27.10.09

Raccolta di firme del Pd a Pd contro il campo nomadi di via Bassette

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Un gruppo di attivisti del Partito democratico di Padova si è posizionato con un banchetto, al centro del mercato settimanale di Mortise, per dare il via alla raccolta di firme per una petizione contro un insediamento di rom.
L’insediamente abusivo è sorto, già da un anno e mezzo, in via Bassette quasi sotto la tangenziale nei pressi dell’Ikea, e negli ultimi tempi sta creando non pochi problemi ai residenti della zona.

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03.07.08

Appello a tutte le forze democratiche, alle associazioni e ai cittadini

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07.11.07

Padova, Forza Italia e UDC: “Troppi privilegi e troppi soldi per i Rom”

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Da il Gazzettino del 7 novembre 2007

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24.12.06

VICENZA «Altro che legge, contro i Rom c’è l’apartheid»

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10 Dicembre 2006

I nomadi che hanno denunciato il sindaco di Piovene: «I cartelli ci impediscono la sosta con qualsiasi mezzo. Questa è discriminazione»

«Siamo dispiaciuti per questa denuncia, la sentiamo come una sconfitta e speriamo che il sindaco di Piovene Rocchette, con l’avviso di garanzia, si renda conto dell’atto che ha compiuto». Il giorno dopo l’orgogliosa autodifesa di Maurizio Colman, il primo cittadino leghista finito nel registro degli indagati per discriminazione razziale, i rappresentanti delle comunità “sint” e “rom” hanno deciso di rompere il silenzio e di spiegare perchè sono scesi sul sentiero di guerra contro un amministratore comunale. Carlo Berini è presidente dell’Opera Nomadi di Mantova, di professione fa il ricercatore presso l’Istituto di Cultura Sinta dello stesso capoluogo lombardo. L’attacco contro Colman è partito da lui, oltre che da Nereo Turati presidente dell’OPera Nomadi di Vicenza e Fabio Dalla Vecchia di “Sucar Drom” di Vicenza.
Perchè questa denuncia?
«L’ordinanza 128/05 del sindaco discrimina i cittadini che appartengono a minoranze nazionali ed europee, ovvero “sint” e “rom”, perchè vieta la sosta ai “nomadi “, con qualsiasi mezzo e su tutto il territorio comunale. E per farlo sapere ha apposto 15 cartelli ad ogni ingresso del Comune».
Il sindaco dice che non vuole discrimare…
«Ma se io sono un nomade e vado in un supermercato a Piovene, se parcheggio regolarmente la mia auto, questa mi può essere sequestrata e posso ricevere una multa di 500 euro per il solo fatto di essere un nomade. E lo stesso succede se mi fermo al bar o se un amico di Piovene mi invita a cena. Se parcheggio nel suo giardino, rischio il sequestro perchè l’ordinanza prevede anche le aree private».
Colman sostiene di aver voluto colpire una situazione di abuso edilizio, utilizzo abitativo di un’area agricola.
«L’ordinanza è precisa, non riguarda solo le aree pubbliche ma anche quelle private. Se avesse riguardato solo la proprietà privata della famiglia Levacovich, avrebbe potuto fare un divieto solo per quell’area. Se esiste un abuso è giusto che venga punito come prescrive la legge, anche se il caso è controverso».
Il sindaco si dice certo e fa riferimento a un regolamento comunale.
«Fino al 2005 la legge permetteva di restare con una roulotte su un terreno. La norma è stata modificata con il testo unico sull’abusivismo edilizio del 2001, entrato in vigore solo l’1 gennaio 2005, con il condono edilizio. Prima di questa data, lalegge 47 del 1985 prevedeva che per esservi abuso il manufatto dovesse essere ancorato al terreno».
C’era un fine politico legato al peso della Lega Nord nel governo Berlusconi?
