07.09.08

PDL ancora all’attacco con l’Avv. Menorello (Forza Italia) e replica di Claudio Sinigaglia

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«Che bel ferragosto, per i nomadi di Padova!» Lo afferma, …

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25.06.08

PADOVA: Iniziati i lavori del primo stralcio dell’insediamento per i Sinti Veneti giostrai

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Chi ha detto che i Sinti non hanno voglia di lavorare
 
 

E’ iniziato il lavoro dei giovani sinti Yuri, Reggy e Maverik (che in questi giorni è assente perchè si è rotto un dito) per la costruzione delle loro abitazioni. Sono tre giovani di 20 e 18 anni che stanno dimostrando una volontà e una voglia di fare veramente eccezionale, soprattutto in queste giornate di caldo soffocante. E’ iniziata, infatti, la costruzione di una delle tre palazzine in muratura del "Villaggio della Speranza" che verrà intitolato alla ns. Marta Cimento.

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03.09.07

Paolo Ferrero: la casa è un diritto, case pubbliche, autocostruzioni e autorecuperi

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E ci sarà una legge per tutta l’Italia di Paolo Ferrero Ministro della solidarietà sociale.

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01.01.07

VILLAGGIO DELLA SPERANZA. Padova 29 dicembre 2006. LA POLEMICA

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La giunta ha dato il via libera al progetto di corso Australia, ma il centrodestra è critico Villaggio rom nel mirino della Cdl
«Case per i padovani, fuori i sinti»
Sinigaglia (Margherita): «Così rispondiamo a una crescente esigenza di stanzialità»

Da il Padova del 29 dicembre 2006

Il via libera della giunta al progetto esecutivo del “Villaggio della Speranza” per i Sinti che sorgerà in corso Australia scatena la reazione dell’opposizione a palazzo Moroni. Che attacca l’iniziativa ideata in collaborazione con l’Opera nomadi. Pomo della discordia le modalità di affidamento del progetto
all’associazione. Ma An, Forza Italia e Udc non hanno digerito il tentativo di rendere stanziali i 32 sinti italiani del campo di via Tassinari. Per il capogruppo dei centristi Antonio Foresta «l’iniziativa della giunta è una barzelletta». Secondo il consigliere azzurro Domenico Menorello è
l’ennesima conferma che per avere una casa in città bisogna non essere padovani.

DURO IL PARLAMENTARE di Alleanza Nazionale Maurizio Saia: «La decisione di costruire il villaggio è un premio all’illegalità». Nell’offensiva della minoranza pesano soprattutto le critiche che l’ex opposizione di centrosinistra aveva fatto all’ipotesi dell’allora assessore alla Casa Menorello di destinare parte degli alloggi Erp per le famiglie nomadi. L’attuale maggioranza aveva bollato la proposta come «un tentativo di istituire case di serie B». A sentire Foresta invece «la giunta ne ha create altre di serie C adottando strane modalità di assegnazione dei finanziamenti». Chiaro il riferimento ai 400 mila euro destinati alla costruzione di 11 casette in muratura. Modesti edifici che verranno dotati di angolo cottura e di servizi igienici.
Filippo Ascierto , deputato di Alleanza nazionale, è furibondo per il fatto che il Comune abbia deciso di costruire delle case per i nomadi. «Per 21 anni – spiega l’onorevole – ho lavorato come carabiniere a Roma, dove arrivano migliaia di nomadi. Nel momento in cui sono stati realizzati degli accampamenti destinati a ospitare questa gente, c’è stato subito un aumento di furti, truffe, sfruttamento di minori e ricettazioni. E la situazione si è ulteriormente aggravata quando si sono creati insediamenti di questo genere alla Magliana e al Casilino». «Il nomade – ha aggiunto – come peraltro dice la parola, è un soggetto di passaggio e non va reso stanziale. Io ritengo che sia giusto mettere a disposizione di queste persone dei piazzali attrezzati, dove possono sostare per qualche giorno, in attesa di andarsene. Ripeto: dove ci sono state aggregazioni di nomadi, si si sono avuti effetti devastanti. Non dimentichiamo che in Italia stanno per arrivare migliaia di nomadi romeni e bulgari e perciò nei prossimi giorni mi rivolgerò al vice presidente della Commissione Franco Frattini, affinché dia un indirizzo su questo che sarà un problema grosso non solo per il nostro Paese, ma anche per Spagna e Germania. Queste popolazioni transiteranno per il Veneto e dobbiamo essere pronti a far capire loro che dopo alcuni giorni se ne debbono andare».
«È una follia – ha concluso Ascierto – costruire case per i nomadi: è come dare dell’acqua a da bere a uno che sta annegando. Da un mese ho preso la residenza a Padova e da padovano mi dà fastidio che si soldi delle mie tasse vengano spesi per fare le abitazioni a chi viene qui per rubare. Se c’è qualcuno che si vuole integrare, che se la compri da solo l’abitazione, anche se non ho mai visto uno zingaro fare un acquisto del genere. È assurdo, tra l’altro, che una situazione del genere si verifichi a Padova, dove nel recente passato ci sono state sanguinose rapine, con tanto di assassinati, compiute proprio dai nomadi».

