06.16.06

Progetti: Villaggio per i Sinti – Delocalizzazione da anni per i Rom

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- Progetto ?Villaggio della Speranza? sviluppato dall?Amministrazione in concertazione con le famiglie Sinte e l?Opera Nomadi
- La Delocalizzazione delle famiglie Rom e Sinte continua ormai da anni con l?inserimento in alloggi.

PADOVA. Nel convegno ?Sinti e Rom tra integrazione e marginalità sociale? viene illustrato il progetto per lo smantellamento dei ?campi nomadi? con proposte abitative, sempre concordate coi residenti delle differenti comunità Rom e Sinte, che prevedono la costruzione di villaggi residenziali, l?alloggio in case popolari, o la sistemazione in microaree abitative per famiglie allargate.

VERSO LO SMANTELLAMENTO DEI CAMPI NOMADI
?Verso lo smantellamento dei campi nomadi comunali: presentazione del progetto ?il Villaggio della Speranza? e del progetto di inserimento in alloggio popolare e di reperimento microaree attrezzate?.
Viene proiettato il documentario sulle aree nomadi della città (di S. Lazzaro e di via Tassinari) realizzato dagli operatori dell?Opera Nomadi (Galbusera, Richiedei, Tombolani) che descrive i due ?campi? ma dà spazio anche ad interviste a rappresentanti istituzionali.
?Abbiamo rinnovato la convenzione col comune per la gestione dei campi purché ne fosse accettato e progettato lo smantellamento con ridistribuzione abitativa adeguata in collaborazione coi diretti interessati? spiega Renata Paolucci, presidente dell?Opera Nomadi di Padova passando la parola al Vice-Sindaco ed Assessore ai servizi sociali Claudio Sinigaglia.

IL VICE-SINDACO
Mi occupo da tempo di politiche sociali e ricordo che i primi Rom furono rifugiati politici giunti dall?ex Juogoslavia nel 1993, poi confluiti in lungargine S. Lazzaro. Prima di questi profughi c?era un insediamento di Sinti veneti, in un?area senza servizi, che furono trasferiti successivamente in via Tassinari. La logica del comune è sempre stata quella di creare delle microaree per famiglie allargate e comunità, quando è stato possibile. La logica di aree abitative per gruppi familiari. Il cambiamento avvenuto in questi 12-13 anni è che adesso ci chiedono di avere una casa, non più delle roulotte, perché anche i giostrai sono diventati stanziali.
1-Via Tassinari. Dalle richieste dei residenti nasce il progetto ?il Villaggio della Speranza? che prevede la costruzione di case (di mattoni) per 11 famiglie. Un villaggio che vogliamo costruire assieme su un?area comunale all?ex Foro Boario. Su questo progetto voglio sottolineare l?importanza della questione metodologica: il percorso è stato costruito assieme all?Opera Nomadi ed ai residenti parte attiva. Le casette sono formate da due camere da letto, servizi, cucina e salotto. La somma stanziata in bilancio per il Villaggio è di 300.000 euro. Un impegno preciso dell?amministrazione a dare un numero civico per ogni casa, a dare un nome ad ogni strada, per esprimere la piena cittadinanza di questi nuclei familiari. I lavori partiranno a maggio-giugno. I Sinti parteciperanno attivamente lavorando alla costruzione delle loro abitazioni.
2-Lungargine S. Lazzaro. La situazione è più complessa al ?campo? S. Lazzaro insediato da dieci anni. Qui ci sono pre-fabbricati per profughi dall?ex-Jugoslavia e roulotte e camper con rom Harvati e sinti Taic (ormai italiani da generazioni). Anche qui vorremmo procedere allo stesso modo: microaree rurali specifiche per le differenti famiglie allargate, alloggi popolari per i profughi. Ma sempre con percorsi fatti assieme ai Rom/Sinti ed all?Opera Nomadi. Per dare piena cittadi-nanza a queste famiglie nell?ottica dell?integrazione interculturale. Non vogliamo né assimilazione né segregazione. Vogliamo superare il meticciato per arrivare alla interculturalità.

VIRGILIO PAVAN
Virgilio, portavoce dei Sinti di via Tassinari, narra la storia dei giostrai che con la crisi del settore, dovuta soprattutto all?aumento delle tasse, hanno perso il lavoro e sono diventati stanziali cercando quindi nuove occupazioni. Racconta dei sogni e delle aspettative legate alla costruzione del vllaggio che, proprio per questo, hanno chiamato “speranza” e poi conclude con un invito: ?Anche tra noi Sinti e Rom le culture non sono sempre uguali e quindi i diversi nuclei familiari non vanno mescolati perché si crea la discordia nei ?campi?.

RENATA PAOLUCCI
Non solo case. Alcuni vogliono abitare in microaree, anche acquistandole coi propri risparmi, dove poter vivere per cultura e per famiglia allargata. Questo non è possibile nelle case fatte per nuclei di poche persone. I Rom dell?Est, invece, vogliono abitare in appartamento perché erano abituati così nei loro paesi di provenienza. Speriamo a breve termine, con l?aiuto dell?asses-sorato alle politiche abitative, di sistemare nelle case anche quelli di S. Lazzaro che ne hanno fatto richiesta.

ASSESSORE RUFFINI
Daniela Ruffini, assessore alle politiche abitative/accoglienza.
Quando sono andata al ?campo S. Lazzaro?, appena insediata in Giunta, sono rimasta sconvolta per la grave situazione di promiscuità. Qui con-vivono in container nuclei familiari di sfollati dall?ex-Jugoslavia ed in roulotte tre famiglie allargate di Rom e Sinti italiani. Culture molto differenti in un?area ristretta, recintata e poco dotata di servizi. Ci sono state quindi richieste di inserimento in casa ed altre in microaree attrezzate. Abbiamo valutato e lavorato su queste domande sempre in collaborazione coi residenti e con l?Opera Nomadi. Ritengo che la mancanza di casa e di lavoro siano le questioni che più frenano l?integrazione dei Rom e dei Sinti. Da 10 famiglie nei container del ?campo? ne sono rimaste cinque. Ma il percorso che abbiamo fatto è stato anche quello di aiutare l?inserimento negli alloggi perché è diverso abitare in un container o in un condominio. Quindi le fasi del progetto di smantellamento del campo lungargine S. Lazzaro sono due: 1- Inserimento abitativo nelle case con accompagnamento nei nuovi contesti; 2- Cercare terreni per microaree (anche acquistandoli col contributo del comune). Perché non vogliamo più ghetti nella nostra città.



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