06.03.06

A Legnaro – Interviene l’Opera Nomadi per evitare l’intervento forzato dei Sinti

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L’Opera Nomadi di Padova è intervenuta a Legnaro chiamata dal Sindaco Bettini per cercare di risolvere nella miglior maniera la vicenda dello sgombero del campo di via Rovigo.
All’Amministrazione Comunale, già circa due anni fa, era stato suggerito di attivare una ricerca sul territorio, concordata con le famiglie residenti in via Rovigo, di piccole aree dove sistemarsi, visto il rifiuto (come per la maggior parte delle famiglie sinte) di alloggiare in appartamenti dell’ater.
A Padova è stata ospitata una di queste famiglie che si erano allontanate dopo la notifica dello sgombero, mentre a Vittorio Crovi abbiamo prospettato, con l’Amministrazione Comunale, una soluzione temporanea in attesa di soluzione definitiva che il Sindaco ha promesso di ricercare.
Dobbiamo riconoscere al Comune di Legnaro (PD) la iniziale buona volontà nel sistemare alcune famiglie residenti nel campo in alloggi, per alcuni nuclei, invece, si è arrivati all’ ordinanza di sgombero spostando il problema, come al solito, ad altri comuni.

I fatti, come descritti dal Gazzettino sono i seguenti:
Martedì, 23 Maggio 2006

LEGNARO. IL CAPO FAMIGLIA, LO SCORSO ANNO, MINACCIÒ DI BUTTARSI DA UNA GRU
Le ruspe al campo nomadi, ma i Crovi promettono battaglia

Legnaro
Non se ne vogliono andare. Almeno fino a quando il Comune non avrà trovato loro un’adeguata collocazione. Vittorio Crovi e i suoi familiari non hanno alcuna intenzione di abbandonare il campo di via Rovigo. Da mercoledì scorso alle famiglie Rom dell’accampamento è stata notificata l’ordinanza sindacale con cui si dispone lo sgombero dell’area. Al momento nel campo c’erano ancora sette roulotte: 25 persone tra uomini, donne, anziani e bambini. Teoricamente avrebbero dovuto andarsene entro le successive 24 ore. Il sindaco Giovanni Bettini aveva firmato il provvedimento sulla scorta di una doppia relazione, redatta dai tecnici dell’Arpav e dai funzionari dell’Usl 14.

Gli impianti del campo nomadi non sono a norma. L’area attrezzata non è inoltre dotata dei requisiti igienico-sanitari necessari per accogliere bimbi in tenera età. L’ordinanza comunale non è stata applicata tout court. Si è preferito evitare lo scontro con la popolazione Rom. Nei giorni successivi si è però assistito ad un progressivo svuotamento del campo . Tre o quattro famiglie hanno fatto fagotto. Sono riuscite a trovare ospitalità in altri accampamenti tra Vigonza, Cavarzere, Rovigo e Treviso. Ovvero nei luoghi da cui provengono le mogli dei nomadi domiciliati in via Rovigo.

Da tempo l’amministrazione comunale sta perseguendo, non senza difficoltà, la politica dell’integrazione. Sono ormai una decina le famiglie che hanno trovato collocazione negli alloggi popolari di via Martin Luther King e via Perin e negli appartamenti del “Lazzaretto” di via Vittorio Emanuele II.

Vittorio Crovi rappresenta l’ultimo baluardo. Lo stravagante nomade che lo scorso anno si arrampicò su una gru simulando un tentativo di suicidio si dice pronto a resistere anche ad un’eventuale azione di forza. Finora le mediazioni non hanno prodotto alcun risultato concreto. La sua roulotte rischia comunque di essere spazzata via. Perchè i carabinieri di Legnaro e Piove di Sacco daranno completa attuazione all’ordinanza.

Nella mattinata di domani le ruspe si metteranno in moto. A dodici anni dalla sua apertura il campo nomadi di via Rovigo finirà nell’album dei ricordi.

Giovedì, 25 Maggio 2006

Eseguita l?ordinanza di sgombero del sindaco senza ostacoli né prove di forza. Avviata la bonifica dell?area occupata da dodici anni
Le ruspe radono al suolo il campo nomadi
A mezzanotte convinto ad andarsene anche Vittorio Crovi: sosterà temporaneamente nell?area verde al “Lazzaretto”

Legnaro
È finita come tutti si auguravano. Le ruspe sono entrate nel campo senza trovare ostacoli. Non è stata necessaria la prova di forza messa in preventivo dai carabinieri. Dopo dodici anni si è potuto mettere la parola fine all’accampamento nomadi di via Rovigo senza tensioni di sorta. I mezzi della ditta incaricata della bonifica hanno potuto lavorare in tutta tranquillità. Nel campo non era rimasto più nessuno. Poche ore prima, esattamente alla mezzanotte, anche l’ultimo degli irriducibili si era arreso. Al termine di un estenuante confronto tra il sindaco Giovanni Bettini e i responsabili provinciali dell’Opera Nomadi si è raggiunta una mediazione. Al nomade che aveva fin qui rifiutato una sistemazione in alloggio è stata concessa una piazzola di sosta temporanea. Vittorio Crovi ha potuto trasferire la lussuosa roulotte lunga dodici metri nell’area verde prospiciente il “Lazzaretto” di via Vittorio Emanuele II, il complesso di edilizia popolare in cui risiedono altre tre famiglie di zingari . Si tratta comunque di una soluzione tampone. Crovi ha in mano un’ordinanza del sindaco che gli consente di sostare in quell’area per un massimo di trenta giorni. Poi dovrà trovare una collocazione in un campo attrezzato. Il vulcanico nomade, con moglie e tre figli minorenni, non ha mai voluto integrarsi. Ha rifiutato più volte l’alloggio messo a disposizione dall’amministrazione comunale. Non vorrebbe andarsene da Legnaro. Ha cercato disperatamente un’area agricola da acquistare. Finora senza risultati. Qualora non dovesse trovarla nell’arco del prossimo mese dovrà necessariamente fare i bagagli. In via Rovigo l’accampamento resterà un ricordo. Ieri mattina è stata abbattuta la vecchia baracca in legno utilizzata dagli ultimi nuclei familiari. Sono stati rimossi cumuli di sporcizia e rifiuti in quantità industriale. Gli operai hanno anche provveduto a prelevare il rottame di una roulotte abbandonata da anni. Su ordine del Comune è stato scavato un piccolo fossato nei pressi dell’ingresso del campo. Quasi a voler scoraggiare chi avesse intenzione di fare marcia indietro. Nell’appezzamento di terreno di circa 5.000 metri quadri rimane ancora lo scheletro in cemento del vecchio depuratore, inutilizzato da un decennio. Dovrà essere rimosso anche quello. Attualmente l’area ha una vocazione agricola. È probabile che il Comune le assegni una vocazione residenziale. Sarebbe il completamento ideale del vicino quartiere di via Perin e via Martin Luther King.

Luca Ingegneri



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