06.06.08

L’ 8 aprile “Romano dives – giorno del popolo rom”

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  Intervento al Ministero dell’Interno

 

L’8 Aprile è Romanò Dives, il Giorno della Nazione Rom. Si vogliono ricordare le persecuzioni passate e presenti, gli sgomberi di ogni giorno, le sofferenze e i pregiudizi che colpiscono i Rom e i Sinti, siano essi stranieri o italiani. La tradizione vuole che ogni famiglia, si incammini, al tramonto, lungo il fiume più vicino alla propria abitazione che rappresenta la via percorsa durante le lunghe migrazioni. Ogni membro della famiglia porgerà al fiume fiori e petali di fiore che rappresentano le anime dei defunti e candele (lumini) che rappresentano la luce che viaggia con loro

L’8 aprile è la data del primo congresso internazionale, nel 1971, quando per la.prima volta si riunì a Londra la Romani Union, riconosciuta poi anche dall’Onu come Associazione Mondiale non Governativa. In questa occasione i rom di tutto il mondo scelsero anche un inno e una bandiera.

L’8 aprile del 2002 aveva una rilevanza particolare, si festeggiava il primo millennio della partenza dei loro antenati dall’India.

Riconciliazione per ridurre i pregiudizi

Ogni progetto di integrazione sociale viene ostacolato, o impedito, dal pregiudizio verso i Rom e i Sinti. Da 600 anni è in atto una guerra verso di loro, fatta di bandi di espulsione, cacce all’uomo, assimilazioni forzate, riduzione in schiavitù, massacri, stermini, che non si è placata col "Porrajmos" (divoramento) durante la II guerra mondiale.  La persecuzione continua.  Secondo i. monitoraggi della Comunità Europea i Rom/Sinti sono le popolazioni più discriminate e sottoposte ad atti di violenza razziale.   Sono vittime di tutti e tre i tipi di razzismo che conosciamo: da esclusione, da assimilazione, da paura.  Tutto ciò ha generato un "trattamento differenziale" ed un processo di "deumanizzazione" di queste popolazioni, oggi i Rom, i Sinti e i Camminanti sono sempre più respinti lungo i confini delle città o dello stato, costringendoli a processi di tipo adattivo come i campi nomadi,  luoghi di segregazione razziale,  di emarginazione, di isolamento.

La politica degli sgomberi e delle espulsioni di massa, largamente praticata in molte zone del paese, come testimoniano le recenti cronache, è un atto di inciviltà politica ed oltretutto illegittimo, in quanto perpetrato ai danni di intere comunità e non di singoli individui e come tale va respinta.

La scelta dei territori e la possibilità di trovare accoglienza, è da sempre il risultato di un complesso rapporto storico e sociale tra la società maggioritaria e le comunità rom/sinte. Una relazione che rivela l’esistenza di rigide barriere di contenimento dei migranti e di normative interne che alzano il livello di discriminazione.  E’ necessario mettere in discussione i luoghi comuni interpretativi che riducono la questione Rom a misura degli stereotipi: quelli che individuano nella diversità e nella presenza di comportamenti devianti la causa della mancata accettazione da parte della società maggioritaria, quelli che riconducono la questione ad un problema di inconciliabilità culturale.   Si tratta in sostanza di un lavoro di "decostruzione" del problema, per poi ricostruirlo in modo da renderlo trattabile ed intervenire nella comprensione tra condizione di marginalità ed isolamento, pregiudizio, rifiuto e devianza.  

   Sappiamo tutti che nessuno nasce con il pregiudizio (viene trasmesso da padre in figlio), alla cui base sta soprattutto la mancanza di conoscenza; non si riduce solo col buon senso ma con messaggi istituzionali forti che permettano alla società maggioritaria una conoscenza più approfondita di queste popolazioni e che agevolino quest’ultime nel processo di assunzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva, uscendo dalla logica assistenziale negativa a cui sono stati abituate troppo spesso e in cui si sono adagiate.  E’ necessaria, quindi,  una riconciliazione nazionale che chiuda le ostilità,  che avvii processi e iniziative, che permetta che venga riconosciuta la ricchezza derivante dal dialogo e dallo scambio fra i diversi orizzonti culturali per una ridefinizione degli stessi.

 

Pratiche sociali e proposte per il riconoscimento di minoranza

 

Proviamo di seguito ad indicare alcuni punti a partire dai quali si possa pensare, definire e realizzare una possibile politica propositiva.

Minoranza etnico-linguistica.

