30.06.06

Arsiero, I cittadini sono indifesi e quindi ….sparano ad altezza uomo

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CASO ARSIERO I due nomadi feriti dai proiettili sono stati interrogati in ospedale per tre ore dal magistrato.

Condanniamo il furto ma non possiamo giustificare la reazione.
Ha sparato “solo” quindici proiettili addosso ai due ragazzi, il “pover uomo” che ha subito l’ennesimo furto dei suoi preziossimi rottami e che paga un sacco di tasse.

La Lega: «I cittadini sono indifesi»

Il senatore Paolo Franco appoggia l?artigiano che, sentitosi aggredito nella sua proprietà, ha sparato

Vicenza, 18 giugno 2006
È arrivato il giorno dell’interrogatorio per i due nomadi accusati di tentata rapina ad Arsiero e feriti a colpi di pistola dall’uomo stesso che stavano per derubare. Mentre la Lega punta l’indice contro chi i campi nomadi li difende a spada tratta.
«Ancora una volta nella nostra provincia – ha detto ieri il senatore leghista Paolo Franco – è successo un fatto grave che ha visto coinvolti alcuni nomadi . Grave è proprio il fatto che un cittadino di Arsiero, esasperato dai furti che subiva, sia stato costretto a reagire con violenza per difendere la sua persona e la sua proprietà».
«Come mai – dice tra l’altro Paolo Franco – non ho sentito levarsi le solite voci, sempre pronte a difendere i nomadi e i loro presunti diritti, a favore del nostro artigiano? Dove sono i legali dell’Opera Nomadi che minacciano sfracelli contro il sindaco di Piovene, che non vuole campi abusivi sul territorio del suo comune?».
«Io sono orgoglioso – continua il senatore del Carroccio – di aver contribuito ad approvare una legge che tutela l’aggredito e non i delinquenti. Credo che la responsabilità morale di quella sparatoria e del ferimento dei nomadi , sia di tutti coloro che hanno responsabilità politiche ed amministrative e non le usano con la dovuta severità, lasciando indifesi i nostri cittadini di fronte all’invasione dell’immigrazione clandestina o che ospitano malfattori nelle strutture di assistenza dei propri comuni».
«Bene fa quindi – conclude Paolo Franco – il sindaco di Piovene nella sua battaglia per non piegarsi ad un campo nomadi abusivo che qualcuno vorrebbe installare nel suo comune. Io sono dalla sua parte, e sono dalla parte dell’artigiano aggredito».
Ieri intanto Cris Caris, 21 anni, e Blu Helt, 27, sono stati interrogati per tre ore in ospedale dal sostituto procuratore Peraro. I due avrebbero negato l’esistenza di complici la notte di martedì scorso quando vennero sorpresi da Ermes Mattielli, 54 anni, nell’autodemolizione di quest’ultimo. Caris e Helt, colpiti complessivamente da quindici proiettili, resteranno in ospedale per un paio di mesi.

Sinti a Treviso, no agli sgomberi senza un progetto

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Giugno 2006

Finalmente una voce amica a Treviso è il capogruppo dei Ds, Brunetta, preoccupato dalle voci che danno per imminente un?operazione in via Da Milano: «Sono persone che hanno già patito abbastanza»

Nomadi, no agli sgomberi senza un progetto

La proposta: micro aree di sosta per i giostrai ancora in attività e la sistemazione in alloggi distribuiti sul territorio per le altre famiglie

(M.G.) «Dichiaro con fermezza che non ci possono essere sgomberi senza un progetto». L’affermazione recisa è di Ernesto Brunetta dei Democratici di sinistra, che ieri sera in consiglio si è diffuso in un accorato intervento sulla situazione del campo nomadi di via Da Milano, su cui da qualche tempo soffiano venti di sgombero. Alla seduta di ieri hanno assistito anche loro, un piccolo gruppo di nomadi che vivono nel campo di via Da Milano. «È per me motivo di disagio e profonda perplessità il continuo sentir parlare di un imminente sgombero del cosiddetto campo nomadi , dove ci sono cittadini lasciati per oltre 20 anni in condizioni disumane, cittadini che si dicono fieri di essere veneti prima che italiani – ha attaccato Brunetta -. Occorre un progetto, non si può ricorrere, come in altri casi è già avvenuto, alla sola permanenza in albergo di qualche giorno, seguita dalla forzata promiscuità degli sgomberati in alloggi già sovraffollati di parenti e amici».
Questo non solo per motivi di carattere morale, ha continuato il consigliere, ma anche di ordine pubblico. Brunetta ha avanzato alcuni suggerimenti: «Occorre considerare i diversi tipi di abitanti dell’attuale comunità, secondo mestieri e attitudini. Questo per consentire la realizzazione di microaree di sosta su terreno agricolo da convertire con variante di piano dotate dei servizi necessari, a favore delle poche famiglie di giostrai». Per gli altri l’assegnazione di alloggi comunali, «per la durata prevista dalla norma in attesa dell’accesso alla graduatoria per l’assegnazione delle case popolari. Questo soprattutto per le famiglie più giovani con bambini, i componenti delle quali spesso già lavorano, o agli anziani oppure ad altri che lo chiedano». Gli alloggi non possono essere tutti nello stesso luogo. «È ovvio, altrimenti si creerebbero ghetti e frizioni con i residenti. Gli alloggi dovrebbero essere distribuiti sul territorio, anche d’intesa con i comuni contermini».
Sullo stesso tema si è espresso anche Germano Zanetti, che ha criticato le multe comminate dalla polizia municipale ai nomadi la scorsa settimana: «Sappiamo che state lavorando alla questione, ma con quali risultati? Multe da 250 euro ai nomadi . Ridicolo. Le cose sono due: o queste multe dimostrano lo stato confusionale dell’amministrazione, oppure sono pleonastiche. Se c’è un progetto per lo sgombero a che cosa servono le multe? Se non c’è un progetto è ridicolo che la soluzione si riduca a questo».

