12.09.07

Il Tar dà ragione ai Sinti, bocciato l’ordine di demolizione

Archiviato in Argomenti vari taggato , at 15:31 by Blog Admin

Bologna – il  Comune l´aveva emesso per abusi edilizi contro un gruppo di Sinti in via Peglion

Continua con la lettura »

03.09.07

Nel Nordest sono 5 mila e sempre meno girovaghi

Archiviato in Argomenti vari taggato , , at 20:35 by Blog Admin

Dalla Romania, da poco ammessa nella Ue, continuano ad arrivare: ma non tutti resteranno nel nostro Paese

Padova

NOSTRO INVIATO

Cinquemila, forse un po’ di più a Nord Est. Difficile il censimento di Rom e Sinti, nonostante siano ormai quasi tutti stanziali. E adesso è arrivata la nuova emergenza, i nomadi rumeni che possono viaggiare tranquillamente nella Ue dopo l’allargamento della Comunità. Per questo non se la sente di azzardare cifre Renata Paolucci, insegnante in pensione, presidente di Opera Nomadi Padova e segretaria nazionale. «Sappiamo di loro che stanno arrivando in tanti, ma non ancora se vogliono restare». Dice, abituata a convivere con una realtà da sempre di difficile definizione. E spiega che il dibattito solleva un problema drammatico, che si può risolvere senza campagne ideologiche.

Continua con la lettura »

22.08.07

l’ OPERA NOMADI CONTRO LA PROPOSTA DI LEGGE REGIONALE DEL VENETO

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , , , at 21:47 by Blog Admin


Documento presentato da Renata Paolucci all’audizione presso la VI^ Commissione Consiliare della Regione Veneto a proposito della proposta di legge 222. l’Aizo ha ribadito le stesse critiche.

VI^ COMMISSIONE: attivività culturali, Istruzione e assistenza Scolastica, Ricerca scientifica, Sport, turismo.

Continua con la lettura »

23.01.07

Rom e Sinti, STORIA DI IGNORANZA E PAURE

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , at 10:33 by Blog Admin


Il giornalista Paolo Finzi, “l’amico anarchico” di Fabrizio De Andrè, redattore del mensile “A”, sarà a Pordenone (dalle 17 nella saletta dell’ex Convento di San Francesco) per la presentazione del doppio Dvd “A forza di essere vento“, dedicato al cantautore genovese, “amico, compagno, pensatore e poeta”, dove non ci sono le sue canzoni, né la sua voce o il suo volto, ma ci sono le sue idee, la sua sensibilità e i suoi interessi.
Un lavoro di documentazione, accompagnato anche da un libretto, per raccontare di uno sterminio che molti ancora oggi vogliono ignorare perché gli zingari, “i figli del vento”, sono gli asociali, i sottouomini per eccellenza.
Accomunati agli ebrei dallo stesso destino di morte, furono almeno mezzo milione i Rom e i Sinti sterminati nei lager. Ma è come se il vento ne avesse disperso la memoria: eppure essi furono perseguitati, sterilizzati in massa, usati come cavie per esperimenti e infine destinati alle camere a gas e ai crematori.
Oltre ventimila vennero uccisi, tra il febbraio 1943 e l’agosto 1944, nel solo Zigeunerlager, il campo loro riservato ad Auschwitz. Nonostante questo, nessuno zingaro venne chiamato a testimoniare nei processi ai gerarchi nazisti, neppure a Norimberga, e alle vittime venne per lungo tempo negato ogni riconoscimento, con il pretesto che le persecuzioni da loro subite non erano motivate da ragioni razziali, ma dalla loro “asocialità”. Inoltre, il loro sterminio, non fu giudicato come un genocidio, ma coma una persecuzione finalizzata ad estirpare la criminalità.
Paolo Finzi ha cominciato a interessarsi alla cultura e alle problematiche dei nomadi quasi per caso, perché nella scuola dove andavano i suoi figli c’erano anche dei bambini Rom e, contrariamente a molti genitori “per bene”, che si tenevano ben alla larga da quelle madri così “diverse”, egli decise invece di avvicinarle. Cominciò a frequentare i loro campo, le loro feste: da qui gli si aprì un nuovo mondo.
«Tutti parlano degli zingari, pensando di sapere tutto su di loro – ci dice – ma chi davvero li conosce? Chi li ha incontrati? Chi ha parlato con loro? Chi è entrato nelle loro case? E soprattutto chi li vuole conoscere? Ecco, questo è il primo passo da fare, conoscerli per abbattere i pregiudizi che nascono dall’ignoranza».
«Gli zingari – racconta Finzi – sono un popolo di origine indiana che, attorno all’anno 1000, cominciarono una grande migrazione: giunti in Europa non trovarono nessuno “spazio libero” in cui insediarsi e così non hanno costituito nessuno stato, rimanendo nomadi. In Italia si hanno le prime attestazioni della loro presenza nel 1400. In Abruzzo esiste una comunità di zingari-abruzzesi che sono stanziali ed abitano in normali case».
A Pordenone non ci sono campi nomadi e a parte qualche famiglia stanziale a Prata, Spilimbergo, Aviano e Maniago, non c’è una presenza di Rom rilevante. Com’è la situazione in Italia ed in Europa?
«In Europa sono per lo più stanziali, mentre i campi nomadi sono una caratteristica italiana, inficiata da dolorose contraddizioni come il fatto che il nomadismo sia vietato da leggi statali e regionali, e nel contempo alcuni comuni stabiliscano che nei campi si può rimanere solo due mesi. In Italia sono stimati circa 150 mila nomadi, di cui 30 mila sono senza documenti (molti sono scappati dall’ex Jugoslavia)».
L’apertura delle frontiere con la Rom ania ha scatenato la fobia da invasione
«In Rom ania i Rom costituiscono il 10% della popolazione e ora diventano la minoranza etnica, culturale e linguistica più rilevante in Europa, ma loro si spostano solo se ne hanno necessità e dove sanno che ci sono possibilità di sopravvivenza. Quelli che lavorano spesso riescono a farlo nascondendo la propria etnia, perché altrimenti non verrebbero assunti. La loro costante presenza nelle patrie galere è dovuta spesso a povertà e ignoranza, oltre a veri e propri soprusi».
Clelia Delponte

