29.12.06

I Sinti di Corso Australia

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DIVENTERANNO MURATORI QUELLI CHE VIVONO ALL’EX FORO BOARIO DI CORSO AUSTRALIA I Sinti costruiscono casa col Comune

Il Gazzettino del 29/12/2006

Non c’è solo l’integrazione proposta per via Anelli, attraverso la strada obbligata di chiudere le palazzine e trasferire gli immigrati regolari. Ce n’è anche un’altra che prevede che le stesse braccia degli stranieri contribuiscano a costruirsi una casa. E la circostanza è tanto più singolare quanto il fatto di sapere che la si applicherà ad una comunità di zingari, i sinti che stazionano in corso Australia.
Eppure il Comune ci prova dal momento che ieri in Giunta è passata una delibera proposta dall’assessore al Sociale, Claudio Sinigaglia che destina 300mila euro al progetto. Il titolo della delibera è “Dal campo nomadi alla città. Il villaggio della speranza” e l’idea parte dalla constatazione che vicino al Foro Boario di Corso Australia dal 1999 esiste un campo nomadi.
Dal censimento del 21 novembre scorso figurano 11 nuclei per 29 persone, 17 adulti e 12 minori. Sono zingari sinti, cittadini italiani e in possesso della residenza a Padova. I loro figli frequentano le scuole cittadine. Questo gruppo, spiega il vicesindaco nella delibera, sconta la grande difficoltà dei nomadi, anche di quelli ormai stanziali, di inserirsi stabilmente nel mondo del lavoro. Sono quasi scomparse le vecchie attività – calderai, commercio di cavalli, produzione di vasellame di rame, artigianato del cuoio, giostrai itineranti – senza che queste siano state sostituite da validi mestieri in grado di inserirsi nel mondo produttivo. L’amministrazione però vuole superare la logica del campo che di fatto rischia di diventare una sorta di ghetto e tende a destabilizzare chi vi abita e anche quella dell’assistenzialismo. Quindi il Comune metterà a disposizione un’area di quasi 10mila metri quadrati da destinare alla costruzione di 11 abitazioni in muratura di circa 45 metri quadrati. Gli alloggi rimarranno di proprietà del Comune. Ma i sinti vi concorreranno con l’autocostruzione, aiutando la ditta che sarà incaricata. E il loro aiuto sarà quantificato e scontato dai canoni mensili dovuti al Comune per l’assegnazione degli alloggi. Invece chi non sarà in grado di compartecipare pagherà il canone per intero.
Anche la ditta prescelta dovrà obbedire a determinate caratteristiche, si legge nella delibera. Dovrà avere “adeguata sensibilità nell’ambito dei progetti sociali così da accettare le varie condizioni” compresa quella di aiutare ad attivare sul posto una sorta di scuola professionale edile per i sinti coinvolti. Di coordinare l’intero progetto si farà carico l’Opera Nomadi che da anni segue il percorso di integrazione dei Sinti.

24.12.06

Opera Nomadi di Padova entra in Carcere con i Rom e i Sinti.

