29.09.06

?Villaggio speranza? per i Sinti di Padova

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da Romano lil

Padova, 27 settembre. Dopo ritardi di tipo burocratico e politico, che ne avevano rallentato l?iter istituzionale, si è finalmente concretizzata la costruzione del ?villaggio della speranza? per i Sinti di via Tassinari, protagonisti anche alla riunione in Comune che ha dato il via ufficiale al progetto. Lo smantellamento dei ?campi nomadi? di Padova parte da una decisa richiesta dell?Opera Nomadi, in accordo coi residenti.

IL PROGETTO
Il progetto era stato presentato nel convegno di Padova, dell’11 febbraio scorso: “Sinti e Rom tra integrazione e marginalità sociale?.
Dopo inevitabili ritardi burocratici e di tipo politico, a Padova è scoppiato anche il caso del ?muro? per gli immigrati di via Anelli, che avevano creato malumore tra i Sinti, la partenza del progetto è stata ufficializzata oggi dal vice-sindaco Claudio Sinigaglia.

PER LO SMANTELLAMENTO DEI ?CAMPI?
Il ?progetto-villaggio? fa parte di una precisa linea politica dell?asso-ciazione Opera Nomadi per il superamento dei ?campi nomadi? con ridistribuzione abitativa concordata coi residenti: villaggi residenziali, case, alloggi in condominio, micro-aree abitative. La sezione di Padova aveva deciso di rinnovare la convenzione comunale per la ?gestione campi nomadi? a patto che ne venisse formalizzato lo smantellamento.

L?ALTRO “CAMPO”
Per quanto riguarda il ?campo di via Longhin?, a residenti misti, è già stato effettuato il trasferimento accompagnato di 10 famiglie, di Rom dalla Jugoslavia e di Sinti Taich, nelle abitazioni ed i container sono stati rimossi. Per le altre famiglie di Sinti l?amministrazione comunale, in concerto coi residenti, sta ricercando di reperire terreni per micro-aree abitative per ogni famiglia allargata.

IN COMUNE PER LA ?SPERANZA?Padova 27 settembre, Palazzo Moroni. Alla riunione organizzativa convocata presso il comune di Padova, sezione Servizi Sociali, hanno partecipato:
- Il Vice Sindaco Claudio Sinigaglia
- il Capo Settore Servizi Sociali Dott. Lorenzo Panizzolo
- l’Architetto Responsabile dei Lavori Pubblici
- I Dirigenti della Cooperativa Padovana Muratori
- Il Consigliere Nazionale Virgilio Pavan, Sinto
- Il Sinto Dell’Innocenti Daniel residente in via Tassinari,
- Renata Paolucci e Marta Cimento dell’Opera Nomadi di Padova

Nella riunione si è discusso sia del progetto edilizio e cioè delle 11 abitazioni alcune singole e alcune a schiera complete di garage e giardino, come richiesto, che sorgeranno nell’area adiacente a Corso Australia, sia del ?progetto sociale? di autocostruzione con l’inter-vento degli stessi abitanti come da loro richiesta.
Le persone che interverranno nel progetto daranno la propria disponibilità oraria. I lavori di costruzione partiranno quanto prima.
E’ il primo progetto in cui i Sinti sono stati protagonisti sia a livello progettuale sia a livello decisionale sulla procedura.
I Sinti parteciperanno a corsi di formazione tenuti dalla Cooperativa Muratori Padovana con la prospettiva di essere poi assunti defi-nitivamente dalla stessa cooperativa una volta costruito il villaggio.

Alla fine della riunione soddisfatto il Sinto Virgilio Pavan, ?Siamo come gli indiani, non possiamo abitare nelle case?, e Renata Paolucci, presidente della sezione Opera Nomadi: ?Non vogliamo più aree comunali di sosta per i Rom/Sinti a Padova?.

