20.06.06

Conferenza Nazionale dei Sinti e Rom su habitat e lavoro

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Sala ?Fornace Carotta?, via Siracusa n° 61, ore 15.00 ? 19.30
? microaree residenziali per RomSinti e inserimento lavorativo:
alternative possibili ai campi?ghetto e all?emarginazione sociale;
mancata applicazione e rilancio della Legge sullo Spettacolo Viaggiante 337/1968?.

Martedì, 20 Giugno 2006 da “il Gazzettino del Nordest”

«Basta ghetti, alloggi per i rom stanziali»
L?Opera Nomadi: non ignorare una realtà di 150mila persone che raddoppierà in 5 anni

In Italia Rom e Sinti sono circa 150mila. Di questi 70mila sono italiani, per lo più stanziali, 30mila rom provengono dalla ex Jugoslavia e 50mila arrivano dai Balcani con un trend impressionante: sono mediamente diecimila ogni anno i rom che raggiungono l’Italia dalla Romania. Questa immigrazione di massa, destinata a crescere in maniera esponenziale (si ipotizza un arrivo di oltre 100mila rom rumeni e bulgari nei prossimi 5 anni), viene ad aggravare la situazione di rom e sinti italiani già presenti: le condizioni di vita diventano sempre più difficili, la realtà dei campi nomadi è segnata dal degrado, le condizioni lavorative sono assolutamente precarie. Così ha presentato la questione Massimo Converso, presidente nazionale dell’Opera Nomadi , ente che – con il patrocino del Comune di Padova – ha organizzato ieri alla Fornace Carotta, la “IV Conferenza nazionale dei Rom/Sinti su habitat e lavoro”.

All’incontro, che si è concluso con l’intervento dell’on. Tiziana Valpiana (Prc), hanno partecipato il consigliere nazionale Virgilio Pavan, Yuri Del Bar, consigliere comunale sinti di Mantova, gli assessori comunali Ruffini e Sinigaglia. Il problema dell’abitare, come è emerso dai numerosi interventi, appare il più urgente. Nel Veneto e nel Centro Nord i campi nomadi , autentici ghetti dei quali si invoca da anni la chiusura, persistono praticamente in ogni città. A Padova, ad esempio, ce ne sono due: uno per i rom in via Longhin e uno per i sinti in corso Australia.

«Bisogna – ha spiegato Renata Paolucci, responsabile dell’Opera nomadi di Padova – dare agli stanziali italiani che lo desiderano la possibilità di accedere ad alloggi popolari. Per gli altri, soprattutto sinti abituati a muoversi, si chiedono microaree dove inserire famiglie allargate». «Nel Veneto e a Padova – ha sottolineato l’assessore alla Casa Daniela Ruffini – esistono già esperienze positive di microcampi autonomamente gestiti. È questa la strada da percorrere contro l’emarginazione e la ghettizzazione».

Un importante intervento rivolto all’inserimento di 11 famiglie allargate è il “Villaggio Speranza” che sarà realizzato su un’area comunale all’ex foro Boario padovano. Molto resta da fare sul fronte del lavoro. «La crisi economica, – è stato detto dai relatori – la scomparsa dei lavori tradizionali legati soprattutto agli spettacoli viaggianti, sta determinando uno sfaldamento delle famiglie sinte e la perdita progressiva della loro cultura». L’Opera Nomadi propone di individuare percorsi facilitati di accesso al lavoro, incentivare la formazione di cooperative autogestite, favorire la formazione di operatori Rom e Sinti al servizio delle loro comunità anche con l’aiuto della regione e delle pubbliche amministrazioni.

