetto a :
·potenzialità/difficoltà degli alunni/e stessi/e
·realtà scolastiche da loro frequentate.
In particolare, per la stesura degli obiettivi didattici della Scuola Primaria, inerenti Italiano e Matematica, sono state considerate:
a)le programmazioni finora adottate;
b)le indicazioni ministeriali relative alle Unità di Apprendimento della Legge 53/2004.
Per quanto riguarda i restanti ambiti disciplinari, ci si affida a quanto programmato nelle singole scuole frequentate in itinere da alunni/e giostrai. Gli argomenti di volta in volta trattati, se riportati nell?apposito ?Curricolo? adottato, saranno oggetto di verifica (con relativo recupero e/o consolidamento e/o approfondimento delle conoscenze) nella scuola successiva. Non si è voluto, infatti, proporre un percorso definito (sebbene con obiettivi e contenuti minimi) nella consapevolezza che:
·le recenti indicazioni ministeriali (Legge 53/2004) sono in via di applicazione;
·le realtà educative ? didattiche delle singole scuole risultano per questo estremamente diversificate;
·proporre un itinerario di apprendimento che esuli dalla realtà oggettiva dei singoli Istituti e Scuole potrebbe essere controproducente alla realizzazione del presente progetto.

OBIETTIVI DIDATTICI ? CLASSE 1
ITALIANO

1)COMUNICAZIONE ORALE

·Saper comprendere ed eseguire (o rispondere) correttamente semplici consegne;
·Saper ascoltare e comprendere il significato globale di diverse comunicazioni orali;
·Saper distinguere l?espressione dialettale da quella in lingua italiana;
·Saper riferire il vissuto personale seguendo l?ordine logico e cronologico dei fatti (narrare);
·Saper rivolgere, possibilmente in lingua italiana, domande adeguate per soddisfare bisogni conoscitivi, relazionali, affettivi.

2)TECNICHE DI LETTURA

·Riconoscere, con l?aiuto di tecniche, strategie e materiali vari, le lettere dell?alfabeto per l?avvio alla lettura;
·Saper decodificare semplici messaggi di tipo grafico ? pittorico;
·Saper leggere a voce alta semplici parole, cogliendone il significato.

3)SCRIVERE SEMPLICI TESTI

·Saper scrivere autonomamente parole o semplici enunciati

4)CONVENZIONI DI SCRITTURA

·Avvio al riconoscimento delle principali convenzioni ortografiche (ca-co-cu-chi-che-ci-ce-ghi-ghe-gi-ge-schi-sche-sci-sce-gn-gl-qu-cq-mp-mb-ecc.)

MATEMATICA

1)I NUMERI

·Riconoscere situazioni problematiche nell?esperienza di gioco, di vita quotidiana e di altre attività e prospettare diverse ipotesi di soluzione;
·Esplorare, rappresentare (con disegni, parole, simboli) e risolvere soluzioni problematiche utilizzando addizioni e sottrazioni;
·Realizzare esperienze visive, uditive, tattili e motorie sulla quantità, per contare;
·I numeri naturali nei loro aspetti ordinali e cardinali entro il 20;
·Concetto di maggiore, minore, uguale;
·Saper addizionare;
·Conoscere la simbologia dell?addizione e saperla applicare in situazioni problematiche legate al quotidiano;
·Intuire il concetto di sottrazione in situazioni reali.

2)GEOMETRIA

·Fare esperienze e giochi nello spazio in riferimento al proprio corpo;
·Riconoscere nella realtà che ci circonda le forme più ricorrenti;
·Riconoscere e denominare quadrato, rettangolo, triangolo e tondo (blocchi logici);
·Ricostruzione e realizzazione di puzzle;
·Fare esperienze e giochi nello spazio in riferimento ad altri oggetti.

3)MISURA ? INTRODUZIONE AL PENSIERO RAZIONALE

·Saper confrontare relazioni del tipo : lungo-corto, alto-basso, largo-stretto, piccolo-grande, pesante-leggero, capiente-meno capiente, spesso-sottile;
·Compiere semplici indagini statistiche legate all?esperienza quotidiana, rappresentando i dati raccolti con ideogrammi e successivamente con istogrammi;
·Classificazione di oggetti e figure secondo un criterio: formazione di un insieme.

