08.07.08

Treviso: Opera Nomadi contro Maroni

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Treviso: l’ Opera nomadi: no alla schedatura dei bambini rom

la tribuna di Treviso – 04 luglio 2008   
 
TREVISO. Durissime critiche da parte dell’Opera Nomadi contro la proposta di schedatura dei bambini Rom avanzata dal ministro Maroni. «Così – attaccano il responsabile regionale Domenico Trovato e il presidente dell’Opera Nomadi Treviso Renzo Comin – si viola la dignità umana, la Costituzione e la convenzione sui diritti dell’infanzia».  Secondo l’associazione, su una simile proposta non ci possono essere margini di trattativa. «Il rilevamento delle impronte – critica Opera Nomadi – è un atto di violenza e di discriminazione etnica nei confronti di adulti e bambini che ci riporta al fascismo. Se è normale un’attività di identificazione – continuano i due responsabili – non lo è un’operazione su tutti coloro che vivono in un campo nomadi, in quanto non li tutela affatto da possibili forme di sfruttamento criminale». Per l’Opera Nomadi, la proposta avanzata dal ministro Maroni è una forma di «accanimento contro Rom e sinti che pretende di schedare anche stanziali ormai italiani dal 1400. Per anni – attacca l’associazione – nessuno si è mai occupato dei bambini rom e sinti. Rimasti praticamente invisibili, senza nessun diritto soprattutto per quanto riguardava sanità e istruzione. Ora ci si accanisce contro di loro con misure repressive e senza prevedere invece risorse finanziarie per progetti di scolarizzazione e integrazione che superassero la logica assistenziale a cui da sempre i Rom sono stati abituati». A detta dell’Opera Nomadi, tutto quanto sta accadendo in questi giorni fa parte di «un disegno politico che si ripropone di distogliere l’attenzione della popolazione da problematiche più gravi, trasformando Rom e Sinti in veri e propri capri espiatori del malessere diffuso. Il pregiudizio nasce dalla non conoscenza – continua l’associazione – serve una volontà politica che scongiuri il pericolo di una deriva». A Ca’Sugana intanto si mantiene il tiro alto: «Le impronte sono l’unico metodo scientifico per identificare chi solitamente dà generalità diverse – s’impunta il vicesindaco Gentilini – Io avevo proposto la schedatura delle impronte già anni fa e per dimostrarne la bontà sono pronto ad andare personalmente in Questura». Gli fa eco il consigliere Fanton: «chiamerò a raccolta i leghisti».

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19.06.08

Le proposte dell’Opera Nomadi del Lazio per il sindaco Alemanno

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Faranno discutere all’interno dell’Opera Nomadi la posizione del Presidente dell’Opera Nomadi Lazio Massimo Converso.   

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06.06.08

Comunicato stampa dell’Opera Nomadi di Milano

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COMUNICATO STAMPA

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22.08.07

Venezia, Saranno bocciate e rispedite …… Proposta di Legge sui Rom e Sinti bocciata?

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Venezia, 15 agosto 2007

 

