21.01.07

Padova, il Giorno della Memoria nelle scuole

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MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE
Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto
Ufficio Scolastico Provinciale di PADOVA
Ufficio Interventi Educativi

Padova, 15 gennaio 2007 Prot. n. 000220/C41

Ai Dirigenti Scolastici
delle Scuole della provincia di Padova, di ogni ordine e grado;
Loro Sedi

Oggetto: 27 gennaio ? ?Giornata della memoria? ? Bandiere a mezz?asta ? Un minuto di silenzio

Con la Legge 20 luglio 2000, n. 211 è stato istituito il “Giorno della Memoria” in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”. La legge è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000

L?art. 1 della legge recita: ?La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell?abbattimento dei cancelli di Auschwitz (27 gennaio 1945), “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati?.

L?art. 2 afferma: ?In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all?articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell?Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere”.

E? una memoria attiva, come ci ha insegnato Primo Levi, dove ognuno è chiamato ad interrogarsi di fronte ai crimini della storia, al male fatto da e a ciascuno di noi, appartenenti tutti alla grande famiglia umana.

Vuole essere efficace strumento di speranza: l?uomo ha saputo, con fatica, risorgere da una situazione drammatica e creare nuove opportunità di benessere sociale ed economico.

Si comunica inoltre che la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nella ricorrenza del giorno della Memoria, in segno di omaggio alle vittime dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti, ha disposto per sabato 27 gennaio p.v. l?esposizione a mezz?asta delle bandiere nazionale ed europea sugli edifici pubblici. Ha disposto inoltre un minuto di silenzio e di raccoglimento alle ore 12 dello stesso giorno nelle scuole.

Si segnalano le iniziative, pervenute fino ad oggi : Comune di Piove di Sacco sulla persecuzione razziale degli Ebrei e dei Rom/Sinti, con la collaborazione delle scuole del territorio e dell?insegnante Maria Grazia Dicati, impegnata da molti anni per la scolarizzazione dei bambini appartenenti a questa minoranza, quella della SMS Albinoni di Tencarola di Selvazzano in collaborazione con la Fondazione Giorgio Perlasca.
Si comunica che questo ufficio raccoglierà le iniziative che le scuole vorranno farci pervenire.

Distinti saluti

Il Dirigente Franco Venturella

Riferimenti: Appuntamenti 2007

01.01.07

L?OPERA NOMADI REAGISCE ALLE AFFERMAZIONI DELLA CDL

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«Basta con la logica dei campi di concentramento»

Da “Il Gazzettino” del 31 dicembre 2006:
Riceviamo e pubblichiamo il seguente intervento.
«Dopo aver letto gli articoli relativi alle polemiche, innescate dalla futura realizzazione del “Villaggio della Speranza” per i Sinti Veneti abitanti nell’area nomadi dell’ex via Tassinari in Corso Australia, apparse sui quotidiani locali in questi giorni, ci sembra d’obbligo chiarire le affermazioni di alcuni esponenti della Cdl. I Sinti sono presenti in Italia e nel Veneto dal 1400 circa, la loro principale occupazione era, fino a poco tempo fa, il lavoro dello spettacolo viaggiante, le piccole giostre, i circhi; lavoro che, con il tempo, è divenuto sempre più precario con introiti insufficienti per mantenere in modo adeguato e decoroso le famiglie. Da seminomadi (si spostavano in alcuni periodi dell’anno seguendo le fiere e le sagre) sono perciò divenuti stanziali. I figli, seguiti dal nostro progetto di scolarizzazione in convenzione con l’assessorato ai Servizi scolastici, frequentano regolarmente la scuola materna, elementare e media e i corsi di formazione professionale. Alcuni adulti lavorano, altri sono in perenne ricerca di occupazione, spesso negata, a causa dei pregiudizi esistenti. Le loro richieste di poter finalmente mutare le condizioni abitative emarginanti e discriminanti, come possono essere quelle della vita in un campo nomadi , sono più che legittime e sono state accolte con entusiasmo sia dall’amministrazione Zanonato, nella persona del vicesindaco Claudio Sinigaglia, sia dalla nostra associazione che da anni si batte per la chiusura dei campi nomadi , veri e propri ghetti senza servizi igienici adeguati, considerati dall’Unione Europea moderni campi di concentramento. Le casette che verranno costruite non saranno sicuramente di serie “c”, né un nuovo campo nomadi , ma sono la risposta alla loro esigenza, dettata dalla cultura d’appartenenza, di vivere in piccole aree attrezzate, a gruppi familiari allargati. L’abitare in casette con il proprio numero civico, rappresenterà l’inizio di un nuovo percorso di vita autonomo e responsabile all’interno del nostro tessuto urbano e sociale, svincolato dalla logica assistenziale, perpetrata fino ad oggi. La contrapposizione, l’ostilità, l’emarginazione e il disconoscimento delle persone portano all’insanabilità, e alla radicalizzazione dei conflitti; con le loro affermazioni, basate su una mancanza totale di conoscenza e sui pregiudizi, gli esponenti della Cdl, non desiderano sicuramente che si realizzi alcun progetto finalizzato all’integrazione serena e costruttiva nel rispetto delle reciproche diversità. Ricordiamo che la Giunta Destro, vicesindaco Maurizio Saia e assessore Domenico Menorello, spese 250.000,00 ? (Delibera Comunale dell’8 luglio 2002) per migliorie nel campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro n. 2, non certo per favorire l’integrazione degli ospiti ma per mantenere la logica del campo-ghetto.
Opera Nomadi sezione di Padova

