23.01.07

Rom e Sinti, STORIA DI IGNORANZA E PAURE

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , at 10:33 by Blog Admin


Il giornalista Paolo Finzi, “l’amico anarchico” di Fabrizio De Andrè, redattore del mensile “A”, sarà a Pordenone (dalle 17 nella saletta dell’ex Convento di San Francesco) per la presentazione del doppio Dvd “A forza di essere vento“, dedicato al cantautore genovese, “amico, compagno, pensatore e poeta”, dove non ci sono le sue canzoni, né la sua voce o il suo volto, ma ci sono le sue idee, la sua sensibilità e i suoi interessi.
Un lavoro di documentazione, accompagnato anche da un libretto, per raccontare di uno sterminio che molti ancora oggi vogliono ignorare perché gli zingari, “i figli del vento”, sono gli asociali, i sottouomini per eccellenza.
Accomunati agli ebrei dallo stesso destino di morte, furono almeno mezzo milione i Rom e i Sinti sterminati nei lager. Ma è come se il vento ne avesse disperso la memoria: eppure essi furono perseguitati, sterilizzati in massa, usati come cavie per esperimenti e infine destinati alle camere a gas e ai crematori.
Oltre ventimila vennero uccisi, tra il febbraio 1943 e l’agosto 1944, nel solo Zigeunerlager, il campo loro riservato ad Auschwitz. Nonostante questo, nessuno zingaro venne chiamato a testimoniare nei processi ai gerarchi nazisti, neppure a Norimberga, e alle vittime venne per lungo tempo negato ogni riconoscimento, con il pretesto che le persecuzioni da loro subite non erano motivate da ragioni razziali, ma dalla loro “asocialità”. Inoltre, il loro sterminio, non fu giudicato come un genocidio, ma coma una persecuzione finalizzata ad estirpare la criminalità.
Paolo Finzi ha cominciato a interessarsi alla cultura e alle problematiche dei nomadi quasi per caso, perché nella scuola dove andavano i suoi figli c’erano anche dei bambini Rom e, contrariamente a molti genitori “per bene”, che si tenevano ben alla larga da quelle madri così “diverse”, egli decise invece di avvicinarle. Cominciò a frequentare i loro campo, le loro feste: da qui gli si aprì un nuovo mondo.
«Tutti parlano degli zingari, pensando di sapere tutto su di loro – ci dice – ma chi davvero li conosce? Chi li ha incontrati? Chi ha parlato con loro? Chi è entrato nelle loro case? E soprattutto chi li vuole conoscere? Ecco, questo è il primo passo da fare, conoscerli per abbattere i pregiudizi che nascono dall’ignoranza».
«Gli zingari – racconta Finzi – sono un popolo di origine indiana che, attorno all’anno 1000, cominciarono una grande migrazione: giunti in Europa non trovarono nessuno “spazio libero” in cui insediarsi e così non hanno costituito nessuno stato, rimanendo nomadi. In Italia si hanno le prime attestazioni della loro presenza nel 1400. In Abruzzo esiste una comunità di zingari-abruzzesi che sono stanziali ed abitano in normali case».
A Pordenone non ci sono campi nomadi e a parte qualche famiglia stanziale a Prata, Spilimbergo, Aviano e Maniago, non c’è una presenza di Rom rilevante. Com’è la situazione in Italia ed in Europa?
«In Europa sono per lo più stanziali, mentre i campi nomadi sono una caratteristica italiana, inficiata da dolorose contraddizioni come il fatto che il nomadismo sia vietato da leggi statali e regionali, e nel contempo alcuni comuni stabiliscano che nei campi si può rimanere solo due mesi. In Italia sono stimati circa 150 mila nomadi, di cui 30 mila sono senza documenti (molti sono scappati dall’ex Jugoslavia)».
L’apertura delle frontiere con la Rom ania ha scatenato la fobia da invasione
«In Rom ania i Rom costituiscono il 10% della popolazione e ora diventano la minoranza etnica, culturale e linguistica più rilevante in Europa, ma loro si spostano solo se ne hanno necessità e dove sanno che ci sono possibilità di sopravvivenza. Quelli che lavorano spesso riescono a farlo nascondendo la propria etnia, perché altrimenti non verrebbero assunti. La loro costante presenza nelle patrie galere è dovuta spesso a povertà e ignoranza, oltre a veri e propri soprusi».
Clelia Delponte

Riferimenti: A forza di essere vento

21.01.07

Padova, il Giorno della Memoria nelle scuole

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , , , at 12:45 by Blog Admin


MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto
Ufficio Scolastico Provinciale di PADOVA
Ufficio Interventi Educativi

Padova, 15 gennaio 2007 Prot. n. 000220/C41

Ai Dirigenti Scolastici
delle Scuole della provincia di Padova, di ogni ordine e grado;
Loro Sedi

Oggetto: 27 gennaio ? ?Giornata della memoria? ? Bandiere a mezz?asta ? Un minuto di silenzio

Con la Legge 20 luglio 2000, n. 211 è stato istituito il “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. La legge è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000

L?art. 1 della legge recita: ?La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell?abbattimento dei cancelli di Auschwitz (27 gennaio 1945), “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati?.