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28.05.07

Protocollo Veneto – Opera Nomadi per la scolarizzazione

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07.02.07

Lettera aperta dell?Opera Nomadi al Ministero della Solidarietà Sociale

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Padova, 27 gennaio 2007 Poiché all’incontro del 25 gennaio presso il Ministero della Solidarietà Sociale, abbiamo preferito far intervenire i Rom/Sinti e poi, non c’era più tempo per effettuare il ns. intervento, riportiamo di seguito alcuni punti che vorremmo focalizzare. Si è parlato di Raccomandazioni, di Carta dei Diritti, di Ratifiche e mancate Ratifiche, di minoranza linguistica o etnico linguistica, di apolidia, di partecipazione, tutte questioni sacrosante e importanti per la tutela dei diritti dei Rom e dei Sinti e che riguardano le legislazione. La nostra Associazione da anni combatte perché tali diritti vengano tutelati e, partendo da Padova, – dove l’Amministrazione Comunale ha sottoscritto formalmente nel luglio 2005 una dichiarazione per lo smantellamento delle aree nomadi comunali ed inserimento delle famiglie nelle abitazioni e nelle microaree a famiglia allargata (come il progetto del Villaggio della Speranza con l’autocostruzione); – dove la frequenza dei bambini a scuola è del 100 % (e tutti riescono ad ottenere la licenza di III^ media), grazie al Progetto di inserimento scolastico e alla continua mediazione scuola-famiglia (come da Protocollo d’Intesa Nazionale sottoscritto dall’Opera Nomadi con il Ministero dell’Istruzione il 22 giugno 2005); – dove sono stati attivati corsi per l’ottenimento della licenza di scuola media anche per chi l’aveva abbandonata nel passato; – dove si fa alfabetizzazione agli adulti, e dove sono state costituite cooperative per la raccolta di materiali ferrosi e vengono effettuati inserimenti nelle cooperative di pulizie; e, passando, per tutta una serie di esperienze positive in tante altre città d’Italia, arrivando a Roma, – dove sono stati istituiti quattro mercati gestiti dalle famiglie Rom, – dove esistono cooperative di lavoro: dalla raccolta del ferro al giardinaggio, alle cooperative di donne Rom, allo sportello di consulenza legale e per l’inserimento lavorativo, ai progetti di scolarizzazione, ecc, possiamo dire, che per noi dell’Opera Nomadi, che lavoriamo quotidianamente all’interno dei “campi nomadi”, nella scuola e alla ricerca di lavoro, la soluzione dei problemi di base che riguardano i Rom e i Sinti dipende esclusivamente dall’assunzione di una forte volontà politica da parte Amministratori locali in questa direzione, quella volontà politica espressa appunto dal Ministero della Solidarietà Sociale nella persona del Ministro Ferrero. Da qui lanciamo, dunque, come risposta al Patto di Legalità di Milano il ns. Patto Sociale tra Amministrazioni Locali (Regioni, Provincie, Comuni) e i Rom e i Sinti per: 1) Il riconoscimento di minoranza etnica e linguistica. 2) Il superamento dei campi nomadi, che si trasformano in sacche di emarginazione e in veri e propri lager. 3) ricercare soluzioni per l’inserimento nelle abitazioni per chi ne fa richiesta o individuare microaree per famiglia allargata sempre per chi ne fa richiesta. 4) che ogni comune, con l’intervento di mediatori culturali rom/sinti e non, si dichiari disponibile a provvedere ad accogliere una o più famiglie rom/sinte a seconda del numero di abitanti presenti nel territorio, evitando così il peregrinare continuo di famiglie alla ricerca o di un posto stabile o per svernare. 5) l’attivazione di progetti di inserimento scolastico con l’impiego di mediatori culturali rom/sinti e non, per stabilire un’efficace rapporto scuola/famiglia e favorire l’attuazione di una didattica interculturale. 6) l’attivazione di percorsi di formazione al lavoro e percorsi di inserimento lavorativo, tenendo conto delle esigenze e delle attitudini dei Rom/Sinti presenti nel territorio. Questo patto permette l’assunzione dei diritti e dei doveri di cittadinanza attiva da parte de Rom e dei Sinti uscendo dalla logica assistenziale negativa degli anni passati. Interventi dunque a 360 ° a favore di una popolazione di circa 150 mila persone che rappresenta lo 0,3 % della popolazione italiana. Per l’Opera Nomadi Nazionale Renata Paolucci
Riferimenti: l’Opera Nomadi propone un patto sociale

02.01.07

L’OPERA NOMADI IN DIFESA DEI SINTI

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Il progetto e i costi

Undici casette in muratura

Undici casette, dotate di servizi igienici per ospitare i trentadue inquilini fino ad ora accampati nel campo a ridosso della tangenziale Ovest di Padova. Una spesa prevista di circa 300mila euro con un contratto di locazione tra il Comune e la comunità dei Sinti per il pagamento e l’utilizzo delle abitazioni. Affitto che però sarà detratto dalle famiglie che contribuiranno, in collaborazione con l’associazione Opera nomadi, alla costruzione materiale del nuovo villaggio spostato di circa cinquecento metri rispetto alla sua attuale posizione in via Tassinari. Il centrodestra, oltre a criticare l’opportunità di realizzare questo progetto, si era anche scagliato contro le modalità con cui il Comune aveva definito la sua realizzazione: «L’amministrazione – spiega Domenico Menorello (Fi) – cosa intende costruire con 300mila euro? Per un caso le nuove favelas di Padova? Perché con questa somma di denaro mi pare che questa sia l’unica direzione verso cui è possibile dirigersi». Parole di fuoco anche contro la decisione di dare in gestione il denaro a Opera nomadi, un fatto secondo il centrodestra che non si era mai visto prima.

