30.06.06

Sinti a Treviso, no agli sgomberi senza un progetto

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Giugno 2006

Finalmente una voce amica a Treviso è il capogruppo dei Ds, Brunetta, preoccupato dalle voci che danno per imminente un?operazione in via Da Milano: «Sono persone che hanno già patito abbastanza»

Nomadi, no agli sgomberi senza un progetto

La proposta: micro aree di sosta per i giostrai ancora in attività e la sistemazione in alloggi distribuiti sul territorio per le altre famiglie

(M.G.) «Dichiaro con fermezza che non ci possono essere sgomberi senza un progetto». L’affermazione recisa è di Ernesto Brunetta dei Democratici di sinistra, che ieri sera in consiglio si è diffuso in un accorato intervento sulla situazione del campo nomadi di via Da Milano, su cui da qualche tempo soffiano venti di sgombero. Alla seduta di ieri hanno assistito anche loro, un piccolo gruppo di nomadi che vivono nel campo di via Da Milano. «È per me motivo di disagio e profonda perplessità il continuo sentir parlare di un imminente sgombero del cosiddetto campo nomadi , dove ci sono cittadini lasciati per oltre 20 anni in condizioni disumane, cittadini che si dicono fieri di essere veneti prima che italiani – ha attaccato Brunetta -. Occorre un progetto, non si può ricorrere, come in altri casi è già avvenuto, alla sola permanenza in albergo di qualche giorno, seguita dalla forzata promiscuità degli sgomberati in alloggi già sovraffollati di parenti e amici».
Questo non solo per motivi di carattere morale, ha continuato il consigliere, ma anche di ordine pubblico. Brunetta ha avanzato alcuni suggerimenti: «Occorre considerare i diversi tipi di abitanti dell’attuale comunità, secondo mestieri e attitudini. Questo per consentire la realizzazione di microaree di sosta su terreno agricolo da convertire con variante di piano dotate dei servizi necessari, a favore delle poche famiglie di giostrai». Per gli altri l’assegnazione di alloggi comunali, «per la durata prevista dalla norma in attesa dell’accesso alla graduatoria per l’assegnazione delle case popolari. Questo soprattutto per le famiglie più giovani con bambini, i componenti delle quali spesso già lavorano, o agli anziani oppure ad altri che lo chiedano». Gli alloggi non possono essere tutti nello stesso luogo. «È ovvio, altrimenti si creerebbero ghetti e frizioni con i residenti. Gli alloggi dovrebbero essere distribuiti sul territorio, anche d’intesa con i comuni contermini».
Sullo stesso tema si è espresso anche Germano Zanetti, che ha criticato le multe comminate dalla polizia municipale ai nomadi la scorsa settimana: «Sappiamo che state lavorando alla questione, ma con quali risultati? Multe da 250 euro ai nomadi . Ridicolo. Le cose sono due: o queste multe dimostrano lo stato confusionale dell’amministrazione, oppure sono pleonastiche. Se c’è un progetto per lo sgombero a che cosa servono le multe? Se non c’è un progetto è ridicolo che la soluzione si riduca a questo».