Riferimenti: A forza di essere vento

06.01.07

I Sinti: «Siamo vittime è stata la Cdl a murarci»

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , , at 19:33 by Blog Admin

Quando Maurizio Saia, nella giunta Destro, era Assessore alla Sicurezza ha bloccato l’unica via di uscita del loro campo

La comunità di via Tassinari difende il progetto delle undici casette, che entro il 2007 sostituiranno le roulotte, dagli attacchi dell’opposizione: «Così diventeremo stanziali senza perdere la nostra identità e la nostra cultura». di Antonella Scambia
«La volontà di diventare ?gagi? (così i sinti definiscono gli stanziali, ndr) ce l’abbiamo, ma non possiamo cambiare la nostra cultura. Alcuni di noi hanno provato a vivere in case vere, ma per noi la comunità, lo spazio che si condivide tra le abitazioni, la vicinanza tra le famiglie è fondamentale». «Il progetto delle undici casette risponde alla loro esigenza di stanzialità, senza snaturare la loro cultura», precisa Renata Paolucci, presidente di Opera nomadi.
Il mondo racchiuso nelle roulotte di via Tassinari è, inoltre, uno spaccato di precarietà comune alla maggior parte dei padovani, con l’aggravante dei pregiudizi che l’essere nomade comporta.
«Questa è la prima generazione di sinti che conclude le scuole dell’obbligo – spiega Marta Cimento, operatrice dell’associazione – Ma è nel lavoro che si blocca il processo di integrazione: molti trovano impiego con contratti a termine, e le donne lavorano specialmente nelle imprese di pulizie. Ma sistematicamente, quando l’azienda scopre che vivono in un’area nomadi, non rinnovano il contratto». Pregiudizi che scatenano anche episodi di violenza: «I sinti che abitano nell’altra area nomadi di San Lazzaro ci hanno segnalato che nelle notti tra il 29 e il 30 dicembre, e tra l’1 e il 2 gennaio, sono state lanciate contro le roulotte delle bombe carta».