«La Cdl alimenta odio e conflitti»
L’associazione che collabora con il Comune: «Vivono nel nostro Paese fin dal 1400, sono padovani»

Difficoltà per la comunità a trovare lavoro nel territorio padovano: «La gente non si fida»

Una polemica infinita, quella che si sta consumando attorno al villaggio dei Sinti di via Tassinari. Le pesanti accuse del centrodestra unito contro la decisione del Comune di costruire undici casette fisse in muratura nel campo vicino a corso Australia hanno sollevato un polverone.
A RISPONDERE per le rime alla Cdl ci pensa l’associazione Opera nomadi, direttamente coinvolta dall’amministrazione Zanonato nella realizzazione del nuovo villaggio stanziale e contro cui, anche in questo caso, il centrodestra non aveva lesinato affermazioni pesanti. «Le dichiarazioni della Cdl – commenta Renata Paolucci -devono essere respinte con fermezza e dimostrano la mancanza totale di conoscenza e tutti i pregiudizi che si portano appresso, il centrodestra vuole solo creare dei campi di concentramento». Opera nomadi infatti tiene a precisare con forza le caratteristiche che distinguono la popolazione dei sinti presenti in città: «Vivono in Italia dal 1400, sono italiani e padovani a tutti gli effetti, la loro principale occupazione, fino a poco tempo fa – spiega ancora la Paolucci – era il lavoro negli spettacoli viaggianti e nei circhi, spostandosi in stato seminomade solo per brevi periodi». Poi, quando il lavoro non bastava più, i sinti sono diventati stanziali e hanno cercato occupazioni diverse. «I loro figli sono regolarmente scolarizzati, gli adulti cercano lavoro e alvuni hanno già un impiego». Ma in questo caso, secondo l’associazione, pesano ancora moltissimo i pregiudizi e in molte occasioni i sinti non riescono a trovare un’occupazione perché le persone non si fidano di loro. «La loro richiesta di avere una casa fissa – spiega la Paolucci – va proprio nella direzione di creare un nuovo percorso di vita autonomo e responsabile» all’interno del tessuto urbano e svincolato dalle logiche di assistenza. Dure accuse vengono rivolte comunque nei confronti delle parole espresse dal centrodestra, pronto due giorni fa a definire i nomadi persone non normali rispetto ai cittadini padovani. «Non è più possibile ascoltare discorsi del genere», spiegano dall’associazione, ricordando che proprio il centrodestra al governo della città aveva attuato finanziamenti di 250mila euro (delibera di giunta dell’8 luglio 2002) per migliorie nel campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro, «non certo per favorire l’integrazione degli ospiti, ma per mantenere la logica del campo-ghetto». Spiegando poi di un presunto progetto pensato dal senatore Maurizio Saia per la realizzazione di un campo nomadi che riunisse tutte le etnie presenti in un solo posto e che «sarebbe dovuto essere recintato -commenta con amarezza la Paolucci – e soprattutto pattugliato dalle forze dell’ordine, un vero e proprio campo di concentramento insomma». Infine l’Opera nomadi definisce terribile l’atteggiamento del centrodestra nell’accusare i Sinti di scarso igiene e di minacce contro i residenti attorno a via Tassinari. «Respingiamo anche queste accuse – spiegano -nessuno si è mai lamentato o ha mai ricevuto minacce, tantomeno i Sinti hanno mai utilizzato la strada come un vespasiano a cielo aperto». Insomma, una difesa a spada tratta nei confronti della popolazione rom e dei loro stili di vita e un augurio affinché l’amministrazione Zanonato prosegua nella direzione intrapresa con il villaggio sinti di corso Australia con la sua opera d’integrazione e di aiuto. Un metodo per iniziare a risolvere il problema e dare un segnale positivo, anche a livello nazionale, con la costruzione di questo villaggio stanziale.
M A .S.