L?art. 2 afferma: ?In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all?articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell?Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere”.

E? una memoria attiva, come ci ha insegnato Primo Levi, dove ognuno è chiamato ad interrogarsi di fronte ai crimini della storia, al male fatto da e a ciascuno di noi, appartenenti tutti alla grande famiglia umana.

Vuole essere efficace strumento di speranza: l?uomo ha saputo, con fatica, risorgere da una situazione drammatica e creare nuove opportunità di benessere sociale ed economico.

Si comunica inoltre che la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella ricorrenza del giorno della Memoria, in segno di omaggio alle vittime dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, ha disposto per sabato 27 gennaio p.v. l?esposizione a mezz?asta delle bandiere nazionale ed europea sugli edifici pubblici. Ha disposto inoltre un minuto di silenzio e di raccoglimento alle ore 12 dello stesso giorno nelle scuole.

Si segnalano le iniziative, pervenute fino ad oggi : Comune di Piove di Sacco sulla persecuzione razziale degli Ebrei e dei Rom/Sinti, con la collaborazione delle scuole del territorio e dell?insegnante Maria Grazia Dicati, impegnata da molti anni per la scolarizzazione dei bambini appartenenti a questa minoranza, quella della SMS Albinoni di Tencarola di Selvazzano in collaborazione con la Fondazione Giorgio Perlasca.
Si comunica che questo ufficio raccoglierà le iniziative che le scuole vorranno farci pervenire.

Distinti saluti

Il Dirigente Franco Venturella

Riferimenti: Appuntamenti 2007

13.01.07

Il governo vuole un ”patto” con i nomadi: un tavolo interministeriale

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , , , at 11:49 by Blog Admin

ABBIAMO LETTO L’ARTICOLO SOCIALE E ABBIAMO SUBITO CHIESTO LA RETTIFICA AL REDATTORE SOCIALE (per conoscenza anche alla Segreteria del Ministro Ferrero) PER LE AFFERMAZIONE ERRATE RIGUARDANTI LA NS. ASSOCIAZIONE.

Non so da chi abbiate appreso la notizia secondo la
quale l’Opera Nomadi stima che la presenza in Italia
di Rom e Sinti sia di circa 40.000 persone.
Chiediamo che l’articolo venga rettificato in quanto
abbiamo sempre dichiarato che il numero totale,
calcolato per difetto, dei Rom, dei Sinti e Camminanti
in Italia è di circa 150.000. Io stessa, a nome
dell’Opera Nomadi, ho fornito questi dati al Tavolo
del Ministero della Solidarietà Sociale del 20
dicembre scorso indigandomi per il fatto che in tutti
questi anni, non si sia riusciti a tutelare i diritti
di un numero così esiguo di persone che rappresenta lo
0,3 % della popolazione italiana (appunto 150.000
circa come è stato dichiarato anche dal Ministro
Ferrero).
Renata Paolucci
Vice Presidente Nazionale Opera Nomadi

Al Tavolo Ministeriale erano presenti tra l’altro anche Enzo Esposito di Napoli, Consigliere Nazionale dell’Opera Nomadi, Kasim Cizmic Presidente di Unirsi e Vice Presidente Nazionale dell’Opera Nomadi e Carlo Berini di Sucar Drom (e anche Presidente dell’Opera Nomadi di Mantova).

Il governo prepara un provvedimento di legge che ristabilisca regole di convivenza. Tra i primi obiettivi una ricognizione delle leggi regionali in vigore sul tema e il primo censimento delle presenze

ROMA – Il governo si prepara a lanciare un provvedimento di legge sui Rom, i Sinti e le altre comunità nomadi presenti in Italia. Su questo tema è infatti già a lavoro un tavolo interministeriale. Le prime riunioni ci sono state a novembre, quindi prima della doppia emergenza che poi è scattata con gli incendi nei campi nomadi, in particolare quello di Caserta, le tensioni a Milano e soprattutto l’allarme “invasione” legato all”entrata in Europa di Romania e Bulgaria. Gli esperti e i politici che si stanno cimentando con la questione ci tengono però – prima di ogni cosa – a distinguere bene i piani: da una parte ci sono infatti i problemi legati ai possibili nuovi arrivi in particolare dalla Romania, dall”altra ci sono le questioni che attendono una soluzione da anni. Ci sono comunità di Rom e Sinti che sono presenti sul nostro territorio da più di trent?anni. Ma è paradossale il fatto che il fenomeno non è ancora conosciuto a pieno, non ci sono i dati aggiornati sulle presenze dei nomadi e soprattutto non esiste nessuna legge nazionale che affronta il tema.