Daniela Borgato

Un commento sul quotidiano “Il Mattino di Padova”
Abbiamo trascritto l’articolo de “Il Gazzettino” relativo alla Conferenza, che ringraziamo.
Per quanto riguarda Padova, denunciamo l’ennesima assenza de “il Mattino di Padova” che “molto democraticamente” come si conviene ai più seri quotidiani non pubblica più alcuna iniziativa riguardante la ns. associazione tranne, naturalmente, gli episodi più negativi che vedono protagonisti Sinti e Rom.
E’ evidente che la querela presentata a carico della corrispondente per Cadoneghe di questo giornale, ha chiuso l’accesso all’informazione di questa testata alla ns. sezione. Fa sorridere la presenza del giornalista del Mattino al Convegno di febbraio della ns. sezione e il mancato riscontro nel quotidiano il giorno successivo.
Citiamo solo il titolo di un articolo della giornalista di Cadoneghe:
“Cadoneghe: allarme nomadi- tra famiglie accampate figurano pregiudicati e latitanti”. oppure: “Rom minacciosi: un condominio esasperato”.
oppure un passaggio di un altro articolo:
“Avrà tre anni, non di più e sta giocando vicino alla strada, per terra in mezzo ai cani, accanto ad una cabina dell’Enel che funge da bagno alla famiglia. Curiosi noi, ma più curioso lui. I bambini nel bene e nel male
hanno le capacità di adattarsi a tutto e tutto per loro è un gioco. Forse anche rubare. Fanno quasi tenerezza a vederli camminare per le strade del paese, mano nella mano, probabilmente fratelli, il cappottino nuovo e lo zainetto sulle spalle. Dentro un grosso cacciavite che sanno usare abilmente per scassinare una porta segnalata in precedenza da un adulto, hanno l’ordine di prelevare il denaro, l’oro e gli orologi”.
Quello che possiamo dire è che abbiamo saputo che si tratta di una persona che non simpatizza per la lega o la destra xenofoba.

Non crediamo ci sia bisogno di ulteriori commenti.

Opera Nomadi Padova

Riferimenti: gli interventi da romano lil

13.05.06

Conferenza Nazionale Dei Sinti su Habitat e Lavoro

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Padova, 01 giugno 2006

l ? Opera Nomadi con il patrocinio del Comune di Padova
presenta la IV^ CONFERENZA NAZIONALE
dei ROM/SINTI su HABITAT E LAVORO
Padova, 01 Giugno 2006
Sala ?Fornace Carotta?, via Siracusa n° 61, ore 15.00 ? 19.30

?le microaree per i Sinti e i Rom e l?inserimento lavorativo:
alternative possibili ai campi?ghetto e all?emarginazione sociale;
mancata applicazione e rilancio della Legge sullo Spettacolo Viaggiante 337/1968?.

PROGRAMMA CONFERENZA NAZIONALE ore 15

1) Saluto dell?Amministrazione Comunale di Padova.
2) Relazione introduttiva del Presidente Nazionale Massimo Converso e
del Consigliere Nazionale Virgilio Pavan (Sinto Veneto).
3) Proiezioni di filmati e foto su insediamenti Rom/Sinti e microaree in Italia (Calabria, Roma XI° Municipio, Bolzano, Padova)
4) Esposizione di progetti riguardanti l?habitat attuati in collaborazione con le Istituzioni.
5) Esposizione di progetti su inserimenti lavorativi e dati sulla Legge 337/1968
6) Interventi degli Enti Locali (Regione Friuli ? l? Assessore alle Politiche Sociali ? Comune di Padova ? Vice Sindaco e Assessore ai Servizi Sociali Claudio Sinigaglia e l?Assessore alle Politiche Abitative Daniela Ruffini, Comune di Bolzano ? Assessore Patrizia Trincanato -, Consulta Rom/Sinti Provincia Autonoma di Trento ? Dr.ssa Daniela Roner -, Regione Veneto ? Consigliere Igino Michieletto – , Regione Emilia ? Il Dirigente dell?Assessorato all Pol.Soc. , Regione Lazio ? Presidente Comm.ne Pol.Soc. M.Antonietta Grosso -)
7) Dibattito con Interventi e testimonianze di famiglie sinte e rom attualmente residenti presso le Comunità Rom e in microaree familiari.
Conclusioni di
Tiziana Valpiana e Massimiliano Smeriglio (Deputati al Parlamento)

Mostra Fotografica realizzata dall?arch.Paolo Robazza ?Primo premio European Fotografic Competition, Bruxelles 2005?.