VILLAGGIO DELLA SPERANZA. Padova 29 dicembre 2006. LA POLEMICA

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La giunta ha dato il via libera al progetto di corso Australia, ma il centrodestra è critico Villaggio rom nel mirino della Cdl
«Case per i padovani, fuori i sinti»
Sinigaglia (Margherita): «Così rispondiamo a una crescente esigenza di stanzialità»

Da il Padova del 29 dicembre 2006

Il via libera della giunta al progetto esecutivo del “Villaggio della Speranza” per i Sinti che sorgerà in corso Australia scatena la reazione dell’opposizione a palazzo Moroni. Che attacca l’iniziativa ideata in collaborazione con l’Opera nomadi. Pomo della discordia le modalità di affidamento del progetto
all’associazione. Ma An, Forza Italia e Udc non hanno digerito il tentativo di rendere stanziali i 32 sinti italiani del campo di via Tassinari. Per il capogruppo dei centristi Antonio Foresta «l’iniziativa della giunta è una barzelletta». Secondo il consigliere azzurro Domenico Menorello è
l’ennesima conferma che per avere una casa in città bisogna non essere padovani.

DURO IL PARLAMENTARE di Alleanza Nazionale Maurizio Saia: «La decisione di costruire il villaggio è un premio all’illegalità». Nell’offensiva della minoranza pesano soprattutto le critiche che l’ex opposizione di centrosinistra aveva fatto all’ipotesi dell’allora assessore alla Casa Menorello di destinare parte degli alloggi Erp per le famiglie nomadi. L’attuale maggioranza aveva bollato la proposta come «un tentativo di istituire case di serie B». A sentire Foresta invece «la giunta ne ha create altre di serie C adottando strane modalità di assegnazione dei finanziamenti». Chiaro il riferimento ai 400 mila euro destinati alla costruzione di 11 casette in muratura. Modesti edifici che verranno dotati di angolo cottura e di servizi igienici.
Filippo Ascierto , deputato di Alleanza nazionale, è furibondo per il fatto che il Comune abbia deciso di costruire delle case per i nomadi. «Per 21 anni – spiega l’onorevole – ho lavorato come carabiniere a Roma, dove arrivano migliaia di nomadi. Nel momento in cui sono stati realizzati degli accampamenti destinati a ospitare questa gente, c’è stato subito un aumento di furti, truffe, sfruttamento di minori e ricettazioni. E la situazione si è ulteriormente aggravata quando si sono creati insediamenti di questo genere alla Magliana e al Casilino». «Il nomade – ha aggiunto – come peraltro dice la parola, è un soggetto di passaggio e non va reso stanziale. Io ritengo che sia giusto mettere a disposizione di queste persone dei piazzali attrezzati, dove possono sostare per qualche giorno, in attesa di andarsene. Ripeto: dove ci sono state aggregazioni di nomadi, si si sono avuti effetti devastanti. Non dimentichiamo che in Italia stanno per arrivare migliaia di nomadi romeni e bulgari e perciò nei prossimi giorni mi rivolgerò al vice presidente della Commissione Franco Frattini, affinché dia un indirizzo su questo che sarà un problema grosso non solo per il nostro Paese, ma anche per Spagna e Germania. Queste popolazioni transiteranno per il Veneto e dobbiamo essere pronti a far capire loro che dopo alcuni giorni se ne debbono andare».
«È una follia – ha concluso Ascierto – costruire case per i nomadi: è come dare dell’acqua a da bere a uno che sta annegando. Da un mese ho preso la residenza a Padova e da padovano mi dà fastidio che si soldi delle mie tasse vengano spesi per fare le abitazioni a chi viene qui per rubare. Se c’è qualcuno che si vuole integrare, che se la compri da solo l’abitazione, anche se non ho mai visto uno zingaro fare un acquisto del genere. È assurdo, tra l’altro, che una situazione del genere si verifichi a Padova, dove nel recente passato ci sono state sanguinose rapine, con tanto di assassinati, compiute proprio dai nomadi».