Alcune organizzazioni che si occupano dei nomadi da anni ? come l?Opera Nomadi, per esempio ? stimano in 40 mila il numero complessivo dei nomadi in Italia. La cifra potrebbe essere però tranquillamente sottostimata per varie ragioni. Prima di tutto perché una parte (anche se magari si tratta di una minoranza) di queste persone continua ad essere molto mobile. L?altro motivo di incertezza a proposito delle cifre riguarda la certificazione dei documenti. Per il Viminale che sta in questo momento raccogliendo i dati ufficiali è anzi il problema più complicato perché molti Rom, pur essendo ormai stanziali, non hanno ancora documenti di riconoscimento, mentre molti genitori non registrano all?anagrafe i propri figli. Altre fonti parlano di almeno 130 mila Rom già presenti in Italia. Problemi simili si riscontrano per i dati sui matrimoni. Per i Rom, in particolare, la famiglia è il centro della collettività. Credono alla famiglia e credono al matrimonio, ma le forme in cui si manifestano questi valori sono profondamente diverse rispetto alle nostre. La maggioranza dei Rom si sposa di fronte a decine di componenti della comunità, si organizzano grandi feste nei campi, ma poi non sempre il matrimonio della tradizione Rom viene tradotto in qualcosa di certificabile. Molte coppie, cioè, pur essendo sposate con il rito tradizionale, non ripetono poi la cerimonia né in Chiesa, né al Comune. Sono matrimoni che all?atto della certificazione e delle statistiche rimangono invisibili.

Il lavoro del tavolo interministeriale sarà dunque complesso, ma i partecipanti si sono dati due obiettivi minimi, visto che la tematica così densa potrebbe determinare altrimenti una dispersione delle risorse messe in campo. I due obiettivi minimi e prioritari sono i seguenti: elaborare in tempi brevi un censimento di tutte le normative, le leggi, i regolamenti che sono stati promulgati sui nomadi a livello dei singoli enti locali. Il comitato interministeriale sta raccogliendo quindi tutte le leggi che a livello locale sono state varate in Italia negli ultimi anni. Il secondo obiettivo è più complesso: produrre un censimento aggiornato e il più reale possibile sulle presenze, sia prima dell?entrata in Europa della Romania, sia dopo la novità dell?ingresso e quindi dei possibili nuovi arrivi da quel paese di gruppi di nomadi Rom. Per quanto riguarda le normative, sono giunte finora al Ministero una decina di leggi regionali già in vigore.

Si tratta poi, terzo e più complesso obiettivo, di arrivare a una definizione di una legge nazionale (sarebbe una novità assoluta). Il modello che si intende seguire è quello che si sta sperimentando in alcune città italiane. In particolare il caso di Brescia viene considerato con molto interesse dai ministri, sottosegretari ed esperti che stanno lavorando al tavolo. Anche da Milano si traggono spunti, dopo il patto che il sindaco ha firmato con la comunità locale Rom. A Brescia c?è in corso una sperimentazione interessante proprio perché basata su un patto tra il Comune e la comunità nomade che risiede in un campo. Il patto consiste nella decisione ? da parte dei nomadi del campo ? di contribuire attraverso una tassa speciale alle spese per l?acqua, l?elettricità e in generale la gestione dell?area. In cambio del contributo fiscale, che si unisce ai finanziamenti comunali, la comunità ha la possibilità di fruire dei servizi. Ma le altre due questioni centrali che dovranno essere affrontate a proposito dei Rom sono quelle relative alla dispersione scolastica dei minori e soprattutto quella dell?abitazione. Non è affatto vero che i Rom e i nomadi che sono in Italia scelgano per cultura di non abitare in case normali. La loro permanenza nei campi è al contrario uno dei frutti perversi della storica esclusione. (pan)

10.01.07

"Noi da nomadi a sedentari così Padova sarà la nostra casa"

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , , , , , at 13:02 by Blog Admin

da Repubblica del 07 gennaio 2007 di JENNER MELETTI

si riportano le parti dell’articolo su nuovo progetto di autocostruzione del Villaggio della Speranza per i Sinti Veneti residenti attualmente nell’area comunale (campo nomadi) di Corso Australia ex via Tassinari n° 32 a Padova.

PUBBLICHEREMO, APPENA ABBIAMO UN PO’ DI TEMPO, UNA PICCOLA RELAZIONE SULLE PROCEDURE DI SMANTELLAMENTO DEI CAMPI CHE ABBIAMO ATTUATO A PADOVA.

Con la collaborazione del Comune la comunità sinta della cittadina veneta sta costruendo le sue abitazioni

PADOVA – Non è quello di via Anelli, il primo “muro” costruito nella città del Santo. «Il numero 1 è il nostro, in via Tassinari. Noi Sinti siamo qui dal 1992, con le nostre roulotte sistemate a fianco dell´ex macello. Il muro c´era già, alto 4 metri, ma c´era un bel varco che ci permetteva di uscire per andare in giro o a fare la spesa. I padovani che abitano qui intorno hanno protestato perché non volevano zingari attorno alle loro case. Così, nel 2002, l´assessore Maurizio Saia, di An, ha fatto chiudere il varco. Ora, per arrivare al primo negozio, dobbiamo fare chilometri». La giunta Destro è caduta e in Comune c´è un centrosinistra che, primo in Italia, ha deciso di affrontare il problema dei nomadi in un modo del tutto nuovo. «Su proposta dell´Opera Nomadi, ai Sinti di via Tassinari – dice il vicesindaco Claudio Sinigaglia – proponiamo di lasciare il campo e di entrare in una casa vera. Noi mettiamo il terreno, i mattoni e gli altri materiali necessari. Ma la casa debbono costruirsela da soli. Così potranno dimostrare che la fiducia della città è ben riposta. Oltre tutto imparano un mestiere, quello del muratore».