OBIETTIVI DIDATTICI- CLASSE 2
ITALIANO

1)COMUNICAZIONE ORALE

·Saper descrivere oggetti, animali, ambienti e persone conosciute usando semplici frasi;
·Saper fantasticare prendendo spunto da racconti, immagini, suoni, ?

2)TECNICHE DI LETTURA

·Saper leggere semplici e brevi testi;
·Sapore comprendere il significato globale e principale dei semplici testi letti;
·Saper individuare parole non conosciute.

3)SCRIVERE SEMPLICI TESTI

·Saper costruire e ricostruire frasi attraverso combinazioni varie;
·Saper produrre semplici e brevi testi, legati al vissuto del bambino/a.

4)CONVENZIONI DI SCRITTURA

·Consolidare il riconoscimento delle principali convenzioni ortografiche (ca-co-cu-chi-che-ci-ce-ghi-ghe-gi-ge-schi-sche-sci-sce-gn-gl-qu-cq-mp-mb-ecc.);
·Saper cogliere le concordanze fra parole (articolo ? nome ? azione).

MATEMATICA

1)I NUMERI

·Leggere e scrivere i numeri naturali entro il 100, in ordine crescente e decrescente;
·Eseguire addizioni e sottrazioni in colonna (con o senza cambio);
·Conoscere la simbologia della sottrazione e saperla applicare in situazioni problematiche legate al quotidiano;
·Avviare al concetto di moltiplicazione e simbolizzazione dell?operazione (addizione ripetuta e schieramenti);
·Risolvere semplici problemi matematici riferiti all?esperienza, con una domanda e un?operazione (addizione e sottrazione);
·Comprendere il valore posizionale delle cifre.

2)GEOMETRIA

·Localizzare oggetti nello spazio prendendo come riferimento sia se stessi, sia altre persone e oggetti, e usare correttamente i termini a destra/a sinistra;
·Effettuare percorsi diretti e inversi su una griglia;
·Individuare caselle o incroci sul piano quadrettato mediante coppie ordinate;
·Studiare le linee e classificarle secondo i seguenti criteri: linee aperte-chiuse, semplici-intrecciate;
·Costruire e usare figure geometriche piane per realizzare composizioni.

3)MISURA

·Confrontare due o più lunghezze mediante sovrapposizioni;
·Introdurre il concetto di equilibrio: uso della bilancia a due bracci;
·Avvio al confronto di grandezze (estensione, peso, capacità).

4)INTRODUZIONE AL PENSIERO RAZIONALE ? DATI E PREVISIONI

·Avvio ad un corretto uso delle espressioni : ?è sicuro?, ?è possibile?, ?è impossibile?;
·Rappresentare dati statistici legati al quotidiano mediante grafici a colonne o tabelle;
·Classificazione di oggetti e figure secondo una proprietà e la sua negazione: uso del connettivo ?non? per indicare l?insieme complementare;
·Uso dei quantificatori ?tutti, ogni, alcuni, nessuno, ciascuno?.

OBIETTIVI DIDATTICI- CLASSE 3
ITALIANO

1)COMUNICAZIONE ORALE

·Saper utilizzare gli elementi soprasegmentali: l?intonazione della voce, il ritmo, l?uso delle pause, quali indicatori dell?intenzione comunicativa, anche attraverso un linguaggio mimico ? gestuale;
·Fissare in una comunicazione e in una discussione le informazioni più importanti e saperle riutilizzare.

2)TECNICHE DI LETTURA

·Saper leggere in modo abbastanza corretto, rispettando la punteggiatura fondamentale;
·Comprendere la funzione comunicativa di un testo letto;
·Avviare al riconoscimento della struttura di un testo (informazioni principali e quelle secondarie);
·Saper individuare parole e concetti chiave e comprenderne il significato.