Riferimenti: Opera Nomadi Treviso blocca lo sgombero

09.04.06

Rom e Sinti Intervento agli Stati Generali del Comune di Padova – anno 2000/2001

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II AUDIZIONE RENATA PAOLUCCI – PRESIDENTE OPERA NOMADI PROVINCIALE SEZIONE DI PADOVA ENTE MORALE – (D.P.R. 26.3.70 n. 347) – ONLUS SINTI E ROM A PADOVA: POLITICHE POSSIBILI PER LA TUTELA DEI DIRITTI DEI CITTADINI ZINGARI L’associazione Opera Nomadi è un Ente morale che, per il raggiungimento del fine sociale si ispira ai principi della Carta dei Diritti dell’Uomo, ai documenti e alle Raccomandazioni adottate dalle Nazioni Unite e dall’UNESCO, alla Costituzione Italiana alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e fa proprie tutte le disposizioni a carattere umanitario, sociale, ed educativo emanate dall’Unione Europea, dal Consiglio d’Europa, e dal Parlamento Europeo. La sezione di Padova si occupa dei Rom e dei Sinti presenti nel territorio della città e della provincia, che, come quasi tutti gli altri, sono divenuti ormai stanziali, abbandonando il nomadismo. Riteniamo che ai Rom e ai Sinti, come esseri umani, spettino i diritti di ognuno di noi “senza nessuna distinzione per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione” (Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, art 2/1, 10.12.1948). Primo fra tutti il diritto alla vita, da cui derivano immediatamente: il diritto alla salute all’habitat, all’istruzione, e al lavoro. Tutti questi, strettamente collegati tra loro, rendono la vita degna di essere considerata tale. DIRITTO ALLA SALUTE Il diritto alla salute è molto più che diritto ad accedere alle strutture sanitarie, ed è un valore non vincolato a norme burocratiche; salute non significa solo assenza di malattie con prevenzione e cura delle patologie, ma significa soprattutto, tutela del benessere fisico. La normativa attuale, formalmente, per quanto riguarda la cura e la prevenzione delle malattie, garantisce completamente ai Rom e ai Sinti italiani con regolare residenza l’accesso alle strutture, ma per raggiungere la fruibilità delle stesse (culturale e come accoglienza del “diverso”) sono necessari interventi organizzativi delle strutture stesse e formativi del personale sanitario e pubblico all’interno di programmi specifici. Il Servizio Sanitario nazionale deve assicurare ai Rom/Sinti, come individui, il diritto alla salute e l’associazionismo può svolgere funzione di stimolo, di denuncia e soprattutto di orientamento, ma mai di sostituzione. Un discorso a parte riguarda i Rom/Sinti immigrati. La legge Nazionale (n. 40 del 1998) è insufficiente e lo stesso tesserino sanitario non comprende il diritto a tutte le prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale. Non tutte le Regioni hanno recepito la legislazione nazionale, e l’attuazione a livello ASL è assolutamente carente. A questo proposito bisognerebbe istituire, a livello locale, degli ambulatori che svolgano la funzione della medicina di base e pediatrica, primo filtro per accedere alle altre prestazioni: sanitarie, specialistiche, diagnostiche e terapeutiche, affinché l’attuazione della legislazione nazionale non venga lasciata all’inventiva del singolo operatore. Altro discorso riguarda i Sinti/Rom italiani senza fissa dimora, presenti anche nel nostro territorio, che, avendo perso il diritto alla residenza nel luogo dove abitavano in precedenza, se lo vedono rifiutare, con varie motivazioni (persone indesiderate, soste non autorizzate ecc.), anche dalle autorità dei comuni dove ormai vivono. In mancanza di residenza non viene rilasciata la tessera del Servizio Sanitario Nazionale, e quindi a queste persone viene negato il diritto alla salute. In sintesi per garantire tale diritto, si rendono necessari i seguenti provvedimenti: 1) completamento delle leggi sanitarie a livello locale. 2) concessione della residenza, sempre a livello locale ai senza fissa dimora che ne facciano richiesta. 3) formazione dei medici e degli operatori sanitari pubblici, per una maggiore flessibilità delle strutture sanitarie. 