Ci vuole coraggio, in tempi come questi, a «dare una casa agli zingari». La delibera è stata approvata in Consiglio comunale il 28 dicembre e subito è arrivata la bufera. «I padovani non trovano un appartamento e voi pensate solo ai nomadi». «Questo – ha detto il consigliere Saia, quello che aveva fatto tappare il muro – è un premio all´illegalità. Questa gente nella maggior parte dei casi non fa altro che delinquere, con furti, rapine e borseggi, sfruttando per questi reati i minori». Il vice sindaco Sinigaglia si difende. «È facile parlare allo stomaco della gente, costruendo solo paura. Il fatto è che gli interventi realizzati fino ad oggi non servono a nulla. I campi sosta sono ghetti ingestibili. Qui a Padova, oltre ai Sinti di via Tassinari, abbiamo i Rom di via Longhin. In quel campo quattro anni fa il centro destra ha speso 250.000 euro ed è già da buttare. Anche a questi Rom proponiamo di lasciare il campo, di comprare o affittare piccoli terreni sui quali, con le dovute autorizzazioni, piazzare una roulotte o un prefabbricato. Per le nuove case dei Sinti il Comune spende 300.000 euro. Altri 100.000 saranno messi da chi andrà ad abitare nelle 11 villette, di 45 metri quadri, con il lavoro di autocostruzione. Case e terreno resteranno proprietà dell´amministrazione. I Sinti riavranno i 100.000 euro con sconti nell´affitto».

«Hanno detto che verso i nomadi sono troppo buono. Io dico che anche loro hanno diritti che vanno rispettati, ma anche che tutti debbono rispettare le regole, quelli che sono qui hanno il diritto, se in regola, di non vivere in un letamaio».
I bambini dei Rom e dei Sinti – dice Renata Paolucci, vice presidente dell´Opera Nomadi nazionale e presidente dell´Opera padovana – «qui da noi vanno tutti a scuola». «Questo perché sono seguiti dai nostri 8 operatori, che li accompagnano e stanno con loro nei primi giorni, vanno ai consigli di classe, fanno i mediatori fra i bambini e le famiglie. I bimbi Rom non sono più di due o tre ogni scuola, perché non vogliamo classi-ghetto». In via Longhin, Irma, la più anziana del campo, si è costruita una cappellina con la Madonna e padre Pio. «Chiedo il miracolo di una roulotte con tutti i vetri al posto giusto». Maità, vedova con 6 figli, dice che la notte non riesce a dormire. «Arrivano dei ragazzi sull´argine del canale, qui a fianco, e ci fanno i brutti gesti o buttano petardi. Sono scoppi tanto potenti che sembrano bombe e la terra trema. Abbiamo paura. I nostri figli stanno svegli per fare la guardia, come fossimo in guerra». Qui ci sono Rom Harvati, arrivati in Italia già dopo la prima guerra mondiale.
Dietro il muro di via Tassinari i Sinti sperano che queste siano le ultime feste passate nel ghetto. Discendenti dei Sind, o Sindhi, del Pakistan, hanno portato in Italia lo spettacolo viaggiante. Prima saltimbanchi e ammaestratori di animali, poi giostrai e circensi. «Le famiglie Orfei e Togni – dice con orgoglio Virgilio Pavan – sono Sinti come noi. L´unico giostraio rimasto sono io, ma appena avrò la casa mi metterò a fare il camionista. Qui siamo 29 in tutto e siamo parenti. Cinque dei nostri ragazzi lavorano già, nelle pizzerie e nelle pulizie. Ma quando il padrone sa che abitano in via Tassinari, spesso li lascia a casa. Parliamo veneto, il nostro dialetto è ormai un ricordo. “Deama iapizzal jani”, dammi un po´ d´acqua. I bimbi si vergognano a parlare così, perché a scuola li prendono in giro. Abbiamo chiesto noi di costruire le 11 case e le abbiamo chiamate “Il villaggio della speranza”. E la speranza è quella di non vivere più come disperati».