01.01.07

L?OPERA NOMADI REAGISCE ALLE AFFERMAZIONI DELLA CDL

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«Basta con la logica dei campi di concentramento»

Da “Il Gazzettino” del 31 dicembre 2006:
Riceviamo e pubblichiamo il seguente intervento.
«Dopo aver letto gli articoli relativi alle polemiche, innescate dalla futura realizzazione del “Villaggio della Speranza” per i Sinti Veneti abitanti nell’area nomadi dell’ex via Tassinari in Corso Australia, apparse sui quotidiani locali in questi giorni, ci sembra d’obbligo chiarire le affermazioni di alcuni esponenti della Cdl. I Sinti sono presenti in Italia e nel Veneto dal 1400 circa, la loro principale occupazione era, fino a poco tempo fa, il lavoro dello spettacolo viaggiante, le piccole giostre, i circhi; lavoro che, con il tempo, è divenuto sempre più precario con introiti insufficienti per mantenere in modo adeguato e decoroso le famiglie. Da seminomadi (si spostavano in alcuni periodi dell’anno seguendo le fiere e le sagre) sono perciò divenuti stanziali. I figli, seguiti dal nostro progetto di scolarizzazione in convenzione con l’assessorato ai Servizi scolastici, frequentano regolarmente la scuola materna, elementare e media e i corsi di formazione professionale. Alcuni adulti lavorano, altri sono in perenne ricerca di occupazione, spesso negata, a causa dei pregiudizi esistenti. Le loro richieste di poter finalmente mutare le condizioni abitative emarginanti e discriminanti, come possono essere quelle della vita in un campo nomadi , sono più che legittime e sono state accolte con entusiasmo sia dall’amministrazione Zanonato, nella persona del vicesindaco Claudio Sinigaglia, sia dalla nostra associazione che da anni si batte per la chiusura dei campi nomadi , veri e propri ghetti senza servizi igienici adeguati, considerati dall’Unione Europea moderni campi di concentramento. Le casette che verranno costruite non saranno sicuramente di serie “c”, né un nuovo campo nomadi , ma sono la risposta alla loro esigenza, dettata dalla cultura d’appartenenza, di vivere in piccole aree attrezzate, a gruppi familiari allargati. L’abitare in casette con il proprio numero civico, rappresenterà l’inizio di un nuovo percorso di vita autonomo e responsabile all’interno del nostro tessuto urbano e sociale, svincolato dalla logica assistenziale, perpetrata fino ad oggi. La contrapposizione, l’ostilità, l’emarginazione e il disconoscimento delle persone portano all’insanabilità, e alla radicalizzazione dei conflitti; con le loro affermazioni, basate su una mancanza totale di conoscenza e sui pregiudizi, gli esponenti della Cdl, non desiderano sicuramente che si realizzi alcun progetto finalizzato all’integrazione serena e costruttiva nel rispetto delle reciproche diversità. Ricordiamo che la Giunta Destro, vicesindaco Maurizio Saia e assessore Domenico Menorello, spese 250.000,00 ? (Delibera Comunale dell’8 luglio 2002) per migliorie nel campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro n. 2, non certo per favorire l’integrazione degli ospiti ma per mantenere la logica del campo-ghetto.
Opera Nomadi sezione di Padova

24.12.06

Opera Nomadi di Padova entra in Carcere con i Rom e i Sinti.