Riferimenti: Opera Nomadi Treviso blocca lo sgombero

20.06.06

Conferenza Nazionale dei Sinti e Rom su habitat e lavoro

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Sala ?Fornace Carotta?, via Siracusa n° 61, ore 15.00 ? 19.30
? microaree residenziali per RomSinti e inserimento lavorativo:
alternative possibili ai campi?ghetto e all?emarginazione sociale;
mancata applicazione e rilancio della Legge sullo Spettacolo Viaggiante 337/1968?.

Martedì, 20 Giugno 2006 da “il Gazzettino del Nordest”

«Basta ghetti, alloggi per i rom stanziali»
L?Opera Nomadi: non ignorare una realtà di 150mila persone che raddoppierà in 5 anni

In Italia Rom e Sinti sono circa 150mila. Di questi 70mila sono italiani, per lo più stanziali, 30mila rom provengono dalla ex Jugoslavia e 50mila arrivano dai Balcani con un trend impressionante: sono mediamente diecimila ogni anno i rom che raggiungono l’Italia dalla Romania. Questa immigrazione di massa, destinata a crescere in maniera esponenziale (si ipotizza un arrivo di oltre 100mila rom rumeni e bulgari nei prossimi 5 anni), viene ad aggravare la situazione di rom e sinti italiani già presenti: le condizioni di vita diventano sempre più difficili, la realtà dei campi nomadi è segnata dal degrado, le condizioni lavorative sono assolutamente precarie. Così ha presentato la questione Massimo Converso, presidente nazionale dell’Opera Nomadi , ente che – con il patrocino del Comune di Padova – ha organizzato ieri alla Fornace Carotta, la “IV Conferenza nazionale dei Rom/Sinti su habitat e lavoro”.

All’incontro, che si è concluso con l’intervento dell’on. Tiziana Valpiana (Prc), hanno partecipato il consigliere nazionale Virgilio Pavan, Yuri Del Bar, consigliere comunale sinti di Mantova, gli assessori comunali Ruffini e Sinigaglia. Il problema dell’abitare, come è emerso dai numerosi interventi, appare il più urgente. Nel Veneto e nel Centro Nord i campi nomadi , autentici ghetti dei quali si invoca da anni la chiusura, persistono praticamente in ogni città. A Padova, ad esempio, ce ne sono due: uno per i rom in via Longhin e uno per i sinti in corso Australia.

«Bisogna – ha spiegato Renata Paolucci, responsabile dell’Opera nomadi di Padova – dare agli stanziali italiani che lo desiderano la possibilità di accedere ad alloggi popolari. Per gli altri, soprattutto sinti abituati a muoversi, si chiedono microaree dove inserire famiglie allargate». «Nel Veneto e a Padova – ha sottolineato l’assessore alla Casa Daniela Ruffini – esistono già esperienze positive di microcampi autonomamente gestiti. È questa la strada da percorrere contro l’emarginazione e la ghettizzazione».

Un importante intervento rivolto all’inserimento di 11 famiglie allargate è il “Villaggio Speranza” che sarà realizzato su un’area comunale all’ex foro Boario padovano. Molto resta da fare sul fronte del lavoro. «La crisi economica, – è stato detto dai relatori – la scomparsa dei lavori tradizionali legati soprattutto agli spettacoli viaggianti, sta determinando uno sfaldamento delle famiglie sinte e la perdita progressiva della loro cultura». L’Opera Nomadi propone di individuare percorsi facilitati di accesso al lavoro, incentivare la formazione di cooperative autogestite, favorire la formazione di operatori Rom e Sinti al servizio delle loro comunità anche con l’aiuto della regione e delle pubbliche amministrazioni.

