02.04.10

Padova: Inaugurato il Progetto Sperimentale autocostruito dai Sinti Veneti

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Padova: "Progetto Sperimentale di Autocostruzione del Comune di Padova co-finanziato sal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali":

 

 

 dal campo nomadi

 

 

 

 

alla città: Il "Villaggio della Speranza"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Villaggio è intitolato alla Dott.ssa  Marta Cimento

vicepresidente dell’Opera Nomadi di Padova

scomparsa prematuramente  a 31 anni il 5 gennaio 2008.

 

 

 

L’Amministrazione Comunale insediatasi a Padova nel giugno 2004, si è subito impegnata a dare un’adeguata risposta ai bisogni di fasce di popolazione, rientranti nell’area più debole ed emarginata. Ci si riferisce, in particolare, ai migranti, ai cittadini senza fissa dimora e ai vari gruppi di etnia rom e sinta, sia italiani sia provenienti dall’est europeo ospiti delle aree comunali.

L’anno successivo, il 2005, l’Amministrazione si è impegnata in un progetto complessivo denominato "Dal campo nomadi alla città", ponendosi come obiettivo generale il superamento dei due insediamenti comunali di rom e sinti presenti a Padova: nell’area di Corso Australia (ex via Tassinari n° 32) e di via Lungargine San Lazzaro n° 2 le cui condizioni generali pongono forti ostacoli allo sviluppo di livelli di vita accettabili, basati sulla convivenza, il rispetto e la reciprocità. 

La partecipazione al Bando del Ministero della Solidarietà Sociale ora Welfare ha permesso alla Città di Padova di essere inserita tra le quattro città italiane destinatarie dei fondi per l’inclusione sociale delle popolazioni rom e sinte.

 

 

Nello specifico gli obiettivi generali del progetto erano:

•-       Lo smantellamento delle aree ospitanti famiglie di rom e sinti ormai stanziali a Padova, con chiusura delle stesse e creazione e reperimento di nuovi insediamenti abitativi nel territorio urbano.

•-       Definizione di nuovi livelli di responsabilizzazione dei rom e sinti attraverso il coinvolgimento degli stessi nella progettazione e nell’esecuzione di soluzioni abitative alternative, agevolandoli nell’assunzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva, uscendo dalla logica assistenziale negativa degli anni passati e ancora in alcuni casi attuale. 

•-       Distribuzione con soluzioni abitative diversificate ed equilibrate dei nuclei di rom e sinti nel territorio urbano al fine di ridurre l’isolamento e la tensione con il resto della cittadinanza, offrendo opportunità occupazionali a popolazioni tendenzialmente escluse dal mercato del lavoro. 

Il Progetto è iniziato con lo studio e il monitoraggio sulle caratteristiche e sulle esigenze di ciascun nucleo familiare destinatario.

 

 

I Soggetti destinatari erano:

1)gli ospiti del campo di via Lungargine San Lazzaro n° 2, che inizialmente ospitava gruppi di etnia diversa: dai Rom Harvati ai sinti taic tutti italiani, ai rom provenienti dai paesi dell’est europeo. 

Le famiglie che hanno chiesto l’inserimento in alloggi ATER, successivamente, sono state tutte inserite nelle graduatorie comunali e hanno ottenuto l’assegnazione dell’abitazione: Gli inserimenti sono stati effettuati in varie zone della città e per alcune di esse è stato realizzato un Progetto di accompagnamento nelle nuove unità abitative.

Verrà attuata una riqualificazione dell’area comunale per le altre due famiglie allargate rimaste (Rom Harvati italiani di origine croata). Si creeranno, in alternativa, due insediamenti abitativi con la costruzione e l’autocostruzione, di piazzole fornite di servizi igienici e cucine in muratura per ciascun nucleo familiare.  