4) corsi di educazione igienico-sanitarie rivolte ai Rom/Sinti 5) corsi di educazione ai Rom/Sinti sull’uso corretto delle strutture sanitarie 6) istituzione degli ambulatori per gli stranieri, che svolgano la funzione di medicina di base e pediatrica HABITAT Il diritto ad abitare in modo dignitoso è indispensabile per lo sviluppo umano sostenibile. L’habitat presenta una situazione di degrado estremo per circa 15.000 Rom/Sinti, residenti e non, distribuiti nel territorio nazionale. Purtroppo i campi nomadi comunali, presenti nella città di Padova, rispecchiano tale situazione di degrado, soprattutto il campo nomadi comunale di Via Lungargine San Lazzaro, dove c’è una compresenza coatta di Rom stranieri, Rom italiani e Sinti italiani, gruppi che hanno abitudini molto diverse tra di loro. Vi è carenza di servizi igienici (tre bagni ogni 50 persone circa tra donne uomini e bambini) e molte famiglie sono prive di energia elettrica perché impossibilitate al pagamento di bollette elevate (nelle roulottes e nei containers il riscaldamento è elettrico). La rimozione dei rifiuti non avviene quotidianamente, il campo è ridotto ad una discarica in molti punti e la gestione è quasi inesistente. Inoltre 24 Rom serbi, di cui 11 bambini, presenti nel territorio ormai da 10 anni, vivono in Corso Australia, presso l’ex abitazione del custode, con la possibilità di usufruire di un solo servizio igienico. Noi sosteniamo che sia un diritto degli esseri umani, siano essi Rom/Sinti o quant’altro, vivere in condizioni dignitose, soprattutto in una zona come la nostra che fa parte del “ricco Nord-est”, e perciò sottoponiamo all’Amministrazione Comunale le seguenti proposte abitative: 1) eliminazione progressiva, evitando un’eccessiva concentrazione di persone, dei mega campi-sosta dove sono costretti a vivere gruppi Rom e Sinti con abitudini diverse e dove ogni supporto igienico-sanitario è assente 2) creazioni di aree a dimensione familiare con contributo della Regione Veneto (L.R. 54/89). Nei piani regolatori il Comune dovrebbe prevedere una tipologia abitativa che rispetti la cultura della famiglia estesa, nonché la possibilità dell’autocostruzione con le utenze pagate in proprio. Tale tipologia è comunque già esistente a Padova e riguarda alcuni gruppi di Sinti italiani che, dopo aver acquistato dei terreni ed averli opportunamente attrezzati, vivono in condizioni molto dignitose, in zona Montà, Mandria, Camin, Mortise, ecc. 3) edilizia economica e popolare. I Rom stranieri in particolare i serbi, richiedono soprattutto l’inserimento in appartamento. Questa esperienza è apprezzata anche dai Rom italiani del centro-sud e da alcuni Sinti veneti presenti nel nostro territorio. I vari istituti di edilizia popolare possono/debbono programmare l’habitat ascoltando le esigenze dei Rom/Sinti interessati 4) numero controllato e ripartizione concertata. Vista la concentrazione, anche se non eccessiva, di Rom e Sinti nella città di Padova, la Regione Veneto attraverso la Legge Regionale 54/89 dovrebbe concordare con la Provincia, gli Enti Locali e i rappresentanti dei Rom/Sinti, una suddivisione delle comunità anche nei centri più piccoli, dove potrebbero venire offerte delle soluzioni abitative del tipo: aree a dimensione familiare o alloggi di edilizia economica popolare. Si potrebbe così, con l’aiuto del volontariato locale, favorire un buon inserimento all’interno del tessuto sociale anche dal punto di vista lavorativo 5) creazione di campi di transito per quanti praticano ancora il semi-nomadismo. Il problema nel nostro territorio, riguarda in particolare i Sinti giostrai e i Rom Kalderasha. Il diritto alla libera circolazione sul territorio nazionale, peraltro, è esplicitamente garantito dalla Costituzione. Il Ministero dell’Interno con ripetute circolari ha richiamato tale sacrosanto diritto. Molte questure ed enti locali lo calpestano arrivando agli illegali “divieti di sosta ai nomadi” esposti pubblicamente nel varesino e dintorni e nei fatti applicati in più zone nel Nord, compreso il padovano. DIRITTO ALL’ISTRUZIONE E ALL’EDUCAZIONE il riconoscimento del diritto all’educazione nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948 (art. 26) ha segnato l’inizio di un vasto impegno da parte delle Nazioni Unite per promuovere diritti culturali indivisibili ed interdipendenti rispetto agli altri diritti umani. Gli artt. 28 e 29 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia (ratificata dall’Italia nel 1991) obbligano gli Stati a garantire l’istruzione primaria obbligatoria e gratuita con il rispetto dei seguenti principi guida: 1) non discriminazione (art. 2). 