08.01.07

La parola d’ordine di Ferrero: «Il governo supererà i ghetti»

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , , , at 13:47 by Blog Admin


Il ministro per la Solidarietà sociale: è un problema sociale, non di ordine pubblico. Bisogna uscire dalla logica dell’emergenza e affrontare il tema dell’inserimento, a partire dall’educazione dei bambini
Roma
«Non dobbiamo farci prendere dalla logica dell’emergenza o dagli allarmismi. Si tratta di affrontare i problemi sociali che riguardano in fondo poche persone, tra i 100 e i 150 mila rom. Noi abbiamo avviato il lavoro prima di Natale». Il ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero ci tiene a precisare che il problema dei rom sta a cuore del governo, a prescindere dalle emergenze di questi giorni. Vediamo dunque come ci si sta muovendo.
Allora, Ferrero, che cosa pensa di fare il governo sulla questione dei rom?
Abbiamo avviato una discussione al ministero già da qualche tempo. L’ultima riunione del tavolo tecnico che abbiamo costruito sulla questione dei rom è stata quella del 13 dicembre scorso. Nel frattempo è stato avviato anche un altro tavolo tecnico presso il ministero degli Interni. E ora si tratta di metterli in contatto per elaborare politiche comuni. Anche con il ministero dell’Istruzione abbiamo già avviato un contatto operativo sulla questione specifica dell’inserimento scolastico dei bambini rom.
Su quali punti si è concentrata finora la discussione al vostro interno? Quali sono insomma i temi principali affrontati dal tavolo del ministero della Solidarietà sociale?
Abbiamo cercato di inquadrare il problema dei rom nel contesto più generale. Poi però la discussioni è stata approfondita e sono emersi tre temi principali. Prima di tutto ci sembra evidente che il disagio abitativo dei rom è la questione emergente e centrale. Si tratta di affrontarla per risolverla in modo strutturale e non come succede oggi con interventi estemporanei e spesso scoordinati. Noi pensiamo a varie forme di intervento per risolvere la questione abitativa o comunque per cercare di affrontarla in un modo civile sia per i rom sia per tutti i cittadini italiani. Pensiamo per esempio anche a possibili forme di autocostruzione, e comunque le formule urbanistiche su sui stiamo ragionando sono tutte all’insegna del superamento del concetto di «ghetto». I campi oggi non sono altro che ghetti. Dobbiamo però trovare delle alternative consone anche per rispettare la cultura rom. Non possiamo cioè passare dal campo come ghetto ai casermoni-alveare. Si tratta di trovare e almeno sperimentare soluzioni nuovi che siano anche più avanzate rispetto alla solita forbice «normalizzazione/emarginazione».
Quali altri problemi ci sono sul tappeto, oltre quello della casa?
L’altra questione decisiva, secondo il nostro modo di vedere, è quella dell’inserimento sociale, soprattutto scolastico ed educativo. Stiamo lavorando anche su questo e abbiamo avviato dei contatti con il ministro Fioroni per studiare le soluzioni migliori e avere prima di tutto il quadro esatto della situazione attuale a proposito dell’inserimento scolastico dei bambini rom e della dispersione. Io credo che si tratta comunque di problemi risolvibili perché riguardano in fondo un gruppo non esteso e in particolare alcune aree del paese. E’ evidente che il problema del nostro rapporto con i rom si deve affrontare dalla radice ed è anche chiaro che ci sono state in passato e anche in questi giorni decisioni sbagliate che sono state poi l’origine delle emergenze sociali che si sono determinate e dei drammi che hanno coinvolto di nuovo i rom.

06.01.07

I Sinti: «Siamo vittime è stata la Cdl a murarci»

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , , at 19:33 by Blog Admin

Quando Maurizio Saia, nella giunta Destro, era Assessore alla Sicurezza ha bloccato l’unica via di uscita del loro campo

La comunità di via Tassinari difende il progetto delle undici casette, che entro il 2007 sostituiranno le roulotte, dagli attacchi dell’opposizione: «Così diventeremo stanziali senza perdere la nostra identità e la nostra cultura». di Antonella Scambia
«La volontà di diventare ?gagi? (così i sinti definiscono gli stanziali, ndr) ce l’abbiamo, ma non possiamo cambiare la nostra cultura. Alcuni di noi hanno provato a vivere in case vere, ma per noi la comunità, lo spazio che si condivide tra le abitazioni, la vicinanza tra le famiglie è fondamentale». «Il progetto delle undici casette risponde alla loro esigenza di stanzialità, senza snaturare la loro cultura», precisa Renata Paolucci, presidente di Opera nomadi.
Il mondo racchiuso nelle roulotte di via Tassinari è, inoltre, uno spaccato di precarietà comune alla maggior parte dei padovani, con l’aggravante dei pregiudizi che l’essere nomade comporta.
«Questa è la prima generazione di sinti che conclude le scuole dell’obbligo – spiega Marta Cimento, operatrice dell’associazione – Ma è nel lavoro che si blocca il processo di integrazione: molti trovano impiego con contratti a termine, e le donne lavorano specialmente nelle imprese di pulizie. Ma sistematicamente, quando l’azienda scopre che vivono in un’area nomadi, non rinnovano il contratto». Pregiudizi che scatenano anche episodi di violenza: «I sinti che abitano nell’altra area nomadi di San Lazzaro ci hanno segnalato che nelle notti tra il 29 e il 30 dicembre, e tra l’1 e il 2 gennaio, sono state lanciate contro le roulotte delle bombe carta».