Quarantotto metri quadrati destinati al passaggio da ?nomadi? a ?stanziali? delle tre famiglie di sinti veneti che dal 1994 abitano la zona. Entro la fine dell’anno prossimo le famiglie Pietrobon, Pavan e Degli Innocenti avranno in tasca le chiavi del villaggio. Oltre a un contratto di locazione con il Comune. «Abbiamo deciso di cambiare radicalmente strategia rispetto alla gestione del campo nomadi in via Longhin», spiega l’assessore ai Servizi sociali Claudio Sinigaglia. Che vuole evitare lo spreco di denaro ubblico visto con la fornitura dei container nel campo della Stanga. «Gli ?shelter? che palazzo Moroni aveva installato nella golena del Piovego erano in stato di abbandono da parecchi mesi», spiega Sinigaglia. Che in vista della singolare operazione edilizia ha raggiunto anche un accordo per quanto riguarda la modalità di costruzione delle ?case tte? ai margini di corso Australia. «I sinti padovani hanno già dato la propria disponibilità a collaborare all’edificazione del villaggio», aggiunge Sinigaglia. L’esponente della giunta specifica che la cooperativa (scelta dall’Opera nomadi), incaricata dell’allestimento del villaggio nomadi, ha in progetto anche un corso di formazione per insegnare alle tre famiglie «il mestiere del muratore». È questo l’altro punto sul cui il centrodestra pone l’accento. «Vogliono coinvolgere gente che nella maggior parte dei casi delinque con furti, rapine e borseggi sfruttando anche i minori», spiega a chiare note Saia. Ricordando che «il vicesindaco Claudio Sinigaglia aveva promesso lo smantellamento di tutti i campi nomadi della città». Non diversa la posizione dei cattolici del centrodestra. Secondo Foresta «non c’è alcuna garanzia che i sinti abbiano le competenze per edificare il villaggio». Eppure sembra che la scelta dell’amministrazione sia dovuta alla richiesta di stanzialità proveniente dalla comunità di nomadi padovani. Senza contare che le famiglie del campo di via Tassinari sono incluse fin dal 1994 nei programmi di inserimento sociale del Comune di Padova, dopo la stanzialità causata dalla crisi dello spettacolo viaggiante.¦
S E .CA .

Riferimenti: Diventeranno muratori i Sinti di Padova-Corso Australia

29.09.06

?Villaggio speranza? per i Sinti di Padova

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da Romano lil

Padova, 27 settembre. Dopo ritardi di tipo burocratico e politico, che ne avevano rallentato l?iter istituzionale, si è finalmente concretizzata la costruzione del ?villaggio della speranza? per i Sinti di via Tassinari, protagonisti anche alla riunione in Comune che ha dato il via ufficiale al progetto. Lo smantellamento dei ?campi nomadi? di Padova parte da una decisa richiesta dell?Opera Nomadi, in accordo coi residenti.

IL PROGETTO
Il progetto era stato presentato nel convegno di Padova, dell’11 febbraio scorso: “Sinti e Rom tra integrazione e marginalità sociale?.
Dopo inevitabili ritardi burocratici e di tipo politico, a Padova è scoppiato anche il caso del ?muro? per gli immigrati di via Anelli, che avevano creato malumore tra i Sinti, la partenza del progetto è stata ufficializzata oggi dal vice-sindaco Claudio Sinigaglia.

PER LO SMANTELLAMENTO DEI ?CAMPI?
Il ?progetto-villaggio? fa parte di una precisa linea politica dell?asso-ciazione Opera Nomadi per il superamento dei ?campi nomadi? con ridistribuzione abitativa concordata coi residenti: villaggi residenziali, case, alloggi in condominio, micro-aree abitative. La sezione di Padova aveva deciso di rinnovare la convenzione comunale per la ?gestione campi nomadi? a patto che ne venisse formalizzato lo smantellamento.