3)SCRIVERE SEMPLICI TESTI

·Saper produrre testi di tipo descrittivo , collettivamente o in piccolo gruppo;
·Saper completare un racconto (parte iniziale, parte finale, testo a buchi);

4)CONVENZIONI DI SCRITTURA

·Saper comprendere la funzione ed usare correttamente i segni fondamentali di punteggiatura (punto, virgola, punti esclamativo ed interrogativo);
·Saper cogliere la concordanza delle parole nella frase (articolo, nome, aggettivo e azione);
·Cenni sull?uso del vocabolario.

MATEMATICA

1)I NUMERI

·Approfondire le conoscenze del valore posizionale delle cifre;
·Leggere e scrivere i numeri naturali oltre il 100, orinandoli in senso crescente e decrescente;
·Consolidare le conoscenze della moltiplicazione;
·Avvio alla costruzione della tabella della moltiplicazione e alla sua utilizzazione;
·Intuire il concetto di divisione in situazioni reali;
·Consolidare la tecnica dell?addizione e della sottrazione con il cambio;
·Risolvere semplici problemi matematici riferiti all?esperienza, con una domanda e un?operazione (addizione, sottrazione e moltiplicazione);

2)GEOMETRIA

·Riconoscere le più semplici figure piane e solide nell?ambiente circostante;
·Riconoscere e tracciare linee (aperte-chiuse, curve-rette, ecc. ?)
·Riconoscere e tracciare linee orizzontali e verticali;
·Introduzione al concetto di simmetria assiale.

3)MISURA

·Confrontare il peso di due oggetti
·Confrontare la capacità di due recipienti;
·Confrontare durate temporali;
·Costruire campioni arbitrari per effettuare misure di lunghezza.

4)INTRODUZIONE AL PENSIERO RAZIONALE ? DATI E PREVISIONI

·Ripresa dell?uso dei quantificatori ?tutti, nessuno, ogni, qualche? e introduzione di ?almeno uno?;
·Utilizzare in situazioni significative i termini: possibile, impossibile, certo;
·Effettuare semplici indagini statistiche; tabulare e rappresentare i dati con tabelle, semplici istogrammi e/o diagrammi.

OBIETTIVI DIDATTICI- CLASSE 4
ITALIANO

1)COMUNICAZIONE ORALE

·Avviare alla capacità di riconoscere gli elementi essenziali di una situazione comunicativa (emittente, ricevente, canale, scopo, individuare vari tipi di registri e riflettere sulle loro differenze);
·Saper verbalizzare fatti e/o esperienze in modo corretto e abbastanza completo.

2)TECNICHE DI LETTURA

·Saper comprendere ed analizzare brevi testi

3)SCRIVERE SEMPLICI TESTI

·Saper produrre testi di tipo descrittivo e narrativo, collettivamente o in piccolo gruppo;
·Saper revisionare la correttezza ortografica del testo composto;
·Saper sintetizzare un brano sulla base di uno schema per punti.

4)CONVENZIONI DI SCRITTURA

·Saper cogliere la concordanza delle parole nella frase (articolo, nome, aggettivo, pronomi personali e azione);
·Utilizzo del vocabolario, con l?aiuto dell?insegnante.

MATEMATICA

1)I NUMERI

·Consolidare le conoscenze della divisione;
·Saper eseguire addizioni e sottrazioni in colonna con cambio;
·Saper eseguire tecnicamente moltiplicazioni e divisioni con moltiplicatore e divisore di una cifra, con l?uso della tabella della moltiplicazione;
·Nozione intuitiva e legata a contesti concreti della frazione e loro rappresentazione simbolica;
·Risolvere problemi anche legati al quotidiano a due domande con due operazioni;
·Avvio alla conoscenza dei numeri decimali con la virgola.

2)GEOMETRIA

·Acquisire il concetto di angolo: a) come parte del piano; b) come rotazione, in contesti concreti;
·Consolidare il concetto di simmetria assiale e avvio allo studio;
·Avviare al concetto di perimetro;
·Avviare al concetto di estensione piana e di equiestensione, anche in contesti concreti.

