09.19.07

BORGARO (TO) dopo l’incendio …. si auto-recupera

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La Storia dell’insediamento

Giovedì 16 novembre 2006 al campo nomadi di Cascina "La Merla", territorio di Borgaro Torinese, è scoppiato un incendio che ha devastato la baraccopoli in legno in cui vivevano quasi duecento cittadini romeni.
L’intervento dei Vigili del Fuoco è stato pressoché inutile. In aiuto dei romeni si sono subito mobilitati la Croce Rossa, che dopo accese polemiche è riuscita a montare una tenda d’accoglienza per una quarantina di persone, e la associazioni Terra del Fuoco e Acmos.
Venerdì 17 novembre si è svolto un incontro tra il Sindaco della città Vincenzo Barrea e rappresentanti del Comune di Torino, della Provincia di Torino, della Regione Piemonte e della Protezione Civile. La soluzione trovata prevedeva l’allestimento, entro la giornata di lunedì 20 novembre, di una tendopoli in una porzione di territorio posizionata fra Borgaro e Torino. La Protezione Civile della Provincia di Torino non è stata messa nelle condizioni di allestire il nuovo campo: il Sindaco Barrea ha infatti negato l’autorizzazione e non si è potuto procedere.
Le Associazioni Acmos e Terra del Fuoco hanno comunicato "la decisione di manifestare la gravità della situazione, attraverso un pacifico presidio nella piazza del Comune di Borgaro Torinese, insieme ai romeni (bambini, donne, anziani) che al momento non hanno nessuna prospettiva di sistemazione. Chiediamo al Sindaco – prosegue il comunicato stampa – di fronteggiare l’emergenza e trovare una soluzione per dare dignità a queste persone".
Anche il Gruppo Abele partecipa all’iniziativa.
"Un incendio che brucia un intero campo nomadi nei pressi di Borgaro – ha detto Luigi Ciotti -, lasciando senza casa quasi duecento persone. La decisione del Comune di dare ai senza tetto una sistemazione provvisoria in vista dell’allestimento di una tendopoli in una zona tra Borgaro e Torino. E ora la decisione di negare l’autorizzazione all’opera". "Aderiamo al presidio pacifico nella piazza del Comune di Borgaro – ha proseguito Ciotti – delle persone romene, tra cui molte donne e bambini, dei cittadini e di alcune associazioni e ci auguriamo che il Sindaco e l’amministrazione trovino al più presto una soluzione al loro dramma".
"Non basta più, oggi, esprimere solidarietà. E’ necessario da parte di tutti un profondo senso di corresponsabilità. Crediamo infatti che solo nella corresponsabilità l’ "altro", qualunque altro, si veda riconosciuto nella propria dignità. Solo nella corresponsabilità trovi risposte concrete alla sua sofferenza e alla sua fatica".

 

Sabato 9 giugno 2007, come sappiamo, "scadeva" il campo di emergenza freddo gestito dalla Croce Rossa e da Terra del Fuoco all’Isola del Pescatore, a Borgaro Torinese. Per oggi era previsto lo sgombero forzato, con l’intervento dei carabinieri.
Ma nella notte tra il 9 e il 10 gli abitanti del campo si sono "portati avanti con il lavoro" e si sono spostati armi e bagagli, un paio di chilometri più in là, liberando l’area in anticipo.
Terra del Fuoco, Acmos, Unilibera e tanti volontari – borgaresi e non – hanno scelto di schierarsi ancora una volta con loro, facilitando lo spostamento e offrendosi come interlocutori nei confronti delle forze dell’ordine.
Sotto una pioggia torrenziale, tutte le 19 famiglie si sono spostate nell’area della "tangenziale verde", dove ora si trovano, senza acqua né servizi, assistite solo dai nostri volontari e dalla buona volontà delle associazioni borgaresi, in attesa che qualcuno si decida ad occuparsi di loro come persone in difficoltà, invece che come difficoltà da rimuovere, come è stato finora.
Da mesi TdF cerca di coinvolgere le istituzioni nella ricerca di soluzioni strutturali e non emergenziali; abbiamo già un progetto di auto-recupero, auto-costruzione e inserimento lavorativo, che gode dell’interessamento del Ministero della Solidarietà Sociale, della Compagnia di San Paolo, dell’Amiat e del Comune di Settimo Torinese; il Comune di Caselle sta verificando la possibilità di mettere a disposizione un’area temporanea per l’estate, in attesa che il progetto possa partire; altri enti, in testa la Provincia di Torino, hanno dato in questi mesi la loro collaborazione e il loro supporto, anche finanziario.
Nel frattempo però la scadenza si è avvicinata e poi è arrivata, senza che arrivassero risposte, in particolare dal Comune di Borgaro che su questa situazione è direttamente competente. L’amministrazione comunale ha sempre ribadito la propria impossibilità a gestire questo "problema", e davanti alle tante proposte messe sul tavolo ha preferito nicchiare o prendere tempo. E ora che il tempo è scaduto, e che 85 persone rischiavano di essere messe da parte per l’ennesima volta e per l’ennesima volta dimenticate, non abbiamo potuto fare altro che chierarci dalla loro parte: la parte dei più deboli, di chi vive una vita a scadenza fra un’ordinanza e l’altra, senza una voce per chiedere per sé ciò che la nostra Costituzione garantisce a tutti senza distinzione: la dignità di una vita umana.