12.04.06

Rom, Sinti e Camminanti – VIII° Seminario Nazionale del 6 e 7 dicembre 2005

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“I Rom/Sinti e le Metropoli”

GRUPPO HABITAT Massimo Converso: a Berlino ben prima delle deportazioni vere e proprie del 1938 i Sinti erano già rinchiusi in campo di concentramento speciale.
Nel quartiere San Lorenzo di Roma (quartiere notoriamente ?accogliente? da sempre) c?è stato un episodio che ancora stento a credere: sono stati rifiutati dei Bambini Rom a scuola; l?assurdità di tale episodio è che sono stati gli insegnati a rifiutarsi e non i genitori degli altri bambini iscritti. La preside aveva gia incontrato i 18 bambini, stabilito le classi nelle quali dovevano inserirsi, finche un gruppo d?insegnanti si è rifiutato.

Quest?anno è stato accorpato il gruppo sanità con habitat, perché ritenevamo che le iscrizioni al gruppo sanità sarebbero state insufficienti a formare un gruppo a sé, al contrario si sono presentati diversi medici.
Per quanto riguarda la sanità, l?Opera Nomadi si affida molto al Cordinamento Nazionale della Caritas: quanto di meglio esiste in Italia sulla questione sanità, diretto dal dott. Salvatore Geraci che è intervenuto nello specifico sui Rom Korakhanè e Dazikanè (controlla come si scrive). La Caritas lavora solo sui Rom stranieri o per meglio dire balcanici in quanto la parola “stranieri” non si addice ai Rom e Sinti poiché, specie i bambini nel paese dove vanno prendono la lingua, le usanze e i costumi.
In Italia migliaia e migliaia di Rom balcanici che si sono rivolti alla Carita e all?Opera Nomadi hanno iniziato a prendere contatti con le strutture e le sanitarie pubbliche. Si svolge quindi un lavoro di mediazione per la conoscenza dell?utilizzo delle strutture sanitarie nazionali.
Il progetto dell?opera nomadi in tal campo è quello di arrivare con un mediatore Rom o Sinto per regione ad avere un monitoraggio qualitativo e quantitativo, ma soprattutto quantitativo.
Il dott. Salvatore Geraci affermava che per quanto riguarda i Rom Rumeni siamo ritornati alla situazione di trent?anni fa, a cavallo tra gli anni ?70 e ?90, quando i Rom Jugolavi vivevano in ?baraccopoli? e non conoscevano il sistema sanitario pubblico; addirittura temevano di andare all?ospedale per paura di essere riconosciuti. Si è dovuti quindi ripartire da capo riproponendo un intervento elementare di conoscenza della realtà e avviamento progressivo alle strutture pubbliche e camper sanitari.
Non sappiamo se il sistema sanitario nazionale sia in grado di comprendere e di prepararsi a pieno alla situazione dei Rom. E? evidente che il Ministero della Sanità dovrebbe formare, grazie all?aiuto e all?intervento dell?Opera Nomadi, centinaia di mediatori sanitari; non si può pretendere che tutti i medici italiani conoscano le organizzazioni di vita dei Rom della Romania tanto più che al loro interno si differenziano.

Non si parla quasi mai dei Sinti, forse perché hanno cognomi italiani, o se se ne parla se ne parla in termini negativi riferendosi alla banda dei giostrai. In realtà i Sinti, all?incirca 30.000, nel momento in cui è entrato in crisi lo spettacolo viaggiante (mestiere tradizionale storico dei Rom e Sinti), hanno perso l?organizzazione socio-economica in quanto erano nomadi non per scelta ma per motivi economici.