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L?Opera Nomadi di Padova è stata individuata dal Comune di Padova Assessorato Servizi Sociali, per partecipare al Piano Cittadino sul Carcere finalizzato all?elaborazione e al coordinamento dei programmi di intervento sia all?interno degli Istituti di Pena di Padova per migliorare la vita carceraria e offrire opportunità di scolarizzazione e formazione al lavoro, sia all?esterno per offrire opportunità di inserimento sociale e professionale alle persone detenute ed ex-detenute. L?Opera Nomadi partecipa quindi ai progetti, finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Comune di Padova, intervenendo all?interno degli stessi istituti di pena con corsi di alfabetizzazione e scolarizzazione, con progetti mirati, attraverso la mediazione culturale, al reinserimento sociale e lavorativo e al sostegno ai Rom e Sinti detenuti e alle loro famiglie.
Al Piano partecipano numerose associazioni: da coloro che seguono problemi di alcolismo, agli Istituti di formazione professionale alle cooperative sociali di inserimento lavorativo, ai centri sportivi, ai laboratori teatrali e musicali.
Da tempo l?Amministrazione Comunale di Padova e le realtà del privato sociale sostengono molteplici iniziative che si inseriscono nel percorso rieducativi e di inserimento sociale dei detenuti ed ex detenuti.
La realtà del carcere a Padova continua infatti ad essere destinataria di proposte e progetti espressi da numerosi soggetti che si occupano della formazione culturale, sociale e lavorativa dei detenuti, che si prodigano a sensibilizzare l?opinione pubblica sulle tematiche della giustizia, della legalità e della reclusione e che collaborano al reinserimento sociale di chi viene ammesso alle misure alternative o è libero per fine pena. Molte e diverse sono le problematiche che riguardano i Rom e i Sinti, le difficoltà di riferimenti alloggiativi nel territorio impedisce, molte volte il beneficio di regimi alternativi o complementari alla carcerazione, altro nodo cruciale è la recidività, è sicuramente uno degli aspetti più critici del sistema penale ed uno dei principali indicatori del fallimento delle azioni di reinserimento; il ruolo del territorio, della comunità locale e le politiche di inclusione e dell?accoglienza risultano determinanti. I continui mutamenti della situazione e le veloci trasformazioni della popolazione carceraria impongono una costante ridefinizione dei bisogni e delle risposte per tendere efficacemente alla funzione rieducativa della pena, quindi diventa fondamentale la figura del mediatore culturale.
Importanti sono i rapporti con il C.S.S.A e indirizzare il suo intervento, questo ufficio (dell?Amministrazione Penitenziaria istituito per legge) che dovrebbe: 1) contribuire a realizzare percorsi di trattamento, riabilitazione e reinserimento sociale nei confronti di persone condannate e che si trovano in stato di libertà, in misura alternativa o in detenzione; 2) per i condannati o in attesa di esecuzione della pena offrire informazioni sulle misure alternative alla detenzione, analizzando la situazione socio-familiare finalizzata all?udienza del Tribunale di sorveglianza; 3) svolgere interventi di sostegno ed assistenza alle famiglie del detenuto e curare la preparazione ed il sostengo per la dimissione dal carcere.
Ci siamo resi conto anche durante la trasmissione di Telenuovo ?Rosso e Nero? di qualche settimana fa, dell?ignoranza che circonda i Rom e i Sinti, lo stesso Assessore Regionale Veneto che ha partecipato alla trasmissione è riuscito a dire che i Rom e i Sinti vanno considerati come gli altri immigrati stranieri, che problemi ci sono?!!

L?amministrazione di Schio polemica con Piovene Rocchette

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con la linea del collega che ha vanificato la concertazione con il prefetto per l?Alto Vicentino