Quarantotto metri quadrati destinati al passaggio da ?nomadi? a ?stanziali? delle tre famiglie di sinti veneti che dal 1994 abitano la zona. Entro la fine dell’anno prossimo le famiglie Pietrobon, Pavan e Degli Innocenti avranno in tasca le chiavi del villaggio. Oltre a un contratto di locazione con il Comune. «Abbiamo deciso di cambiare radicalmente strategia rispetto alla gestione del campo nomadi in via Longhin», spiega l’assessore ai Servizi sociali Claudio Sinigaglia. Che vuole evitare lo spreco di denaro ubblico visto con la fornitura dei container nel campo della Stanga. «Gli ?shelter? che palazzo Moroni aveva installato nella golena del Piovego erano in stato di abbandono da parecchi mesi», spiega Sinigaglia. Che in vista della singolare operazione edilizia ha raggiunto anche un accordo per quanto riguarda la modalità di costruzione delle ?case tte? ai margini di corso Australia. «I sinti padovani hanno già dato la propria disponibilità a collaborare all’edificazione del villaggio», aggiunge Sinigaglia. L’esponente della giunta specifica che la cooperativa (scelta dall’Opera nomadi), incaricata dell’allestimento del villaggio nomadi, ha in progetto anche un corso di formazione per insegnare alle tre famiglie «il mestiere del muratore». È questo l’altro punto sul cui il centrodestra pone l’accento. «Vogliono coinvolgere gente che nella maggior parte dei casi delinque con furti, rapine e borseggi sfruttando anche i minori», spiega a chiare note Saia. Ricordando che «il vicesindaco Claudio Sinigaglia aveva promesso lo smantellamento di tutti i campi nomadi della città». Non diversa la posizione dei cattolici del centrodestra. Secondo Foresta «non c’è alcuna garanzia che i sinti abbiano le competenze per edificare il villaggio». Eppure sembra che la scelta dell’amministrazione sia dovuta alla richiesta di stanzialità proveniente dalla comunità di nomadi padovani. Senza contare che le famiglie del campo di via Tassinari sono incluse fin dal 1994 nei programmi di inserimento sociale del Comune di Padova, dopo la stanzialità causata dalla crisi dello spettacolo viaggiante.¦
S E .CA .