Siamo italiani da sempre, sulla nostra carta d’identità c’è scritto ?Padova , via Tassinari?, votiamo e abbiamo fatto il militare. Ma solo perché viviamo in roulotte siamo guardati con sospetto e facciamo fatica a trovare lavoro e a mantenerlo. E quando Maurizio Saia, che ce l’ha tanto con noi, era assessore alla Sicurezza ci ha anche murato l’unica via di uscita». Parla Virgilio Pavan, un sinto dal cognome venetissimo, soprannominato ?il Bianco? per i capelli biondi. Fa parte della comunità
che vive da più di quindici anni al Foro Boario, respirando l’amianto della struttura fatiscente, ed è l’ultimo giostraio. Mestiere, quello dello spettacolo viaggiante, che era la principale occupazione dei sinti, prima della crisi del settore. Ci tiene a mostrare quel muro di cemento, lì da tre anni, che ha il
sapore di recinzione, «quasi un lager». E risponde alle accuse mosse dalla Cdl padovana ll’indomani del via libera della giunta al progetto del ?Villaggio della speranza? per i sinti, proposto dall’associazione Opera nomadi. Undici case in muratura, site poco lontano dall’area attuale del campo, grazie a una variante al Prg già approvata, che gli stessi sinti contribuiranno a costruire, abbattendo così i costi di realizzazione. Sono tutti imparentati tra loro, i Pavan, i Pietrobon e i Degli Innocenti. La comunità, formata da undici famiglie per un totale di trentuno persone, tra cui dodici minori, si trasferirà entro il 2007. «Hanno detto che non siamo persone normali, che rubiamo le case ai padovani, ma io la penna e la lancia le ho abbandonate cinquecento anni fa – continua, tentando di scherzare, Pavan – Siamo invece gente per bene, che lavora e i nostri figli vanno a scuola come gli altri. Questo odio nei nostri confronti ci fa male, andrà a finire che qualcuno verrà qui a incendiare anche noi». Alludendo a quanto avvenuto qualche giorno fa a Milano.

02.01.07

L’OPERA NOMADI IN DIFESA DEI SINTI

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , at 19:10 by Blog Admin


Il progetto e i costi

Undici casette in muratura

Undici casette, dotate di servizi igienici per ospitare i trentadue inquilini fino ad ora accampati nel campo a ridosso della tangenziale Ovest di Padova. Una spesa prevista di circa 300mila euro con un contratto di locazione tra il Comune e la comunità dei Sinti per il pagamento e l’utilizzo delle abitazioni. Affitto che però sarà detratto dalle famiglie che contribuiranno, in collaborazione con l’associazione Opera nomadi, alla costruzione materiale del nuovo villaggio spostato di circa cinquecento metri rispetto alla sua attuale posizione in via Tassinari. Il centrodestra, oltre a criticare l’opportunità di realizzare questo progetto, si era anche scagliato contro le modalità con cui il Comune aveva definito la sua realizzazione: «L’amministrazione – spiega Domenico Menorello (Fi) – cosa intende costruire con 300mila euro? Per un caso le nuove favelas di Padova? Perché con questa somma di denaro mi pare che questa sia l’unica direzione verso cui è possibile dirigersi». Parole di fuoco anche contro la decisione di dare in gestione il denaro a Opera nomadi, un fatto secondo il centrodestra che non si era mai visto prima.

«La Cdl alimenta odio e conflitti»
L’associazione che collabora con il Comune: «Vivono nel nostro Paese fin dal 1400, sono padovani»

Difficoltà per la comunità a trovare lavoro nel territorio padovano: «La gente non si fida»