Mercoledì 30 maggio 2007

a Borgaro si è tenuto il convegno organizzato da Terra del Fuoco con la Provincia di Torino sull’auto-costruzione e auto-recupero. L’idea nasce dalla situazione ancora da risolvere dell’insediamento Rom dell’Isola del Pescatore, che l’11 giugno sarà sgomberato.
Per ragionare della situazione e delle possibili soluzioni, abbiamo organizzato una serie di incontri il 30; con le amministrazioni comunali dell’area, con la Prefettura, e la sera il convegno, con un parterre ricco e variegato: da Massimo Pasquini della segreteria del ministro della Solidarietà Sociale Ferrero, a Donatella Linguiti sottosegretario del ministero dei Diritti e Pari Opportunità; da Eleonora Artesio assessore provinciale a Torino, a Isadora D’Aimmo assessore provinciale a Napoli. Presenti inoltre Vincenzo Barrea sindaco di Borgaro con diversi consiglieri comunali, e i "tecnici" che hanno presentato esperienze già in atto di autocostruzione e autorecupero: Renata Paolucci dell’Opera Nomadi, Alisei, Architettura della Convivenza. Tutti questi ospiti, "moderati" da Michele Curto, hanno presentato una panoramica delle iniziative in atto e in progettazione in Italia: l’abitare solidale, l’inserimento sociale, i rapporti con le istituzioni. Michele ha anche presentato i risultati del lavoro svolto in questi mesi da Terra del Fuoco e dalla CRI a Borgaro: l’accompagnamento scolastico, che ha portato la frequenza dei bambini – specie alle elementari – a livelli paragonabili a quelli dei bambini italiani; il supporto nell’accesso ai servizi e nella regolarizzazione, grazie al quale ora gli adulti hanno codici fiscali e tessere sanitarie; e i servizi dei mediatori e degli operatori, dai corsi di igiene al sostegno per i compiti.
Si è anche discusso delle possibili soluzioni in vista dopo la prossima chiusura del campo. L’amministrazione comunale ha ribadito la propria impossibilità a investire su soluzioni strutturali, anche se vi è stata un’apertura sull’inserimento abitativo di alcune famiglie; gli esponenti di altri enti, pur ribadendo la propria volontà di continuare a spendersi per la soluzione della questione, hanno ricordato le responsabilità delle amministrazioni locali in situazioni di emergenza, perché di questo si tratta: tra una decina di giorni una ventina di famiglie rimarranno senza un tetto, e davvero non vorremmo ritrovarci nella stessa situazione dello scorso novembre, quando – in seguito all’incendio a Cascina La Merla – dovemmo ospitare più di cinquanta persone in casa Acmos, in una totale precarietà.

Si sta lavorando ventre a terra per trovare le vie di uscita da questa impasse: sembra che le possibilità inizino a intravedersi, grazie anche alla disponibilità mostrata da alcune altre amministrazioni comunali, a partire da quella di Settimo Torinese.