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L?Opera Nomadi di Padova è stata individuata dal Comune di Padova Assessorato Servizi Sociali, per partecipare al Piano Cittadino sul Carcere finalizzato all?elaborazione e al coordinamento dei programmi di intervento sia all?interno degli Istituti di Pena di Padova per migliorare la vita carceraria e offrire opportunità di scolarizzazione e formazione al lavoro, sia all?esterno per offrire opportunità di inserimento sociale e professionale alle persone detenute ed ex-detenute. L?Opera Nomadi partecipa quindi ai progetti, finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Comune di Padova, intervenendo all?interno degli stessi istituti di pena con corsi di alfabetizzazione e scolarizzazione, con progetti mirati, attraverso la mediazione culturale, al reinserimento sociale e lavorativo e al sostegno ai Rom e Sinti detenuti e alle loro famiglie.
Al Piano partecipano numerose associazioni: da coloro che seguono problemi di alcolismo, agli Istituti di formazione professionale alle cooperative sociali di inserimento lavorativo, ai centri sportivi, ai laboratori teatrali e musicali.
Da tempo l?Amministrazione Comunale di Padova e le realtà del privato sociale sostengono molteplici iniziative che si inseriscono nel percorso rieducativi e di inserimento sociale dei detenuti ed ex detenuti.
La realtà del carcere a Padova continua infatti ad essere destinataria di proposte e progetti espressi da numerosi soggetti che si occupano della formazione culturale, sociale e lavorativa dei detenuti, che si prodigano a sensibilizzare l?opinione pubblica sulle tematiche della giustizia, della legalità e della reclusione e che collaborano al reinserimento sociale di chi viene ammesso alle misure alternative o è libero per fine pena. Molte e diverse sono le problematiche che riguardano i Rom e i Sinti, le difficoltà di riferimenti alloggiativi nel territorio impedisce, molte volte il beneficio di regimi alternativi o complementari alla carcerazione, altro nodo cruciale è la recidività, è sicuramente uno degli aspetti più critici del sistema penale ed uno dei principali indicatori del fallimento delle azioni di reinserimento; il ruolo del territorio, della comunità locale e le politiche di inclusione e dell?accoglienza risultano determinanti. I continui mutamenti della situazione e le veloci trasformazioni della popolazione carceraria impongono una costante ridefinizione dei bisogni e delle risposte per tendere efficacemente alla funzione rieducativa della pena, quindi diventa fondamentale la figura del mediatore culturale.
Importanti sono i rapporti con il C.S.S.A e indirizzare il suo intervento, questo ufficio (dell?Amministrazione Penitenziaria istituito per legge) che dovrebbe: 1) contribuire a realizzare percorsi di trattamento, riabilitazione e reinserimento sociale nei confronti di persone condannate e che si trovano in stato di libertà, in misura alternativa o in detenzione; 2) per i condannati o in attesa di esecuzione della pena offrire informazioni sulle misure alternative alla detenzione, analizzando la situazione socio-familiare finalizzata all?udienza del Tribunale di sorveglianza; 3) svolgere interventi di sostegno ed assistenza alle famiglie del detenuto e curare la preparazione ed il sostengo per la dimissione dal carcere.
Ci siamo resi conto anche durante la trasmissione di Telenuovo ?Rosso e Nero? di qualche settimana fa, dell?ignoranza che circonda i Rom e i Sinti, lo stesso Assessore Regionale Veneto che ha partecipato alla trasmissione è riuscito a dire che i Rom e i Sinti vanno considerati come gli altri immigrati stranieri, che problemi ci sono?!!

14.09.06

Blitz – comunicato dell’Opera Nomadi di Padova

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Sembrava di essere a Genova 2001
CI HANNO QUASI VANIFICATO IL LAVORO DI DUE ANNI
Padova 10 settembre.
Il blitz militare avvenuto al campo nomadi giovedì scorso che ha visto impiegati un centinaio tra carabinieri, poliziotti, celerini in tenuta antisommossa, vigili urbani cinofili e un elicottero dei carabinieri che ha sorvolato quasi raso terra per più di un’ora il campo e dintorni per catturare due fratelli ricercati per un furto ai danni di una ditta che gestisce i distributori automatici, è stato ingiustificato e ha quasi vanificato il lavoro di anni della ns. associazione. Hanno aperto o tentano di aprire un nuovo fronte a Padova parallelo a via Anelli. Sembrava di essere a Genova 2001, la gente che assisteva al di fuori pensava ad un rapimento o ad un omicidio o ad una cattura di un terrorista. Ci hanno impedito di entrare nel campo per mediare la situazione, hanno preferito la repressione violenta ai danni di donne che si opponevano a questo tipo di operazione e tra queste: una incinta e una malata gravemente.
Successivamente siamo intervenuti con una conferenza stampa che non è servita a molto, solo il giornale ?il padova? del 9 settembre ha riportato fedelmente quanto dichiarato da noi e dai rom in confe-renza. Nel frattempo la destra sta andando a nozze accusandoci di favorire lo sfruttamento e la tratta dei bambini (affermazioni del-l’Assessore Regionale Zanon su ?il Corriere del Veneto? di sabato 9).
Nonostante queste tensioni e rallentamenti, andiamo avanti con la nostra attività: avremo prossimamente un incontro con gli Assessori di Padova per procedere velocemente al reperimento di micro-aree e per far partire il progetto di inserimento lavorativo.

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