23.08.06

Musica Rom a Pordenone

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da Il Gazzettino di giovedì, 27 Luglio 2006

La cultura musicale Rom non è fatta solo di brass band e di violini tzigani. Non è neppure detto che debba necessariamente lasciare in bocca quel retrogusto amaro su un sostrato di percussioni impazzite e fiati ululanti, amaro e malinconico come la storia di eterne contese e divisioni dei popoli balcanici.
A testimoniarlo ci sono i Kal, approdati in piazza XX Settembre a Pordenone per Folkest 2006, portavoce del nuovo gypsy sound di Belgrado, una musica antica che sa di nuovo o, mutatis mutandis, una musica nuova che sa di antico. Perchè queste note sono un lungo viaggio attraverso la storia e la tradizione di un popolo per lungo tempo nomade, alla scoperta di una migrazione millenaria che, partendo dall’India ha condotto Rom , Sinti e Kalè sino alle porte d’Europa. Però questi “figli del vento” non hanno replicato sterilmente se stessi finendo per rimanere appiattiti su schemi manieristi, ma si sono nutriti della storia vera, che evolve ogni giorno. Ne deriva una sorta di grande liberazione, di desiderio di guardare avanti alla ricerca di nuove avventure sonore, nuovi incroci, così come meticcio è il mondo di oggi, fra globalizzazione e ricerca di integrare culture diverse. Il risultato è una miscela urbano-balcanica di ritmi incalzanti e armonie d’oltre Adriatico, con i piedi saldamente piantati nelle origini del folklore rom eno e delle vibranti percussioni del nord della Serbia, e continue inserzioni di altre provenienze, su un tappeto rock’n'roll: ritmi bhangra, swing miscelato in tre-quarti, violini che si staccano su battute two-step suonate su doppio basso. Non manca neppure qualche tempo in levare, velocissimo, mentre il rock montenegrino satirizza su “Rambo Amadeus”, accennando un rap singhiozzato. Semplice worl-music che ha ormai invaso il mondo in salsa più o meno pop? Certamente no. La musica dei Kal è ben suonata, creativa, colta e, senza voler azzardare analisi poltiche, desiderosa di portare in giro per il mondo un’immagine di una Serbia rinnovata, che si affaccia al terzo millennio con fiducia e nuove speranze.
Lisa Rizzo