Riferimenti: Diventeranno muratori i Sinti di Padova-Corso Australia

24.12.06

Veneto da prima della classe a ……. nei confronti dei Rom e Sinti

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Non se lo sarebbe aspettato nessuno. Che il Veneto, regione prima della classe in Italia nel difendere la cultura dei nomadi – con i complimenti del ministero dell’Interno – adesso si trovi senza o quasi finanziamenti per la legge pilota. (Una legge anzi che la Lega vorrebbe cancellare e basta).Vero che si tratta di un provvedimento del 1984 (poi aggiornato) ma vero anche che il problema degli zingari sta diventando infuocato. Non solo per il fosso che il comune di Schio (Vicenza) ha fatto scavare per impedire a roulotte e camper di accedere ad un’area solitamente frequentata da nomadi. Ma soprattutto perché l’Opera Nomadi ha lanciato un allarme in pieno stile: «Stanno arrivando cinquanta, forse centomila zingari dalla Romania. Partiranno quando quel paese entrerà in Europa (il 1. gennaio prossimo ndr) – ha denunciato Renata Paolucci, vice presidente nazionale dell’Opera Nomadi, padovana – Altri sono in arrivo dalla Bulgaria. I segnali che abbiamo ricevuto sono chiarissimi. È emergenza nazionale». Si parla di una massa di 100-150 mila persone che vuole fuggire dalla fame e dalle condizioni precarie nella quali è costretta a vivere.
Un allarme lanciato a Nordest e rimbalzato in fretta a livello nazionale. Con polemiche, come spesso accade, quando la politica si infila – a volte a testa bassa – su questi argomenti.
Tanto che il vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato (deputato di An)ha chiesto al ministro dell’Interno che l’Italia, «come hanno fatto Inghilterra, Irlanda e adesso la Spagna, imponga una moratoria per un periodo di due anni alla libera circolazione di stranieri provenienti da Bulgaria e Romania».
La risposta è arrivata ieri dal vicepremier e ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli al termine di un incontro con il ministro rumeno della Cultura e degli Affari Religiosi, Adrian Iorgulescu. L’Italia è disponibile «a non imporre restrizioni all’ingresso della manodopera rumena in un quadro di condivisione europea. La Romania oggi, ha detto Rutelli, «non è più un Paese di immigrazione forzata per motivi economici; anzi, è un Paese dove in molte parti c’è la totale occupazione. Addirittura in alcuni cantieri le imprese che vengono dall’estero sono costrette a reclutare manodopera straniera per il grande boom economico di questi ultimi anni». Meglio dunque «regolare la libera circolazione in maniera coordinata con gli altri Paesi dell’Unione Europea».«Ma la Romania non era stata “colonizzata” dall’imprenditoria veneta? – esordisce con una battuta l’europarlamentare veneziano Paolo Costa – Io penso che l’emigrante scelga il paese che gli conviene. E mi pare poi che l’Inghilterra abbia fatto una moratoria selettiva: entravano solo laureati e lavoratori eccellenti. Anche noi dovremmo guardare a queste opportunità. Ho l’impressione che abbiamo già perso “gli ingegneri rumeni”».
A Palazzo Balbi intanto Giancarlo Galan, presidente delle Regione Veneto si sta concendendo un momento di riflessione sull’argomento: Il suo interprete-mediatore, Franco Miracco garantisce che il presidente, essendo un liberale «Non dirà mai: c’è il nemico in casa. Una cosa è la delinquenza, un’altra il rispetto di una differente cultura». E per i campi nomadi, gli zingari che potrebbero arrivare da Romania e Bulgaria; e la legge senza finanziamenti? «C’è la necessità di un ragionamento teorico e operativo che coinvolgerà anche gli assessori De Bona, Giorgetti e Donazzan, oltre a tanti altri. Il Veneto sta affrontando questa storia con l’attenzione necessaria».