14.09.06

ACQUARAGIA DROM, MUSICA ZINGARA

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Sabato, 2 Settembre 2006

STEVENÀ DI CANEVA – Musiche zingare domani sera, alle 21, nella Villa Frova a Stevenà di Caneva. Nell’ambito della rassegna Salam Shalom saranno di scena gli Acquaragia Drom , uno dei gruppi storici della musica popolare italiana, molto conosciuto per i suoi spettacoli divertenti e per il grande coinvolgimento del pubblico. Sul palco la grande esperienza, dai matrimoni ai festival internazionali, permette loro di gestire situazioni in qualsiasi lingua per dare vita a uno spettacolo vibrante e ironico nell’originalissimo stile zingaro italiano da loro stessi forgiato: le tammurriate dei Sinti del Vesuvio, le canzoni e le serenate dei Rom molisani, le tarantelle dei Musicanti Calabresi e del Salento, le serenate dei Camminanti Siciliani e vario swing dai ritmi ballabili, incalzanti e passionali, racconti di storie inverosimili con protagonisti tragicomici di cui si puo ridere e commuoversi. L’ingresso è libero.

Riferimenti: A Torino il jazz è Manouche

Piovene Rocchette: Nodo nomadi fumata nera per il Sindaco leghista

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Mercoledì, 30 Agosto 2006

PIOVENE Il summit in prefettura
Nodo nomadi, fumata nera
Poteva essere l’incontro decisivo per affrontare e cercare di risolvere una volta per tutte l’annoso problema della collocazione dei nomadi nell’Alto Vicentino. Invece la tavola rotonda alla quale hanno preso parte ieri in Prefettura a Vicenza gli amministratori locali dell’area interessata ed il prefetto Piero Mattei ha avuto esito interlocutorio. All’appello sono mancati i rappresentanti di due realtà importanti come Schio e Marano Vicentino. Presenti invece il sindaco di Santorso Piero Menegozzo, quello di San Vito di Leguzzano Antonio Dalle Rive e l’assessore alla sicurezza del comune di Malo Matteo Golo. Piovene Rocchette, comune protagonista della “cacciata dei nomadi “, era rappresentata sia dal sindaco leghista Maurizio Colman, che dal vicesindaco Erminio Masero. La discussione col prefetto è durata circa due ore e mezza ma alla fine il sindaco Colman era più stanco che soddisfatto.«La situazione rimane interlocutoria – ha commentato il giovane primo cittadino di Piovene – Certo, almeno si è riconosciuto il problema. L’idea di cui si è discusso è di lavorare insieme come Alto Vicentino per gestire questi sinti (sinti è il nome di alcuni gruppi di nomadi dell’Europa occidentale di cui è incerta l’appartenenza al popolo degli zingari, ndr). Però questa mi sembra francamente un’ipotesi difficile da realizzare. Persistono troppe diversità di vedute tra noi e altre amministrazioni». La maggioranza di Piovene è di centro-destra, quella degli altri comuni presenti ieri in Prefettura è di centro sinistra. «Gli amministratori delle altre realtà locali interessate al fenomeno dei nomadi vorrebbero percorrere la strada dell’integrazione, strada che io invece ritengo non percorribile. Difendo il mio operato ed il rispetto quasi pedante che ho della legge. Questi sinti si sono presentati a Piovene nel 2000 e hanno regolarmente acquistato un terreno agricolo. Solo che invece di usarlo per coltivare patate o altro, l’hanno trasformato nel loro dormitorio andando così contro le regole urbanistiche. Dopo un anno in cui non si sono fatti vedere, da alcuni giorni questi nomadi sono tornati in paese. Abbiamo presentato loro un’ordinanza di sgombero che però non è stata rispettata e quindi adesso ci saranno conseguenze penali». Enrico Soli

Vicenza: Il Direttore della Caritas Don Sandonà

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Sabato, 9 Settembre 2006

LA CITTÀ OFF LIMITS Il direttore della Caritas di Vicenza riconduce la situazione di forte disagio all?incapacità di rapportarsi con il diverso
«Viale Milano? È l’Italia intera che è cambiata»
Don Sandonà: «Prima ci turbavano via Nicolosi e i nomadi. Ora l?immigrazione che consideriamo un fenomeno straordinario anziché reale»