«Il sindaco leghista di Piovene Rocchette chiude illegalmente le sue frontiere e scarica i problemi su di noi». Da amministratore locale ad amministratore locale, Emilia Laugelli, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Schio, lancia un severo attaco al sindaco Colman. Perchè il divieto di Piovene, ora al centro di un’inchiesta giudiziaria, ha avuto l’effetto di far finire alcune famiglie di nomadi nei Comuni vicini. E perchè da un paio d’anni, d’intesa con il Prefetto di Vicenza, le amministrazioni locali dell’Alto Vicentino stanno cercando di risolvere il problema di alcuni nuclei familiari, ma i sindaci leghisti manderebbero all’aria ogni tentativo di soluzioni pratiche e di buon senso. «Noi ci occupiamo di tutti i cittadini, anche di quelli più o meno belli, o di quelli più o meno sporchi» spiega con verve polemica l’assessore Laugelli. «Ad esempio abbiamo a Schio da 18 anni una sola famiglia che tra alti e bassi è rimasta e ha trovato un lavoro. Quattro anni fa abbiamo attrezzato una piazzola di sosta grazie a un progetto educativo che si chiama “So-stare” e che ha permesso ai ragazzini di andare a scuola. Ebbene, questo è un bell’esempio di inserimento, un impegno, una politica che poteva essere fatta propria dai Comuni vicini». Invece si è messa di mezzo la variabile leghista. Emilia Laugelli denuncia: «Quando la Lega è entrata in giunta, le prime delibere delle amministrazioni di Piovene e Malo sono servite per mandare via gli stanziali». Il riferimento non è tanto alle famiglie sinti e rom provenienti da altre regioni che hanno indotto il sindaco di Schio a interdire la zona Industriale, ma ai nomadi che sono da tempo sul territorio. «Ci sono quattro famiglie nell’Alto Vicentino da sistemare. E con l’impegno di tutti avremmo potuto trovare una soluzione. Invece il sindaco di Piovene ha mandato via la famiglia Levacovich, che si era sistemata su un terreno di proprietà dopo aver comperato un camper ed essersi dotata di wc chimico. Il sindaco non ha trovato di meglio che sequestrare il wc e gli occupanti si sono dispersi nei Comuni vicini». Quindi anche a Schio. «A Malo è avvenuto lo stesso, con il risultato che i bambini non vanno più a scuola e i vigili sono costretti a mandare da una parte all’altra queste famiglie». L’altra faccia della battaglia di Colman sarebbe questa. L’assessore Laugelli rimarca il risultato deludente di un tavolo di lavoro per risolvere il problema dei nomadi nel’Alto Vicentino. «Un anno e mezzo fa, con il prefetto Tranfaglia, i Comuni di Schio, Malo, San Vito, Piovene, Marano e Santorso, avevano cominciato a ragionare sull’ipotesi di farsi carico ciascuno di una famiglia, come avviene a Schio». L’incontro decisivo è avvenuto alla fine di novembre, il giorno precedente la fiaccolata leghista a Piovene. «Davanti al prefetto il sindaco Colman si è alzato e piantato tutti i asso. A quel punto anche il sindaco di Malo ha detto di no. Mi domando perchè i Comuni collaborano per il gas, l’acqua, i rifiuti, i vigili urbani, ma non lo fanno quando ci sono di messo gli zingari ». La denuncia contro Colman è stata presentata dai rappresentanti delle tre famiglie cacciate (Adriana Levacovich, Nicoletta Caris, Teresa Bradich), ovvero da Fabio Dalla Vecchia, Mario Turati e Carlo Berini dell’Opera Nomadi. Si sono affidati all’avvocato Enrico Varalli, che in un processo a Verona era parte civile contro l’assessore regionale leghista Flavio Tosi condannato per istigazione all’odio razziale. «Per discriminazione etnica, il sindaco di Piovene ha costretto persone anziane e malate a vagare nel territorio, pur avendo acquitato una proprietà per insediarvisi». G.P.

IX° seminario Nazionale – Relazione Scuola

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SCHIO: Sui nomadi politica sovracomunale

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20 Dicembre 2006

