05.28.07

Intervento al Convegno Europeo sull’autocostruzione

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La nostra Associazione, oltre a promuovere la diffusione e la difesa della cultura e della lingua delle popolazioni Rom e Sinte, si batte per la difesa dei fondamentali diritti di tali gruppi presenti sul territorio nazionale. In anni di attività è emerso in modo sempre più chiaro che le condizioni abitative di queste persone che da nomadi sono ormai divenute stanziali perché hanno perso anche il diritto al nomadismo sono il pre-requisito indispensabile per una effettiva, definitiva e positiva integrazione fra la cultura dominante e la loro. Il concetto di “tolleranza” che ha ispirato ed ispira ancora oggi le modalità con cui viene affrontato il problema dei Rom e dei Sinti , non è solo sbagliato da un punto di vista umano, ma anche inefficace. Infatti tollerare i campi nomadi significa “individuare” delle zone urbane poco frequentate (solitamente industriali , svincoli autostradali se non aree adiacenti a discariche o inceneritori) dove stipare centinaia e a volte migliaia di persone nascondendo agli occhi dei “cittadini” queste sacche di emarginazione. Questa attitudine alla segregazione provoca danni irreparabili nelle menti di entrambe le parti in gioco e significa identificare in modo definitivo i Rom e i Sinti con il disagio, la povertà e la conseguente emarginazione. Oltre a ciò, entrando più nel dettaglio, la politica dei mega-campi non tiene conto di molti altri elementi che rendono tale scelta non opportuna. Infatti quando si pensa ai “nomadi” ci si immagina una cultura omogenea, dove tutti i componenti condividono oltre la lingua, gli stessi valori e riferimenti culturali. Niente di più sbagliato. Come è infatti intuibile un gruppo nomade ha come prerogativa principale di essere disseminato su un vasto territorio, ciò vuol dire entrare in contatto con realtà differenti ed inevitabilmente esserne contaminati nonostante la chiusura di questi gruppi. Nel lento scorrere dei chilometri e dei secoli le popolazioni nomadi hanno acquisito usi e costumi delle genti che hanno incontrato, differenziandosi sempre più tra loro, creando sotto-gruppi sempre più eterogenei (e non sempre compatibili). Vediamo così che la logica di creare grossi campi per tutti i Rom e i Sinti (perché tra loro vanno d’accordo), è scorretta e dannosa. Dannosa è anche la sovrappopolazione che queste persone sono costrette a sperimentare in questi moderni ghetti. Infatti violando le più banali norme igieniche e di sicurezza, le amministrazioni di tutta Italia tollerano situazioni al limite della follia dove un mondo parallelo colorato di miseria e marginalità è il teatro di vita di migliaia di donne, uomini e bambini. In luoghi come questi la parola dignità e impronunciabile, e senza dignità non può esserci il rispetto per nessuno. Riteniamo quindi centrale portare avanti delle politiche abitative che tengano conto delle differenze e delle volontà di tutti, escogitando soluzioni innovative e differenziate. Esempi positivi fortunatamente esistono: le micro-aree familiari, l’inserimento in casa, i campi di transito e molte altre che saranno percorribili nel futuro attraverso il dialogo e il reciproco riconoscimento. Per troppi secoli la nostra “cultura” è stata sorda e cieca alle necessità di queste popolazioni, crediamo che per rimediare ora dobbiamo dai voce ai loro desideri.

L’Opera Nomadi è un Ente Morale che, per il raggiungimento del fine sociale, si ispira ai principi della Carta dei Diritti dell’Uomo, ai documenti e alle Raccomandazioni adottate dalle Nazioni Unite e dall’Unesco, e fa proprie tutte le disposizioni a carattere umanitario, sociale ed educativo emanate dall’Unione Europea, dal Consiglio d’Europa e dal Parlamento Europeo.

Per quanto riguarda l’habitat, la linea politica è il superamento dei campi nomadi. La casa come soluzione principale, i piccoli terreni per una sola famiglia (preferibilmente di proprietà), l’alternativa, a seconda delle esigenze degli stessi Rom e Sinti.

Il campo nomadi tende a deresponsabilizzare chi vi abita proprio per la precarietà delle condizioni di vita; il campo nomadi per effetto delle caratteristiche costruttive che risentono della precarietà dell’intervento, richiede frequenti significativi investimenti che non riescono ad essere duraturi. Anche le gestioni dei campi nomadi affidate a cooperative o associazioni comportano inutili esborsi di denaro; le grandi aggregazioni sono fallimentari per una politica di integrazione, importante è la delocalizzazione.