«Il problema non è tanto viale Milano, bensì l’Italia intera che è cambiata e finché non ci rendiamo conto di questa trasformazione non facciamo alcun passo in avanti». A parlare è don Giovanni Sandonà, direttore della Caritas di Vicenza, attento osservatore delle evoluzioni sociali con un occhio di riguardo alle ricadute subite, perché il più delle volte “imposte”, dai vecchi e nuovi emarginati. «Alcuni mesi fa lo scandalo era rappresentato da Strada Nicolosi e dalla denuncia del disagio dei residenti nei confronti dei nomadi . Ora a destare preoccupazione è viale Milano per la presenza considerata massiccia e oppressiva degli immigrati. Domani sarà un’altra zona della città in cui a fare paura sarà sempre e comunque il diverso. E i campanelli d’allarme continueranno a suonare ininterrottamente finche non cominciamo a prendere sul serio un cammino, prima personale e poi collettivo, di interculturalità e di interetnicità». «Sia ben chiaro – puntualizza Sandonà – lo straniero, in questo caso particolare l’extracomunitario non ha sempre ragione, ma non ha nemmeno sempre torto. Però ormai è invalsa la tendenza a identificare, a far coincidere il concetto di diversità con quello di delinquenza imboccando una strada che due sole vie d’uscita: da una parte l’incubo rispetto a ciò che non consideriamo uguale al nostro modo di sentire, di vivere, di emozionarci, di divertirci; dall’altra parte l’indifferenza, ognuno sta nel suo, in una sorta di esistenze parallele che scivolano una accanto all’altra senza mai toccarsi o interagire. In entrambi in casi il traguardo è quello di innalzare muri invalicabili che certo non aiutano a migliorare la situazione e che anzi negano qualsiasi livello in cui si possa parlare di qualità della vita». «In tale contesto sono pienamente d’accordo con l’analisi compiuta dal prefetto di Vicenza sul caso viale Milano. È infatti il fattore emozionale che colora di un carattere di eccezionalità ciò che non lo è: i numeri degli episodi criminali sono la conferma di questo assunto perché nei fatti non descrivono quella straordinarietà che però risulta continuamente tirata in ballo e che ottiene il risultato di creare tensione e di inasprire gli animi. A chi giova tutto questo? Verrebbe da dire – incalza Sandonà – che forse serve a raccogliere consenso elettorale sulla base di qualche voto in più prodotto dal panico e dalla confusione di una società che non e più quella di quarant’anni fa, e che non sarà mai più uguale a quel modello che solo ora viene vissuto come perfetto. Adesso ci sono scuole materne in cui predominano numericamente i figli degli emigrati: vorrà pur dire qualcosa, o no?». «L’immigrazione – conclude Sandonà – non è straordinarietà, al contrario è realtà quotidiana: è da qui che dobbiamo partire e attrezzare, lo ribadisco, percorsi interculturali e interetnici sui diritti e doveri costituzionali di ognuno su di un terreno laico. Più che una risposta si tratta di un orizzonte in cui cercare risposte». Monica Andolfatto

Vicenza – Sgombero campo privato

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Per l?assessore alla pubblica sicurezza Sorrentino le condizioni igienico sanitarie sono «intollerabili»
Strada Nicolosi, provvedimento di sgombero

(r.c.) La parola d’ordine è sgombero. Novità in vista per il campo di strada dei Nicolosi, di proprietà di una famiglia nomade. Un campo in cui le condizioni igienico-sanitarie, spiega il vicesindaco e assessore alla Pubblica sicurezza Valerio Sorrentino, sono diventate intollerabili. «Sono in attesa della relazione della Polizia Locale, poi mi recherò dal sindaco per la firma dell’ordinanza di sgombero». Insomma dopo gli annunci, ecco il provvedimento. A fare precipitare la situazione, la relazione dei Servizi sociali del Comune prima e il blitz dei vigili e dello stesso Sorrentino dopo che hanno confermato quanto l’Amministrazione comunale da tempo sostiene. In pratica il campo è inadeguato per la famiglia nomade che lo utilizza come dormitorio, composta tra l’altro da numerosi bambini. Mancano fognature, sottoservizi e un’abitazione fissa. L’area infatti è a destinazione agricola e quindi ogni intervento edilizio è proibito. Di qui la volontà di porre fine a una vicenda che dura da diversi anni, da quando cioè una famiglia nomade ha acquistato i tremila metri quadrati di terreno agricolo alle porte del quartiere di Anconetta, a nord della città. Da allora le proteste da parte dei residenti e della Circoscrizione 4 sono state numerose. Il timore è sempre stato quello di vedere nascere da un giorno all’altro un campo nomadi abusivo. Non si contano più nemmeno le ordinanze per l’abbattimento delle opere abusive. L’ultima risale al marzo scorso. Nel 2005 era scaduto un altro provvedimento, rispettato dopo vari ricorsi legali da parte dei privati, che imponeva la demolizione di due piazzole di sosta, pozzo e strada di collegamento.