Nel gruppo habitat si è principalmente parlato della questione delle microaree attrezzate proponendo due problemi: l?intervento a due voci di Carlo Berini e Yuri del Bar (primo Consigliere Comunale Sinto effettivo e non aggiunto) che ha descritto la situazione dell?area a confine tra tre regioni (Emilia Romagna, Lombardia e Veneto).
Ci sono centinaia e centinaia se non migliaia di aree agricole aquistate con grandissimi sacrifici che raramente vengono riconosciute perché in contrasto con le leggi urbanistiche nazionali; in queste aree i Sinti cercano di riprodurre l?organizzazione sociale (almeno) se non addirittura quella econonmica.
Da parte dei Comuni d?Italia di contro si sta sviluppando una nuova sensibilità.
A modena c?è uno dei campi nelle peggiori situazioni (via Barcelliere?) in cui vivono Sinti dall 1982; il Comune di Modena in accordo con i Sinti ha previsto che entro il 2007 si verranno a formare sette microaree di cui una anche in un casale.
Nell?Alto Adige alcuni comuni si stanno muovendo: anche li però ci sono situazioni orribili come il campo che si trova nel centro di Bolzano.
Il Comune di Appiano e Bressanone, su richiesta stessa dei Sinti, ha costruito delle microaree a misura della famiglia Sinta (di origine austriaca).
A Brescia si sta concordando con la comunità dei Sinti, dopo anni di intensa discussione, un?area più vicina alle esigenze dei sinti per 14 famiglie; è stato gia ottenuto il finanziamento dalla Regione Lombardia.
Si può quindi affermare che la battaglia che i Sinti stanno portando avanti da più di 15 anni sta portando i primi risultati, resta comunque la piaga delle migliaia si aree autocostruite e autoaquistate dai Sinti ma non regolarizzate dagli enti locali.
Per quanto riguarda i Rom jugoslavi, si stava avviando in tutto il territoio nazionale una prima soluzione: molte città come Brescia, Pisa, Torino, Firenze, Bologna, Bolzano e altre avevano iniziato l?assegnazione di case condominali/popolari.
Molto meno conosciuto è il dato che molti Rom Macedoni, Serbi e Bosniaci avevano affitato dalla Sicilia al Trentino case, poiché numerose sono le famiglie che hanno preferito scappare dai campi e ritornare al modello di vita in casa. In alcuni casi, come ad esempio a Taranto e a Palermo, ci sono esempi di affitti agevolati da parte delle Amministrazioni Comunali.
Concludendo per quanto riguarda i rumeni si ripropone il problema dei Rom dell?ex Jugoslavia: il problema abitativo è stato mal affrontato, se non addirittura non affrontato, dal governo procedendo spesso a sgomberi ed espulsioni di massa contrari a qualsiasi diritto internazionale. Il governo italiano deve quindi prendere atto che ci sono 50.000 Rom che vanno via dalla Romania per il semplice motivo che ci sono stati assalti di ?squadroni della morte? nei quartieri in cui hanno le case i Rom e inoltre il livello di reddito medio, con la scomparsa degli ammortizzatori sociali, è sceso troppo in basso. Ci si aspetta che il numero raddoppi con l?entra della Romanaia della Comunità Europea; per affrontare veramente questo problema il governo italiano deve quindi procedere non ad espulsioni di massa ma ad accordi con i tutti i Comuni e non il singolo caso sporadico.
Marzia Ravazzini, volontaria Caritas, ci ha mostrato la ricostruzione dello stato sociale in Serbia dopo il periodo nero, il nuovo governo ha recuperato quasi tutti gli ammortizzatori sociali frenando in questo modo il flusso migratorio da quei paesi.