Il Sindaco Dalla Via replica a Lega, An e Forza Italia. Respinta la richiesta di dimissioni dell?assessore Laugelli

Il sindaco: «Il fossato aveva l?obiettivo di riportare la legalità nell?area e rispondere:
“L’integrazione si costruisce difendendo la legalità e l’uguaglianza dei cittadini”. Respinta la richiesta di dimissioni dell’assessore Emilia Laugelli. Caso nomadi : il sindaco risponde a Lega, Forza Italia e Alleanza Nazionale che avevano presentato due mozioni respinte dal consiglio comunale. Dalla Via, l’altra sera, a palazzo Garbin, ha affermato che è necessaria una politica sovracomunale lavorando di comune accordo con la prefettura e gli altri enti locali. Egli ha ribadito che, per anni, nell’Alto Vicentino, ogni comune ha scaricato le famiglie nomadi nel territorio vicino e da questo ne riceveva altre. A suo parere, da più di due anni, le ordinanze dei vari comuni non hanno fatto che spostare e aggravare il problema trasformandolo in un continuo trasferimento dei nuclei familiari nomadi nel territroio. “Di fronte a questa realtà-ha affermato il sindaco- è impossibile pensare che un singolo comune possa risolvere da solo la questione, salvo, appunto, ragionando in un’ottica egoistica, chiudendo completamente le proprie porte e scaricando, di fatto, la soluzione ad altri comuni. Dobbiamo lavorare di comune accordo con la prefettura e gli altri enti locali, proseguire con determinazione le attività del tavolo di lavoro coordinato proprio dal prefetto di Vicenza per affrontare il problema in modo unitario. E’ solo adottando un’ottica sovracomunale, infatti, che possiamo risolvere problemi che non riguardano esclusivamente una città, una frazione, un quartiere”. Il sindaco di Schio ha affermato che, in seguito a frequenti richieste di intervento e segnalazioni di disagio che provenivano da alcune aree della città, la giunta è intervenuta con azioni di prevenzione e dissuasione per fermare la ciclica presenza di insediamenti abusivi di nomadi che provenivano anche da fuori regione: “E’ per questo che-ha precisato Dalla Via- anche dopo la segnalazione delle forze dell’ordine, abbiamo deciso la realizzazione del fossato; un intervento non differente dalle ordinanze di sgombero o dai dissuasori installati in diverse aree per motivi di ordine pubblico e di igiene. I motivi che ci hanno spinto alla realizzazione del fossato in zona industriale sono gli stessi in quanto, da tempo, si segnalava un clima sempre più difficile, soprattutto per il ripetersi di episodi di microcriminalità. L’intervento nostro aveva l’obiettivo di riportare la legalità nell’area e rispondere in modo concreto ad un disagio fortemente sentito”. E il sindaco non ha fatto sconti ai nomadi ribadendo con incisività che una politica di integrazione non può e non deve scontrarsi con un valore fondamentale come quello della legalità: “E’ compito di ogni amministrazione-ha aggiunto- assicurare la piena vivibilità di tutte le aree del territorio comunale. Dove ciò non avviene, e le lamentele giunte dalla zona industriale testimoniavano un forte stato di disagio, è compito del comune intervenire. Assicurare la legalità è un presupposto prioritario per una città che voglia essere aperta e inclusiva. Proprio per questo non possiamo accettare o fare sconti all’illegalità. L’integrazione si costruisce difendendo la legalità e l’uguaglianza di tutti i cittadini nei loro diritti e nei loro doveri”. Nei vari passaggi il sindaco ha difeso l’operato dell’assessore Emilia Laugelli di cui la mozione di Alleanza Nazionale chiedeva le dimissioni: “Il suo impegno è stato generoso; ha fatto di Schio una città all’avanguardia nei servizi di assistenza alla persona. Purtroppo l’ha esposta a strumentalizzazioni e attacchi personalistici che hanno a che fare con le bassezze della politica piuttosto che con un alto dibattito sul bene comune”. La richiesta di dimissioni è stata respinta.