2) superiore interesse del fanciullo (art. 3). 3) diritto del bambino alla vita, alla sopravvivenza, allo sviluppo (art. 6). 4) diritto del bambino ad avere ed esprimere liberamente le proprie opinioni (art. 12). Nell’ottica della Convenzione l’educazione comprende non solo i bisogni cognitivi del bambini, ma anche attività intese a favorire lo sviluppo fisico, sociale, morale e spirituale del minore. Durante la Conferenza Mondiale di Jomtien (Thailandia 1990) si è manifestato il consenso internazionale sull’idea secondo cui l’educazione costituisce lo strumento più importante nella lotta contro la povertà e l’emarginazione, nella valorizzazione delle donne, nella difesa dei bambini, nella promozione dei diritti umani e della democrazia, nella difesa dell’ambiente Tutti questi principi sono universali e valgono per tutti gli esseri umani. Ciò premesso, si comprende quanto sia importante tutelare il diritto dei Sinti e dei Rom all’istruzione e all’educazione. Risale al 30/09/1969 la Raccomandazione n° 563 dell’Assemblea Consultiva del Consiglio d’Europa riunita a Strasburgo relativa alla situazione degli zingari e dei viaggianti in Europa e sono da porre in rilievo le linee di intervento concreto ivi additate (sosta, abitazioni, scolarizzazione, formazione professionale) con la suggestione ai governi nazionali di adattare la legislazione e le politiche di intervento in vigore, secondo i bisogni urgenti propri degli zingari sia nomadi che sedentarizzati. Dopo aver istituito nel 1965 le classi speciali “Lacio Drom” per bambini zingari e averle successivamente soppresse nel 1982 grazie all’azione intelligente di alcuni insegnanti, nel 1986 il Ministero della Pubblica Istruzione diede nuove disposizioni in materia di scolarizzazione dei ragazzi zingari prescrivendo alla scuola l’impegno di offrire un servizio adeguato nel “massimo rispetto dell’identità culturale dei Rom e Sinti e il dovere di predisporre, per quanto possibile un’organizzazione proficua, soddisfacente e rispondente ai reali bisogni degli stessi”. Vengono contemporaneamente creati presso i Provveditorati agli studi e uffici scolastici Provinciali, centri di competenze specifiche con il compito di conoscere, vagliare, coordinare, le iniziative scolastiche sul territorio, in collegamento con l’apposito gruppo di lavoro che avrebbe dovuto funzionare al Ministero e con gli Enti Locali chiamati a garantire i servizi integrativi necessari per la piena scolarizzazione. Nel 1989 e nel 1990, infine, il Ministero della P.I. ha emanato due importanti Circolari riguardanti il Diritto all’istruzione ai figli degli immigrati, quindi anche dei Rom giunti dall’Europa Orientale: la scuola li deve accogliere anche se i genitori sono privi di permesso di soggiorno e realizzare un’educazione interculturale sia per superare ogni forma di rigetto, sia per garantire ai bambini stranieri il rispetto della loro cultura. Nel frattempo sono state promulgate in varie Regioni, Veneto compreso, Leggi Regionali a tutela della cultura zingara. E’ doveroso comunque rilevare come la legge della Regione Veneto n° 54/89 venga applicata: la Regione Veneto stanzia ogni anno per la scolarizzazione dei bambini zingari presenti nel territorio solo lit. 100.000.000.= e da un’indagine condotta quest’anno dall’Opera Nomadi Provinciale sezione di Padova si rileva che nella nostra Regione la presenza di bambini Rom e Sinti nelle scuole elementari e di circa 1.000 unità (la stima fornita è sicuramente per difetto perché mancano i dati sulle scuole materne e sulle scuole medie e non tutte le Province e i Comuni sono stati in grado di fornire una statistica reale). In base a questi dati si rileva che per favorire l’inserimento scolastico di ciascun bambino zingaro scolarizzato vengono stanziate circa 9.000 Lire al mese. Per concludere, al fine di contribuire a costruire una scuola specializzata dove