GRUPPO LAVORO Virgili Aleramo: nel gruppo lavoro, parecchio numeroso, erano presenti diverse comunità Rom di Roma: via Dameta, Tor Pagnotta, Pontina, via della Martora e Casilino 900. Erano inoltre presenti rappresentanti dello sportello di avviamento al lavoro gestito dall?Opera Nomadi in convenzione con l?Assessorato al Lavoro del Comune di Roma, rappesentanti delle istituzioni che hanno collaborato con l?Opera Nomadi e la Coperativa Phralipè nel corso dell?ultimo anno per l?avviamento di diversi progetti di integrazione sociale e di inserimento lavorativo dei Rom.
I lavori si sono aperti partendo dai problemi incontrati dalle istituzioni nel sostenere alcuni progetti: ad esempio l?Assesorato al Lavoro alle Periferie e allo Sviluppo Locale che sostiene lo Sportello di Segretariato Sociale per l?avviamento al lavoro delle Comunità Rom e Sinte, dovrà far fronte ai tagli dei fondi e alla Campagna Elettorale che si preannuncia abbastanza caratterizzata da parte di alcuni su temi quali l?immigrazione e i diritti di cittadinanza. Nonostante ciò è stata registrata la forte volontà di continuare in questa esperienza che ha permesso a Roma di costruire un modello replicabile anche in altre realtà. Questo però ci porta però a fare considerazione su un determinato problema: al gruppo lavoro erano presenti sezioni dell?Opera Nomadi di Trento, Pistoia, Lazio (bassissima percentuale se si considera i territori nel quale opera il suddetto Ente) dato allarmante poiché sembra indicare che il lavoro sia una problematica poco interessante, o che si è impreparati ad affrontarlo.
Al giorno d?oggi ci troviamo in una situazione drammatica che ci pone difronte ad una legge sull?immigrazione secondo cui o lavori, mi certifichi un reddito, un lavoro oppure sei un clandestino: una persona da incarcerare e da espellere.
A Roma ci sono in grandissima parte Rom e Sinti clandestini, non regolarizzati, persone che risiedono qui da più di 10 anni che avrebbero pieno diritto ad avere la cittadinanza italiana, a cui non sarà mai riconosciuta perché o manca l?abitazione o manca il reddito; abbiamo persone che sono qui da più di sei anni che non avranno mai la carta di soggiorno; persone nate in Italia che non diventeranno mai al compimento del 18esimo anni di età cittadini italiani perché o mancava la residenza al momento della nascita o il permesso regolare dei genitori.
Nel gruppo lavoro è emerso anche il problema dell? habitat, poiché ci sono alcune comunità sotto minaccia di sgombero.
Lo sportello lavoro a Roma ha cercato di monitorare le competenze che i Rom e Sinti hanno, proposta che inizialmente è stata accolta con ilarità e scettiscismo: due faccie della stessa medaglia. Ilarità poiche non si vede la connessione tra Rom e il lavoro; scettiscismo perché tanto si pensa che i Rom non hanno voglia di lavorare. Di contro una delle prime cose che abbiamo scoperto che molti Rom lavorano, lavori normalissimi, nascondendo però la loro identità; si dichiara rumeno, slavo, italiano ma non Rom o Sinto.
La nostra attività l?abbiamo divisa i due settori: chi è in regola (C.O.L. centri orientamento al lavoro, Centri per l?Impiego) trova la difficoltà di compilare un curriculum poichè non si rende conto di quali siano le proprie reali competenze; attività tradizionali tipiche, settore che abbiamo cercato di sviluppare puntando sull?autoimprenditorialità attraverso il sostegno delle coperative (Phralipè:raccolta rifiuti ingombranti in diversi municipi; Romanopiazze:mercati).

GRUPPO DIRITTI Giorgio Bezzecchi: dal gruppo diritti è emerso che c?è una completa disattenzione da parte delle istituzioni a livello nazionale. Ciò porta alla conseguenza che i singoli comuni agiscono politicamente al fine di ottenere il consenso, arrivando anche al maltrattamento del popolo dei Sinti e Rom.
In ambito accademico si inizia a parlare di atteggiamento differenziale nei confronti dei Rom e dei Sinti: da parte delle amministrazioni locali sembra che si possa intervenire in modo diiferenziale, costruendo ad esempio dei campi spesso non dotati dei servizi esseziali come l?acqua, le fognature.
La Comunità Europea continua a condannare la situazione dei campi in Italia, negli altri paesi il problema viene maggioormente preso in considerazione.