Daniela Borgato

Un commento sul quotidiano “Il Mattino di Padova”
Abbiamo trascritto l’articolo de “Il Gazzettino” relativo alla Conferenza, che ringraziamo.
Per quanto riguarda Padova, denunciamo l’ennesima assenza de “il Mattino di Padova” che “molto democraticamente” come si conviene ai più seri quotidiani non pubblica più alcuna iniziativa riguardante la ns. associazione tranne, naturalmente, gli episodi più negativi che vedono protagonisti Sinti e Rom.
E’ evidente che la querela presentata a carico della corrispondente per Cadoneghe di questo giornale, ha chiuso l’accesso all’informazione di questa testata alla ns. sezione. Fa sorridere la presenza del giornalista del Mattino al Convegno di febbraio della ns. sezione e il mancato riscontro nel quotidiano il giorno successivo.
Citiamo solo il titolo di un articolo della giornalista di Cadoneghe:
“Cadoneghe: allarme nomadi- tra famiglie accampate figurano pregiudicati e latitanti”. oppure: “Rom minacciosi: un condominio esasperato”.
oppure un passaggio di un altro articolo:
“Avrà tre anni, non di più e sta giocando vicino alla strada, per terra in mezzo ai cani, accanto ad una cabina dell’Enel che funge da bagno alla famiglia. Curiosi noi, ma più curioso lui. I bambini nel bene e nel male
hanno le capacità di adattarsi a tutto e tutto per loro è un gioco. Forse anche rubare. Fanno quasi tenerezza a vederli camminare per le strade del paese, mano nella mano, probabilmente fratelli, il cappottino nuovo e lo zainetto sulle spalle. Dentro un grosso cacciavite che sanno usare abilmente per scassinare una porta segnalata in precedenza da un adulto, hanno l’ordine di prelevare il denaro, l’oro e gli orologi”.
Quello che possiamo dire è che abbiamo saputo che si tratta di una persona che non simpatizza per la lega o la destra xenofoba.

Non crediamo ci sia bisogno di ulteriori commenti.

Opera Nomadi Padova

Riferimenti: gli interventi da romano lil

16.06.06

Progetti: Villaggio per i Sinti – Delocalizzazione da anni per i Rom

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- Progetto ?Villaggio della Speranza? sviluppato dall?Amministrazione in concertazione con le famiglie Sinte e l?Opera Nomadi
- La Delocalizzazione delle famiglie Rom e Sinte continua ormai da anni con l?inserimento in alloggi.

PADOVA. Nel convegno ?Sinti e Rom tra integrazione e marginalità sociale? viene illustrato il progetto per lo smantellamento dei ?campi nomadi? con proposte abitative, sempre concordate coi residenti delle differenti comunità Rom e Sinte, che prevedono la costruzione di villaggi residenziali, l?alloggio in case popolari, o la sistemazione in microaree abitative per famiglie allargate.

VERSO LO SMANTELLAMENTO DEI CAMPI NOMADI
?Verso lo smantellamento dei campi nomadi comunali: presentazione del progetto ?il Villaggio della Speranza? e del progetto di inserimento in alloggio popolare e di reperimento microaree attrezzate?.
Viene proiettato il documentario sulle aree nomadi della città (di S. Lazzaro e di via Tassinari) realizzato dagli operatori dell?Opera Nomadi (Galbusera, Richiedei, Tombolani) che descrive i due ?campi? ma dà spazio anche ad interviste a rappresentanti istituzionali.
?Abbiamo rinnovato la convenzione col comune per la gestione dei campi purché ne fosse accettato e progettato lo smantellamento con ridistribuzione abitativa adeguata in collaborazione coi diretti interessati? spiega Renata Paolucci, presidente dell?Opera Nomadi di Padova passando la parola al Vice-Sindaco ed Assessore ai servizi sociali Claudio Sinigaglia.

IL VICE-SINDACO
Mi occupo da tempo di politiche sociali e ricordo che i primi Rom furono rifugiati politici giunti dall?ex Juogoslavia nel 1993, poi confluiti in lungargine S. Lazzaro. Prima di questi profughi c?era un insediamento di Sinti veneti, in un?area senza servizi, che furono trasferiti successivamente in via Tassinari. La logica del comune è sempre stata quella di creare delle microaree per famiglie allargate e comunità, quando è stato possibile. La logica di aree abitative per gruppi familiari. Il cambiamento avvenuto in questi 12-13 anni è che adesso ci chiedono di avere una casa, non più delle roulotte, perché anche i giostrai sono diventati stanziali.
1-Via Tassinari. Dalle richieste dei residenti nasce il progetto ?il Villaggio della Speranza? che prevede la costruzione di case (di mattoni) per 11 famiglie. Un villaggio che vogliamo costruire assieme su un?area comunale all?ex Foro Boario. Su questo progetto voglio sottolineare l?importanza della questione metodologica: il percorso è stato costruito assieme all?Opera Nomadi ed ai residenti parte attiva. Le casette sono formate da due camere da letto, servizi, cucina e salotto. La somma stanziata in bilancio per il Villaggio è di 300.000 euro. Un impegno preciso dell?amministrazione a dare un numero civico per ogni casa, a dare un nome ad ogni strada, per esprimere la piena cittadinanza di questi nuclei familiari. I lavori partiranno a maggio-giugno. I Sinti parteciperanno attivamente lavorando alla costruzione delle loro abitazioni.
2-Lungargine S. Lazzaro. La situazione è più complessa al ?campo? S. Lazzaro insediato da dieci anni. Qui ci sono pre-fabbricati per profughi dall?ex-Jugoslavia e roulotte e camper con rom Harvati e sinti Taic (ormai italiani da generazioni). Anche qui vorremmo procedere allo stesso modo: microaree rurali specifiche per le differenti famiglie allargate, alloggi popolari per i profughi. Ma sempre con percorsi fatti assieme ai Rom/Sinti ed all?Opera Nomadi. Per dare piena cittadi-nanza a queste famiglie nell?ottica dell?integrazione interculturale. Non vogliamo né assimilazione né segregazione. Vogliamo superare il meticciato per arrivare alla interculturalità.