2)gli ospiti dell”area comunale di via Tassinari n.32: L’area comunale di via Tassinari n.32 (Corso Australia) ospitava da 15 anni un gruppo di Sinti Veneti (presenti in Italia dal 1400) di 29 persone (17 adulti e 12 minori), tutte imparentate tra loro. (Queste persone sono diventate "stanziali" con la crisi che ha investito il settore dello "spettacolo viaggiante"; una sola famiglia continua il mestiere dei giostrai. L’area risulta, da sempre, degradata e di difficile vivibilità. Si tratta infatti di un parcheggio non attrezzato  con un piccolo fabbricato che ospita due servizi igienici ed è completamente isolato dal resto della città e circondato da un muro.  I Sinti di via Tassinari hanno cercato di integrarsi il più possibile attraverso:  la scuola (tutti i minori frequentano regolarmente le classi di appartenenza, molti hanno già conseguito la licenza di scuola media e alcuni stanno frequentato corsi di formazione professionale e stages), e il lavoro (le donne sono impiegate presso Cooperative di pulizie e gli uomini svolgono attività saltuarie tramite agenzie interinali ).

 

 

Come nasce il progetto del "Villaggio     della  speranza" Già da anni i Sinti avevano espresso la necessità e la volontà di migliorare le proprie condizioni abitative  per avere la possibilità di una integrazione sociale concreta. Il Comune di Padova in collaborazione con l’Opera  Nomadi di Padova-Onlus, associazione da anni impegnata nella gestione delle aree e da sempre portavoce delle esigenze dei Sinti e dei Rom, hanno ideato,  assieme ai sinti stessi un progetto di autocostruzione di nuove unità abitative in muratura.

 

 

 

 

 (Nella foto da sinistra Carla Galbusera operatrice dell’Opera Nomadi, Virgilio Pavan Sinto Consigliere dell’Opera Nomadi, L’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Padova e Vice Sindaco  Claudio Sinigaglia e Renata Paolucci Presidente dell’Opera Nomadi di Padova Onlus)

 

 

La Giunta, dopo aver effettuato la variante al Piano regolatore per quanto riguardava l’area individuata, ha deliberato (Delibera n° 0885 del 28 dicembre 2006) l’assegnazione del progetto di autocostruzione delle 12 abitazioni in muratura all’Opera Nomadi di Padova – Onlus che,  diventata soggetto promotore del progetto ha:

 

- individuato l’impresa per la costruzione degli alloggi e delle opere connesse, previa approvazione del Settore Infrastrutture del Comune di Padova,

- seguito i Sinti nella partecipazione al corso di formazione professionale per muratori, (con il rilascio finale di attestato) e nel percorso dell’autocostruzione.

 

Il Settore Infrastrutture del Comune di Padova si è fatto carico della necessaria attività di alta sorveglianza, ai fini della regolare esecuzione dell’opera, della contabilità generale e dei conseguenti pagamenti.

L’intervento è stato localizzato lungo Corso Australia, in un lotto di mq. 2.132. Sono stati costruiti n° 12 alloggi, quattro per ciascuna delle tre palazzine di due piani.  Ogni alloggio è costituito da  un locale soggiorno-cottura, due camere da letto e un bagno, il tutto per una superficie calpestabile di circa mq 45 con giardinetto di pertinenza e posti auto coperti realizzati in struttura leggera.

 

L’area e gli alloggi che restano di proprietà del Comune di Padova, sono stati assegnati in affitto alle famiglie sinte. Queste pagheranno le utenze e il canone d’affitto.

 

 

 

 

Fase di autocostruzione

 

 

 

Il cantiere si è aperto nel luglio 2008 e si è chiuso a novembre 2009, la consegna delle abitazioni è stata effettuata a dicembre 2009.

 

 

 

Leggete:

 

Costruire_l_integrazione__mattone_su_mattone

 



1 Commento

  1.    Mariangela Scrive,

    2 Aprile 2010 at 15:02

    Complimenti! E’ un esempio di sostenibilità sociale, culturale, economica e architettonica. Bravi a tutti. Questa è la vera Autocostruzione, non certe brutture che vengono avviate e mai concluse a scapito degli autocostruttori che necessitano di alloggi adeguati ma che hanno redditi troppo bassi. In Italia purtroppo l’Autocostruzione sta prendendo una brutta piega ed è diventata veicolo di campagne elettorali per le amministrazioni e un modo per far soldi per certe associazioni che dovrebbero assistere e poi dopo aver intascato gli anticipi per il progetto spariscono.
    Spero di sentire altre buone notizie come quella di Padova perchè l’Autocostruzione funziona solo se pensata con il principio della partecipazione e della finalità sociale.