Renata Paolucci, con l’Opera Nomadi, la persona che sta lanciando messaggi per una politica continuativa per rom e sinti ha idee chiare sul percorso di accoglienza degli zingari: «A Padova – spiega – i sinti hanno di fatto “progettato” le casette del villaggio che il Comune costruirà (circa 300mila euro). e vi lavoreranno come muratori proprio alcuni sinti».
E mentre il Comune di Padova, come altre amministrazioni comunali, cercherà finanziamenti da Galan i sindaci dell’Alto Vicentino (Malo, Piovene Rocchette, Schio, San Vito di Leguzzano e Marano) si stanno coalizzando pensando ad un unico “maxicampo” dove accogliere i nomadi.
«Auguri – fa eco da Venezia il consigliere regionale Igino Michieletto, da anni voce critica sulla politica per i nomadi nel Veneto – Ogni volta che un sindaco tocca il problema degli zingari si trova mezzo paese contro. Ma chi fa politica non deve smettere nella mediazione e nelle scelte. Il vero problema è che il Veneto non finanzia più la legge sui campi nomadi. Nell’ultima finanziaria sono riuscito a strappare, nell’ultima notte di dibattito, 100 mila euro per finanziare la formazione scolastica degli zingari».
Nonostante le ripetute norme a sostegno della cultura dei nomadi il panorama del recente dibattito politico regionale è un batti e ribatti che oscilla tra pregiudizi e buonsenso. Già nel giugno del 2000 An con Paolo Scaravelli proponeva di cambiare la legge (attualmente vigente) che obbliga ogni comune a individuare e attrezzare aree per la sosta dei nomadi: «Nessuno pensa ai disagi dei residenti, i nomadi non dovrebbero essere più dell’uno per mille degli abitanti del Comune». E già allora era sorto il problema: quanti sono i nomadi. Sette, ottomila o di più? e la proposta era: il censimento lo facciano i comuni. Michieletto replicava: «Ma i comuni disattendono la legge: non installano i campi sosta, anzi. chiedono sgomberi per motivo igienici sanitari, ma il problema è solo spostato di luogo e tempo». E sempre Michieletto faceva rilevare che i progetti dei volontari per assistenza ai nomadi richiederebbero 1300 milioni mentre la Regione ne stanziava 80. La cronaca del dibattito mette in primo piano le azioni del sindaco Gentilizi con gli annunciati sgomberi di Treviso, il progetto “blocca nomadi” che San Donà vuole attuare. E arriviamo allo scorso anno. Raffaele Zanon (An) propone – dopo il delitto di un gioielliere assaltato nel suo negozio ad Abano – di smantellare i campi nomadi “che rischiano di diventare ricettacoli per la criminalità e che sono diventati le basi di partenza per la malavita organizzata”. Lo scorso luglio si arrabbia il consigliere Remo Sernagiotto (Fi) prendendosela con il questore di Treviso Filippo Lapi che ha deciso di bloccare lo sgombero del campo nomadi di via Milano disposto dal Comune: «Violata l’autonomia del Comune» è l’allarme. All’attacco ritorna anche Zanon, lo scorso settembre riproponendo lo smantellamento dei campi nomadi, dopo un blitz delle forze dell’ordine dove restano feriti anche alcuni agenti. Chiude Michieletto (Margherita): «I leghisti veneti imparino dai lombardi: lì si è applaudito ad un accordo tra Regione, Provincia e Comune di Milano per un’intesa di gestione dei campi nomadi, con i volontari. E i rom che transiteranno sono impegnati a firmare un documento dove accettano diritti e doveri legati alla permanenza sul territorio». «I problemi ci sono – conclude Costa – ma il cardine della Comunità europea è la libertà di movimento. Non possiamo cambiare idea adesso ma possiamo fare politiche di maggiore attenzione».