3)MISURA

·Conoscere le misure convenzionali di lunghezza, peso, capacità e tempo: misurazioni e calcoli;
·Comprendere la ?convenienza? ad utilizzare unità di misura convenzionali e familiarizzare con il sistema metrico decimale.

4)INTRODUZIONE AL PENSIERO RAZIONALE ? DATI E PREVISIONI

·Consolidamento dei seguenti argomenti: a) classificazione secondo due criteri; b) formazione di insiemi e relativa rappresentazione mediante diagrammi; c) i connettivi ?e? e ?non?; d) i quantificatori
·Consolidare le capacità di raccolta dei dati e avviare alla distinzione del carattere qualitativo da quello quantitativo;
·Introduzione alla conoscenza delle cifre romane.

OBIETTIVI DIDATTICI- CLASSE 5
ITALIANO

1)COMUNICAZIONE ORALE

·Saper comprendere il significato globale di una conversazione, di una discussione, di una lettura, di una consegna, di una istruzione o di un messaggio videoregistrato, passando da un approccio globale ad uno via via sempre più analitico;
·Saper porre domande, formulare semplici ipotesi, comunicare e relazionare.

2)TECNICHE DI LETTURA

·Saper sintetizzare un semplice testo

3)SCRIVERE SEMPLICI TESTI

·Saper produrre testi di tipo descrittivo, narrativo e argomentativo, collettivamente o in piccolo gruppo;
·Saper revisionare la correttezza ortografica e la coerenza del testo composto;
·Saper ricavare lo schema logico di semplici brani per un avvio alla sintesi.

4)CONVENZIONI DI SCRITTURA

·Saper cogliere la concordanza delle parole nella frase (articolo, nome, aggettivo, pronomi personali, modi e tempi dei verbi regolari);
·Saper usare il vocabolario.

MATEMATICA

1)I NUMERI

·Risolvere i problemi con due o più operazioni;
·Calcolare la frazione di un numero;
·Consolidamento della conoscenza dei numeri decimali con la virgola;
·Eseguire per iscritto le quattro operazioni aritmetiche con i numeri naturali con o senza virgola;
·Fare previsioni sui risultati di calcoli eseguiti con mini calcolatrici.

2)GEOMETRIA

·Confrontare angoli ed avviare una prima classificazione;
·Consolidare il concetto di perimetro;
·Consolidare il concetto di estensione piana e di equiestensione di semplici figure piane attraverso scomposizione e ricomposizione.

3)MISURA

·Ipotizzare quale unità di misura sia più adatta per misurare realtà diverse (es. : la distanza Roma-New York, la circonferenza di un anello, la superficie di un campo da calcio, ecc.).

4)INTRODUZIONE AL PENSIERO RAZIONALE ? DATI E PREVISIONI

·Verificare, attraverso esempi, un?ipotesi formulata;
·Partendo dall?analisi di un semplice testo di problema, individuare le informazioni necessarie per raggiungere un obiettivo, organizzare un percorso di soluzione e realizzarlo;
·Consolidare le capacità di raccolta dei dati e saper distinguere il carattere qualitativo da quello quantitativo;
·Consolidare la conoscenza delle cifre romane.

Le Referenti del Progetto
Insegn. Elisa Marini e Paola Sarzo

Riferimenti: Relazione finale :- scuola itinerante fra fiere sagre

Bibliografia

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Breve sintesi sulla storia dei Rom e dei Sinti