Siamo italiani da sempre, sulla nostra carta d’identità c’è scritto ?Padova , via Tassinari?, votiamo e abbiamo fatto il militare. Ma solo perché viviamo in roulotte siamo guardati con sospetto e facciamo fatica a trovare lavoro e a mantenerlo. E quando Maurizio Saia, che ce l’ha tanto con noi, era assessore alla Sicurezza ci ha anche murato l’unica via di uscita». Parla Virgilio Pavan, un sinto dal cognome venetissimo, soprannominato ?il Bianco? per i capelli biondi. Fa parte della comunità
che vive da più di quindici anni al Foro Boario, respirando l’amianto della struttura fatiscente, ed è l’ultimo giostraio. Mestiere, quello dello spettacolo viaggiante, che era la principale occupazione dei sinti, prima della crisi del settore. Ci tiene a mostrare quel muro di cemento, lì da tre anni, che ha il
sapore di recinzione, «quasi un lager». E risponde alle accuse mosse dalla Cdl padovana ll’indomani del via libera della giunta al progetto del ?Villaggio della speranza? per i sinti, proposto dall’associazione Opera nomadi. Undici case in muratura, site poco lontano dall’area attuale del campo, grazie a una variante al Prg già approvata, che gli stessi sinti contribuiranno a costruire, abbattendo così i costi di realizzazione. Sono tutti imparentati tra loro, i Pavan, i Pietrobon e i Degli Innocenti. La comunità, formata da undici famiglie per un totale di trentuno persone, tra cui dodici minori, si trasferirà entro il 2007. «Hanno detto che non siamo persone normali, che rubiamo le case ai padovani, ma io la penna e la lancia le ho abbandonate cinquecento anni fa – continua, tentando di scherzare, Pavan – Siamo invece gente per bene, che lavora e i nostri figli vanno a scuola come gli altri. Questo odio nei nostri confronti ci fa male, andrà a finire che qualcuno verrà qui a incendiare anche noi». Alludendo a quanto avvenuto qualche giorno fa a Milano.

Le prese di posizione per dire NO alle case innescano …….

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , , at 19:30 by Blog Admin

«Le prese di posizione per dire no alle case innescano episodi di violenza e razzismo»

Bombe carta al campo di via Lungargine San Lazzaro. La denuncia arriva dagli operatori dell’Opera Nomadi che prestano servizio nell’accampamento di via San Lazzaro dove ancora vivono 11 famiglie allargate. Mercoledì 03 gennaio 2007 Undici case, di 45 metri quadri ciascuna, per ospitare altrettanti nuclei familiari di sinti veneti che attualmente vivono ancora all’interno dell’area nomadi di corso Australia, adiacente a via Tassinari. Il progetto, che ha già ricevuto la benedizione da parte dell’Amministrazione comunale e che dovrebbe essere terminato, in un’area poco lontana da quella dove le undici famiglie di sinti ancora vivono, nei giorni scorsi ha però ricevuto aspre e forti critiche da parte della Casa delle Libertà. «E noi proprio non ne capiamo il motivo – dice Virgilio Pavan, padre di due figli, residente all’interno del campo nomade di corso Australia da quasi vent’anni – perché siamo e ci sentiamo cittadini padovani a tutti gli effetti. Certe polemiche non fanno altro che strumentalizzarci e gettarci fango addosso. Secondo certi esponenti politici, come il senatore Saia, noi non meritiamo nemmeno il terzo mondo, ma il quinto». «Il punto è – intervengono Marta Cimento e Marco Tombolani, operatori all’interno dei campi nomadi di san Lazzaro e di via Longhin – che poi certe prese di posizione possono anche innescare episodi di violenza e razzismo. Sia nella notte tra venerdì e sabato, che in quella di ieri, infatti, proprio all’interno del campo nomadi di san Lazzaro sono state gettate due bombe carta. Episodi tanto forti e soprattutto così ravvicinati non rappresentano certo un segnale positivo e di distensione». Il progetto che prevede la costruzione delle undici case per i sinti di corso Australia è un piano-pilota in cui gli stessi ex nomadi, in questo caso, potranno partecipare all’edificazione dei loro immobili. «Esatto – conferma Renata Paolucci, presidente dell’Opera Nomadi di Padova -. C’è la possibilità, per chi vuole contribuire alla costruzione della propria casetta, di intraprendere un corso di formazione per diventare muratori e magari poi cercare un lavoro anche all’interno del settore edile». «Il progetto – continua Renata Paolucci – è stato accolto favorevolmente anche al ministero per la solidarietà sociale; per determinati etnie di nomadi infatti non servono più roulotte, ma case». E con l’apertura delle frontiere dell’Unione Europea a romeni e bulgari c’è già chi prevede un’"invasione nomade" nelle nostre città. «Parlare di numeri – replica la presidente dell’Opera Nomadi di Padova – è impossibile. La Caritas parla di 100 mila arrivi, ma non so in base a quali dati. Certo è che con l’apertura delle frontiere il problema di accogliere e integrare le varie etnie di nomadi sarà ancora più sentito. A mio avviso questo è un problema però che deve essere gestito a livello nazionale e non delegato ai singoli comuni. Serve l’apertura di tavoli interministeriali per sviluppare una vera e propria politica nazionale».