venga riconosciuta la ricchezza che deriva dal dialogo e dallo scambio fra diversi orizzonti culturali per una ridefinizione degli stessi, sottoponiamo a codesta Amministrazione le seguenti proposte: 1) promozione di seminari per docenti e genitori al fine di approfondire la conoscenza del mondo zingaro 2) promozione di attività di animazione interculturale 3) affido del servizio di scolarizzazione dei Rom e dei Sinti, all’interno delle scuole di Padova ad associazioni che da anni si occupano di loro, i cui operatori godono della fiducia delle famiglie, conoscono le problematiche esistenti e sono in grado di mediare il difficile rapporto scuola – famiglia. Improvvisare, come a nostro avviso è stato fatto quest’anno a Padova, un servizio di recupero scolastico e di inserimento socio – culturale dei bambini Rom e Sinti, rischia di vanificare tutto il lavoro portato avanti dalle associazioni negli anni precedenti 4) Promozione di corsi di formazione per mediatori culturali zingari e loro inserimento futuro all’interno delle scuole. DIRITTO AL LAVORO i Rom e i Sinti vivono ancora oggi in una condizione di esclusione sociale che in parte si può ricondurre al mancato inserimento nel mondo del lavoro. Le attività tradizionali che, fino a qualche tempo fa, riuscivano a garantire il loro sostentamento, integrando la nostra economia attraverso una serie di servizi (lavorazione di metalli, commercio di utensili, commercio del bestiame, ecc.), da qualche decennio hanno perso il loro naturale mercato. Negli ultimi tempi il desiderio di sedentarizzazione si è concretizzato con l’impegno della scolarizzazione e l’aspirazione ad un lavoro definito. E’ visibile e forte oggi il desiderio di trovare una occupazione soprattutto nei giovani che intravedono in essa l’unica possibilità per uscire dall’emarginazione e rendere interattiva la socializzazione. Alla luce della crisi di questi ultimi decenni appare opportuno formulare concrete proposte che possano contribuire a conseguire un inserimento significativo nell’assetto produttivo. Proposte che mirano a valorizzare le potenzialità presenti in questa comunità, rispettando i loro valori; tutto ciò, sia promovendo e ridefinendo i saperi artigianali e comunque tradizionali, sia individuando nuove prospettive occupazionali e produttive, compatibili con le trasformazioni in atto nel mondo zingaro. La necessità e l’urgenza nell’affrontare con questo spirito il problema del lavoro non rispondono solo alla logica di una politica occupazionale, esse assumono, invece, nel caso specifico, una grande importanza in quanto costituiscono un’occasione di riscatto dall’emarginazione, di prevenzione e superamento della devianza, di sviluppo ed autopromozione economica e non assistenzialistica, di progettualità produttiva, compatibile con le istanze della cultura e dell’assetto sociale del popolo zingaro. In sintesi ecco le proposte concrete che formuliamo: 1) programmare percorsi multipli che consentano di scegliere fra i lavori possibili in modo che i Rom e i Sinti tornino ad essere portatori di professionalità e di attività lavorative, complementari ai bisogni della società 2) individuare percorsi facilitati di accesso al lavoro 3) incentivare la formazione di cooperative autogestite di servizi, di manutenzione di aree verdi, di raccolta e riciclaggio di rifiuti solidi urbani, ecc. 4) favorire la formazione di operatori Rom e Sinti al servizio delle loro comunità. 5) favorire l’inserimento dei minori che, dopo aver assolto l’obbligo scolastico non intendano proseguire gli studi, in corsi di formazione professionale, fino ai 18 anni, come previsto dalla legge sul lavoro minorile (D.L. n° 345 del 04/08/1999). Tale legge prevede che il minore possa lavorare solo dopo i 15 anni, dopo aver assolto l’obbligo scolastico e con la condizione di assolvere fino ai 18 anni anche l’obbligo formativo. Confidiamo che tutte le proposte che sono state formulate in questo documento vengano tenute in debita considerazione e che si possa riaprire un dialogo tra la nostra Associazione e Codesta Amministrazione che porti a una proficua collaborazione futura. La Presidente dell’Opera Nomadi prov. sez. di PD Prof.ssa Renata Paolucci