07.23.08

Venezia: vittoria dei Sinti

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il villaggio si fa Sbloccati dal sindaco i fondi promessi. A primavera via dalle roulotte

 di Elisa Cozzarini

18 Luglio 2008

Cacciari si impone a Mestre
Ci sono voluti dieci anni, ma alla fine, il 26 giugno, i lavori in via Vallenari sono iniziati. È del 1998 il progetto di costruire un Villaggio di 38 prefabbricati per i sinti di Favaro Veneto, frazione di Mestre. Ora l’entusiasmo è alle stelle al campo roulotte, dove attualmente vivono 160 sinti, tutti italiani. «Per noi il Villaggio è una grande speranza», dice Stefano, uno dei futuri abitanti dell’insediamento. «È un segnale di cambiamento: potremo vivere in condizioni decenti, rispettando le nostre tradizioni».
Il sindaco Massimo Cacciari ha deciso di stanziare 2,8 milioni di euro per rispettare l’accordo siglato nel 1998 tra i sinti, il Comune, la Regione e il ministero, per cui non sono mai arrivati i fondi statali promessi. Lo stesso Comune spende 120 milioni per mille alloggi popolari. Ma la scelta di Cacciari è stata immediatamente attaccata da Lega e An.
È nato un Comitato No campi nomadi, composto da una ventina di persone, che a fine maggio è riuscito a bloccare il progetto. La storia sembra ripetersi il 23 giugno, data fissata per l’inizio dei lavori dopo i tentativi fallimentari di accordarsi con il comitato. «Quando abbiamo visto che tutto era di nuovo bloccato, al campo ci siamo demoralizzati, ma non abbiamo perso fiducia nel nostro sindaco», continua Stefano. E il 26 giugno Cacciari ha mantenuto le promesse.
Il Gazzettino il 27 giugno ha scritto: «Mai visto un presidio di cittadini con così pochi cittadini e così tanti politici, televisioni e giornalisti». In effetti sono solo cinque le case adiacenti al futuro Villaggio e solo tre le famiglie che protestano. Il Comitato ha presentato per la seconda volta ricorso al Tar, dopo una prima bocciatura; An, FI, Lega Nord, Progetto Nordest e Udc raccolgono firme per un referendum popolare contro il Villaggio, mentre i sinti sperano di trasferirsi la prossima primavera. «Con questo pensiero», dice Stefano, «sarà più facile affrontare un altro duro inverno al campo». A Venezia cinquanta associazioni si mobilitiano per sottrarre spazi al razzismo e alla xenofobia Molte e diverse sono state le iniziative portate avanti nelle ultime settimana dalla rete di associazioni veneziane che hanno deciso di mobilitarsi per far sentire la loro voce in città. Due i nodi centrali intorno ai quali si è focalizzato il loro lavoro: la strumentalizzazione della costruzione del villaggio Sinti a Favaro Veneto e l’allarmante situazione del Porto di Venezia, diventato negli anni frontiera di morte per tanti migranti in cerca di asilo politico o di condizioni di vita più libere e dignitose. Dopo un’assemblea pubblica sulla situazione del campo Sinti (e un’azione di protesta contro la sede della Lega Nord portata avanti da un gruppo di attivisti dei centri sociali); dopo una conferenza stampa al porto di Venezia per denunciare l’incompatibilità delle modalità di respingimento alla frontiera con i più elementari diritti umani; dopo aver ottenuto un incontro con il prefetto (che in realtà ha aperto pochi spiragli per un dialogo produttivo) proprio in merito a questi respingimenti, le associazioni si sono date appuntamento nel pomeriggio di venerdì 18 luglio per una biciclettata con spritz finale (Ciclospritz!).
La sfilata è partita dalla piazza principale di Favaro Veneto, luogo ultimamente presidiato da alcuni rappresentanti delle frange più xenofobe del governo in carica, ed è arrivata in centro a Mestre.
La manifestazione è stata colorata anche dagli striscioni riempiti di variopinte impronte di mani, raccolte in vari eventi pubblici, che criticano fermamente, richiamando per opposizione, i progetti di schedatura tramite impronte digitali proposti per discrimanre ulteriormente alcuni gruppi di popolazione come i rom.
In generale, si è trattato di un importante segnale di apertura, di voglia di condivisione, di capacità di raccogliere la sfida di un mondo in mutamento carico di potenzialità e di ricchezza. "Solo i diritti danno sicurezza", era lo slogan principale della giornata, per dire che c’è ancora chi non si fa spaventare dalle retoriche securitarie che costruiscono continue emergenze per distogliere l’attenzione dalle cause reali dei problemi che le persone devono affrontare quotidianamente.
Se la nostra vita è sempre più precaria, se mancano i punti di riferimento, se gli ideali e i valori vanno in crisi, se la povertà e la paura di non arrivare a fine mesi attanaglia sempre di più tutti noi, eventi come questo voglio ricordarci che le nostre difficoltà non dipendono certo dalla presenza di nuovi cittadini sui nostri territori, e che non è sicuramente sottraendo diritti a loro che potremo recuperare i nostri. Una sfilata colorata, quindi, per dire che la nuova città, ‘la città che viene’, quella dell’incontro e della commistione, quella che affronta le proprie paure aprendo la mente e trovando il coraggio di rimettersi in discussione, è già qui. "Questa è la prima di diverse iniziative che questa nuova rete di realtà sta promuovendo – ci dice Michele Valentini del Centro Sociale Rivolta di Marghera – per riconquistare quegli spazi che, se lasciati vuoti, come è accaduto nella vicenda della costruzione del villaggio Sinti a Mestre, rischiano di essere culturalmente occupati da forze razziste e xenofobe come la lega Nord. Non possiamo lasciare neppure un centimetro di spazio a chi incita all’odio razziale e alla discriminazione". "La nostra iniziativa ha suscitato curiosità nella gente – racconta Alberta Buzzacarin, della rete delle Associazioni – le persone hanno avuto voglia di leggere i nostri volantini e noi siamo riusciti a fare quello che volevamo: dire qualcosa di diverso in città, dimostrare che esistono voci che si alzano contro il razzismo e a sostegno dei diritti di tutti". di Alessandra Sciurba

 



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