Una polemica infinita, quella che si sta consumando attorno al villaggio dei Sinti di via Tassinari. Le pesanti accuse del centrodestra unito contro la decisione del Comune di costruire undici casette fisse in muratura nel campo vicino a corso Australia hanno sollevato un polverone.
A RISPONDERE per le rime alla Cdl ci pensa l’associazione Opera nomadi, direttamente coinvolta dall’amministrazione Zanonato nella realizzazione del nuovo villaggio stanziale e contro cui, anche in questo caso, il centrodestra non aveva lesinato affermazioni pesanti. «Le dichiarazioni della Cdl – commenta Renata Paolucci -devono essere respinte con fermezza e dimostrano la mancanza totale di conoscenza e tutti i pregiudizi che si portano appresso, il centrodestra vuole solo creare dei campi di concentramento». Opera nomadi infatti tiene a precisare con forza le caratteristiche che distinguono la popolazione dei sinti presenti in città: «Vivono in Italia dal 1400, sono italiani e padovani a tutti gli effetti, la loro principale occupazione, fino a poco tempo fa – spiega ancora la Paolucci – era il lavoro negli spettacoli viaggianti e nei circhi, spostandosi in stato seminomade solo per brevi periodi». Poi, quando il lavoro non bastava più, i sinti sono diventati stanziali e hanno cercato occupazioni diverse. «I loro figli sono regolarmente scolarizzati, gli adulti cercano lavoro e alvuni hanno già un impiego». Ma in questo caso, secondo l’associazione, pesano ancora moltissimo i pregiudizi e in molte occasioni i sinti non riescono a trovare un’occupazione perché le persone non si fidano di loro. «La loro richiesta di avere una casa fissa – spiega la Paolucci – va proprio nella direzione di creare un nuovo percorso di vita autonomo e responsabile» all’interno del tessuto urbano e svincolato dalle logiche di assistenza. Dure accuse vengono rivolte comunque nei confronti delle parole espresse dal centrodestra, pronto due giorni fa a definire i nomadi persone non normali rispetto ai cittadini padovani. «Non è più possibile ascoltare discorsi del genere», spiegano dall’associazione, ricordando che proprio il centrodestra al governo della città aveva attuato finanziamenti di 250mila euro (delibera di giunta dell’8 luglio 2002) per migliorie nel campo nomadi di via Lungargine San Lazzaro, «non certo per favorire l’integrazione degli ospiti, ma per mantenere la logica del campo-ghetto». Spiegando poi di un presunto progetto pensato dal senatore Maurizio Saia per la realizzazione di un campo nomadi che riunisse tutte le etnie presenti in un solo posto e che «sarebbe dovuto essere recintato -commenta con amarezza la Paolucci – e soprattutto pattugliato dalle forze dell’ordine, un vero e proprio campo di concentramento insomma». Infine l’Opera nomadi definisce terribile l’atteggiamento del centrodestra nell’accusare i Sinti di scarso igiene e di minacce contro i residenti attorno a via Tassinari. «Respingiamo anche queste accuse – spiegano -nessuno si è mai lamentato o ha mai ricevuto minacce, tantomeno i Sinti hanno mai utilizzato la strada come un vespasiano a cielo aperto». Insomma, una difesa a spada tratta nei confronti della popolazione rom e dei loro stili di vita e un augurio affinché l’amministrazione Zanonato prosegua nella direzione intrapresa con il villaggio sinti di corso Australia con la sua opera d’integrazione e di aiuto. Un metodo per iniziare a risolvere il problema e dare un segnale positivo, anche a livello nazionale, con la costruzione di questo villaggio stanziale.
M A .S.

29.12.06

I Sinti di Corso Australia

Archiviato in Argomenti vari taggato , , at 21:24 by Blog Admin


DIVENTERANNO MURATORI QUELLI CHE VIVONO ALL’EX FORO BOARIO DI CORSO AUSTRALIA I Sinti costruiscono casa col Comune

Il Gazzettino del 29/12/2006

Non c’è solo l’integrazione proposta per via Anelli, attraverso la strada obbligata di chiudere le palazzine e trasferire gli immigrati regolari. Ce n’è anche un’altra che prevede che le stesse braccia degli stranieri contribuiscano a costruirsi una casa. E la circostanza è tanto più singolare quanto il fatto di sapere che la si applicherà ad una comunità di zingari, i sinti che stazionano in corso Australia.
Eppure il Comune ci prova dal momento che ieri in Giunta è passata una delibera proposta dall’assessore al Sociale, Claudio Sinigaglia che destina 300mila euro al progetto. Il titolo della delibera è “Dal campo nomadi alla città. Il villaggio della speranza” e l’idea parte dalla constatazione che vicino al Foro Boario di Corso Australia dal 1999 esiste un campo nomadi.
Dal censimento del 21 novembre scorso figurano 11 nuclei per 29 persone, 17 adulti e 12 minori. Sono zingari sinti, cittadini italiani e in possesso della residenza a Padova. I loro figli frequentano le scuole cittadine. Questo gruppo, spiega il vicesindaco nella delibera, sconta la grande difficoltà dei nomadi, anche di quelli ormai stanziali, di inserirsi stabilmente nel mondo del lavoro. Sono quasi scomparse le vecchie attività – calderai, commercio di cavalli, produzione di vasellame di rame, artigianato del cuoio, giostrai itineranti – senza che queste siano state sostituite da validi mestieri in grado di inserirsi nel mondo produttivo. L’amministrazione però vuole superare la logica del campo che di fatto rischia di diventare una sorta di ghetto e tende a destabilizzare chi vi abita e anche quella dell’assistenzialismo. Quindi il Comune metterà a disposizione un’area di quasi 10mila metri quadrati da destinare alla costruzione di 11 abitazioni in muratura di circa 45 metri quadrati. Gli alloggi rimarranno di proprietà del Comune. Ma i sinti vi concorreranno con l’autocostruzione, aiutando la ditta che sarà incaricata. E il loro aiuto sarà quantificato e scontato dai canoni mensili dovuti al Comune per l’assegnazione degli alloggi. Invece chi non sarà in grado di compartecipare pagherà il canone per intero.
Anche la ditta prescelta dovrà obbedire a determinate caratteristiche, si legge nella delibera. Dovrà avere “adeguata sensibilità nell’ambito dei progetti sociali così da accettare le varie condizioni” compresa quella di aiutare ad attivare sul posto una sorta di scuola professionale edile per i sinti coinvolti. Di coordinare l’intero progetto si farà carico l’Opera Nomadi che da anni segue il percorso di integrazione dei Sinti.