VICENZA «Altro che legge, contro i Rom c’è l’apartheid»

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10 Dicembre 2006

I nomadi che hanno denunciato il sindaco di Piovene: «I cartelli ci impediscono la sosta con qualsiasi mezzo. Questa è discriminazione»

«Siamo dispiaciuti per questa denuncia, la sentiamo come una sconfitta e speriamo che il sindaco di Piovene Rocchette, con l’avviso di garanzia, si renda conto dell’atto che ha compiuto». Il giorno dopo l’orgogliosa autodifesa di Maurizio Colman, il primo cittadino leghista finito nel registro degli indagati per discriminazione razziale, i rappresentanti delle comunità “sint” e “rom” hanno deciso di rompere il silenzio e di spiegare perchè sono scesi sul sentiero di guerra contro un amministratore comunale. Carlo Berini è presidente dell’Opera Nomadi di Mantova, di professione fa il ricercatore presso l’Istituto di Cultura Sinta dello stesso capoluogo lombardo. L’attacco contro Colman è partito da lui, oltre che da Nereo Turati presidente dell’OPera Nomadi di Vicenza e Fabio Dalla Vecchia di “Sucar Drom” di Vicenza.
Perchè questa denuncia?
«L’ordinanza 128/05 del sindaco discrimina i cittadini che appartengono a minoranze nazionali ed europee, ovvero “sint” e “rom”, perchè vieta la sosta ai “nomadi “, con qualsiasi mezzo e su tutto il territorio comunale. E per farlo sapere ha apposto 15 cartelli ad ogni ingresso del Comune».
Il sindaco dice che non vuole discrimare…
«Ma se io sono un nomade e vado in un supermercato a Piovene, se parcheggio regolarmente la mia auto, questa mi può essere sequestrata e posso ricevere una multa di 500 euro per il solo fatto di essere un nomade. E lo stesso succede se mi fermo al bar o se un amico di Piovene mi invita a cena. Se parcheggio nel suo giardino, rischio il sequestro perchè l’ordinanza prevede anche le aree private».
Colman sostiene di aver voluto colpire una situazione di abuso edilizio, utilizzo abitativo di un’area agricola.
«L’ordinanza è precisa, non riguarda solo le aree pubbliche ma anche quelle private. Se avesse riguardato solo la proprietà privata della famiglia Levacovich, avrebbe potuto fare un divieto solo per quell’area. Se esiste un abuso è giusto che venga punito come prescrive la legge, anche se il caso è controverso».
Il sindaco si dice certo e fa riferimento a un regolamento comunale.
«Fino al 2005 la legge permetteva di restare con una roulotte su un terreno. La norma è stata modificata con il testo unico sull’abusivismo edilizio del 2001, entrato in vigore solo l’1 gennaio 2005, con il condono edilizio. Prima di questa data, lalegge 47 del 1985 prevedeva che per esservi abuso il manufatto dovesse essere ancorato al terreno».
C’era un fine politico legato al peso della Lega Nord nel governo Berlusconi?
«No, nasceva da una situazione creatasi in provincia di Pisa, dove un tratto di litorale, sul Tirreno, era stato occupato nel tempo da roulottes trasformate in bungalow per i fine settimana. C’è poi una sentenza della Cassazione del ’99 secondo cui una rolotte su terreno agricolo può costituire un abuso edilizio. Ma il punto della denuncia non è il divieto su quel terreno».
Quale è?
«L’apposizione dei cartelli con il divieto di sosta per i nomadi su tutto il territorio comunale di Piovene. Questo significa che se viene aperto un campeggio nel Comune, un sint o un rom che entri con la propria auto, pagando l’ingresso, rischierebbe sequestro dell’auto e multa».
Raccontata a questo modo, la denuncia ha uno spessore molto diverso.
«È una discriminazione razziale bella e buona. Controllare per credere le foto che abbiamo pubblicato sul nostro sito dell’Opera Nomadi di Mantova. La denuncia è molto lunga, articolata, piena di riferimenti».
Vi sono capitati casi analoghi in Italia?
«I cartelli con i divieti ai nomadi hanno cominciato a comparire negli anni ’90 con l’esodo dei rom dalla guerra nella ex-Jugoslavia. In questi anni ci siamo impegnati per farli togliere in numerose parti d’Italia».
Ci siete riusciti?
«Evidentemente sì, visto che la denuncia al sindaco Colman è la prima presentata in Italia. Abbiamo aspettato un anno, gli abbiamo spiegato, scritto, lo abbiamo incontrato. Prima di denunciarlo gli avevamo fatto avere una diffida per discriminazione razziale sperando che ci ripensasse».
Non siete riusciti a convincerlo?
«No, ma se lui toglie i cartelli e l’ordinanza, noi ritiriamo la denuncia. Il nostro obiettivo non è quello di denunciare i sindaci, ma di promuovere processi di integrazione tra la società numericamente maggiore e le società “sint” e “rom”».
In Italia i due mondi non comunicano molto.
«C’è un apartheid peggiore che negli Stati Uniti negli anni Cinquanta, dove ai neri era vietato di salire in bus o andare in una scuola pubblica, ma non era vietato di esistere in un territorio. È quello che il sindaco vorrebbe invece a Piovene Rocchette. Non ti dice: è vietata la sosta di carovane. Ma ti dice che è vietata la sosta dei nomadi con ogni mezzo. Anche in bicicletta».
Cosa citate a sostegno della vostra posizione?
«Qualsiasi persona di buon senso capisce che un divieto per una sola categoria di cittadini va contro l’articolo 3 della Costituzione che prevede l’uguaglianza di tutti davanti alla legge senza distinzione di razza, lingua, condizioni personali e sociali».
Perchè la denuncia è una sconfitta?
«Perchè in questo modo non risolviamo i problemi concreti della gente. Denunciamo il sindaco Colman, ma rimane la situazione di due signore anziane cacciate via dalla loro proprietà che devono avere un luogo dove vivere, una carta d’identità, assistenza sanitaria, un medico e non dover girare continuamente».
Qualche amministrazione comunale più sensibile, come quella di Schio, denuncia rischi per altre famiglie.
«In quella zona abbiamo una quindicina di famiglie scaricate da una parte all’altra. Avevamo cominciato un percorso grazie anche al prefetto di Vicenza per un tavolo istituzionale. Ma iniziative come quella di Colman rischiano di bloccare tutto. Non possiamo pensare che ci sia un certo numero di famiglie a cui è impedito di trivare in tutta la Provincia un luogo dove stare».
Però la gente ha paura dei “rom” che rubano.
«È giusto fare un discorso di legalità. Se io sbaglio e faccio un furto, è giusto che vada in galera e paghi il mio debito con la società. Ma se sono colpevole, devo andare in carcere io, non la mia famiglia, cosa c’entrano gli altri componenti?».
Infatti, per legge la responsabilità penale è individuale.
«Se Colman dovesse essere processato e condannato per questa inchiesta, non pensiamo che debbano essere condannati tutti i suoi parenti. Come non pensiamo che tutti i cittadini di Piovene Rocchette non possano parcheggiare la loro auto a Mantova».