Matteo Bernardini

L’ASSESSORE RUFFINI del Comune di Padova

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , at 19:26 by Blog Admin


Mercoledì, 3 Gennaio 2007

(l.u.) «Chi critica questa operazione – attacca l’assessore all’immigrazione e alle politiche abitative Daniela Ruffini, di Rifondazione Comunista – farebbe bene a non strumentalizzare argomenti così importanti. Si tratta di quella stessa dirigenza che ha lasciato questi cittadini, e ribadisco “cittadini”, veneti, italiani, stanziali da almeno dieci anni, in quel campo ai limiti della sopportabilità. Sono quei politici che non hanno affrontato il problema di via Anelli. E che ora lascerebbero nel degrado anche i 30 cittadini del campo di via Tassinari. Grazie all’impegno dell’Opera nomadi è cresciuto il progetto della costruzione del villaggio. Non si tratta di un ghetto, quelli piacciono a chi critica l’operazione. Ma più intelligentemente del rispetto di una cultura che chiede la famiglia allargata, di una comunità che non ha mai creato particolari problemi. I sinti costruiranno le proprie case che resteranno di proprietà del Comune, e per poterle usare pagheranno un canone d’affitto. Il Comune ha solo messo a disposizione il terreno sul quale edificarle, mantenendo comunque la proprietà anche dell’area. Permettendo a questi “cittadini” di maturare un’esperienza professionale nuova nella costruzione. La ditta che realizzerà le case sarà indicata dall’Opera nomadi e per quanto mi riguarda dopo via Tassinari è il caso di iniziare a pensare al campo di via Longhin. Proseguiremo nel nostro programma di smantellamento».

02.01.07

L’OPERA NOMADI IN DIFESA DEI SINTI

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , at 19:10 by Blog Admin


Il progetto e i costi

Undici casette in muratura

Undici casette, dotate di servizi igienici per ospitare i trentadue inquilini fino ad ora accampati nel campo a ridosso della tangenziale Ovest di Padova. Una spesa prevista di circa 300mila euro con un contratto di locazione tra il Comune e la comunità dei Sinti per il pagamento e l’utilizzo delle abitazioni. Affitto che però sarà detratto dalle famiglie che contribuiranno, in collaborazione con l’associazione Opera nomadi, alla costruzione materiale del nuovo villaggio spostato di circa cinquecento metri rispetto alla sua attuale posizione in via Tassinari. Il centrodestra, oltre a criticare l’opportunità di realizzare questo progetto, si era anche scagliato contro le modalità con cui il Comune aveva definito la sua realizzazione: «L’amministrazione – spiega Domenico Menorello (Fi) – cosa intende costruire con 300mila euro? Per un caso le nuove favelas di Padova? Perché con questa somma di denaro mi pare che questa sia l’unica direzione verso cui è possibile dirigersi». Parole di fuoco anche contro la decisione di dare in gestione il denaro a Opera nomadi, un fatto secondo il centrodestra che non si era mai visto prima.

«La Cdl alimenta odio e conflitti»
L’associazione che collabora con il Comune: «Vivono nel nostro Paese fin dal 1400, sono padovani»

Difficoltà per la comunità a trovare lavoro nel territorio padovano: «La gente non si fida»

Una polemica infinita, quella che si sta consumando attorno al villaggio dei Sinti di via Tassinari. Le pesanti accuse del centrodestra unito contro la decisione del Comune di costruire undici casette fisse in muratura nel campo vicino a corso Australia hanno sollevato un polverone.
A RISPONDERE per le rime alla Cdl ci pensa l’associazione Opera nomadi, direttamente coinvolta dall’amministrazione Zanonato nella realizzazione del nuovo villaggio stanziale e contro cui, anche in questo caso, il centrodestra non aveva lesinato affermazioni pesanti. «Le dichiarazioni della Cdl – commenta Renata Paolucci -devono essere respinte con fermezza e dimostrano la mancanza totale di conoscenza e tutti i pregiudizi che si portano appresso, il centrodestra vuole solo creare dei campi di concentramento». Opera nomadi infatti tiene a precisare con forza le caratteristiche che distinguono la popolazione dei sinti presenti in città: «Vivono in Italia dal 1400, sono italiani e padovani a tutti gli effetti, la loro principale occupazione, fino a poco tempo fa – spiega ancora la Paolucci – era il lavoro negli spettacoli viaggianti e nei circhi, spostandosi in stato seminomade solo per brevi periodi». Poi, quando il lavoro non bastava più, i sinti sono diventati stanziali e hanno cercato occupazioni diverse. «I loro figli sono regolarmente scolarizzati, gli adulti cercano lavoro e alvuni hanno già un impiego». Ma in questo caso, secondo l’associazione, pesano ancora moltissimo i pregiudizi e in molte occasioni i sinti non riescono a trovare un’occupazione perché le persone non si fidano di loro. «La loro richiesta di avere una casa fissa – spiega la Paolucci – va proprio nella direzione di creare un nuovo percorso di vita autonomo e responsabile» all’interno del tessuto urbano e svincolato dalle logiche di assistenza. Dure accuse vengono rivolte comunque nei confronti delle parole espresse dal centrodestra, pronto due giorni fa a definire i nomadi persone non normali rispetto ai cittadini padovani. «Non è più possibile ascoltare discorsi del genere», spiegano dall’associazione, ricordando che proprio il centrodestra al governo della città aveva attuato finanziamenti di 250mila euro (delibera di giunta dell’8 luglio 2002) per migliorie nel campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro, «non certo per favorire l’integrazione degli ospiti, ma per mantenere la logica del campo-ghetto». Spiegando poi di un presunto progetto pensato dal senatore Maurizio Saia per la realizzazione di un campo nomadi che riunisse tutte le etnie presenti in un solo posto e che «sarebbe dovuto essere recintato -commenta con amarezza la Paolucci – e soprattutto pattugliato dalle forze dell’ordine, un vero e proprio campo di concentramento insomma». Infine l’Opera nomadi definisce terribile l’atteggiamento del centrodestra nell’accusare i Sinti di scarso igiene e di minacce contro i residenti attorno a via Tassinari. «Respingiamo anche queste accuse – spiegano -nessuno si è mai lamentato o ha mai ricevuto minacce, tantomeno i Sinti hanno mai utilizzato la strada come un vespasiano a cielo aperto». Insomma, una difesa a spada tratta nei confronti della popolazione rom e dei loro stili di vita e un augurio affinché l’amministrazione Zanonato prosegua nella direzione intrapresa con il villaggio sinti di corso Australia con la sua opera d’integrazione e di aiuto. Un metodo per iniziare a risolvere il problema e dare un segnale positivo, anche a livello nazionale, con la costruzione di questo villaggio stanziale.
M A .S.

