19.09.07

BORGARO (TO) dopo l’incendio …. si auto-recupera

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La Storia dell’insediamento

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28.05.07

Intervento al Convegno Europeo sull’autocostruzione

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La nostra Associazione, oltre a promuovere la diffusione e la difesa della cultura e della lingua delle popolazioni Rom e Sinte, si batte per la difesa dei fondamentali diritti di tali gruppi presenti sul territorio nazionale. In anni di attività è emerso in modo sempre più chiaro che le condizioni abitative di queste persone che da nomadi sono ormai divenute stanziali perché hanno perso anche il diritto al nomadismo sono il pre-requisito indispensabile per una effettiva, definitiva e positiva integrazione fra la cultura dominante e la loro. Il concetto di “tolleranza” che ha ispirato ed ispira ancora oggi le modalità con cui viene affrontato il problema dei Rom e dei Sinti , non è solo sbagliato da un punto di vista umano, ma anche inefficace. Infatti tollerare i campi nomadi significa “individuare” delle zone urbane poco frequentate (solitamente industriali , svincoli autostradali se non aree adiacenti a discariche o inceneritori) dove stipare centinaia e a volte migliaia di persone nascondendo agli occhi dei “cittadini” queste sacche di emarginazione. Questa attitudine alla segregazione provoca danni irreparabili nelle menti di entrambe le parti in gioco e significa identificare in modo definitivo i Rom e i Sinti con il disagio, la povertà e la conseguente emarginazione. Oltre a ciò, entrando più nel dettaglio, la politica dei mega-campi non tiene conto di molti altri elementi che rendono tale scelta non opportuna. Infatti quando si pensa ai “nomadi” ci si immagina una cultura omogenea, dove tutti i componenti condividono oltre la lingua, gli stessi valori e riferimenti culturali. Niente di più sbagliato. Come è infatti intuibile un gruppo nomade ha come prerogativa principale di essere disseminato su un vasto territorio, ciò vuol dire entrare in contatto con realtà differenti ed inevitabilmente esserne contaminati nonostante la chiusura di questi gruppi. Nel lento scorrere dei chilometri e dei secoli le popolazioni nomadi hanno acquisito usi e costumi delle genti che hanno incontrato, differenziandosi sempre più tra loro, creando sotto-gruppi sempre più eterogenei (e non sempre compatibili). Vediamo così che la logica di creare grossi campi per tutti i Rom e i Sinti (perché tra loro vanno d’accordo), è scorretta e dannosa. Dannosa è anche la sovrappopolazione che queste persone sono costrette a sperimentare in questi moderni ghetti. Infatti violando le più banali norme igieniche e di sicurezza, le amministrazioni di tutta Italia tollerano situazioni al limite della follia dove un mondo parallelo colorato di miseria e marginalità è il teatro di vita di migliaia di donne, uomini e bambini. In luoghi come questi la parola dignità e impronunciabile, e senza dignità non può esserci il rispetto per nessuno. Riteniamo quindi centrale portare avanti delle politiche abitative che tengano conto delle differenze e delle volontà di tutti, escogitando soluzioni innovative e differenziate. Esempi positivi fortunatamente esistono: le micro-aree familiari, l’inserimento in casa, i campi di transito e molte altre che saranno percorribili nel futuro attraverso il dialogo e il reciproco riconoscimento. Per troppi secoli la nostra “cultura” è stata sorda e cieca alle necessità di queste popolazioni, crediamo che per rimediare ora dobbiamo dai voce ai loro desideri.

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