Se va tutto bene, l’auto-recupero diventerà una realtà anche in Piemonte.

Sintesi degli interventi

Barrea -Sindaco del Comune di Borgaro (TO) giunta di centro sinistra.

La discussione è stata franca e a volte spigolosa, i Rumeni sono 86 (19 famiglie) e sono protagonisti dell’incendio di novembre. Abbiamo accettato di portare avanti il Progetto di emergenza freddo in collaborazione con la Protezione Civile, Prefettura, Provincia e Associazione Terra del Fuoco, ma il giorno 11 giugno il campo verrà smantellato così come ha fatto il Comune di Torino già ad aprile.

Per noi le prime regole da seguire sono: il rispetto della legalità e il lavoro.

Siamo disposti, come Comune di Borgaro, ad aiutare al massimo 2 o 3 famiglie che sono già presenti nel territorio di Borgaro.

Risorse non ci sono e un comune di 13.000 abitanti come il nostro non ha grandi risorse economiche, l’ideale sarebbe quello di riuscire a distribuire una o due famiglie per comune in un piano di sviluppo di n° 10.000 abitazioni della Regione Piemonte che verrà diviso per i 1.200 comuni del territorio, così si agevola l’integrazione e non si crea emarginazione. Nel 2004 in tutta Italia sono stati costruiti 1500 gli alloggi di edilizia popolare.

Donatella Linguiti sottosegretario Ministero delle Pari Opportunità. Ogni territorio ha delle sue specificità, rom e sinti italiani, rom immigrati.

L’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali – Unar è l’ufficio istituito a livello governativo al quale denunciare tutti gli atti di discriminazione razziale che vengono perpetrati nel territorio italiano: A livello europeo, l’Italia è stata condannata per la politica adottata nei confronti dei Rom Sinti e Camminanti.

Ci sono delle sperimentazioni in Italia positive e da non sottovalutare. Devono essere note e confermate come buona pratica.

È stata affrontata la questione dei rom e dei sinti come una questione a noi estranea creando i campi nomadi e inducendo situazioni che portano a delinquere e questo incrementa la distanza, l’emarginazione e le discriminazioni. Non trovano lavoro, perché sono nel campo nomadi e non teniamo conto, non conoscendoli, delle attitudini, delle caratteristiche e delle competenze di queste persone. Ci sono molte Cooperative create dai rom e sinti in Italia, sono esempi da seguire.

Non è una questione filosofica, è una questione di responsabilità di qualsiasi amministrazione comunale. Questo sgombero creerà disordine pubblico, da qualche parte dovranno comunque andare e andranno ad aumentare il n° dei campi esistenti o il numero dei residenti dei campi. .

I cittadini sono chi abita nei territori e quindi anche rom rumeni diventano cittadini del comune dove risiedono.

Deve prevale re la cultura del rispetto, concentrare ed emarginare è comunque sempre sinonimo di tensione sociale.

Il patto sulla sicurezza e sul rispetto delle leggi va fatto solo nel momento in cui ci sia un riconoscimento di pari diritti e pari opportunità.

Coop. Alisei: progetti di autocostruzione: di solito sono inserite in percentuale, il 60 % di famiglie italiane e il 40 % di famiglie straniere tutte a basso reddito. Tutti possono costruirsi le loro abitazioni, 400 sono le costruzioni ad oggi realizzate in Italia con lautocostruzione e altri 850 sono i cantieri aperti, nei video che vedremo potremo seguire le varie fasi dell’autocostruzione.

Isidora D’Aimmo assessore politiche immigrazione della provincia di Napoli.

Lo sgombero a Casoria di 400 rom che vivevano sui laghi di diossina ha aperto un problema che siamo riusciti a risolvere ottenendo un percorso alternativo per queste famiglie.

A Napoli i numeri cambiano di giorno in giorno, sono nomadi per forza, per effetto degli sgomberi. Sono nomadi di ritorno perché erano sedentari nel loro paese di origine.

Il tavolo provinciale che abbiamo istituito con la presenza di rom e associazioni lavora nella direzione dello smantellamento delle aree nomadi, abbiamo infatti deciso di non finanziare più i comuni che vogliono continuare a costruire ghetti.