GRUPPO DIRITTI Maurizio Pagani: Quella ?Rom? è una delle grandi questioni morali dell?Europa di oggi, un?opportunità per cambiare il flusso della storia e imbrigliare la debole e incerta volontà politica degli Stati dell?Unione verso il riconoscimento delle comunità presenti storicamente nelle società europee.
Un insieme composito di comunità o di frammenti etnici che costituiscono la più consistente minoranza trasnazionale e transtautuaria dell?Unione europea, lacerata da una diaspora delle povertà resa ancor più acuta dai processi di modernizzazione, dalla perdita di protezioni sociali, dalla deterritorializzazione di ampie fasce di migranti, da una radicale modificazione dei rapporti sociali nelle comunità locali.
Sul numero dei rom e sulle concentrazioni demografiche dal carattere asimmetrico dei diversi gruppi non esistono numeri precisi ma stime percentuali che disegnano una cartina sociale e politica densa di elementi di disuguaglianza ed esclusione.
Nonostante il fervore che ha accompagnato l?espansione dell?Ue verso l?Europa orientale, i Rom di questa regione, circa i due terzi dei rom europei, vivono in gran parte al di sotto della soglia di povertà.
Abitano in quartieri di baracche senza strade, né elettricità, né acqua corrente, vittime di una massiccia disoccupazione e discriminati quanto all’assistenza sociale e sanitaria. Gravi casi di segregazione si sono ripetuti nei reparti di maternità dove viene praticata la sterilizzazione di donne Rom senza il loro consenso informato, o nei quali i bambini ricevono spesso un insegnamento mediocre in classi separate o vengono inseriti in classi destinate ai disabili mentali.
L?uso di parole come Zingaro, densa di connotazioni negative e spesso spregiative, benchè comunemente utilizzata anche in ambito letterario, rimanda a immagini stereotipate o metaforiche che portano con sé l?utilizzo di eufemismi del tipo ?nomadi?, ?slavi? o ancora a falsificazioni di genere romantico.
Rom sono coloro che parlano il Romanès, una lingua indiana sulla cui esatta origine si è a lungo discusso senza trovare mai un pieno accordo, ma che viene parlata in tutto il mondo con accenti e imprestiti diversi.
In Europa l?Italia è nota come il paese dei campi.
L?influenza del luogo in cui si vive è un fattore determinante per creare il senso di appartenenza sociale o, viceversa, per rimarcarne le condizioni di emarginazione, discriminazione e disperazione tra le persone.
Le barriere mentali prendono forma e consistenza nelle frontiere urbanizzate, in spazi di negazione come i ?campi nomadi?, nelle baraccopoli delle tante banlieus metropolitane.
Inseguendo con lo sguardo i recinti, le reti e talvolta le mura che li circondano, la memoria storica corre ai fantasmi del passato, ai ricordi di quei campi vicini alla ferrovia, da dove i rom venivano condotti via durante la guerra verso i campi italiani del Duce o i domini del Reich, spesso senza farvi ritorno.
Campi che nell?immaginario collettivo e nella vita quotidiana si trasformano ancora oggi in lager moderni, quando concepiti solo per rinchiudere e oscurare le persone indesiderate, come i Rom o come i migranti nei CPT.
Uomini, donne e bambini rom vivono nelle più ricche città occidentali le stesse condizioni di miseria materiale della diaspora ebraica di cinquant?anni fa, nel ricordo del genocidio e della pulizia etnica delle guerre jugoslave degli anni ?90, negli esiti contrastanti seguiti alla dissoluzione dei regimi autoritari oltre cortina.
Ma esistono molte forme più sottili di violenza morale, come l?ostracismo culturale che si respira nel monopolio della cultura d?èlite e dell?informazione, il negazionismo storico della tragedia del ?Porrajmos?, i linguaggi violenti della bassa mercanteria politica.
E che dire dell?ostinato e ottuso rifiuto dello Stato italiano che non ha riconosciuto la lingua romanì, il luogo più antico della memoria del popolo rom, annoverandola tra le minoranze linguistiche nazionali, cedendo ai veti incrociati della politica e alla presunzione territorialista del ?luogo certo uguale a cultura certa?, relegando così un intero popolo ai margini della società?
La varietà e la ricchezza sociale e culturale della dimensione Romanì si misurano dunque con le crescenti condizioni di discriminazione politica e sociale che riguardano sempre più anche l?Italia, ponendo la domanda di ?quali politiche pubbliche? ci attendano nel prossimo decennio.
Su scala nazionale l?azione pubblica continua infatti a non seguire alcun indirizzo generale coerente, rinnovando un meccanismo di delega e ?disimpegno? verso il livello regionale e quello locale.