L?ALTRO “CAMPO”
Per quanto riguarda il ?campo di via Longhin?, a residenti misti, è già stato effettuato il trasferimento accompagnato di 10 famiglie, di Rom dalla Jugoslavia e di Sinti Taich, nelle abitazioni ed i container sono stati rimossi. Per le altre famiglie di Sinti l?amministrazione comunale, in concerto coi residenti, sta ricercando di reperire terreni per micro-aree abitative per ogni famiglia allargata.

IN COMUNE PER LA ?SPERANZA?Padova 27 settembre, Palazzo Moroni. Alla riunione organizzativa convocata presso il comune di Padova, sezione Servizi Sociali, hanno partecipato:
- Il Vice Sindaco Claudio Sinigaglia
- il Capo Settore Servizi Sociali Dott. Lorenzo Panizzolo
- l’Architetto Responsabile dei Lavori Pubblici
- I Dirigenti della Cooperativa Padovana Muratori
- Il Consigliere Nazionale Virgilio Pavan, Sinto
- Il Sinto Dell’Innocenti Daniel residente in via Tassinari,
- Renata Paolucci e Marta Cimento dell’Opera Nomadi di Padova

Nella riunione si è discusso sia del progetto edilizio e cioè delle 11 abitazioni alcune singole e alcune a schiera complete di garage e giardino, come richiesto, che sorgeranno nell’area adiacente a Corso Australia, sia del ?progetto sociale? di autocostruzione con l’inter-vento degli stessi abitanti come da loro richiesta.
Le persone che interverranno nel progetto daranno la propria disponibilità oraria. I lavori di costruzione partiranno quanto prima.
E’ il primo progetto in cui i Sinti sono stati protagonisti sia a livello progettuale sia a livello decisionale sulla procedura.
I Sinti parteciperanno a corsi di formazione tenuti dalla Cooperativa Muratori Padovana con la prospettiva di essere poi assunti defi-nitivamente dalla stessa cooperativa una volta costruito il villaggio.

Alla fine della riunione soddisfatto il Sinto Virgilio Pavan, ?Siamo come gli indiani, non possiamo abitare nelle case?, e Renata Paolucci, presidente della sezione Opera Nomadi: ?Non vogliamo più aree comunali di sosta per i Rom/Sinti a Padova?.

16.06.06

Progetti: Villaggio per i Sinti – Delocalizzazione da anni per i Rom

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- Progetto ?Villaggio della Speranza? sviluppato dall?Amministrazione in concertazione con le famiglie Sinte e l?Opera Nomadi
- La Delocalizzazione delle famiglie Rom e Sinte continua ormai da anni con l?inserimento in alloggi.

PADOVA. Nel convegno ?Sinti e Rom tra integrazione e marginalità sociale? viene illustrato il progetto per lo smantellamento dei ?campi nomadi? con proposte abitative, sempre concordate coi residenti delle differenti comunità Rom e Sinte, che prevedono la costruzione di villaggi residenziali, l?alloggio in case popolari, o la sistemazione in microaree abitative per famiglie allargate.

VERSO LO SMANTELLAMENTO DEI CAMPI NOMADI
?Verso lo smantellamento dei campi nomadi comunali: presentazione del progetto ?il Villaggio della Speranza? e del progetto di inserimento in alloggio popolare e di reperimento microaree attrezzate?.
Viene proiettato il documentario sulle aree nomadi della città (di S. Lazzaro e di via Tassinari) realizzato dagli operatori dell?Opera Nomadi (Galbusera, Richiedei, Tombolani) che descrive i due ?campi? ma dà spazio anche ad interviste a rappresentanti istituzionali.
?Abbiamo rinnovato la convenzione col comune per la gestione dei campi purché ne fosse accettato e progettato lo smantellamento con ridistribuzione abitativa adeguata in collaborazione coi diretti interessati? spiega Renata Paolucci, presidente dell?Opera Nomadi di Padova passando la parola al Vice-Sindaco ed Assessore ai servizi sociali Claudio Sinigaglia.