VIRGILIO PAVAN
Virgilio, portavoce dei Sinti di via Tassinari, narra la storia dei giostrai che con la crisi del settore, dovuta soprattutto all?aumento delle tasse, hanno perso il lavoro e sono diventati stanziali cercando quindi nuove occupazioni. Racconta dei sogni e delle aspettative legate alla costruzione del vllaggio che, proprio per questo, hanno chiamato “speranza” e poi conclude con un invito: ?Anche tra noi Sinti e Rom le culture non sono sempre uguali e quindi i diversi nuclei familiari non vanno mescolati perché si crea la discordia nei ?campi?.

RENATA PAOLUCCI
Non solo case. Alcuni vogliono abitare in microaree, anche acquistandole coi propri risparmi, dove poter vivere per cultura e per famiglia allargata. Questo non è possibile nelle case fatte per nuclei di poche persone. I Rom dell?Est, invece, vogliono abitare in appartamento perché erano abituati così nei loro paesi di provenienza. Speriamo a breve termine, con l?aiuto dell?asses-sorato alle politiche abitative, di sistemare nelle case anche quelli di S. Lazzaro che ne hanno fatto richiesta.

ASSESSORE RUFFINI
Daniela Ruffini, assessore alle politiche abitative/accoglienza.
Quando sono andata al ?campo S. Lazzaro?, appena insediata in Giunta, sono rimasta sconvolta per la grave situazione di promiscuità. Qui con-vivono in container nuclei familiari di sfollati dall?ex-Jugoslavia ed in roulotte tre famiglie allargate di Rom e Sinti italiani. Culture molto differenti in un?area ristretta, recintata e poco dotata di servizi. Ci sono state quindi richieste di inserimento in casa ed altre in microaree attrezzate. Abbiamo valutato e lavorato su queste domande sempre in collaborazione coi residenti e con l?Opera Nomadi. Ritengo che la mancanza di casa e di lavoro siano le questioni che più frenano l?integrazione dei Rom e dei Sinti. Da 10 famiglie nei container del ?campo? ne sono rimaste cinque. Ma il percorso che abbiamo fatto è stato anche quello di aiutare l?inserimento negli alloggi perché è diverso abitare in un container o in un condominio. Quindi le fasi del progetto di smantellamento del campo lungargine S. Lazzaro sono due: 1- Inserimento abitativo nelle case con accompagnamento nei nuovi contesti; 2- Cercare terreni per microaree (anche acquistandoli col contributo del comune). Perché non vogliamo più ghetti nella nostra città.

15.06.06

COMUNITA’ ROM ITALIANA CHIEDE LAVORO E DIRITTI

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PRESENTATA PIATTAFORMA DI PROPOSTE A GOVERNO PRODI
(ANSA) – ROMA, 10 GIU – L’abolizione della Bossi-Fini,
politiche sociali adatte all’inserimento nel mondo del lavoro,
l’accesso alla formazione scolastica e all’edilizia popolare.
Queste le richieste che la comunita’ di Rom romeni in Italia
rivolge al nuovo governo ed in particolare al nuovo ministro
della Solidarieta’ sociale, Paolo Ferrero. La piattaforma di
proposte all’esecutivo Prodi e’ stata presentata questo
pomeriggio nel corso di una conferenza stampa organizzata
dall’Opera Nomadi e alla quale hanno partecipato rappresentanti
Rom da tutta Italia oltre che il parlamentare di Rifondazione
comunista e membro della Commissione Affari Sociali,
Massimiliano Smeriglio.
Secondo il presidente dell’Opera Nomadi, Massimo Converso,
sono oltre mille i Rom che ogni mese arrivano in Italia dall’Est
Europa, in particolare dalla Romania, Bulgaria e Moldavia. Un
flusso verso l’Occidente che e’ cresciuto in maniera
preoccupante, spiega Converso, principalmente per una pesante
alluvione nella regione danubiana a maggiore presenza Rom e per
un decreto del governo romeno sull’influenza aviaria che ha
colpito un settore che consentiva ai nomadi di allevare pollame
ed avere un minimo di autosufficienza.
Sarebbe quindi uno stato di estrema poverta’ e disperazione
a spingere i Rom ad attraversare l’Europa in cerca di
sopravvivenza in Italia: ”Veniamo qui’ perche’ siamo disperati
- spiega un rappresentante della comunita’ Rom di Roma -
piuttosto che morire di fame nel nostro Paese preferiamo vivere
in baraccopoli e sopravvivere di espedienti, ma lo facciamo solo
perche’ non troviamo lavoro e perche’ non riusciamo a integrarci
con la comunita’ italiana”.
E proprio per favorire l’inserimento nel tessuto sociale
italiano che i Rom romeni chiedono politiche sociali che li
aiutino a integrarsi, a trovare un lavoro, a godere dell’
istruzione scolastica e di diritti di cittadinanza: ”Chiediamo
lavoro – spiegano i nomadi in un documento – per esempio licenze
di commercio e mercati specializzati nella tradizione romani’
(piccolo antiquariato, usato, artigianato), l’inserimento
guidato e incentivato nell’edilizia dov’erano specializzati in
Romania, e nell’agricoltura”.
”Al governo – aggiungono – chiediamo anche grande
attenzione all’istruzione, chiedendo di coprire i costi della
scolarizzazione dei nostri figli come sancito dal protocollo
d’intesa tra Ministero dell’Istruzione e Opera Nomadi e di cui
le Direzioni scolastiche regionali lamentano la mancanza di
sostegno economico”.
Tra le priorita’ anche la casa, perche’ ”i Rom non
desiderano alloggi collettivi e disprezzano i campi, per questo
urge una politica di affitti agevolati e di piccoli villaggi
autocostruiti come quello di Latina nel Lazio”. Infine, la
comunita’ Rom romena in Italia chiede l’abolizione della legge
sull’immigrazione Bossi-Fini, ”per accordare la futura politica
d’accoglienza dell’Ue e per riconoscere cittadinanza italiana ai
figli dei Rom nati nel nostro Paese”.
L’Opera Nomadi, a nome della comunita’ Rom italiana, auspica
quindi un’audizione in Commissione Affari sociali alla presenza
del ministro Ferrero, in modo da poter aprire un tavolo di
confronto ”prima che sia troppo tardi visto che ogni mese mille
nomadi fanno ingresso in Italia e che spesso le loro condizioni
di vita sono drammatiche”.
Un appello all’opinione pubblica, infine, contro gli
stereotipi legati al mondo dei nomadi spesso alimentati da
”cattiva informazione” e’ stato fatto da Massimo Converso, che
ha citato il caso della recente trasmissione di Anna La Rosa
‘Alice’ sul tema della pedofilia. Secondo Converso, e’, infatti,
assolutamente sbagliato e ingiustificato associare la pedofilia
al mondo Rom. (ANSA).