In assenza di un quadro di riferimento statale che favorisca una affermazione esplicita dei diritti e delle modalità di coinvolgimento delle comunità rom nei processi di costruzione e partecipazione sociale, le contraddizioni e i conflitti si riversano esclusivamente sul piano delle politiche comunali, senza alcuna forma di intervento orizzontale tra gli enti del territorio o di coordinamento tra le istituzioni ordinate verticalmente.
Le conseguenze che si registrano sono gravi e riguardano i nodi politici e culturali, poiché la gestione delle problematiche avviene solo sui temi legati all?emergenza o all?ordine pubblico, con l?esigenza di coniugare concetti quali ?legalità e solidarietà?, eludendo la ricerca di una strategia più complessiva.
E sono estremamente gravi per le comunità dei ?Rom, Sinti e Camminanti? che subiscono gli effetti devastanti di una forte disuguaglianza di accesso alle risorse pubbliche, sanitarie, scolastiche, occupazionali, abitative o di amministrazione della giustizia.
L?estensione dei diritti di cittadinanza sembra dunque mancare di una pre – condizione essenziale: il riconoscimento pubblico delle genti rom come entità culturale della storia del nostro Paese. L?assenza dello status di minoranza linguistica nazionale (e di un?estensione più generale a livello europeo del carattere transtatuario della popolazione romanì) e l?assenza di un insieme di norme e meccanismi di controllo che contrastino gli episodi crescenti di razzismo e discriminazione, si accompagnano alla costruzione di uno stigma sociale il cui effetto più concreto è quello di disconoscere i rom come nostri concittadini, sottoponendoli a un trattamento differenziale sul piano giuridico amministrativo e sociale.
In termini più generali, quel che emerge è la necessità di lasciarsi alle spalle una politica sociale ormai logora e rigettata dagli stessi rom, proponendo una svolta culturale che eviti il rischio di un ?differenzialismo culturalista?.
Saranno quindi centrali le politiche che nel prossimo decennio verrano attuate nei settori prioritari dell?l?istruzione, salute, lavoro, facendo leva sulle esperienze della mediazione culturale e sulle forme di promozione e sostegno all?autonomia attraverso la redistribuzione di risorse pubbliche e la partecipazione delle comunità rom ai progetti di integrazione e sviluppo.
Il metodo che occorre seguire è quello della mediazione culturale, ovvero di una più ampia partecipazione dei rom e sinti agli obiettivi e strategie di intervento pubblico e privato, per costruire un confronto aperto e costruttivo tra sistemi culturali anche profondamente diversi, ma che cercano di costruire percorsi di convivenza e cittadinanza comuni.
Le esperienze di formazione e di inserimento dei Mediatori non sono un fatto recente o occasionale, ma un processo decennale che è andato progressivamente a estendersi divenendo un patrimonio culturale e sociale irrinunciabile.
E? necessario quindi promuovere per il futuro un più ampio ricorso alla figura del Mediatore anche in tutte quelle Istituzioni che oggi solo parzialmente né prevedano l?utilizzo.
Un forte elemento di preoccupazione che a breve riguarderà il tema della giustizia nei confronti dei detenuti rom è quello legato al varo delle norme della Legge ex Cirielli.
Un cambiamento generale di impostazione destinato ad inasprire nei confronti di chi commette piccoli reati e dei recidivi l?applicazione della pena detentiva, prevedendo per il futuro un aggravamento delle condizioni complessive di tutti i detenuti e dei detenuti rom in particolare che difficilmente o quasi per niente potranno ricorrere ai benefici oggi previsti, ma anche anche largamente disattesi dalla Legge Gozzini.
Ricordiamo a questo proposito la permanenza nelle carceri italiane di numerosi soggetti rom, in particolare le giovani donne madri, che in moltissimi casi non possono nemmeno ottenere la sospensione della pena prevista in presenza di minori al di sotto di un anno di età.
O ancora, le iniziative più recenti di alcune Prefetture, tra cui quella di Roma, che fotografando l?attuale situazione di degrado dei moltissimi campi nomadi in cui si raccoglie la maggior parte dei rom, ha decretato l?inadeguatezza di tali strutture, anche quelle pubbliche, a ospitare detenuti che debbano scontare una pena alternativa, l?affidamento sociale o il reinserimento lavorativo.
Un quadro sicuramente incompleto ma di grande preoccupazione.