01.01.07

L?OPERA NOMADI REAGISCE ALLE AFFERMAZIONI DELLA CDL

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , , , at 14:10 by Blog Admin


«Basta con la logica dei campi di concentramento»

Da “Il Gazzettino” del 31 dicembre 2006:
Riceviamo e pubblichiamo il seguente intervento.
«Dopo aver letto gli articoli relativi alle polemiche, innescate dalla futura realizzazione del “Villaggio della Speranza” per i Sinti Veneti abitanti nell’area nomadi dell’ex via Tassinari in Corso Australia, apparse sui quotidiani locali in questi giorni, ci sembra d’obbligo chiarire le affermazioni di alcuni esponenti della Cdl. I Sinti sono presenti in Italia e nel Veneto dal 1400 circa, la loro principale occupazione era, fino a poco tempo fa, il lavoro dello spettacolo viaggiante, le piccole giostre, i circhi; lavoro che, con il tempo, è divenuto sempre più precario con introiti insufficienti per mantenere in modo adeguato e decoroso le famiglie. Da seminomadi (si spostavano in alcuni periodi dell’anno seguendo le fiere e le sagre) sono perciò divenuti stanziali. I figli, seguiti dal nostro progetto di scolarizzazione in convenzione con l’assessorato ai Servizi scolastici, frequentano regolarmente la scuola materna, elementare e media e i corsi di formazione professionale. Alcuni adulti lavorano, altri sono in perenne ricerca di occupazione, spesso negata, a causa dei pregiudizi esistenti. Le loro richieste di poter finalmente mutare le condizioni abitative emarginanti e discriminanti, come possono essere quelle della vita in un campo nomadi , sono più che legittime e sono state accolte con entusiasmo sia dall’amministrazione Zanonato, nella persona del vicesindaco Claudio Sinigaglia, sia dalla nostra associazione che da anni si batte per la chiusura dei campi nomadi , veri e propri ghetti senza servizi igienici adeguati, considerati dall’Unione Europea moderni campi di concentramento. Le casette che verranno costruite non saranno sicuramente di serie “c”, né un nuovo campo nomadi , ma sono la risposta alla loro esigenza, dettata dalla cultura d’appartenenza, di vivere in piccole aree attrezzate, a gruppi familiari allargati. L’abitare in casette con il proprio numero civico, rappresenterà l’inizio di un nuovo percorso di vita autonomo e responsabile all’interno del nostro tessuto urbano e sociale, svincolato dalla logica assistenziale, perpetrata fino ad oggi. La contrapposizione, l’ostilità, l’emarginazione e il disconoscimento delle persone portano all’insanabilità, e alla radicalizzazione dei conflitti; con le loro affermazioni, basate su una mancanza totale di conoscenza e sui pregiudizi, gli esponenti della Cdl, non desiderano sicuramente che si realizzi alcun progetto finalizzato all’integrazione serena e costruttiva nel rispetto delle reciproche diversità. Ricordiamo che la Giunta Destro, vicesindaco Maurizio Saia e assessore Domenico Menorello, spese 250.000,00 ? (Delibera Comunale dell’8 luglio 2002) per migliorie nel campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro n. 2, non certo per favorire l’integrazione degli ospiti ma per mantenere la logica del campo-ghetto.
Opera Nomadi sezione di Padova

« Articoli precedenti Pagina successiva » Pagina successiva »