Adriano Favaro

14.09.06

Vicenza: Il Direttore della Caritas Don Sandonà

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Sabato, 9 Settembre 2006

LA CITTÀ OFF LIMITS Il direttore della Caritas di Vicenza riconduce la situazione di forte disagio all?incapacità di rapportarsi con il diverso
«Viale Milano? È l’Italia intera che è cambiata»
Don Sandonà: «Prima ci turbavano via Nicolosi e i nomadi. Ora l?immigrazione che consideriamo un fenomeno straordinario anziché reale»

«Il problema non è tanto viale Milano, bensì l’Italia intera che è cambiata e finché non ci rendiamo conto di questa trasformazione non facciamo alcun passo in avanti». A parlare è don Giovanni Sandonà, direttore della Caritas di Vicenza, attento osservatore delle evoluzioni sociali con un occhio di riguardo alle ricadute subite, perché il più delle volte “imposte”, dai vecchi e nuovi emarginati. «Alcuni mesi fa lo scandalo era rappresentato da Strada Nicolosi e dalla denuncia del disagio dei residenti nei confronti dei nomadi . Ora a destare preoccupazione è viale Milano per la presenza considerata massiccia e oppressiva degli immigrati. Domani sarà un’altra zona della città in cui a fare paura sarà sempre e comunque il diverso. E i campanelli d’allarme continueranno a suonare ininterrottamente finche non cominciamo a prendere sul serio un cammino, prima personale e poi collettivo, di interculturalità e di interetnicità». «Sia ben chiaro – puntualizza Sandonà – lo straniero, in questo caso particolare l’extracomunitario non ha sempre ragione, ma non ha nemmeno sempre torto. Però ormai è invalsa la tendenza a identificare, a far coincidere il concetto di diversità con quello di delinquenza imboccando una strada che due sole vie d’uscita: da una parte l’incubo rispetto a ciò che non consideriamo uguale al nostro modo di sentire, di vivere, di emozionarci, di divertirci; dall’altra parte l’indifferenza, ognuno sta nel suo, in una sorta di esistenze parallele che scivolano una accanto all’altra senza mai toccarsi o interagire. In entrambi in casi il traguardo è quello di innalzare muri invalicabili che certo non aiutano a migliorare la situazione e che anzi negano qualsiasi livello in cui si possa parlare di qualità della vita». «In tale contesto sono pienamente d’accordo con l’analisi compiuta dal prefetto di Vicenza sul caso viale Milano. È infatti il fattore emozionale che colora di un carattere di eccezionalità ciò che non lo è: i numeri degli episodi criminali sono la conferma di questo assunto perché nei fatti non descrivono quella straordinarietà che però risulta continuamente tirata in ballo e che ottiene il risultato di creare tensione e di inasprire gli animi. A chi giova tutto questo? Verrebbe da dire – incalza Sandonà – che forse serve a raccogliere consenso elettorale sulla base di qualche voto in più prodotto dal panico e dalla confusione di una società che non e più quella di quarant’anni fa, e che non sarà mai più uguale a quel modello che solo ora viene vissuto come perfetto. Adesso ci sono scuole materne in cui predominano numericamente i figli degli emigrati: vorrà pur dire qualcosa, o no?». «L’immigrazione – conclude Sandonà – non è straordinarietà, al contrario è realtà quotidiana: è da qui che dobbiamo partire e attrezzare, lo ribadisco, percorsi interculturali e interetnici sui diritti e doveri costituzionali di ognuno su di un terreno laico. Più che una risposta si tratta di un orizzonte in cui cercare risposte». Monica Andolfatto

03.06.06

La Ue denuncia il linguaggio razzista della Lega

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Mercoledì, 17 Maggio 2006 Il Gazzettino

BRUXELLES
Un rapporto del Consiglio d?Europa mette in evidenza un peggioramento nei discorsi, soprattutto da parte di alcuni esponenti del Carroccio
Un invito alle autorità italiane: studiare disposizioni giuridiche come l?abolizione dei finanziamenti ai partiti responsabili di atti xenofobi

Bruxelles
Nel mondo della politica italiana sono aumentati i discorsi con contenuti razzisti e xenofobi. Dopo le preoccupazioni già espresse in un rapporto di tre anni fa, la commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (Ecri), organo di esperti indipendenti del Consiglio d’Europa, ha lanciato un nuovo allarme rilevando un peggioramento. «Alcuni membri della Lega hanno intensificato l’uso di discorsi razzisti e xenofobi in ambito politico», si legge nel terzo rapporto reso noto ieri, che fotografa la situazione fino al 16 dicembre scorso. «Pur rilevando che si sono espressi in tal senso soprattutto rappresentanti locali di questo partito – sottolineano gli esperti -, anche alcuni leader politici importanti a livello nazionale hanno rilasciato dichiarazioni razziste e xenofobe».

Il rapporto critica, in particolare, i discorsi che prendono di mira gli immigrati extracomunitari, ma anche altri gruppi minoritari come i rom o i sinti . L’ultimo rapporto evidenzia inoltre l’aumento di discorsi a sfondo razzista o xenofobo nei confronti dei musulmani. In quest’ultimo caso, «si segnala un deterioramento della situazione dovuto soprattutto alla tendenza riscontrata nei dibattiti pubblici e nei media a passare subito alle generalizzazioni e ad assimilare l’intera collettività musulmana al terrorismo». Tra le soluzioni indicate, la commissione del Consiglio d’Europa raccomanda alle autorità italiane di correre ai ripari con disposizioni giuridiche ad hoc. Ad esempio, rendendo possibile «la soppressione del finanziamento per quei partiti politici i cui membri si sono resi responsabili di atti razzisti o discriminatori».

Ma al governo italiano si chiede anche di adeguare il proprio ordinamento nella lotta al razzismo e all’intolleranza, ratificando il Protocollo numero 12 alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che introduce un divieto generale di discriminazione.

Insieme all’incremento di dichiarazioni politiche a sfondo razzista o xenofobo, la commissione del Consiglio d’Europa non sottace neppure alcuni problemi legati alla legge Bossi-Fini. Alcuni cambiamenti introdotti con questa normativa sulle procedure di asilo, si sottolinea, costituiscono «un miglioramento», ma altre «destano serie preoccupazioni». In sostanza, secondo gli esperti, la legislazione italiana sull’immigrazione «ha reso più precaria la situazione di molti cittadini extracomunitari» e la sua applicazione, soprattutto nei confronti degli immigrati illegali, espone questi ultimi «a un maggiore rischio di violazione dei diritti umani».