Piano d’Integrazione nell’Alto Vicentino – Piovene Rocchette dice NO

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25 Novembre 2006

Vicenza – Nomadi , dopo il caso del fossato di Schio, ieri un summit in prefettura pensando ad un piano di integrazione. Obiettivo: agevolare l’inserimento degli “stanziali”, quindi non dei nomadi che arrivano e se ne vanno dopo poco, ma di quelli che si fermano a lungo o definitivamente. Sei comuni dell’Alto Vicentino con i loro rappresentanti hanno partecipato all’incontro con il prefetto: cinque sono arrivati ad un accordo, che prevede comunque altri incontri. Il sindaco di Piovene invece ha detto no. E oggi manifesterà contro i nomadi nel suo comune.

Veneto da prima della classe a ……. nei confronti dei Rom e Sinti

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Non se lo sarebbe aspettato nessuno. Che il Veneto, regione prima della classe in Italia nel difendere la cultura dei nomadi – con i complimenti del ministero dell’Interno – adesso si trovi senza o quasi finanziamenti per la legge pilota. (Una legge anzi che la Lega vorrebbe cancellare e basta).Vero che si tratta di un provvedimento del 1984 (poi aggiornato) ma vero anche che il problema degli zingari sta diventando infuocato. Non solo per il fosso che il comune di Schio (Vicenza) ha fatto scavare per impedire a roulotte e camper di accedere ad un’area solitamente frequentata da nomadi. Ma soprattutto perché l’Opera Nomadi ha lanciato un allarme in pieno stile: «Stanno arrivando cinquanta, forse centomila zingari dalla Romania. Partiranno quando quel paese entrerà in Europa (il 1. gennaio prossimo ndr) – ha denunciato Renata Paolucci, vice presidente nazionale dell’Opera Nomadi, padovana – Altri sono in arrivo dalla Bulgaria. I segnali che abbiamo ricevuto sono chiarissimi. È emergenza nazionale». Si parla di una massa di 100-150 mila persone che vuole fuggire dalla fame e dalle condizioni precarie nella quali è costretta a vivere.
Un allarme lanciato a Nordest e rimbalzato in fretta a livello nazionale. Con polemiche, come spesso accade, quando la politica si infila – a volte a testa bassa – su questi argomenti.
Tanto che il vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato (deputato di An)ha chiesto al ministro dell’Interno che l’Italia, «come hanno fatto Inghilterra, Irlanda e adesso la Spagna, imponga una moratoria per un periodo di due anni alla libera circolazione di stranieri provenienti da Bulgaria e Romania».
La risposta è arrivata ieri dal vicepremier e ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli al termine di un incontro con il ministro rumeno della Cultura e degli Affari Religiosi, Adrian Iorgulescu. L’Italia è disponibile «a non imporre restrizioni all’ingresso della manodopera rumena in un quadro di condivisione europea. La Romania oggi, ha detto Rutelli, «non è più un Paese di immigrazione forzata per motivi economici; anzi, è un Paese dove in molte parti c’è la totale occupazione. Addirittura in alcuni cantieri le imprese che vengono dall’estero sono costrette a reclutare manodopera straniera per il grande boom economico di questi ultimi anni». Meglio dunque «regolare la libera circolazione in maniera coordinata con gli altri Paesi dell’Unione Europea».«Ma la Romania non era stata “colonizzata” dall’imprenditoria veneta? – esordisce con una battuta l’europarlamentare veneziano Paolo Costa – Io penso che l’emigrante scelga il paese che gli conviene. E mi pare poi che l’Inghilterra abbia fatto una moratoria selettiva: entravano solo laureati e lavoratori eccellenti. Anche noi dovremmo guardare a queste opportunità. Ho l’impressione che abbiamo già perso “gli ingegneri rumeni”».