Vivere le memorie per un futuro umano

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Martedì, 5 Settembre 2006

CENTRO BALDUCCI

(Irgi) – Le oppressioni del mondo in primo piano. Per analizzarle, non banalizzarle e riflettere su un cammino di umanizzazione necessaria. Per riprenderci la dignità di uomini, di esseri viventi in un contesto che non è distaccato da tutto, ma deve conoscersi per progettare il presente e dare contemporaneamente senso al futuro. Con queste premesse si apre il 14esimo convegno prom osso dal Centro Balducci dal 14 al 17 settembre. Il tema, «Vivere le memorie per un futuro umano», guarda con attenzione agli affanni dell’America latina, senza dimenticare gli orrori iracheni, la mafia e i diritti umani negati nel resto del mondo. «Si deve vivere l’impegno presente per preparare il futuro con l’intento convinto e coinvolto di favorire continuamente processi di umanizzazione», dichiara don Pierluigi Di Piazza, responsabile del Centro. Il sipario si spalancherà, giovedì 14 settembre al Palasport Carnera (20.30), dopo i saluti dell’arcivescovo emerito Alfredo Battisti, del rettore Furio Honsell e del sindaco Sergio Cecotti, sulla testimonianza di Rufina Amaya Marquez, che si è salvata dal massacro di 1200 persone nel Mozote (Salvador). Poi la parola passerà al sostituto procuratore antimafia di Palermo, Antonio Ingroia, infine al vescovo emerito di Ivrea, Luigi Bettazzi, già presidente di Pax Christi nazionale e internazionale. Pace ed Auschwitz si incontreranno, nella loro opposizione, il giorno seguente, all’Auditorium Ipsaa di Pozzuolo del Friuli (alle 20), quando l’ex direttore del Museo della pace, e componente della Fondazione della città di Hiroshima per la pace, Minoru Hataguchi, affronterà una parola scomoda, pace appunto. Dai mausolei al genocidio nazista dei rom e dei sinti , ricordato da un’appartenente alla comunità dei Sinti , Eva Rizzin. La fede che diventa persecuzione, poi il Vietnam e il buddhismo, la situazione della Bosnia (temi al centro dell’incontro del 16 settembre, Pozzuolo ore 15). Infine, domenica 17 (alle 9, Pozzuolo) si indagheranno i retroscena delle organizzazioni campesine, la memoria degli indigeni boliviani e l’impegno alla legalità con Rita Borsellino.

Villanova Marchesana: la classe di soli bimbi rom resiste

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Martedì, 12 Settembre 2006
Niente presidio di Opera nomadi, il sindaco di Villanova Marchesana difende l?elementare

