14.09.06

«Non siamo zingari e vogliamo trovare un lavoro senza essere discriminati»

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Risposta degli ospiti del campo al blitz di giovedì 07/09/2006
(M.B.) Il blitz delle forze dell’ordine avvenuto all’interno del campo nomadi di via Longhin, riapre il problema della gestione di un popolo, quello Rom , che non può più essere considerato zingaro, ma stanziale, visto che da anni oramai la loro residenza è divenuta la nostra città. E guardando tra le roulotte e i container dove vivono le famiglie ospitate sul terreno che confina con il lungargine del Piovego si ha la sensazione che forse il ghetto di via Anelli non sia l’unico di Padova. Nel caso dei Rom non esiste il problema della droga, ma quello di una condizione di vita a dir poco difficile, quello sì. E la conferma arriva dalle parole di Maita, 47 anni, che da quando ne aveva tredici vive nella nostra città, spostandosi di campo in campo.
«Siamo stanchi di vivere in queste condizioni – dice Maita, il viso segnato da un tempo che sembra essere corso più veloce dei suoi anni -. Siamo soprattutto stanchi della discriminazione, specie quella che incontrano i nostri figli uando vanno a chiedere un lavoro. Non riescono a trovare un’occupazione, perché appena il datore di lavoro viene a conoscenza del luogo da dove provengono chiudono le porte in faccia».
«Anche per le nostre figlie – continua Maita – le cose non sono diverse. Sono costrette a vendere i centrini nelle parrocchie per mangiare. Noi non abbiamo nulla a che vedere con gli zingari che rubano o che mandano i bambini a chiedere l’elemosina ai semafori e non capiamo il perché la polizia l’altro giorno ci abbia aggredito in quella maniera».
Al pensiero di Maita si aggiunge quello di Renata Paolucci, presidente dell’opera nomadi di Padova e vice-presidente nazionale della stessa associazione.
«Il problema del lavoro è un problema fondamentale per queste persone. Per questo vorrei chiedere all’assessore Sinigaglia che fine ha fatto il progetto di inserimento lavorativo dei Rom e dei Sinti che noi avevamo proposto al Comune. Il vice sindaco ha più volte prom esso che tale programma sarebbe partito, ma alle sue parole non sono mai seguiti i fatti».

30.06.06

Sinti a Treviso, no agli sgomberi senza un progetto

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Giugno 2006

Finalmente una voce amica a Treviso è il capogruppo dei Ds, Brunetta, preoccupato dalle voci che danno per imminente un?operazione in via Da Milano: «Sono persone che hanno già patito abbastanza»

Nomadi, no agli sgomberi senza un progetto

La proposta: micro aree di sosta per i giostrai ancora in attività e la sistemazione in alloggi distribuiti sul territorio per le altre famiglie

(M.G.) «Dichiaro con fermezza che non ci possono essere sgomberi senza un progetto». L’affermazione recisa è di Ernesto Brunetta dei Democratici di sinistra, che ieri sera in consiglio si è diffuso in un accorato intervento sulla situazione del campo nomadi di via Da Milano, su cui da qualche tempo soffiano venti di sgombero. Alla seduta di ieri hanno assistito anche loro, un piccolo gruppo di nomadi che vivono nel campo di via Da Milano. «È per me motivo di disagio e profonda perplessità il continuo sentir parlare di un imminente sgombero del cosiddetto campo nomadi , dove ci sono cittadini lasciati per oltre 20 anni in condizioni disumane, cittadini che si dicono fieri di essere veneti prima che italiani – ha attaccato Brunetta -. Occorre un progetto, non si può ricorrere, come in altri casi è già avvenuto, alla sola permanenza in albergo di qualche giorno, seguita dalla forzata promiscuità degli sgomberati in alloggi già sovraffollati di parenti e amici».
Questo non solo per motivi di carattere morale, ha continuato il consigliere, ma anche di ordine pubblico. Brunetta ha avanzato alcuni suggerimenti: «Occorre considerare i diversi tipi di abitanti dell’attuale comunità, secondo mestieri e attitudini. Questo per consentire la realizzazione di microaree di sosta su terreno agricolo da convertire con variante di piano dotate dei servizi necessari, a favore delle poche famiglie di giostrai». Per gli altri l’assegnazione di alloggi comunali, «per la durata prevista dalla norma in attesa dell’accesso alla graduatoria per l’assegnazione delle case popolari. Questo soprattutto per le famiglie più giovani con bambini, i componenti delle quali spesso già lavorano, o agli anziani oppure ad altri che lo chiedano». Gli alloggi non possono essere tutti nello stesso luogo. «È ovvio, altrimenti si creerebbero ghetti e frizioni con i residenti. Gli alloggi dovrebbero essere distribuiti sul territorio, anche d’intesa con i comuni contermini».
Sullo stesso tema si è espresso anche Germano Zanetti, che ha criticato le multe comminate dalla polizia municipale ai nomadi la scorsa settimana: «Sappiamo che state lavorando alla questione, ma con quali risultati? Multe da 250 euro ai nomadi . Ridicolo. Le cose sono due: o queste multe dimostrano lo stato confusionale dell’amministrazione, oppure sono pleonastiche. Se c’è un progetto per lo sgombero a che cosa servono le multe? Se non c’è un progetto è ridicolo che la soluzione si riduca a questo».

Riferimenti: Opera Nomadi Treviso blocca lo sgombero