Sono ormai numerose le "Raccomandazioni Internazionali" perché l’Italia riconosca lo status di minoranza etnico-linguistica ai Rom/Sinti per proteggerne la lingua e la cultura.

Fra le tante, alcune più recenti:

-  Il Consiglio d’Europa, il 14 giugno 2006 "raccomanda" all’Italia di sviluppare l’opportunità di riconoscere la minoranza etnico-linguistica dei Rom/Sinti per permettere loro di conservare e sviluppare la loro identità".

-  La commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite, nel rapporto presentato il 13 marzo 2007, "raccomanda" anche: "Il riconoscimento della Comunità di Sinti e di Roma come una minoranza nazionale la cui cultura e lingua debbono essere protette".

Nella legge 482 del 15 dicembre 1999 "norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche e storiche", le popolazione rom/sinte non sono state neanche nominate disattendendo norme, principi ed impegni internazionali e in particolare la Carta Europea delle lingue regionali minoritarie in vigore dal 1° marzo 1998 che prevede esplicitamente norme "anche per le lingue sprovviste di territorio come l’yddish e lo zingaro".

E’ convinzione dell’Opera Nomadi che oltre al riconoscimento di minoranza etnico-linguistica in Italia, sia necessario che i Rom e i Sinti siano riconosciuti come popolazioni transnazionali Europee.  Il riconoscimento di uno status di minoranza e cittadinanza europea eviterebbe la frattura differenziale tra Rom e Sinti italiani e Rom immigrati.

Sarebbe necessaria una sanatoria per motivi umanitari a favore dei Rom irregolari che da troppi anni ormai sono esclusi dai più elementari diritti. Si tratta di circa 30.000 persone stanziali in Italia anche da 30 anni. Sono in larghissima parte sprovvisti di permesso di soggiorno e destinatari di decreti di espulsione delle nostre Prefetture.

Si chiede al Governo in carica, che si appresta a varare le modifiche alla legge sulla cittadinanza di non eludere dalle previsioni normative la specificità della questione Rom. Si chiede espressamente di regolarizzare tutti i minori rom nati in Italia che per esplicito dettato legislativo (ius sanguinis) non avranno in futuro la possibilità di ottenere un semplice passaporto coi diritti ad esso collegati e di riconoscere la cittadinanza italiana a tutti i Rom presenti da cinque anni o con figli nati da due anni in Italia (come è previsto nel progetto di legge sulla cittadinanza per immigrati "regolari")  .

Per quanto riguarda il progetto di legge nazionale per i Rom e i Sinti, esprimiamo le ns. perplessità in quanto riteniamo inutile e dannosa una legge specifica.

Habitat.

A prescindere dalle situazioni di emergenza che comportano interventi immediati per risolvere temporaneamente i problemi, si deve mirare al superamento della logica dei "campi nomadi", sacche di emarginazione e veri e propri lager, ricercando soluzioni abitative alternative: inserimento nelle abitazioni, o individuazione di microaree per famiglie allargate (preferibilmente da acquistare) a seconda delle esigenze e delle richieste, utilizzazione della tecnica dell’auto-costruzione o dell’auto-recupero come sta già avvenendo in alcune zone.

Per l’allestimento di microaree è importante una Sanatoria in deroga al Piano Urbanistico Nazionale, D.P.R. 380 del 2001, ratificato in legge nell’estate 2003, che permetta di posizionare roulottes in terreni agricoli di proprietà:  molte, infatti, sono le ordinanze comunali di sgombero e di demolizioni rivolte a quelle famiglie già insediate in questi terreni.   

Proponiamo anche che ogni Comune con l’intervento di mediatori culturali rom, sinti e non, si dichiari disponibile ad accogliere una o più famiglie rom o sinte a seconda del numero degli abitanti presenti nel territorio, evitando così il loro continuo peregrinare, alla ricerca di un posto stabile.

Lavoro:

l’inserimento lavorativo richiede:

  • - facilitazioni come, per esempio, per i lavoratori socialmente utili;
  • - sportelli specifici per l’avviamento al lavoro e la formazione professionale per Rom/Sinti con l’individuazione delle attitudini personali;
  • - l’implementazione di cooperative sociali di tipo B, estendendo la categoria delle persone svantaggiate anche ai Rom/Sinti;
  • - l’Albo comunale per musicisti di strada o da sala;
  • - la tutela e recupero e ammodernamento (con licenze apposite) dei mestieri tradizionali ancora presenti (vedi lo spettacolo viaggiante per i Sinti ed il commercio per i Rom) e l’avviamento verso i nuovi lavori, nello spirito dell’articolo n. 4 della Costituzione Italiana.