Per quanto riguarda i Centri di permanenza e temporanea assistenza (CPTA), l’Ecri raccomanda alle autorità italiane di «garantire che le condizioni di vita in questi luoghi soddisfino un insieme di norme adeguate», e sollecita indagini «su tutti gli episodi di presunti maltrattamenti» per punire i colpevoli. Ma il rapporto mette in evidenza anche diversi aspetti positivi come l’istituzione in Italia di un organo specializzato per contrastare la discriminazione razziale, il monitoraggio sui risultati scolastici in base alla nazionalità degli allievi oltre al rafforzamento delle iniziative rivolte agli studenti sui temi dell’Olocausto e della lotta all’antisemitismo, così come, si rileva nel rapporto, sono proseguiti, «con esito positivo», gli sforzi per tutelare e assistere le vittime della tratta di essere umani.

L’organismo del Consiglio d’Europa specializzato nella lotta al razzismo ha pubblicato complessivamente cinque nuovi rapporti sul razzismo, la xenofobia, l’antisemitismo e l’intolleranza: oltre all’Italia, sono interessati anche Cipro, Danimarca, Lussemburgo e Federazione russa.

foto da Sucar drom

29.03.06

Rom e Sinti – corsi per il recupero della licenza media

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RELAZIONE SUI CORSI DI RECUPERO DELLA LICENZA DI III MEDIA.
Operatori: Elisa Furlan, Sara Meneguzzi, Sonia Salmaso.

Da alcuni anni la nostra associazione organizza anche i corsi di recupero scolastico per preparare i ragazzi rom e sinti dai 15 ai 18 anni a sostenere l?esame di terza media come privatisti. Grazie a questi corsi di recupero, iniziati una decina di anni fa, un centinaio di ragazzi sono riusciti a conseguire la licenza di III media. Ultimamente il nostro lavoro è basato sul volontariato, perché la Regione Veneto non stanzia più fondi per sostenere questi progetti, come faceva anni fa, grazie alla L. R. 54/89.
Quest?anno le classi sono formate da minori stranieri (marocchini, moldavi e nigeriani) affidati alle comunità di Padova, e da sinti e rom ormai troppo grandi per poter frequentare la scuola dell?obbligo. Noi insegnanti siamo tre operatrici dell?Opera Nomadi, aiutate nelle attività da una tirocinante della facoltà di Psicologia di Padova e da un ragazzo rom affidato dai Servizi Sociali del C.S.A., che ci segue come volontario.
Le lezioni, basate sulle materie fondamentali per un totale di tre pomeriggi a settimana, ci stanno permettendo di entrare in contatto con le realtà di provenienza di questi ragazzi, che per le esperienze da loro vissute hanno bisogno di attenzioni e sostegni particolari, non solo dal punto di vista dell?apprendimento, che resta comunque l?obiettivo fondamentale di tutto il nostro lavoro.
Le diverse provenienze dei ragazzi, unite alla loro attuale situazione di vita, ha reso la nostra attività, in alcuni casi, particolarmente delicata e difficile da portare avanti, ma allo stesso tempo ci sta dando tanti stimoli e soddisfazioni.
Siamo infatti fortemente convinte che sia importante e giusto avvicinarsi a questi ragazzi con disponibilità e comprensione, anche se noi stesse ci rendiamo conto delle difficoltà che un lavoro di questo tipo comporta. Siamo fiduciose che in un futuro non troppo lontano troveremo la stessa disponibilità e comprensione da parte delle istituzioni che si occupano da vicino di tali realtà, per raggiungere una più autentica e proficua collaborazione tra i vari interessati.
Da alcuni mesi dall?inizio delle lezioni ci possiamo ritenere soddisfatte di come stiano lentamente migliorando i rapporti e le relazioni instaurate tra noi e i ragazzi e all?interno del gruppo classe. Infine, siamo convinte che un lavoro di questo tipo possa trasmettere loro, al di là delle competenze disciplinari comunque fondamentali per superare l?esame, l?importanza del valore della diversità, del reciproco rispetto e della convivenza civile.