24.12.06

Opera Nomadi di Padova entra in Carcere con i Rom e i Sinti.

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , , , at 17:11 by Blog Admin


L?Opera Nomadi di Padova è stata individuata dal Comune di Padova Assessorato Servizi Sociali, per partecipare al Piano Cittadino sul Carcere finalizzato all?elaborazione e al coordinamento dei programmi di intervento sia all?interno degli Istituti di Pena di Padova per migliorare la vita carceraria e offrire opportunità di scolarizzazione e formazione al lavoro, sia all?esterno per offrire opportunità di inserimento sociale e professionale alle persone detenute ed ex-detenute. L?Opera Nomadi partecipa quindi ai progetti, finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e dal Comune di Padova, intervenendo all?interno degli stessi istituti di pena con corsi di alfabetizzazione e scolarizzazione, con progetti mirati, attraverso la mediazione culturale, al reinserimento sociale e lavorativo e al sostegno ai Rom e Sinti detenuti e alle loro famiglie.
Al Piano partecipano numerose associazioni: da coloro che seguono problemi di alcolismo, agli Istituti di formazione professionale alle cooperative sociali di inserimento lavorativo, ai centri sportivi, ai laboratori teatrali e musicali.
Da tempo l?Amministrazione Comunale di Padova e le realtà del privato sociale sostengono molteplici iniziative che si inseriscono nel percorso rieducativi e di inserimento sociale dei detenuti ed ex detenuti.
La realtà del carcere a Padova continua infatti ad essere destinataria di proposte e progetti espressi da numerosi soggetti che si occupano della formazione culturale, sociale e lavorativa dei detenuti, che si prodigano a sensibilizzare l?opinione pubblica sulle tematiche della giustizia, della legalità e della reclusione e che collaborano al reinserimento sociale di chi viene ammesso alle misure alternative o è libero per fine pena. Molte e diverse sono le problematiche che riguardano i Rom e i Sinti, le difficoltà di riferimenti alloggiativi nel territorio impedisce, molte volte il beneficio di regimi alternativi o complementari alla carcerazione, altro nodo cruciale è la recidività, è sicuramente uno degli aspetti più critici del sistema penale ed uno dei principali indicatori del fallimento delle azioni di reinserimento; il ruolo del territorio, della comunità locale e le politiche di inclusione e dell?accoglienza risultano determinanti. I continui mutamenti della situazione e le veloci trasformazioni della popolazione carceraria impongono una costante ridefinizione dei bisogni e delle risposte per tendere efficacemente alla funzione rieducativa della pena, quindi diventa fondamentale la figura del mediatore culturale.
Importanti sono i rapporti con il C.S.S.A e indirizzare il suo intervento, questo ufficio (dell?Amministrazione Penitenziaria istituito per legge) che dovrebbe: 1) contribuire a realizzare percorsi di trattamento, riabilitazione e reinserimento sociale nei confronti di persone condannate e che si trovano in stato di libertà, in misura alternativa o in detenzione; 2) per i condannati o in attesa di esecuzione della pena offrire informazioni sulle misure alternative alla detenzione, analizzando la situazione socio-familiare finalizzata all?udienza del Tribunale di sorveglianza; 3) svolgere interventi di sostegno ed assistenza alle famiglie del detenuto e curare la preparazione ed il sostengo per la dimissione dal carcere.
Ci siamo resi conto anche durante la trasmissione di Telenuovo ?Rosso e Nero? di qualche settimana fa, dell?ignoranza che circonda i Rom e i Sinti, lo stesso Assessore Regionale Veneto che ha partecipato alla trasmissione è riuscito a dire che i Rom e i Sinti vanno considerati come gli altri immigrati stranieri, che problemi ci sono?!!