L’Opera Nomadi di Padova fondata nel 1989, da anni si occupa delle famiglie presenti nelle aree comunali, nei terreni privati e nelle abitazioni della città di Padova e della provincia, finalizzando il suo intervento alla tutela del diritto allo studio, diritto alla salute, diritto all’habitat, diritto al lavoro, diritto al rispetto e alla rivalutazione della cultura d’origine dei Rom e dei Sinti. Per quanto riguarda l’habitat, il diritto ad abitare in modo dignitoso è indispensabile per lo sviluppo umano sostenibile. Di fondamentale importanza sono i messaggi istituzionali forti che permettano alla società maggioritaria una conoscenza più approfondita di queste popolazioni e che agevolino quest’ultime nel processo di assunzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva, uscendo dalla logica assistenziale negativa a cui sono stati abituate troppo spesso e in cui si sono adagiate. L’habitat presenta una situazione di degrado estremo per circa 150.000 Rom/Sinti, residenti e non, distribuiti nel territorio nazionale, noi, infatti, sosteniamo che sia un diritto degli esseri umani, siano essi rom/sinti o gagè poter vivere dignitosamente soprattutto in una zona , come la nostra, facente parte del cosiddetto ”ricco nordest”. L’Amministrazione Comunale a Padova si è formalmente espressa e sta attuando una politica per lo smantellamento dei campi nomadi comunali con l’inserimento nelle abitazioni (edilizia popolare) per chi lo richiede e l’individuazione di piccoli terreni (microaree abitative per una famiglia) per chi lo richiede.

In questo progetto ci occupiamo nello specifico dei Sinti veneti presenti nella città di Padova e residenti in Corso Australia ex via Tassinari n° 32.

Chi sono i Sinti ? Il termine sinto significa uomo o popolo e deriverebbe da Sind (o Sindhi), regione del Pakistan intorno all’ultimo tratto e alle foci del fiume Indo. E difficile stabilire se questa sia la vera origine del nome e del popolo, che oggi e dal XV° secolo, abita in Europa i paesi germanofoni, la Francia e l’Italia settentrionali, se si tratti di un popolo a se stante, o di una delle varie popolazioni rom, di ceppo indoeuropeo che, a partire dal X° secolo, lasciarono la regione settentrionale dell’India, muovendosi a gruppi verso occidente. In genere vengono chiamati Sinti i gruppi che abitano i territori sopra specificati (Germania, Austria, Francia e Italia settentrionale). La lingua parlata è il “romanés”, derivante dal sanscrito, e i dialetti dei luoghi dove si sono insediati. In Italia i Sinti sono valutati, da un auto-censimento promosso alcuni anni fa dall’Associazione Spettacolo Viaggiante, circa 40.000 e si denominano secondo le regioni d’origine (Piemontesi, Lombardi, Emiliani, Veneti, Marchigiani, …). Hanno sempre svolto i lavori dello spettacolo viaggiante: nel passato erano saltimbanchi, ammaestratori, ginnasti, prestigiatori, marionettisti e creatori delle prime arene all’aperto nelle piazze dei paesi; oggi sono giostrai e circensi. Sono infatti sinte tutte le grandi famiglie dei grandi circhi (Orfei, Togni, Mediano), e dei piccoli circhi, delle giostre ambulanti e di luna park. Al giorno d’oggi forse nemmeno il 50% dei Sinti vive più dei mestieri tradizionali che sono stati penalizzati dalla diffusione di massa di altre forme di spettacolo e intrattenimento: televisione, discoteche, videogiochi, ecc. A questo si è aggiunto il fatto che nel loro stesso mestiere si sono introdotti dei non Sinti (gagè), che dispongono di mezzi finanziari ben diversi, in grado pertanto d’investire in giochi (mestieri, li chiamano i giostrai) più moderni e costosi e di maggiore attrazione. La legge Corona promulgata nel 1968, che avrebbe dovuto razionalizzare regolamenti e procedure di concessione delle aree, e calmierare la lievitazione di costi e tasse, imponendo ai Comuni la realizzazione di spazi attrezzati per le giostre e per la sosta dei giostrai, risulta a tutt’oggi completamente disattesa. Questa grave crisi sta determinando uno sfaldamento delle stesse famiglie sinte e la perdita progressiva della loro lingua e cultura. La disoccupazione diffusa è una realtà sempre più minacciosa per un’intera popolazione, cui i poteri pubblici non sanno offrire nessuna forma né di tutela, né di formazione e riconversione professionale.

I Sinti a Padova L’area comunale di via Tassinari n.32 (Corso Australia) ospita Sinti veneti (presenti in Italia dal 1400) che vi si sono stabiliti da ormai 15 anni: sono diventati “stanziali” con la crisi che ha investito il settore dello “spettacolo viaggiante”. L’unico a continuare il mestiere del padre, e del nonno, è il Sig. Virgilio Pavan perché questa crisi ha costretto l’80% dei Sinti a cambiare lavoro negli ultimi dieci anni. Nell’ area di via Tassinari n° 32 abitano 29 persone (17 adulti e 12 minori) imparentate tra loro, sistemate su roulottes e case mobili. L’area risulta da sempre degradata e di difficile vivibilità: si tratta di un parcheggio non attrezzato con un piccolo fabbricato che ospita due servizi igienici, completamente isolato dal resto della città e circondato da un muro. Nonostante le condizioni abitative siano pessime, gli ospiti cercano di dare dignità a questo ambiente occupandosi della pulizia e della manutenzione dell’area.