È suonata puntuale la campanella del primo giorno di lezione per i 19 bambini rom iscritti alla scuola elementare di Villanova Marchesana. Il preannunciato presidio di Opera nomadi di fronte al municipio in occasione del giorno di riapertura della scuola non c’è stato e tutto ha seguito il normale decorso. Ma non per questo gli attivisti dell’associazione rodigina demordono: le azioni di Opera nomadi contro quella che hanno definito “scuola ghetto” sono solo iniziate. Sabato, una delegazione ha consegnato al sindaco Ilario Pizzi una proposta di soluzione con la quale affrontare il problema di una scuola divenuta “out” per i figli delle famiglie del luogo, che preferiscono iscrivere i propri piccoli altrove. Questa prevede la chiusura della scuola e la distribuzione dei piccoli rom in vari altri plessi dei paesi vicini per favorire l’integrazione. Le scuole individuate sono quelle di Crespino, Guarda Veneta, Pontecchio. Un numero esiguo per ogni scuola – secondo la proposta di Opera nomadi – potrebbe essere assorbito senza difficoltà, anche con l’aiuto delle insegnanti trasferite assieme ai bambini. I soldi che il Comune risparmia con la chiusura della scuola potrebbero essere investiti nel trasporto degli alunni nei paesi vicini ed in attività di integrazione. La proposta, che è stata consegnata anche al prefetto, è stata valutata nei vari aspetti dal sindaco Ilario Pizzi: «Non esito a definirla estremamente penalizzante per l’amministrazione, dal momento che vorrebbe la chiusura della nostra scuola. Ci siamo comunque impegnati con Opera nomadi ad aprire un tavolo di discussione coinvolgendo tutti gli interlocutori che ne hanno titolo, la scuola, la Provincia ed i vari comuni vicini. Lo faremo a novembre, dopo che sarà partito il nostro progetto nel quale sono coinvolti l’Istituto comprensivo di Polesella ed i Comuni di Villanova e Crespino. Aspettavamo e contavamo per questo sul finanziamento della Regione, ma lo attiveremo comunque fin da subito. A novembre faremo dunque una verifica sulla funzionalità ed una prima valutazione dei risultati. Non possiamo accettare che la nostra scuola chiuda e che la comunità sopporti da sola tutti i costi del trasporto». Moreno Tenani

Villanova Marchesana Preoccupazione …

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Venerdì, 1 Settembre 2006

per i problemi che potrebbe causare il presidio indetto per la mattina dell’11 settembre, giorno di ripresa delle lezioni, di fronte alla scuola elementare di Villanova Marchesana e al Centro servizi amministrativi di Rovigo (ex Provveditorato agli studi). Il sindaco Ilario Pizzi stigmatizza l’iniziativa con cui Opera nomadi intende portare sotto i riflettori dell’opinione pubblica il caso della scuola di Villanova, definita “scuola-ghetto”. «L’esperienza pilota – spiega Opera nomadi – della prima scuola-ghetto d’Italia per soli Rom è diventata stabile. Anche quest’anno 19 alunni Rom saranno ghettizzati in una scuola elementare perché gli italiani iscrivono i propri figli nei paesi vicini». Inutili si sarebbero rivelati i tentativi del sindaco di Villanova, che ha dichiarato di non voler chiudere la scuola preferendo aiutare l’integrazione con un fondo suppletivo di 15 mila euro, e dell’Istituto comprensivo di Polesella che ha presentato un progetto educativo alla Dirigenza scolastica regionale. «Integrazione vuol dire mettere assieme diverse comunità – protesta Opera nomai – non c’è integrazione se mancano gli italiani». Per questo viene indetta una mobilitazione per la chiusura della scuola. «L’integrazione non si compie segregando le minoranze. Dopo un anno di convegni, di segnalazioni al Miur, all’Unar, proposte di lavoro al Csa, al sindaco e ai paesani di Villanova, proposte di laboratori di doposcuola anche all’assessore alla Pace della Provincia, firmati da 12 associazioni del volontariato, nulla è successo. Mobilitiamoci quindi – è l’appello conclusivo – per chiudere la scuola-galera di Villanova Marchesana». Parole che giungono del tutto inattese e sorprendenti al sindaco della piccola comunità. Ilario Pizzi ricorda che alla festa di fine anno della scuola elementare c’erano il presidente di Opera nomadi , Roberto Costa e il vicepresidente. «In quell’occasione – dice Pizzi – non hanno manifestato alcun dissenso. Vorrei ricordare ancora gli sforzi che l’amministrazione ha compiuto in questi anni per favorire l’integrazione della comunità Rom, non solo per quanto riguarda la frequenza della scuola da parte dei più piccoli. Sono ora meravigliato da questo comportamento, che suona tanto come un attacco politico da parte di Opera nomadi . Se proprio volessero far chiudere la nostra scuola sarebbe sufficiente non iscrivere i bambini. Dal momento invece che le iscrizioni ci sono, significa che le famiglie Rom di Villanova ci tengono a mandare a scuola i propri figli per dar loro un futuro. Per la preannunciata manifestazione di fronte alla scuola – conclude Pizzi – devo dire di essere un tantino preoccupato per i problemi che potrebbe causare». Moreno Tenani