IL VICE-SINDACO
Mi occupo da tempo di politiche sociali e ricordo che i primi Rom furono rifugiati politici giunti dall?ex Juogoslavia nel 1993, poi confluiti in lungargine S. Lazzaro. Prima di questi profughi c?era un insediamento di Sinti veneti, in un?area senza servizi, che furono trasferiti successivamente in via Tassinari. La logica del comune è sempre stata quella di creare delle microaree per famiglie allargate e comunità, quando è stato possibile. La logica di aree abitative per gruppi familiari. Il cambiamento avvenuto in questi 12-13 anni è che adesso ci chiedono di avere una casa, non più delle roulotte, perché anche i giostrai sono diventati stanziali.
1-Via Tassinari. Dalle richieste dei residenti nasce il progetto ?il Villaggio della Speranza? che prevede la costruzione di case (di mattoni) per 11 famiglie. Un villaggio che vogliamo costruire assieme su un?area comunale all?ex Foro Boario. Su questo progetto voglio sottolineare l?importanza della questione metodologica: il percorso è stato costruito assieme all?Opera Nomadi ed ai residenti parte attiva. Le casette sono formate da due camere da letto, servizi, cucina e salotto. La somma stanziata in bilancio per il Villaggio è di 300.000 euro. Un impegno preciso dell?amministrazione a dare un numero civico per ogni casa, a dare un nome ad ogni strada, per esprimere la piena cittadinanza di questi nuclei familiari. I lavori partiranno a maggio-giugno. I Sinti parteciperanno attivamente lavorando alla costruzione delle loro abitazioni.
2-Lungargine S. Lazzaro. La situazione è più complessa al ?campo? S. Lazzaro insediato da dieci anni. Qui ci sono pre-fabbricati per profughi dall?ex-Jugoslavia e roulotte e camper con rom Harvati e sinti Taic (ormai italiani da generazioni). Anche qui vorremmo procedere allo stesso modo: microaree rurali specifiche per le differenti famiglie allargate, alloggi popolari per i profughi. Ma sempre con percorsi fatti assieme ai Rom/Sinti ed all?Opera Nomadi. Per dare piena cittadi-nanza a queste famiglie nell?ottica dell?integrazione interculturale. Non vogliamo né assimilazione né segregazione. Vogliamo superare il meticciato per arrivare alla interculturalità.

VIRGILIO PAVAN
Virgilio, portavoce dei Sinti di via Tassinari, narra la storia dei giostrai che con la crisi del settore, dovuta soprattutto all?aumento delle tasse, hanno perso il lavoro e sono diventati stanziali cercando quindi nuove occupazioni. Racconta dei sogni e delle aspettative legate alla costruzione del vllaggio che, proprio per questo, hanno chiamato “speranza” e poi conclude con un invito: ?Anche tra noi Sinti e Rom le culture non sono sempre uguali e quindi i diversi nuclei familiari non vanno mescolati perché si crea la discordia nei ?campi?.

RENATA PAOLUCCI
Non solo case. Alcuni vogliono abitare in microaree, anche acquistandole coi propri risparmi, dove poter vivere per cultura e per famiglia allargata. Questo non è possibile nelle case fatte per nuclei di poche persone. I Rom dell?Est, invece, vogliono abitare in appartamento perché erano abituati così nei loro paesi di provenienza. Speriamo a breve termine, con l?aiuto dell?asses-sorato alle politiche abitative, di sistemare nelle case anche quelli di S. Lazzaro che ne hanno fatto richiesta.

ASSESSORE RUFFINI
Daniela Ruffini, assessore alle politiche abitative/accoglienza.
Quando sono andata al ?campo S. Lazzaro?, appena insediata in Giunta, sono rimasta sconvolta per la grave situazione di promiscuità. Qui con-vivono in container nuclei familiari di sfollati dall?ex-Jugoslavia ed in roulotte tre famiglie allargate di Rom e Sinti italiani. Culture molto differenti in un?area ristretta, recintata e poco dotata di servizi. Ci sono state quindi richieste di inserimento in casa ed altre in microaree attrezzate. Abbiamo valutato e lavorato su queste domande sempre in collaborazione coi residenti e con l?Opera Nomadi. Ritengo che la mancanza di casa e di lavoro siano le questioni che più frenano l?integrazione dei Rom e dei Sinti. Da 10 famiglie nei container del ?campo? ne sono rimaste cinque. Ma il percorso che abbiamo fatto è stato anche quello di aiutare l?inserimento negli alloggi perché è diverso abitare in un container o in un condominio. Quindi le fasi del progetto di smantellamento del campo lungargine S. Lazzaro sono due: 1- Inserimento abitativo nelle case con accompagnamento nei nuovi contesti; 2- Cercare terreni per microaree (anche acquistandoli col contributo del comune). Perché non vogliamo più ghetti nella nostra città.