I Sinti di via Tassinari hanno cercato di integrarsi il più possibile attraverso: la scuola (tutti i minori frequentano regolarmente le classi di appartenenza, molti hanno conseguito la licenza di scuola media e alcuni hanno frequentato corsi di formazione professionale e stages), e il lavoro (le donne sono impiegate presso cooperative di pulizie e gli uomini svolgono attività saltuarie tramite agenzie interinali). Come nasce il progetto del “Villaggio della speranza” Già da anni i Sinti hanno espresso la necessità di migliorare le proprie condizioni abitative per avere la possibilità di una integrazione reale sociale e concreta. L’Opera Nomadi di Padova, da anni impegnata nella gestione dell’area da sempre portavoce dell’esigenza dei sinti e dei rom ha ideato assieme ai sinti stessi un progetto di costruzione di nuove unita abitative in muratura. Tale progetto rispecchia la linea politica della ns. Associazione rispetto allo smantellamento dei aree nomadi comunali proponendo, in alternativa, la realizzazione di microaree attrezzate per famiglia allargata. A Padova ce ne sono già molte private e sono perfettamente inserite nel tessuto urbano e sociale.

Progetto di costruzione e autocostruzione del “Villaggio della speranza” Fasi - Presentazione del progetto sociale dell’Opera Nomadi di Padova all’Assessorato Politiche Sociali con protagonisti i Sinti Veneti abitanti in ex via Tassinari che diventano autocostruttori delle proprie abitazioni affiancati da un’impresa costruttrice, previa la frequenza di un corso di formazione per muratori (per attestare le attitudini personali), con rilascio di attestato che permetterà loro di continuare in seguito l’attività. – Il progetto tecnico che affianca il progetto sociale, realizzato da un tecnico professionista. – Accettazione da parte dell’Assessorato ai Servizi Sociali dei due progetti e successiva relazione da parte dell’Ufficio Progetti e Prevenzioni dell’Assessorato ai Servizi Sociali alla Giunta del Comune di Padova. – La Giunta Comunale approva, nel dicembre 2006, la variante al piano regolatore riguardante il terreno in cui verranno costruite le case e la successiva delibera in data 28/12/2006 per la Concessione del terreno e del finanziamento iniziale di € 300.000,00.= all’Opera Nomadi sezione di Padova. – In data 18/03/2007 è stato siglato il Protocollo d’Intesa tra il Comune di Padova e l’Opera Nomadi. Con tale Protocollo d’Intesa, l’Opera Nomadi diventa soggetto promotore del Progetto, dovrà individuare l’impresa costruttrice, utilizzando il criterio della massima convenienza rispetto al progetto da realizzare perché l’impresa dovrà avere adeguata sensibilità nell’ambito dei progetti sociali. Il Settore Infrastrutture del Comune, ai fini del rilascio del nulla osta, valuterà preventivamente la scelta dell’impresa e si farà carico dell’alta sorveglianza riguardante: la Direzione dei Lavori, la regolare esecuzione dell’opera, la contabilità generale e i conseguenti pagamenti. L’Opera Nomadi ha il compito di seguire le varie fasi di realizzazione del progetto sociale. Trattandosi di un progetto sociale e non di speculazione edilizia, non è facile trovare la cooperativa o l’impresa costruttrice che si presti alla realizzazione. Il progetto del “Villaggio della speranza” prevede la costruzione di n° 11 case in muratura di circa 54 metri quadrati ciascuna con annessa area verde e posto auto coperto, ognuna con il proprio numero civico e le proprie utenze. Il nome del villaggio è stato scelto dagli stessi Sinti e vuole significare le speranze e i desideri legati alla nuova vita futura. L’autocostruzione delle proprie case ha un grande valore simbolico sia per l’impegno che rappresenta sia perché sarà una soluzione al problema della ricerca lavoro. Le mansioni di ciascun partecipante verranno concordate in base alle attitudini e alle capacità personali, verrà istaurato un normale rapporto di lavoro nel rispetto delle normative fiscali e retributive. Il salario mensile sarà in tutto o in parte introitato dalla Ditta incaricata alla costruzione degli alloggi, a titolo di contributo, mediante autocostruzione, sul costo generale dell’opera. Detta quota sarà poi portata a scomputo dei canoni mensili dovuti al Comune o delle rate di eventuale riscatto degli alloggi (che sarebbe la soluzione migliore).

 

Opera Nomadi di Padova Prof.ssa Renata Paolucci



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