06.06.08

Solidarietà ai Rom e ai Sinti di Padova da parte di partiti e org. sindacali

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Sopralluogo di Acli, Cgil, Prc, Comunisti e Sinistra democratica al campo nomadi di via Longhin, dove sono rimasti 50 rom e sinti, che – dicono – viviamo nella paura

 

 «Ogni notte facciamo i turni per sorvegliare il campo» Tante minacce, fortunatamente non seguite da atti vandalici. Ma il clima è avvelenato. Ci sono però vari progetti di integrazione

 

Rifondazione comunista, Sinistra democratica, Comunisti italiani, Acli e Cgil, ieri mattina, hanno portato la loro solidarietà ai rom e ai sinti ospitati all’interno del campo nomadi di via Longhin. Ad accoglierli, il presidente dell’Opera nomadi di Padova, Renata Paolucci.

«Il nuovo governo – ha attaccato Renata Paolucci – nei nomadi ha trovato la giustificazione per far uscire la sua componente razzista e xenofobica. Da quando sono accaduti gli attacchi ai campi nomadi di Ponticelli, a Napoli, anche i rom di Padova hanno cominciato ad aver paura. Di notte, per esempio, organizzano i turni per sorvegliare il campo, visto che stanno subendo numerose minacce, per il momento, fortunatamente, solo verbali. E comunque cose logiche considerato il clima che si sta instaurando nel Paese».

«E’ bene sottolineare però – ha continuato il presidente dell’Opera nomadi – che a Padova non esiste un’emergenza-rom. In via Longhin ne sono rimasti 50, tra rom e sinti. C’è un progetto di riqualificazione del campo che prevede la costruzione, autogestita, di sette alloggi per altrettante famiglie. Le persone che restano verranno invece sistemate in un’altra area attrezzata che il Comune speriamo ci aiuti ad acquistare». Attualmente le cosiddette micro-aree in cui vivono nuclei familiari allargati di nomadi, in città sono trenta. A queste deve essere aggiunto il progetto di via Tassinari dov’è prevista la costruzione di un villaggio rom in grado di ospitare undici famiglie, e la cui realizzazione è avvenuta da parte degli stessi nomadi dopo avere seguito un corso di muratori organizzato dal Comune. «Il nostro messaggio – ripete Renata Paolucci – è quello di dire basta ai campi nomadi e all’assistenzialismo. Vogliamo dare a queste persone soluzioni abitative migliori».

«I roghi di Ponticelli – ha ribadito Paolo Benvegnù, segretario provinciale di Rifondazione comunista – somigliano a quello che in passato ha preso il nome di Pogrom. Pensavamo e speravamo di aver definitivamente allontanato certi fantasmi, invece ci rendiamo conto che dobbiamo ancora combatterli». «L’amministrazione-Zanonato – termina Paolo Benvegnù – ha svolto un grande lavoro riguardo l’integrazione. Noi chiediamo che si proceda su questa strada, e ai rom e ai sinti un ulteriore loro impegno perché ciò avvenga. L’altro e il "diverso" infatti non possono rappresentare "un problema"».

«Ora – ha aggiunto Giuliana Beltrame, consigliere comunale di Rifondazione comunista – c’è la necessità di affrontare il tema delle altre comunità nomadi che non sono ancora inserite. La nostra amministrazione comunale deve fare uno sforzo per conoscere e affrontare queste nuove realtà».

Matteo Bernardini



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