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Le Origini
I Rom e i Sinti sono stati, fino a tempi molto recenti, un popolo senza scrittura, non hanno mai avuto una classe dominante o una casta sacerdotale, né mai hanno dovuto fissare in documenti scritti le proprie origini, le tradizioni, i miti, ecc. La loro storia è sempre stata vista attraverso gli occhi degli altri, colta nelle notazioni dei cronisti e nelle disposizioni e leggi che li riguardavano.
La ?storia? dei Rom e dei Sinti ha origine all?inizio del secolo XIV°, quando data il loro arrivo nell?impero Bizantino. Fin dalla prima comparsa, la loro identità e provenienza sono state oggetto di curiosità ed interesse, anche se i fatti accertabili sono pochi. Dal ?500 fino all?800, dopo le prime importanti ricerche di impostazione linguistica, i tentativi di assegnare identità ai Rom e Sinti hanno seguito due orientamenti: o risalire alle loro origini attraverso il nome o seguire le affinità di abitudini o di costumi quali: il nomadismo, la lavorazione del metallo, le pratiche divinatorie e magiche. Oggi, la maggior parte degli studiosi è concorde nel ritenere il popolo dei Rom e dei Sinti originario dell?India che avrebbe abbandonato circa un millennio fa, per poi disperdersi in tre direttrici corrispondenti ai tre rami della loro etnia: Rom/Sinti – Dom – Lom.
Rom e Sinti avrebbero raggiunto l?Europa, i Dom si sarebbero fermati in Siria e i Lom in Armenia. Col fiorire degli studi linguistici nella seconda metà del XVIII° secolo ed in particolare con lo studio comparato delle lingue neo-indiane, è stata stabilita la parentela tra il Sanscrito e il Romanes (lingua degli zingari europei). Fra il 1872 e il 1881, uno studioso austriaco Franz Miklosich compilò il primo dizionario etnologico mai pubblicato della lingua zingara; secondo Miklosich le lingue indiane più vicine al Romanes erano quelle parlate nell?India Nord occidentale e quindi ritenne che fosse questo il luogo originario di provenienza del popolo zingaro.
La prima grande diffusione dei Rom e dei Sinti in Europa avviene tra il 1416 e il 1550 circa e le cronache citano il loro passaggio dappertutto, ma la meraviglia e lo stupore, suscitati all?inizio, si trasformano, ben presto, in diffidenza, paura e rifiuto.
Tale diffusione dei Rom e Sinti in Europa procede in tre rami principali: l?uno attraverso la Boemia (probabilmente con deviazioni in Polonia e Sassonia) verso il Baltico e la Germania settentrionale; l?altro attraverso l?Austria e la Svizzera per raggiungere a ventaglio l?ovest, il nord e il sud nei territori della Savoia, della Provenza, dei Paesi Bassi, della Francia e dell?Italia settentrionale; la terza, addirittura precedente rispetto alle altre, dai Balcani e/o dalla Grecia, nell?Italia Meridionale.
La diffusione dei Rom e dei Sinti in Europa continuerà poi fino a raggiungere la Spagna, la Gran Bretagna, l?Irlanda e la Russia. Le deportazioni porteranno (nei secoli XVI – XVIII°) gruppi di zingari anche in Africa, America ed Australia.

Le diverse denominazioni del popolo Rom
furono chiamati:
-Bohémiens (dal salvacondotto dell?imperatore Sigismondo che era anche re di Boemia).
-Egiziani da cui gli attuali nomi di Gitani e di Gipsyes.
-Pagani (Heiden in Olanda ed in Germania).
-Tartari (Tattaren ancora oggi in Svezia).
-Negri (Mustalais in Finlandia).

Il nome più diffuso deriva probabilmente dal greco ?ATHINGANOI? nome di una setta eretica praticante la magia da cui il nome di Zingari – Tsiganes – Zigeuner – Zigani – Cygani.
Anche se l?origine indiana dei Rom e dei Sinti è ormai universalmente ammessa, gli studiosi tendono a considerarli, non tanto come un gruppo omogeneo, quanto piuttosto come un conglomerato composto da elementi diversi.