IX° seminario Nazionale – Relazione Scuola

Archiviato in Argomenti vari taggato , , at 17:05 by Blog Admin

Continua con la lettura »

Veneto da prima della classe a ……. nei confronti dei Rom e Sinti

Archiviato in Argomenti vari taggato , , , , , at 16:43 by Blog Admin

Non se lo sarebbe aspettato nessuno. Che il Veneto, regione prima della classe in Italia nel difendere la cultura dei nomadi – con i complimenti del ministero dell’Interno – adesso si trovi senza o quasi finanziamenti per la legge pilota. (Una legge anzi che la Lega vorrebbe cancellare e basta).Vero che si tratta di un provvedimento del 1984 (poi aggiornato) ma vero anche che il problema degli zingari sta diventando infuocato. Non solo per il fosso che il comune di Schio (Vicenza) ha fatto scavare per impedire a roulotte e camper di accedere ad un’area solitamente frequentata da nomadi. Ma soprattutto perché l’Opera Nomadi ha lanciato un allarme in pieno stile: «Stanno arrivando cinquanta, forse centomila zingari dalla Romania. Partiranno quando quel paese entrerà in Europa (il 1. gennaio prossimo ndr) – ha denunciato Renata Paolucci, vice presidente nazionale dell’Opera Nomadi, padovana – Altri sono in arrivo dalla Bulgaria. I segnali che abbiamo ricevuto sono chiarissimi. È emergenza nazionale». Si parla di una massa di 100-150 mila persone che vuole fuggire dalla fame e dalle condizioni precarie nella quali è costretta a vivere.
Un allarme lanciato a Nordest e rimbalzato in fretta a livello nazionale. Con polemiche, come spesso accade, quando la politica si infila – a volte a testa bassa – su questi argomenti.
Tanto che il vice sindaco di Milano, Riccardo De Corato (deputato di An)ha chiesto al ministro dell’Interno che l’Italia, «come hanno fatto Inghilterra, Irlanda e adesso la Spagna, imponga una moratoria per un periodo di due anni alla libera circolazione di stranieri provenienti da Bulgaria e Romania».
La risposta è arrivata ieri dal vicepremier e ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli al termine di un incontro con il ministro rumeno della Cultura e degli Affari Religiosi, Adrian Iorgulescu. L’Italia è disponibile «a non imporre restrizioni all’ingresso della manodopera rumena in un quadro di condivisione europea. La Romania oggi, ha detto Rutelli, «non è più un Paese di immigrazione forzata per motivi economici; anzi, è un Paese dove in molte parti c’è la totale occupazione. Addirittura in alcuni cantieri le imprese che vengono dall’estero sono costrette a reclutare manodopera straniera per il grande boom economico di questi ultimi anni». Meglio dunque «regolare la libera circolazione in maniera coordinata con gli altri Paesi dell’Unione Europea».«Ma la Romania non era stata “colonizzata” dall’imprenditoria veneta? – esordisce con una battuta l’europarlamentare veneziano Paolo Costa – Io penso che l’emigrante scelga il paese che gli conviene. E mi pare poi che l’Inghilterra abbia fatto una moratoria selettiva: entravano solo laureati e lavoratori eccellenti. Anche noi dovremmo guardare a queste opportunità. Ho l’impressione che abbiamo già perso “gli ingegneri rumeni”».
A Palazzo Balbi intanto Giancarlo Galan, presidente delle Regione Veneto si sta concendendo un momento di riflessione sull’argomento: Il suo interprete-mediatore, Franco Miracco garantisce che il presidente, essendo un liberale «Non dirà mai: c’è il nemico in casa. Una cosa è la delinquenza, un’altra il rispetto di una differente cultura». E per i campi nomadi, gli zingari che potrebbero arrivare da Romania e Bulgaria; e la legge senza finanziamenti? «C’è la necessità di un ragionamento teorico e operativo che coinvolgerà anche gli assessori De Bona, Giorgetti e Donazzan, oltre a tanti altri. Il Veneto sta affrontando questa storia con l’attenzione necessaria».