«No, nasceva da una situazione creatasi in provincia di Pisa, dove un tratto di litorale, sul Tirreno, era stato occupato nel tempo da roulottes trasformate in bungalow per i fine settimana. C’è poi una sentenza della Cassazione del ’99 secondo cui una rolotte su terreno agricolo può costituire un abuso edilizio. Ma il punto della denuncia non è il divieto su quel terreno».
Quale è?
«L’apposizione dei cartelli con il divieto di sosta per i nomadi su tutto il territorio comunale di Piovene. Questo significa che se viene aperto un campeggio nel Comune, un sint o un rom che entri con la propria auto, pagando l’ingresso, rischierebbe sequestro dell’auto e multa».
Raccontata a questo modo, la denuncia ha uno spessore molto diverso.
«È una discriminazione razziale bella e buona. Controllare per credere le foto che abbiamo pubblicato sul nostro sito dell’Opera Nomadi di Mantova. La denuncia è molto lunga, articolata, piena di riferimenti».
Vi sono capitati casi analoghi in Italia?
«I cartelli con i divieti ai nomadi hanno cominciato a comparire negli anni ’90 con l’esodo dei rom dalla guerra nella ex-Jugoslavia. In questi anni ci siamo impegnati per farli togliere in numerose parti d’Italia».
Ci siete riusciti?
«Evidentemente sì, visto che la denuncia al sindaco Colman è la prima presentata in Italia. Abbiamo aspettato un anno, gli abbiamo spiegato, scritto, lo abbiamo incontrato. Prima di denunciarlo gli avevamo fatto avere una diffida per discriminazione razziale sperando che ci ripensasse».
Non siete riusciti a convincerlo?
«No, ma se lui toglie i cartelli e l’ordinanza, noi ritiriamo la denuncia. Il nostro obiettivo non è quello di denunciare i sindaci, ma di promuovere processi di integrazione tra la società numericamente maggiore e le società “sint” e “rom”».
In Italia i due mondi non comunicano molto.
«C’è un apartheid peggiore che negli Stati Uniti negli anni Cinquanta, dove ai neri era vietato di salire in bus o andare in una scuola pubblica, ma non era vietato di esistere in un territorio. È quello che il sindaco vorrebbe invece a Piovene Rocchette. Non ti dice: è vietata la sosta di carovane. Ma ti dice che è vietata la sosta dei nomadi con ogni mezzo. Anche in bicicletta».
Cosa citate a sostegno della vostra posizione?
«Qualsiasi persona di buon senso capisce che un divieto per una sola categoria di cittadini va contro l’articolo 3 della Costituzione che prevede l’uguaglianza di tutti davanti alla legge senza distinzione di razza, lingua, condizioni personali e sociali».
Perchè la denuncia è una sconfitta?
«Perchè in questo modo non risolviamo i problemi concreti della gente. Denunciamo il sindaco Colman, ma rimane la situazione di due signore anziane cacciate via dalla loro proprietà che devono avere un luogo dove vivere, una carta d’identità, assistenza sanitaria, un medico e non dover girare continuamente».
Qualche amministrazione comunale più sensibile, come quella di Schio, denuncia rischi per altre famiglie.
«In quella zona abbiamo una quindicina di famiglie scaricate da una parte all’altra. Avevamo cominciato un percorso grazie anche al prefetto di Vicenza per un tavolo istituzionale. Ma iniziative come quella di Colman rischiano di bloccare tutto. Non possiamo pensare che ci sia un certo numero di famiglie a cui è impedito di trivare in tutta la Provincia un luogo dove stare».
Però la gente ha paura dei “rom” che rubano.
«È giusto fare un discorso di legalità. Se io sbaglio e faccio un furto, è giusto che vada in galera e paghi il mio debito con la società. Ma se sono colpevole, devo andare in carcere io, non la mia famiglia, cosa c’entrano gli altri componenti?».
Infatti, per legge la responsabilità penale è individuale.
«Se Colman dovesse essere processato e condannato per questa inchiesta, non pensiamo che debbano essere condannati tutti i suoi parenti. Come non pensiamo che tutti i cittadini di Piovene Rocchette non possano parcheggiare la loro auto a Mantova».