Riferimenti: Relazione Scuola Nazionale

28.03.06

Giorgio Bezzecchi – Segretario Nazionale – intervento sui Rom e Sinti in Italia

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IL POPOLO DEI BAMBINI
Introduce il convegno Giorgio Bezzecchi, rom harvato, segretario nazionale dell?Opera Nomadi.
Io sono figlio di deportati, nipote di morti e dispersi nei campi di concentramento. Tutti i Rom/Sinti sono stati perseguitati dal nazi-fascismo. Non esiste Rom che non abbia patito la persecuzione. Ma tutto è partito prima di arrivare a Birkenau, la fabbrica della morte del regime nazi-fascista. Hitler viene eletto democraticamente nel 1933 e già nel 1936, con le olimpiadi di Berlino, si aprono i primi campi di concentramento che poi diventano di sterminio e soppressione. I nazi-fascisti uccidevano gli zingari per ?istinto al nomadismo?.Questo per quanto riguarda il Porrajmos, ma se ne discuterà approfonditamente quest?oggi.
Il convegno discute dei Rom e Sinti ed allora ecco alcune stime, perché non esiste un censimento approfondito: 150.000 presenze, il 70% sono italiani, la percentuale minima in Europa. Oltre il 50% sono bambini al di sotto dei 14 anni. E? per questo che amo definire gli zingari ?il popolo dei bambini?. La natalità, la scola-rizzazione, l?ambiente di vita sono paragonabili, secondo uno studio-ricerca del NAGA di Milano, alla Bolivia uno dei Paesi più sottosviluppati del mondo. Le prospettive di vita alla nascita di uno zingaro in Italia sono di 45 anni a fronte dei 70 di un italiano. Attualmente in Italia c?è l?emergenza rom rumeni ed i pochissimi interventi in questo settore vanno a scapito dei residenti. Con l?entrata della Romania nell?Unione Europea (gennaio 2007) i Rom diventano 10 milioni la minoranza più numerosa della Europa. Le istituzioni non si sono mai prese carico di questa questione. A Milano stiamo facendo una campagna contro l?indifferenza.
Io sono di lingua 2 italiana. Di lingua 1 ?romanès? e da qui inizia la mia difficoltà scolastica. Ho frequentato le classi speciali ?lacio drom?. All?entrata della scuola ci dividevano in tre file: zingari, handicappati, normali. Queste classi speciali sono state in vigore fino al 1983. Quindi la scolarizzazione è relativamente recente. La scuola è stata la prima a venirci incontro ma non abbiamo raggiunto dei buoni risultati. Solo il 30% (13.000 ragazzi) è attualmente iscritto alla scuola elementare. Il mancato rico-noscimento come minoranza linguistica del 1999, per opposizione della Lega Nord pur con il governo di centro-sinistra, ha perpretato la mancanza di strumenti per favorire la nostra integrazione: scuola, lavoro, habitat.
Le istituzioni continuano a fare occultamento contro il nostro popolo quindi stiamo lanciando a Mlilano, Opera Nomadi con altre associazioni, una campagna contro l?indifferenza che è alla radice della nostra esclusione. La nostra è una presenza ultrasecolare, stiamo in Italia dal 1400, di cui non viene riconosciuta l?esistenza. In ambito accademico (universitario) si è cominciato a dare un apporto scientifico a questa esclusione. In Italia la normativa sull?edilizia abitativa è rigida, scatta addirittura il penale per le violazioni. Ogni abitazione deve avere allacciamenti, idrici, elettrici, di scarico. In questa epoca di allacciamenti, di ?rete globale?, le istituzioni permettono ?campi nomadi? senza allacciamenti e scarichi fognari, ma chi non si mette in rete viene considerato come non appartenente alla razza umana. In ambito accademico questo comportamento istituzionale viene definito ?trattamento diffe-renziale?. I campi nomadi sono l?area del disprezzo, situazioni in cui si creano situazioni di disagio e devianza per poi puntare il dito.
Sono italiano, ho fatto il militare e sono qui a rivendicare il mio essere zingaro. Ringrazio le istituzioni presenti a questo convegno e finisco con un invito. Occorre uscire dal discorso politico per entrare in quello civile. Chiamo la società civile a fare attenzione a questa questione, la questione zingara, perché è una risorsa per tutta l?umanità!