03.06.06

a Mira – area nomadi come una discarica

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Da il Gazzettino

La denuncia dei consiglieri della lista civica Nuova Mira in seguito alle certificazioni dell?Asl 13
«Campo nomadi come una discarica»

La nuova struttura di Giare era stata promessa dall?attuale Giunta già quattro anni fa

Mira
Fango e sporcizia, niente servizi igienici, condizioni generali di assoluta precarietà, certificate dall’Asl.È la penosa condizione in cui vivono le famiglie nomadi dell’area Pip a Giare di Mira, tra le quali si contano molti bambini. Ma del campo nomadi promesso dall’attuale Giunta già quattro anni fa non c’è traccia, a un anno dalla scadenza del mandato.La situazione ha provocato l’indignazione dei consiglieri della lista civica Nuova Mira, che in decine di occasioni ha portato il problema all’attenzione del consiglio comunale e delle commissioni consiliari competenti, sollecitando anche il finanziamento anticipato dell’opera. “Ma abbiamo sempre ottenuto giustificazioni e assicurazioni inconsistenti – dichiarano i membri di Nuova Mira -”.

I fondi destinati alla realizzazione del campo nomadi sembrerebbero essere disponibili da anni, ed è anche per questo che la presa di posizione della lista civica si fa dura: “L’Amministrazione continua a farsi scudo con il fatto che gli altri comuni della Riviera non collaborano alla gestione dell’emergenza nomadi . E allora come mai la Giunta è invece sempre solerte se si tratta di organizzare operazioni sovracomunali per la creazione di società, consorzi e enti per la gestione di questo o quel servizio? Per il campo nomadi si tratterebbe solo di mettere in piedi una semplice Conferenza dei Servizi. Un’operazione tutt’altro che difficile. Evidentemente a questa maggioranza manca la volontà di affrontare il problema in modo serio, e valori quali giustizia e solidarietà rimangono solo belle parole. Forse per l’Amministrazione risulta imbarazzante trovarsi di fronte alla realizzazione di un campo nomadi , e rimane perciò ostaggio dei mugugni di chi lo vorrebbe sempre distante da casa propria”.

Per conoscere le reali intenzioni dell’Amministrazione, Nuova Mira presenterà un’interrogazione al sindaco Roberto marcato nei prossimi giorni. “Perché – concludono i consiglieri – vogliamo capire se vogliono ancora lasciare vivere quelle persone in condizioni bestiali, da Terzo Mondo o se si decideranno finalmente a utilizzare i fondi a disposizione”.

Antonio Tosi

A Legnaro – Interviene l’Opera Nomadi per evitare l’intervento forzato dei Sinti

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L’Opera Nomadi di Padova è intervenuta a Legnaro chiamata dal Sindaco Bettini per cercare di risolvere nella miglior maniera la vicenda dello sgombero del campo di via Rovigo.
All’Amministrazione Comunale, già circa due anni fa, era stato suggerito di attivare una ricerca sul territorio, concordata con le famiglie residenti in via Rovigo, di piccole aree dove sistemarsi, visto il rifiuto (come per la maggior parte delle famiglie sinte) di alloggiare in appartamenti dell’ater.
A Padova è stata ospitata una di queste famiglie che si erano allontanate dopo la notifica dello sgombero, mentre a Vittorio Crovi abbiamo prospettato, con l’Amministrazione Comunale, una soluzione temporanea in attesa di soluzione definitiva che il Sindaco ha promesso di ricercare.
Dobbiamo riconoscere al Comune di Legnaro (PD) la iniziale buona volontà nel sistemare alcune famiglie residenti nel campo in alloggi, per alcuni nuclei, invece, si è arrivati all’ ordinanza di sgombero spostando il problema, come al solito, ad altri comuni.