Le buone pratiche che si stanno realizzando in alcune parti d’Italia come:  la costituzione di cooperative di lavoro che vanno dalla raccolta di materiale ferrosi, ai mercati gestiti dalle famiglie rom e sinte, al giardinaggio, alle cooperative di donne rom e sinte e l’apertura  di sportelli per l’inserimento lavorativo, dovrebbero essere estese a tutto il territorio nazionale, con l’intervento e l’aiuto delle Istituzioni.  

Scuola:

il Protocollo d’Intesa MIUR – Opera Nomadi, firmato il 22 giugno 2005, per combattere l’evasione e la dispersione scolastica,  per favorire l’inserimento socio-culturale dei Rom e dei Sinti nell’ambiente scolastico che deve essere accogliente prestando attenzione ai bisogni dell’altro, sviluppando atteggiamenti di apertura, ascolto e reciprocità, segna un riconoscimento nazionale di minoranza etnico-linguistica con specifiche differenze ed anche svantaggi sociali che vanno recuperati con appositi progetti.

A partire anche dall’insegnamento della lingua "romanès", occorre estendere l’intercultura alle popolazioni rom e sinte, attuare corsi di recupero per alunni che hanno abbandonato prematuramente la scuola, per l’alfabetizzazione degli adulti, con particolare attenzione all’analfabetismo di ritorno, e corsi di formazione rivolti al personale scolastico.

Indispensabili sono i mediatori culturali rom e sinti con il loro ruolo di collegamento fra scuola,famiglia e  territorio.

Si chiede, quindi, che venga applicato con fondi appositi il Protocollo d’Intesa che è una vera e propria pietra miliare di riconoscimento etnico-culturale dei Rom e dei Sinti.

Salute:

l’alto tasso di natalità s’intreccia con indici preoccupanti di morbilità e mortalità e con una speranza di vita mediamente più bassa di 20-30 anni, se paragonata con il resto della popolazione. Particolarmente colpite sono la popolazione femminile e la prima infanzia, ma non possiamo ignorare l’insorgenza di "patologie da ghetto" nei luoghi di vita, la mancanza di una cultura della prevenzione, l’elevato tasso di alcolismo e tossicodipendenza in generale e le difficoltà di accesso al servizio sanitario nazionale.  In particolare, per quanto riguarda i rom romeni, occorre promuovere di concerto con la SIMM (Società Italiana Medicina per le Migrazioni) un piano nazionale di vaccinazione e di accesso alle cure sanitarie. Anche in questo caso importanti sono i mediatori culturali e sanitari.

 

Il progetto "Porrajmos dimenticato" dell’Opera Nomadi Nazionale, che dal 27 gennaio 2004, è stata conosciuto e divulgato in tutta Italia, è servito e servirà da volano per la conoscenza ed il riconoscimento di queste popolazioni.
Si chiede pertanto che
la  Legge 20 luglio 2000, n. 211  recante l’istituzione della Giornata della Memoria venga modificata e integrata come contenuto nell’ iniziativa del disegno di legge dei seguenti Senatori :

Valpiana, Sodano, Malabarba, Russo Spena, Maccanico, Donati, Soliani, Bellini, Alfonzi, Bonadonna, Capelli, Gonfalonieri, Emprin Gilardini, Giannini, Martone, Nardini, Palermi, Ripamonti, Silvestri, Tecce, Tibaldi, Turigliatto, Vano

Con questo disegno di legge è doveroso ricordare e quindi inserire, anche altri gruppi che hanno subito le stesse deportazioni e lo sterminio, vittime di discriminazioni etniche, sessuali, sociali e religiose: Rom e Sinti, Omosessuali, Disabili, Testimoni di Geova.

 

Siamo convinti, come già espresso in precedenza,  che le nostre proposte contribuirebbero ad agevolare i Rom e i Sinti nell’assunzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva, uscendo dalla logica assistenziale negativa degli anni passati e ancora attuale.  Interventi dunque a 360° a favore di una popolazione di circa 150.000 persone che rappresenta lo 0.3 % di quella italiana.

 

Opera Nomadi Nazionale

Per il Consiglio Direttivo Nazionale

prof.ssa Renata Paolucci

segretario nazionale 

resp. nazionale scolarizzazione

pres. Opera Nomadi di Padova



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