«Obbligo di permesso di soggiorno per i nomadi» – RAFFAELE ZANON (AN)

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Sabato, 9 Settembre 2006
Sul blitz compiuto dalle forze dell’ordine e dalla polizia locale nel campo nomadi in via Longhin, interviene il consigliere regionale di Alleanza Nazionale, Raffaele Zanon ed esprime solidarietà agli agenti feriti nell’operazione. Zanon chiede «lo smantellamento di quei campi nomadi che rischiano di diventare ricettacoli per la criminalità e la malavita organizzata». «Alleanza Nazionale propone una più rigorosa regolamentazione dei campi Rom – afferma Zanon – istituendo anche per i nomadi l’obbligo del permesso di soggiorno, per arginare l’invasione di bande illegali proveniente dall’Est europeo. Servono regolamenti più severi, una gestione dei campi più rigorosa da parte delle amministrazioni comunali e lo sgombero delle aree oggetto di attività criminose». L’esponente di An ricorda infine che nel Veneto continuano a registrarsi attività di sfruttamento di bambini nomadi , costretti a fare accattonaggio ai semafori e anche a prostituirsi. «Chi continua ad assumere atteggiamenti tolleranti nei confronti dei nomadi – dichiara Zanon – allo stesso tempo tollera anche lo sfruttamento dei minori purtroppo ormai abituale lungo le strade delle nostre città».

Il Comune: Sinigaglia: «Smantelliamo il campo»

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La cattura dei fratelli Stoiko in via Longhin: traditi dall?ultimo furto ripreso dalle telecamere dell?Ikea

Ieri sono stati portati via tre container. Quelli dove si rifugiavano i vagabondi e coloro che volevano nascondere refurtiva, o altro materiale illecito. Ma l’obiettivo dell’amministrazione è quello di smantellare un po’ alla volta il campo nomadi di via Longhin e di creare al suo posto un’area verde. Ieri mattina, infatti, Claudio Sinigaglia, assessore al Sociale, ha fatto il punto sulla situazione, dopo la guerriglia dell’altra sera. «In questo momento – ha spiegato il vice sindaco – nella struttura ci sono 61 persone, fra cui 24 minori. Un numero molto più basso rispetto a quello che si registrava nell’estate del 2004, quando le presenze erano 200. Un po’ alla volta, quindi, sono andati avanti i rimpatri e quindi la situazione oggi è molto migliorata. In questo momento le tre famiglie che sono rimaste in via Longhin ci hanno detto che vorrebbero un pezzo di terra dove costruirsi una casa, in modo da diventare stanziali. Hanno dato la disponibilità a effettuare questo investimento e mi auguro che il loro progetto possa andare in porto il più presto possibile, perché noi vogliamo smantellare in modo definitivo il campo-nomadi ». «In pratica – ha detto ancora Sinigaglia – adesso nella struttura resteranno questi “nuclei storici” di rom e di sinti italiani che abitano qui da più di dodici anni, oltre a due persone che non ci sentiamo di spostare, perché sono un’anziana e una disabile che vivono chiedendo l’elemosina in centro storico. In totale si tratta di tre container e di dodici roulottes. Vedremo se si troverà una risposta alla domanda da loro formulata di trovare cioè una sistemazione stanziale. Sarebbe l’ideale, anche perché in queste famiglie vivono dei bambini che si sono perfettamente integrati a scuola. Per gli adulti, invece, stiamo lavorando per gli inserimenti lavorativi in cooperative sociali di tipo B: queste persone, infatti, possono lavorare il ferro, fare pulizie, oppure operare nell’ambito dell’artigianato. Tra i nostri obiettivi, comunque, c’è anche quello della riqualificazione dell’area, inserendo magari delle attrezzature sportive».
Nicoletta Cozza

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