I fatti, come descritti dal Gazzettino sono i seguenti:
Martedì, 23 Maggio 2006

LEGNARO. IL CAPO FAMIGLIA, LO SCORSO ANNO, MINACCIÒ DI BUTTARSI DA UNA GRU
Le ruspe al campo nomadi, ma i Crovi promettono battaglia

Legnaro
Non se ne vogliono andare. Almeno fino a quando il Comune non avrà trovato loro un’adeguata collocazione. Vittorio Crovi e i suoi familiari non hanno alcuna intenzione di abbandonare il campo di via Rovigo. Da mercoledì scorso alle famiglie Rom dell’accampamento è stata notificata l’ordinanza sindacale con cui si dispone lo sgombero dell’area. Al momento nel campo c’erano ancora sette roulotte: 25 persone tra uomini, donne, anziani e bambini. Teoricamente avrebbero dovuto andarsene entro le successive 24 ore. Il sindaco Giovanni Bettini aveva firmato il provvedimento sulla scorta di una doppia relazione, redatta dai tecnici dell’Arpav e dai funzionari dell’Usl 14.

Gli impianti del campo nomadi non sono a norma. L’area attrezzata non è inoltre dotata dei requisiti igienico-sanitari necessari per accogliere bimbi in tenera età. L’ordinanza comunale non è stata applicata tout court. Si è preferito evitare lo scontro con la popolazione Rom. Nei giorni successivi si è però assistito ad un progressivo svuotamento del campo . Tre o quattro famiglie hanno fatto fagotto. Sono riuscite a trovare ospitalità in altri accampamenti tra Vigonza, Cavarzere, Rovigo e Treviso. Ovvero nei luoghi da cui provengono le mogli dei nomadi domiciliati in via Rovigo.

Da tempo l’amministrazione comunale sta perseguendo, non senza difficoltà, la politica dell’integrazione. Sono ormai una decina le famiglie che hanno trovato collocazione negli alloggi popolari di via Martin Luther King e via Perin e negli appartamenti del “Lazzaretto” di via Vittorio Emanuele II.

Vittorio Crovi rappresenta l’ultimo baluardo. Lo stravagante nomade che lo scorso anno si arrampicò su una gru simulando un tentativo di suicidio si dice pronto a resistere anche ad un’eventuale azione di forza. Finora le mediazioni non hanno prodotto alcun risultato concreto. La sua roulotte rischia comunque di essere spazzata via. Perchè i carabinieri di Legnaro e Piove di Sacco daranno completa attuazione all’ordinanza.

Nella mattinata di domani le ruspe si metteranno in moto. A dodici anni dalla sua apertura il campo nomadi di via Rovigo finirà nell’album dei ricordi.

Giovedì, 25 Maggio 2006

Eseguita l?ordinanza di sgombero del sindaco senza ostacoli né prove di forza. Avviata la bonifica dell?area occupata da dodici anni
Le ruspe radono al suolo il campo nomadi
A mezzanotte convinto ad andarsene anche Vittorio Crovi: sosterà temporaneamente nell?area verde al “Lazzaretto”

Legnaro
È finita come tutti si auguravano. Le ruspe sono entrate nel campo senza trovare ostacoli. Non è stata necessaria la prova di forza messa in preventivo dai carabinieri. Dopo dodici anni si è potuto mettere la parola fine all’accampamento nomadi di via Rovigo senza tensioni di sorta. I mezzi della ditta incaricata della bonifica hanno potuto lavorare in tutta tranquillità. Nel campo non era rimasto più nessuno. Poche ore prima, esattamente alla mezzanotte, anche l’ultimo degli irriducibili si era arreso. Al termine di un estenuante confronto tra il sindaco Giovanni Bettini e i responsabili provinciali dell’Opera Nomadi si è raggiunta una mediazione. Al nomade che aveva fin qui rifiutato una sistemazione in alloggio è stata concessa una piazzola di sosta temporanea. Vittorio Crovi ha potuto trasferire la lussuosa roulotte lunga dodici metri nell’area verde prospiciente il “Lazzaretto” di via Vittorio Emanuele II, il complesso di edilizia popolare in cui risiedono altre tre famiglie di zingari . Si tratta comunque di una soluzione tampone. Crovi ha in mano un’ordinanza del sindaco che gli consente di sostare in quell’area per un massimo di trenta giorni. Poi dovrà trovare una collocazione in un campo attrezzato. Il vulcanico nomade, con moglie e tre figli minorenni, non ha mai voluto integrarsi. Ha rifiutato più volte l’alloggio messo a disposizione dall’amministrazione comunale. Non vorrebbe andarsene da Legnaro. Ha cercato disperatamente un’area agricola da acquistare. Finora senza risultati. Qualora non dovesse trovarla nell’arco del prossimo mese dovrà necessariamente fare i bagagli. In via Rovigo l’accampamento resterà un ricordo. Ieri mattina è stata abbattuta la vecchia baracca in legno utilizzata dagli ultimi nuclei familiari. Sono stati rimossi cumuli di sporcizia e rifiuti in quantità industriale. Gli operai hanno anche provveduto a prelevare il rottame di una roulotte abbandonata da anni. Su ordine del Comune è stato scavato un piccolo fossato nei pressi dell’ingresso del campo. Quasi a voler scoraggiare chi avesse intenzione di fare marcia indietro. Nell’appezzamento di terreno di circa 5.000 metri quadri rimane ancora lo scheletro in cemento del vecchio depuratore, inutilizzato da un decennio. Dovrà essere rimosso anche quello. Attualmente l’area ha una vocazione agricola. È probabile che il Comune le assegni una vocazione residenziale. Sarebbe il completamento ideale del vicino quartiere di via Perin e via Martin Luther King.