Importantissima è l’autodeterminazione dei rom stessi. Sono 11 le aree nomadi nella provincia di Napoli , più 13 a Giugliano. Nel nostro progetto, al quale abbiamo apportato qualche variazione in base ai suggerimenti delle associazioni presenti, porta vanti le linee guida per la costruzione degli insediamenti rom che vi illustreremo con il video.

Renata Paolucci dell’Opera Nomadi. La nostra Associazione, oltre a promuovere la diffusione e la difesa della cultura e della lingua delle popolazioni Rom e Sinte, si batte per la difesa dei fondamentali diritti di tali gruppi presenti sul territorio nazionale. In anni di attività è emerso in modo sempre più chiaro che le condizioni abitative di queste persone che da nomadi sono ormai divenute stanziali perché hanno perso anche il diritto al nomadismo sono il pre-requisito indispensabile per una effettiva, definitiva e positiva integrazione fra la cultura dominante e la loro.

Il concetto di "tolleranza" che ha ispirato ed ispira ancora oggi le modalità con cui viene affrontato il problema dei Rom e dei Sinti , non è solo sbagliato da un punto di vista umano, ma anche inefficace. Infatti tollerare i campi nomadi significa "individuare" delle zone urbane poco frequentate (solitamente industriali, svincoli autostradali se non aree adiacenti a discariche o inceneritori) dove stipare centinaia e a volte migliaia di persone nascondendo agli occhi dei "cittadini" queste sacche di emarginazione. Questa attitudine alla segregazione provoca danni irreparabili nelle menti di entrambe le parti in gioco e significa identificare in modo definitivo i Rom e i Sinti con il disagio, la povertà e la conseguente emarginazione.

Già da anni i Sinti hanno espresso la necessità di migliorare le proprie condizioni abitative per avere la possibilità di una integrazione reale sociale e concreta. L’Opera Nomadi di Padova, da anni impegnata nella gestione dell’area da sempre portavoce dell’esigenza dei sinti e dei rom ha ideato assieme ai sinti stessi un progetto di costruzione di nuove unita abitative in muratura. Tale progetto rispecchia la linea politica della ns. Associazione rispetto allo smantellamento dei aree nomadi comunali proponendo, in alternativa, la realizzazione di microaree attrezzate per famiglie allargate.

Il progetto del "Villaggio della speranza" prevede la costruzione di n° 11 case in muratura di circa 54 metri quadrati ciascuna con annessa area verde a posto auto coperto, ognuna con il proprio numero civico e le proprie utenze. Il nome del villaggio è stato scelto dagli stessi Sinti e vuole significare le speranze e i desideri legati alla nuova vita futura. Il progetto prevede inoltre il coinvolgimento diretto dei sinti nella costruzione delle proprie abitazioni. L’autocostruzione delle proprie case ha un grande valore simbolico sia per l’impegno che rappresenta sia perché sarà una soluzione al problema della ricerca lavoro.

Tra i mesi di giugno e luglio 2007 le famiglie di Impreuna sono rimaste nel parco della Tangenziale Verde di Borgaro Torinese.
Così ad inizio luglio abbiamo proposto a tutte le famiglie di tornare in Romania per il periodo estivo per recuperare un po’ di tranquillità e con l’occasione rimettere in ordine i documenti necessari all’avvio dei nuovi progetti di auto-costruzione e auto-recupero.
Il 20 di luglio sono partiti e grazie alla collaborazione dell’Ufficio Pastorale Migranti e dell’Assessorato alla Politiche Sociali della Provincia abbiamo evitato i classici, e inutili, rimpatri assistiti mettendo in piedi un progetto che ci permettesse di continuare a mantenere i contatti con le famiglie. I nostri mediatori, ad oggi, sono in costante contatto con le famiglie Impreuna, che ricevono un gettone di assistenza mensile per l’estate e sono alle prese con lo studio del codice stradale, data la necessita’ di possedere la patente di guida per l’accesso alle borse lavoro qui in Italia.
A metà ottobre 2007 le famiglie che, attraverso il percorso dell’inverno scorso hanno fatto la scelta consapevole e densa di responsabilità dell’auto-recupero, torneranno in Italia per iniziare i lavori di progettazione delle loro case.



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