A Palazzo Balbi intanto Giancarlo Galan, presidente delle Regione Veneto si sta concendendo un momento di riflessione sull’argomento: Il suo interprete-mediatore, Franco Miracco garantisce che il presidente, essendo un liberale «Non dirà mai: c’è il nemico in casa. Una cosa è la delinquenza, un’altra il rispetto di una differente cultura». E per i campi nomadi, gli zingari che potrebbero arrivare da Romania e Bulgaria; e la legge senza finanziamenti? «C’è la necessità di un ragionamento teorico e operativo che coinvolgerà anche gli assessori De Bona, Giorgetti e Donazzan, oltre a tanti altri. Il Veneto sta affrontando questa storia con l’attenzione necessaria».
Renata Paolucci, con l’Opera Nomadi, la persona che sta lanciando messaggi per una politica continuativa per rom e sinti ha idee chiare sul percorso di accoglienza degli zingari: «A Padova – spiega – i sinti hanno di fatto “progettato” le casette del villaggio che il Comune costruirà (circa 300mila euro). e vi lavoreranno come muratori proprio alcuni sinti».
E mentre il Comune di Padova, come altre amministrazioni comunali, cercherà finanziamenti da Galan i sindaci dell’Alto Vicentino (Malo, Piovene Rocchette, Schio, San Vito di Leguzzano e Marano) si stanno coalizzando pensando ad un unico “maxicampo” dove accogliere i nomadi.
«Auguri – fa eco da Venezia il consigliere regionale Igino Michieletto, da anni voce critica sulla politica per i nomadi nel Veneto – Ogni volta che un sindaco tocca il problema degli zingari si trova mezzo paese contro. Ma chi fa politica non deve smettere nella mediazione e nelle scelte. Il vero problema è che il Veneto non finanzia più la legge sui campi nomadi. Nell’ultima finanziaria sono riuscito a strappare, nell’ultima notte di dibattito, 100 mila euro per finanziare la formazione scolastica degli zingari».
Nonostante le ripetute norme a sostegno della cultura dei nomadi il panorama del recente dibattito politico regionale è un batti e ribatti che oscilla tra pregiudizi e buonsenso. Già nel giugno del 2000 An con Paolo Scaravelli proponeva di cambiare la legge (attualmente vigente) che obbliga ogni comune a individuare e attrezzare aree per la sosta dei nomadi: «Nessuno pensa ai disagi dei residenti, i nomadi non dovrebbero essere più dell’uno per mille degli abitanti del Comune». E già allora era sorto il problema: quanti sono i nomadi. Sette, ottomila o di più? e la proposta era: il censimento lo facciano i comuni. Michieletto replicava: «Ma i comuni disattendono la legge: non installano i campi sosta, anzi. chiedono sgomberi per motivo igienici sanitari, ma il problema è solo spostato di luogo e tempo». E sempre Michieletto faceva rilevare che i progetti dei volontari per assistenza ai nomadi richiederebbero 1300 milioni mentre la Regione ne stanziava 80. La cronaca del dibattito mette in primo piano le azioni del sindaco Gentilizi con gli annunciati sgomberi di Treviso, il progetto “blocca nomadi” che San Donà vuole attuare. E arriviamo allo scorso anno. Raffaele Zanon (An) propone – dopo il delitto di un gioielliere assaltato nel suo negozio ad Abano – di smantellare i campi nomadi “che rischiano di diventare ricettacoli per la criminalità e che sono diventati le basi di partenza per la malavita organizzata”. Lo scorso luglio si arrabbia il consigliere Remo Sernagiotto (Fi) prendendosela con il questore di Treviso Filippo Lapi che ha deciso di bloccare lo sgombero del campo nomadi di via Milano disposto dal Comune: «Violata l’autonomia del Comune» è l’allarme. All’attacco ritorna anche Zanon, lo scorso settembre riproponendo lo smantellamento dei campi nomadi, dopo un blitz delle forze dell’ordine dove restano feriti anche alcuni agenti. Chiude Michieletto (Margherita): «I leghisti veneti imparino dai lombardi: lì si è applaudito ad un accordo tra Regione, Provincia e Comune di Milano per un’intesa di gestione dei campi nomadi, con i volontari. E i rom che transiteranno sono impegnati a firmare un documento dove accettano diritti e doveri legati alla permanenza sul territorio». «I problemi ci sono – conclude Costa – ma il cardine della Comunità europea è la libertà di movimento. Non possiamo cambiare idea adesso ma possiamo fare politiche di maggiore attenzione».

Adriano Favaro