Luca Ingegneri

Trasferimenti, non soluzioni definitive per i Sinti e Rom di Favaro (VE)

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Mercoledì, 31 Maggio 2006 Il Gazzettino

FAVARO – Municipalità del Comune di Venezia
Massimo Cacciari fa recapitare una lettera in cui ritiene necessario e prioritario il trasferimento del campo di via Vallenari
Nomadi, la Municipalità contesta il sindaco
Votato all?unanimità un ordine del giorno per chiedere di sospendere l?iter del progetto dello spostamento

“Il campo nomadi di via Vallenari va assolutamente trasferito dalla sua attuale collocazione perché risulta del tutto incompatibile con le funzioni residenziali della zona”.
L’affermazione del sindaco Massimo Cacciari è contenuta in una lettera che il primo cittadino ha inviato alla Municipalità di Favaro e che è stata letta dal presidente Gabriele Scaramuzza, l’altra sera in Consiglio, durante la discussione sul progetto del nuovo campo nomadi.

Il Piano di trasferimento del campo che ospita nomadi delle comunità dei Sinti e dei Rom predisposto dal Comune, prevede che i gruppi attualmente sistemati in Via Vallenari, nell’ex quartiere di Carpenedo Bissuola, si spostino dall’altra parte della strada regionale 14 bis, nei pressi dell’autodemolizione Artuso, nel territorio di Favaro.

Una scelta che nella medesima lettera il sindaco afferma essere, ad avviso unanime di assessori e tecnici, quella che presenta minori controindicazioni per quanto riguarda l’impatto con le esigenze della popolazione residente.

Ma così non la pensano gli abitanti della zona che già nei giorni scorsi hanno organizzato delle manifestazioni di protesta per contestare la scelta del Comune ed ora, sulla stessa onda, si è sintonizzato anche il Consiglio di Municipalità, che sempre l’altra sera, al termine di un vivace dibattito, ha unanimemente votato un Ordine del giorno per chiedere al sindaco ed alla Giunta di Venezia di sospendere l’iter del progetto di realizzazione del nuovo villaggio per nomadi, previsto dalla delibera del 27 gennaio 2006.

“La motivazione è che il progetto approvato con la succitata delibera si discosta in misura considerevole dall’originaria soluzione (Piano elaborato nel 1999 n.d.r.) – ha spiegato Scaramuzza – la quale garantiva di recuperare a più dignitose condizioni ambientali e di vita il villaggio dei nomadi”.

Oltre a chiedere la sospensione del progetto, l’O.d.g. della Municipalità di Favaro esorta la Giunta ad avviare, compatibilmente con le disponibilità di alloggio e nel rispetto delle norme che regolano le assegnazioni di residenze, i procedimenti per l’accoglimento delle istanze di inserimento delle famiglie nomadi di Via Vallenari nel patrimonio residenziale pubblico ed a favorire, nel corso del tempo, le eventuali ulteriori istanze volte a stabilizzare le situazioni abitative.La Municipalità chiede, inoltre, la conferma del blocco delle residenze fin qui osservato, al fine di evitare potenziali arrivi di nuovi nuclei nomadi esterni al villaggio e di mettere a disposizione le risorse necessarie per accrescere e potenziare i progetti di continuità didattica ed educativa che consentano ai bambini nomadi di frequentare la scuola primaria fino al termine del ciclo e di attivare ogni sforzo per elevare la continuità fino alla scuola secondaria di primo grado.