Tipologia dei Gruppi in Italia
Si hanno testimonianze della presenza di Rom e Sinti in Italia già dal 1400. Abbastanza diversi tra loro per usi e costumi, lingua e mestieri, i primi si insediarono nell?Italia centro meridionale, i secondi nell?Italia settentrionale, in Toscana e nelle Marche.
Ambedue i gruppi sono suddivisi in sottogruppi contraddistinti da nomi etnici che si riferiscono alle popolazioni delle regioni dove è avvenuto il loro primo insediamento. Così i Rom comprendono: i Rom Abruzzesi, i Napulengre, i Basalisk, i Pugliesi, i Cilentani e i Calabresi. I Sinti si ripartiscono in: Sinti Piemontesi, Lombardi, Mucini (della Padania occidentale), Veneti, Emiliani, Marchigiani, Kranarja (dalla Carnia), Krassarja (dal Carso), e Estrekharja (austrici del Sud-Tirolo).
I Rom dell?Italia meridionale, insediatisi ed integratisi presso i paesi con economia prevalentemente agricola, divennero per la maggior parte sedentari, con nomadismo stagionale. I Sinti, al contrario, dedicandosi al lavoro negli spettacoli viaggianti (giostre e circhi), al commercio ambulante e al piccolo artigianato rimasero tendenzialmente nomadi; le donne appartenenti ad ambedue i gruppi, contribuiscono al sostentamento della famiglia con il ?lavoro? (perché così è considerato) consistente nel chiedere la carità.
La lingua dei Rom (di origine indiana come quella dei Sinti) è contrassegnata da prestiti prevalentemente persiani e greci. I dialetti dei Sinti, invece, presentano prestiti slavi e tedeschi dovuti a soggiorni più o meno lunghi in altre nazioni, prima di giungere in Italia presumibilmente dal nord.
Alla fine del secolo XIX°, con l?abolizione della schiavitù in Romania, avviene una seconda ondata migratoria che interessa anche l?Italia. Si tratta dei sottogruppi dei Rom Vlah (fuggiti dalla Romania) denominati, a seconda delle attività tradizionali: Kalderasha (calderai), Lovara (sensali di cavalli), Curara (fabbricanti di setacci) che diventano nomadi a tutti gli effetti e che parlano una lingua con forte influenza di lingua rumena. Altro spostamento di comunità zingare si è verificato nelle zone interne della Slavonia, della Croazia e della Slovenia. Sono i Rom denominati Croati, Sloveni, Istriani, che diverranno italiani dopo il 1918.
All?inizio del ?900 si assiste al movimento immigratorio dei Sinti Gackane (tedeschi) spostatisi in Francia dove sono chiamati Manush e in Italia dove vengono chiamati Tajc cioè tedeschi.
Dopo la seconda guerra mondiale, dall?est arrivarono i Rom e Sinti che fuggivano dai massacri perpetrati dai fascisti croati (Ustascia) e sempre dai paesi dell?est e soprattutto dalla Serbia, Bosnia, Montenegro e Kosovo, cominciando dagli anni ?60 fino ai nostri giorni, si assiste, a causa di crisi economiche e delle recenti guerre in Jugoslavia, ad un flusso migratorio di Rom denominati: Khorakhanè cioè musulmani, Dassikanè cioè cristiani-ortodossi e Rudari che, provenienti dalla Romania, risiedono in Serbia da due generazioni, non parlano il romanes ma continuano a parlare il Rumeno.
I Khorakhanè provenienti dalla ex-Jugoslavia sono in costante aumento in Italia e vivono quasi sempre in baraccopoli ai margini delle città.
La presenza dei Rom e Sinti in Italia, è stimata su una percentuale di circa lo 0,1 % della popolazione zingara europea, Russia compresa, corrispondente a circa 130.000 unità (questo numero è comunque calcolato in difetto, la realtà concreta sicuramente raddoppia quella stimata). Comunque, dai dati di cui si è in possesso, i Rom e i Sinti italiani sono stati così calcolati e suddivisi:
- n° 40.000 circa sono Rom di recente immigrazione, costretti a vivere in campi nomadi abusivi o tollerati alla periferia delle città, in condizioni igieniche e sociali disastrose.
- n° 90.000 circa sono Rom, Sinti e Camminanti di antico insediamento, cittadini italiani che abitano in civili abitazioni, in aree di sosta attrezzate, in campi nomadi abusivi e tollerati e quasi tutti in condizioni di emarginazione, discriminazione, indifferenza, pregiudizio istituzionale, vittime, in molti casi, di episodi di razzismo.

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