Renata Paolucci, con l’Opera Nomadi, la persona che sta lanciando messaggi per una politica continuativa per rom e sinti ha idee chiare sul percorso di accoglienza degli zingari: «A Padova – spiega – i sinti hanno di fatto “progettato” le casette del villaggio che il Comune costruirà (circa 300mila euro). e vi lavoreranno come muratori proprio alcuni sinti».
E mentre il Comune di Padova, come altre amministrazioni comunali, cercherà finanziamenti da Galan i sindaci dell’Alto Vicentino (Malo, Piovene Rocchette, Schio, San Vito di Leguzzano e Marano) si stanno coalizzando pensando ad un unico “maxicampo” dove accogliere i nomadi.
«Auguri – fa eco da Venezia il consigliere regionale Igino Michieletto, da anni voce critica sulla politica per i nomadi nel Veneto – Ogni volta che un sindaco tocca il problema degli zingari si trova mezzo paese contro. Ma chi fa politica non deve smettere nella mediazione e nelle scelte. Il vero problema è che il Veneto non finanzia più la legge sui campi nomadi. Nell’ultima finanziaria sono riuscito a strappare, nell’ultima notte di dibattito, 100 mila euro per finanziare la formazione scolastica degli zingari».
Nonostante le ripetute norme a sostegno della cultura dei nomadi il panorama del recente dibattito politico regionale è un batti e ribatti che oscilla tra pregiudizi e buonsenso. Già nel giugno del 2000 An con Paolo Scaravelli proponeva di cambiare la legge (attualmente vigente) che obbliga ogni comune a individuare e attrezzare aree per la sosta dei nomadi: «Nessuno pensa ai disagi dei residenti, i nomadi non dovrebbero essere più dell’uno per mille degli abitanti del Comune». E già allora era sorto il problema: quanti sono i nomadi. Sette, ottomila o di più? e la proposta era: il censimento lo facciano i comuni. Michieletto replicava: «Ma i comuni disattendono la legge: non installano i campi sosta, anzi. chiedono sgomberi per motivo igienici sanitari, ma il problema è solo spostato di luogo e tempo». E sempre Michieletto faceva rilevare che i progetti dei volontari per assistenza ai nomadi richiederebbero 1300 milioni mentre la Regione ne stanziava 80. La cronaca del dibattito mette in primo piano le azioni del sindaco Gentilizi con gli annunciati sgomberi di Treviso, il progetto “blocca nomadi” che San Donà vuole attuare. E arriviamo allo scorso anno. Raffaele Zanon (An) propone – dopo il delitto di un gioielliere assaltato nel suo negozio ad Abano – di smantellare i campi nomadi “che rischiano di diventare ricettacoli per la criminalità e che sono diventati le basi di partenza per la malavita organizzata”. Lo scorso luglio si arrabbia il consigliere Remo Sernagiotto (Fi) prendendosela con il questore di Treviso Filippo Lapi che ha deciso di bloccare lo sgombero del campo nomadi di via Milano disposto dal Comune: «Violata l’autonomia del Comune» è l’allarme. All’attacco ritorna anche Zanon, lo scorso settembre riproponendo lo smantellamento dei campi nomadi, dopo un blitz delle forze dell’ordine dove restano feriti anche alcuni agenti. Chiude Michieletto (Margherita): «I leghisti veneti imparino dai lombardi: lì si è applaudito ad un accordo tra Regione, Provincia e Comune di Milano per un’intesa di gestione dei campi nomadi, con i volontari. E i rom che transiteranno sono impegnati a firmare un documento dove accettano diritti e doveri legati alla permanenza sul territorio». «I problemi ci sono – conclude Costa – ma il cardine della Comunità europea è la libertà di movimento. Non possiamo cambiare idea adesso ma possiamo fare politiche di maggiore attenzione».

Adriano Favaro

« Pagina precedente« Articoli precedenti « Pagina precedente · Pagina successiva » Articoli successivi »Pagina successiva »