Mauro De Lazzari

La Ue denuncia il linguaggio razzista della Lega

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Mercoledì, 17 Maggio 2006 Il Gazzettino

BRUXELLES
Un rapporto del Consiglio d?Europa mette in evidenza un peggioramento nei discorsi, soprattutto da parte di alcuni esponenti del Carroccio
Un invito alle autorità italiane: studiare disposizioni giuridiche come l?abolizione dei finanziamenti ai partiti responsabili di atti xenofobi

Bruxelles
Nel mondo della politica italiana sono aumentati i discorsi con contenuti razzisti e xenofobi. Dopo le preoccupazioni già espresse in un rapporto di tre anni fa, la commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri), organo di esperti indipendenti del Consiglio d’Europa, ha lanciato un nuovo allarme rilevando un peggioramento. «Alcuni membri della Lega hanno intensificato l’uso di discorsi razzisti e xenofobi in ambito politico», si legge nel terzo rapporto reso noto ieri, che fotografa la situazione fino al 16 dicembre scorso. «Pur rilevando che si sono espressi in tal senso soprattutto rappresentanti locali di questo partito – sottolineano gli esperti -, anche alcuni leader politici importanti a livello nazionale hanno rilasciato dichiarazioni razziste e xenofobe».

Il rapporto critica, in particolare, i discorsi che prendono di mira gli immigrati extracomunitari, ma anche altri gruppi minoritari come i rom o i sinti . L’ultimo rapporto evidenzia inoltre l’aumento di discorsi a sfondo razzista o xenofobo nei confronti dei musulmani. In quest’ultimo caso, «si segnala un deterioramento della situazione dovuto soprattutto alla tendenza riscontrata nei dibattiti pubblici e nei media a passare subito alle generalizzazioni e ad assimilare l’intera collettività musulmana al terrorismo». Tra le soluzioni indicate, la commissione del Consiglio d’Europa raccomanda alle autorità italiane di correre ai ripari con disposizioni giuridiche ad hoc. Ad esempio, rendendo possibile «la soppressione del finanziamento per quei partiti politici i cui membri si sono resi responsabili di atti razzisti o discriminatori».

Ma al governo italiano si chiede anche di adeguare il proprio ordinamento nella lotta al razzismo e all’intolleranza, ratificando il Protocollo numero 12 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che introduce un divieto generale di discriminazione.

Insieme all’incremento di dichiarazioni politiche a sfondo razzista o xenofobo, la commissione del Consiglio d’Europa non sottace neppure alcuni problemi legati alla legge Bossi-Fini. Alcuni cambiamenti introdotti con questa normativa sulle procedure di asilo, si sottolinea, costituiscono «un miglioramento», ma altre «destano serie preoccupazioni». In sostanza, secondo gli esperti, la legislazione italiana sull’immigrazione «ha reso più precaria la situazione di molti cittadini extracomunitari» e la sua applicazione, soprattutto nei confronti degli immigrati illegali, espone questi ultimi «a un maggiore rischio di violazione dei diritti umani».

Per quanto riguarda i Centri di permanenza e temporanea assistenza (CPTA), l’Ecri raccomanda alle autorità italiane di «garantire che le condizioni di vita in questi luoghi soddisfino un insieme di norme adeguate», e sollecita indagini «su tutti gli episodi di presunti maltrattamenti» per punire i colpevoli. Ma il rapporto mette in evidenza anche diversi aspetti positivi come l’istituzione in Italia di un organo specializzato per contrastare la discriminazione razziale, il monitoraggio sui risultati scolastici in base alla nazionalità degli allievi oltre al rafforzamento delle iniziative rivolte agli studenti sui temi dell’Olocausto e della lotta all’antisemitismo, così come, si rileva nel rapporto, sono proseguiti, «con esito positivo», gli sforzi per tutelare e assistere le vittime della tratta di essere umani.

L’organismo del Consiglio d’Europa specializzato nella lotta al razzismo ha pubblicato complessivamente cinque nuovi rapporti sul razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo e l’intolleranza: oltre all’Italia, sono interessati anche Cipro, Danimarca, Lussemburgo e Federazione russa.

foto da Sucar drom

02.06.06

Spostata al 19 giugno 2006 la Conferenza di Padova su Habitat e Lavoro

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La IV^ CONFERENZA NAZIONALE dei ROM/SINTI su HABITAT E LAVORO
Padova, 19 Giugno 2006
Sala ?Fornace Carotta?, via Siracusa n° 61, ore 15.00 ? 19.30
?le microaree per i Sinti e i Rom e l?inserimento lavorativo:
alternative possibili ai campi?ghetto e all?emarginazione sociale;
mancata applicazione e rilancio della Legge sullo Spettacolo Viaggiante 337/1968?.
PROGRAMMA CONFERENZA NAZIONALE ore 15

1)Saluto dell?Amministrazione Comunale di Padova.
2)Relazione introduttiva del Presidente Nazionale Massimo Converso e del Consigliere Nazionale Virgilio Pavan (Sinto Veneto).
3)Proiezioni di filmati e foto su insediamenti Rom/Sinti e microaree in Italia (Calabria, Roma XI° Municipio, Bolzano, Padova)
4)Esposizione di progetti riguardanti l?habitat attuati in collaborazione con le Istituzioni.
5)Esposizione di progetti su inserimenti lavorativi e dati sulla Legge 337/1968.
6)Interventi degli Enti Locali.
7)Dibattito con Interventi e testimonianze di famiglie sinte e rom attualmente residenti presso le Comunità Rom e in microaree familiari.

Mostra Fotografica realizzata dall?arch.Paolo Robazza ?Primo premio European Fotografic Competition, Bruxelles 2005

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