11.04.06

Vicenza malgoverno – il Comune contro i Sinti

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GDV – venerdì 17 febbraio 2006 cronaca pag. 13
Consiglio comunale. Lunghe ore di dibattito sugli spazi di sosta dei nomadi, poi salta il numero legale
Zingari, no campo unico
E scoppia il caso Cricoli
La maggioranza ha votato per sgomberare e chiudere l?area

di Antonio Trentin
Come andrà a finire già si sa, ma a notte fonda è mancato il numero legale per arrivare al voto finale. Il Comune mette anche per il futuro a disposizione degli ?zingari stanziali? vicentini (33 famiglie e circa 140 persone) i due campi-nomadi ormai storici, quelli in viale Diaz e in viale Cricoli, che rimangono manifestamente e dichiaratamente irregolari per questioni di urbanistica e di logistica. Ma non prevede di procedere a una soluzione del problema legale entro breve termine. Le aree quelle sono e quelle resteranno per un bel po?, senza nessuna previsione neanche teorica di un nuovo campo unico. E intanto si procederà, finalmente, alla loro regolamentazione aggiornata, con un giro di vite nel rapporto amministrativo (presenze, utenze, cauzioni, risarcimenti, multe e obblighi vari) con le famiglie sinti e rom che ci vivono.
A meno che nel frattempo non diventi realtà quello che – ieri sera in sala Bernarda – è apparso un caso di corto circuito politico-amministrativo. Il centrodestra, Udc esclusa, ha appoggiato in pieno una richiesta della Lega Nord, partito che punta alla cancellazione delle leggi riguardanti i nomadi, e pur accingendosi ad approvare il regolamento ha anche votato una ?soluzione finale? proprio per il campo più malmesso. Per quello di Cricoli, infatti, sono stati indicati ?sgombero e chiusura definitiva?, senza indicare un sito dove far eventualmente trasferire le carovane. Con il che lasciando ipotizzare un ritorno della ?trea a mulinello? da una periferia a un?altra, da Vicenza ai Comuni vicini, per una quindicina di carovane. È questo il riassunto di una serata consiliare diventata nottata tra un centinaio di interventi e una raffica di votazioni su un regolamento che un anno e mezzo fa aveva avuto il ?timbro? della maggioranza, ma che poi non è più risultato gradito.
Il testo – portato in discussione già la settimana scorsa dal leghista Davide Piazza – era nel mirino per una serie di aggiustamenti tecnici e per un ritocco sostanziale: quello sul “no” al nuovo impianto unico che piacerebbe all’assessore, che in passato è stato ipotizzato a ovest e poi a est in strada Carpaneda e in via Zamenhof, che il centrodestra ha stabilito di rimandare ad altre stagioni amministrative. E l’impallinamento è riuscito, come annunciato e previsto: ogni idea di provvisorietà in viale Diaz e viale Cricoli è stata cancellata (salvo lo “sgombero” auspicato nell’ordine del giorno prima raccontato…) e ogni idea di nuovi impianti è stata esclusa da un emendamento presentato dal forzista Gianfranco Dori per conto di FI-An-Ln-Udc. La battaglia ideologica era già stata fatta, precedentemente, su un pacchetto di documenti per i quali è stata a lungo mattatrice Franca Equizi. La leghista espulsa dal suo partito e dal gruppo comunale ha mandato avanti una sequenza di polemiche impostate proprio sul suo pessimo rapporto con la dirigenza nordista, e con Piazza in particolare, rivendicando una propria purezza di linea (dura naturalmente) a colpi di proposte collaterali al regolamento.
Un gran punto l’ha messo a segno proprio all’inizio della lunga disputa: il centrodestra quasi compatto le ha approvato un ordine del giorno che impegna il sindaco a premere per l’abrogazione della legge che finanzia le iniziative per l’integrazione degli zingari. Un’iniziativa che a Venezia è stata avviata dal gruppo Lega Nord in consiglio regionale. Le hanno detto “sì” in quindici, ma qualcuno si è accorto di non essere propriamente d’accordo e ha dichiarato di essersi “un po’ confuso”. Ma poi all’Equizi è stata data meno soddisfazione: approvata la richiesta che il Comune non paghi bollette delle famiglie dei campi, ma bocciate asprezze come la proposta di espulsione dai campi di tutti i congiunti di chi finisce coinvolto in casi giudiziari o il divieto di spendere per l’inserimento scolastico dei bambini zingari e per l’inserimento lavorativo degli adulti.
In parallelo il centrodestra ha bocciato anche le proposte dell’opposizione più caratterizzate da finalità di integrazione sociale o di approfondimento culturale. Poi, come detto, è mancato il numero legale: tutto ora slitta a martedì.